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Noto con sorpresa una diffusa indignazione per le esternazioni del ministro Poletti…

…secondo il quale si creerebbero più opportunità di lavoro giocando a calcetto che mandando in giro i curricula.

Scusate amici della rete, ma di COSA vi indignate?

L’ineffabile ministro della Banana Republic che è diventata l’Italia non ha fatto altro che descrivere la realtà dei fatti.

Un Paese in cui il ministro per la Semplificazione e Pubblica amministrazione, Marianna Madia, ha fatto buona parte della sua tesi col copia-incolla, in cui il ministro della pubblica istruzione, Valeria Fedeli, ribatteva a chi le ricordava di non essere laureata, anzi, neppure diplomata: “Posso fare il ministro anche senza laurea. Ho lavorato nel sindacato”, in cui tre ministri delle ultime legislature, Beatrice Lorenzin, Andrea Orlando e lo stesso Giuliano Poletti non hanno un titolo di studio universitario.

Allora DI COSA stupirsi o indignarsi? 

Visto che la classe dirigente di questo Paese non ha solo svenduto ogni futuro delle nuove generazioni, costrette a partire come i nostri nonni verso lidi lontani, ma indica chiaramente con la sua stessa esistenza che le leggi che valgono per tutti NON valgono per lei. 

Se per una maestra elementare è necessaria la laurea, per un ministro della pubblica istruzione no. 

Se a un giovane ricercatore vengono fatte le pulci sulla sua tesi di ricerca, un ministro per la semplificazione – effettivamente è stata brava a semplificarsi…la tesi – può lavorare di copia-incolla.

Quindi – ci suggerisce il nostro brillante Paoletti – perché affaticarsi a inviare CV a destra e sinistra quando poi tornerebbero tutti al mittente senza risultati?

Meglio andare a giocare a calcetto, è più sano e magari uno si dimentica per un paio d’ore di essere disoccupato e di vivere a trenta e passa anni con mamma e papà.

Non fa una piega.

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