Piccola Riflessione sul “Male”

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di Andrea Zhok

Di fronte all’ennesima aggressione unilaterale della Epstein Connection (Usa+Israele), tutti giù a formulare complesse analisi geopolitiche per capirne il senso.

Tutti – me incluso – a contorcersi tra giustificazioni artefatte e contraddizioni palesi.

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Stanno bombardando gli iraniani per difendere i diritti umani?

Stanno violando il diritto internazionale per difendere l'”ordine basato sulle regole”?

Stanno cercando di promuovere la democrazia esportando con le bombe uno Scià di seconda mano?

Stanno subendo danni e morti per il piacere di infliggere danni e morti al nemico?

C’è da uscirne pazzi.

A meno che…

A meno che la spiegazione non sia tanto semplice quanto complesse sono quelle scuse fittizie.

Basta pensare di aver a che fare con quello stesso tipo di esseri che vediamo dialogare nei file Epstein.

Quella gente non sta rischiando niente di persona; altri moriranno per loro. Non rischia niente Trump, non rischia niente Rubio, non rischia niente Hegseth, non rischia niente Netanyahu (la cui famiglia è a Miami), non rischia niente nessuno di quelli che prendono le decisioni più fatali.

Al contempo per loro e i loro sodali, ogni bomba usata sul nemico è una bomba da ricomprare, ogni radar distrutto dal nemico è un radar da ricomprare, ogni grattacielo distrutto è un futuro investimento immobiliare, ogni vittoria bellica è un incoraggiamento a spendere ancora nella stessa direzione, ogni sconfitta è un ammonimento a non aver speso abbastanza in passato. 

Questa tipologia antropologica casca sempre in piedi.

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Qualunque livello di distruzione umana e materiale ha un aspetto fruttifero per chi vive di commesse pubbliche (bisognerà fare pur qualche sacrificio per la sicurezza) e di capitali in cerca di investimenti redditizi. Non esistono strategie perdenti, purché tu riesca a convincere abbastanza gente che grandi atti di distruzione sono necessari.

Vedendo le cose da questo punto di vista, tutto cade perfettamente al suo posto.

Ogni contraddizione viene spianata, ogni nodo viene sciolto.

Se anche alla fine non hai raggiunto nessuno degli obiettivi ufficialmente sbandierati (e QUANDO MAI sono stati raggiunti?), non c’è assolutamente nessun problema. 

Avrai bruciato, insieme a donne, bambini, cittadini e soldati, una bella quantità di materiale bellico da rimpiazzare, una bella quantità di carburante energetica da riacquistare. 

Che ti frega del resto? Tu sei quello che governa la spesa prima e dopo la distruzione.

Lascia le formiche imbecilli laggiù in basso, e i giornalisti a molla, alle loro contorsioni dialettiche per fare spazio in qualche modo al “diritto internazionale”, alla “