Il Coraggio terapeutico

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di Domenica Mannino

L’uomo oggi si muove in una condizione di costante difesa, più che di comprensione. La paura della sofferenza ci fa vivere in uno stato di isolamento nel nostro piccolo universo, ed è proprio questa condizione che ci fa ammalare nel piano più profondo dell’anima, cioé nella affettività. La vita ha un significato imperscrutabile nell’aspetto generale e universale, ma ha un preciso significato per l’uomo come essere che deve farsi carico della realtà, consapevole o meno della relazione con il tutto.

Il problema fondamentale per ogni individuo è rinvenibile in tre punti:

-l’identificazione con il proprio vero io;
-il senso della propria vita;
-l’analisi della speranza.

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La cosa più importante è che la vita abbia un senso e che ogni persona lo ricerchi.

L’esistenza si misura dalla natura, dalle peculiarità delle relazioni che ognuno stabilisce con altri individui, con le cose e con il mondo in generale. Il fenomeno vitale che rende singolare l’essere umano è quel qualcosa che va oltre la sollecitudine, l’affetto, la disposizione a proteggere gli altri, che si stabilisce tra due individualità, qualcosa che oltrepassa le chiusure, le difese, aprendolo ad un mondo dove sparisce il ‘tu’ e si manifesta la realtà essenziale del nostro ‘io’.

Ogni essere è ‘un essere in relazione’: possiamo sperimentare una partecipazione, che dobbiamo rendere attiva, nella misura in cui abbiamo coscienza del nostro vero essere. Nessuno può sottrarsi alla responsabilità di partecipare con tutte le proprie capacità al processo costante e dinamico di trasformazione che interessa la propria natura, in sintonia con le stesse leggi che regolano tutto il macrocosmo.

Da volontà, intelletto, affettività prende vita la creatività; tutto ciò che l’uomo ha di creativo dipende dalla sua essenza di natura spirituale e dalla capacità di cogliere il mondo attraverso le immagini, la musica, la scienza, la poesia in un’intima partecipazione con il mondo stesso. La volontà guida l’impulso conoscitivo a scoprire la nostra vera natura: essa stimola l’intelletto a sperimentare la nostra affettività e a cercare nella propria realtà il senso di unità della vita. La vita è unità, dunque, ed ognuno è un punto di questa unità, generante il movimento in sintonia con la vita. Ognuno genera ciò che lo unisce alla vita e ciò che lo separa da essa, in quanto manifestazione concreta e strumento dell’unica intelligenza che chiamiamo Assoluto.

Stando così le cose, possiamo dire, per questo, che l’uomo guarisce realizzandosi spiritualmente? Se ciò è vero, allora ciò che dà un senso reale al lavoro del Medico è quello che c’è in lui di autentico e che trascende la dimensione puramente professionale. La sua capacità di compenetrazione e di identificazione sarà la sola in grado di cogliere il significato delle sensazioni del paziente e dare il giusto senso alle sue reazioni.

Nella relazione Medico-paziente, il Medico affronta il più difficile di tutti i suoi incontri: il confronto con se stesso. Il Medico sa che la pienezza con cui vive la propria realtà è direttamente proporzionale alla capacità che ha di percepire la realtà dell’altro. Egli sa che ciò che necessita di cura è la predisposizione ad orientare in modo disarmonico la energia vitale che allontana l’individuo dal processo di adattamento alla realtà, sviando, eludendo la responsabilità delle conseguenze che ciò comporta.

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Sappiamo per esperienza che la vita scorre tra uno squilibrio e l’altro e che la minore o maggiore stabilità di un individuo dipende dalla sua sensibilità. La malattia in quanto espressione di una reattività diviene una accelerazione della energia vitale, una spinta adattativa per ripristinare l’equilibrio quando questo è stato modificato da stimoli morbigeni sia interni sia esterni; l’adattamento è sempre dettato da una condizione predisponente soggettiva e l’atto terapeutico deve sempre assecondare l’espressione personale senza reprimerla.

Dunque, di ogni individuo occorre capire ‘cosa’ deve essere curato: possiamo comprenderlo solo se ci soffermiamo sulla sua vera natura, intrinsecamente spirituale. Conoscendo a fondo il nucleo della persona, il suo grado di equilibrio, possiamo valutare l’entità del disturbo e dunque le sua capacità di guarigione. Si tratta di una dimensione in cui il Medico si pone in ascolto di se stesso e dell’altro, lasciando conversare i due modi di sentire, cogliendo il senso del sintomo e non il sintomo fine a se stesso. Il Medico si preoccuperà di osservare le proprie parole, azioni e reazioni, i propri pensieri, il proprio cuore; sarà spettatore di se stesso, senza identificarsi con i propri pensieri e sensazioni. Solo individuando le modificazioni psichiche, affettive, mentali, intellettuali e i loro legami, possiamo capire cosa crea quella maschera che ci impedisce di conoscere la nostra e l’altrui natura. Ogni essere umano è sempre condizionato da un costante richiamo ad una libertà di ordine spirituale, che muove dal rispetto di se stesso e dell’altro. Tutto ciò ha un legame con l’atteggiamento terapeutico del Medico: sappiamo che, dal punto di vista dell’Omeopatia, quando si sperimenta una sostanza, prima ancora che al piano fisico, la sua azione si dirige al piano volitivo, affettivo, intellettivo.

Alla luce della scoperta di Hahnemann, l’affermazione “ciò che ammala guarisce” è solo parzialmente vera, poiché la differenza la fa il diverso piano su cui agiscono ‘ciò che ammala’ e ‘ciò che guarisce’. Per questa via, possiamo auspicare che, in un prossimo futuro, l’uomo potrà autocurarsi, mettendo in equilibrio i suoi sintomi vitali in armonia con la forza vitale, partendo dalla profonda consapevolezza di sé.

Oggi crediamo di sapere cos’è la malattia, ma in realtà non sappiamo neanche cos’è la salute. La formazione medica classica riduce lo stato di salute ad una condizione fisiologica in cui tutto funziona. Ma come funziona? E, soprattutto, come percepiamo soggettivamente questo funzionamento?

Partiamo dalla accezione, condivisa dalla moderna psicosomatica, che ogni individuo è non solo unità di corpo, mente e psiche, ma anche che è unico e irripetibile, e, in quanto tale, sperimenta un diverso modo di essere in salute.    

L’uomo sano è colui che esprime pienamente se stesso: non solo perché non ha malattie, ma perché è in un equilibrio psico-fisico di equanimità. Spieghiamo cosa si vuole intendere.

Sappiamo che le nostre risposte sintomatologiche sono dirette dalla nostra energia vitale, a sua volta  influenzata dal nostro stato costituzionale. Hahnemann scoprì, dopo dodici anni di sperimentazione, che è la malattia cronica o predisposizione, a dare una forma peculiare alle manifestazioni soggettive, sia nell’uomo sano (in equilibrio) sia nell’uomo malato (in squilibrio). Ciò indica che è lo stato costituzionale a predisporre ogni individuo a subire stati di malattia differenti. Significa anche che lo stato di salute è uno stato di equilibrio relativo. Infatti, noi ci consideriamo sani quando non abbiamo malattia, trascurando quei sintomi che appaiono e scompaiono (mal di testa, stipsi, emorroide, etc.), cui si fa l’abitudine, che però necessitano di una grossa carica energetica per mantenerli sotto controllo. Per queste ragioni diciamo che si tratta di uno stato relativo di salute.

Per ripristinare, dunque, uno stato di salute equilibrato (si è usato il termine di ‘equanimità’), dobbiamo considerare questi sintomi come spie che ci permettono di risalire alle cause dei processi che li ha determinati, ossia mettere in atto quel percorso chiamato legge di guarigione, che permette di passare da uno stato di malattia a quello di salute.

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Riguardo al concetto di salute relativa, ci si vuole riferire allo stato miasmatico, cioè all’insieme dei fattori diatesici, costituzionali, ma anche agenti microbici e parassitari, perché in ogni manifestazione soggettiva c’è sempre una correlazione con la centralità del soggetto e con il suo nucleo psico-animico.

Nella osservazione medica, ascoltarsi e ascoltare vanno di pari passo; chi non sa ascoltare resta chiuso nelle proprie certezze, rimanendo nella paura che lo tiene prigioniero delle proprie conoscenze, relegandolo nel ‘conosciuto’, nel ‘certo’, nel ‘sicuro’. La Medicina è l’arte di cogliere il punto di risonanza in cui l’individuo esprime se stesso.

Si deve tener conto del fatto che il paziente, così come ognuno di noi, è una unità esistenziale che vive l’angoscia del suo rapporto con la vita del quotidiano. La sua sofferenza ha radici lontane, profonde che vanno oltre la vita psichica e intellettiva, oltre l’aspetto sociale e le gratificazioni professionali. C’è qualche altra cosa che l’essere umano reclama ed è la sua parte spirituale, l’essenzialità pura del suo essere, e finché non la trova vive nell’angoscia e nel dolore esistenziale. Nel paragrafo nove dell’Organon, Hahnemann dice:

“Nello stato di salute la forza vitale unificatrice e misteriosa domina in modo assoluto e dinamico il corpo materiale e tiene unite tutte le sue parti in meravigliosa vita armonica di sensi e di attività in modo che il nostro intelletto ragionevole si possa servire liberamente di questo strumento sano e vitale per gli scopi superiori della nostra esistenza”.

Fu, questo, un pensiero pienamente condiviso da Rudolf Steiner, per il quale ogni formazione medica autentica deve avere come scopo fondamentale quello di studiare e promuovere lo sviluppo dell’attitudine alla libertà interiore.

La cultura moderna è in crisi perché, fondandosi sul processo tecnico, meccanicistico e positivistico, nega l’idea che solo la coscienza dello Spirito genera lo sviluppo evolutivo della vita interiore. Condizionati da questa cultura deterministica, non possiamo pensarci come ‘esseri spirituali’. Il compito che ci attende perciò, è quello di sviluppare in profondità una coscienza dell’Io, sintesi di corpo-anima-spirito. Per questa via, potremo dominare le forze cieche degli impulsi e orientarli verso la realizzazione della nostra vera identità di esseri unici, nell’unità della coscienza di sé, del mondo, di Dio, che nel contempo è unità di senso nel macrocosmo in cui agiamo e nel microcosmo in cui siamo.

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Agendo dal centro vitale del mio Io autentico potrò irradiare, da Medico consapevole, la mia natura spirituale nella sua interezza e perfezione verso gli altri individui ed entrare così, attraverso il mio modo di considerarli, in un rapporto di reciproca creatività. Nel rivolgermi alla totalità dell’altro, potrò aiutarlo ad esprimere la sua piena interiorità, facendo sì che essa sia avvertita come presenza. Grazie alla legge di guarigione il paziente alzerà il suo livello di coscienza ed espanderà la sua forza vitale dal centro alla periferia, dall’alto in basso, dall’egoismo all’altruismo, all’amore per la vita con una espansione animica di pienezza. Dobbiamo imparare ad avere questo sguardo profondo che non si ferma al sintomo isolato, all’organo malato, in quanto esso è ordinato soprattutto alla percezione e al raggiungimento della realtà vivente: la persona reale dietro le apparenze. Potremo constatare che dalla condizione originaria di dipendenza gradualmente si formerà un nucleo raggiante di amore e creatività, in un rapporto di reciprocità: amore e felicità possono crescere in ognuno di noi, nella misura in cui siamo disposti ad esprimere ‘amore e felicità’, in qualsiasi grado di cui siamo capaci.

Questa è la legge della crescita, della realizzazione personale: cresco nella misura in cui dono.

Il senso della vita è arrivare ad essere una fonte irradiante di amore e felicità; da parte sua, il Medico deve essere sereno, tranquillo, recettivo; deve poter irradiare uno stato di profondità di coscienza operando empaticamente in connessione con la profondità di coscienza del paziente. Questa attitudine potrà produrre una ampia e libera espressione del centro vitale: saremo creativi solamente quando utilizzeremo le risorse che abbiamo, quando saremo aperti a noi stessi, a ciò che Dio esprime in noi e attraverso di noi.


Domenica Mannino, laureata in Medicina e Chirurgia. Ha conseguito: il Diploma di formazione professionale in Pediatria (Corso triennale); il Diploma di Clinica e semeiotica pediatrica; il Diploma di Pediatria d’urgenza; il Diploma di Cardiologia pediatrica; il Diploma di Diagnosi e terapia in Medicina interna e Medicina d’urgenza; il Diploma di Medicina omeopatica costituzionale presso l’I.S.M.O. (corso triennale); il Diploma di Medicina omeopatica presso la S.I.M.O.H. (corso triennale); il Diploma internazionale di Medicina antroposofica presso S.I.M.A. (corso triennale); il Diploma di Formazione in Immunofarmacologia omeopatica (corso triennale); il Diploma di Omotossicologia e Medicina funzionale di Bioregolazione.

Ha svolto attività di insegnamento e tutoraggio in Medicina omeopatica presso la Facoltà di Farmacologia dell’Università la “Sapienza” di Roma e presso la Pontificia Università Urbaniana. Attualmente svolge attività come medico di Medicina Generale e come omeopata presso il C.I.M.I; è Medico esperto in S.A.T. Terapia (immunologia ed endocrinologia per la modulazione biologica dell’attività metabolica cellulare e tissutale umana); esercita la docenza nell’ambito del corso di Immunologia Applicata. Co-autrice del testo Omeopatia costituzionale, Ed. Lombardo (2003) e di Verso una psicologia omeopatica, Ed. Lombardo (2001).

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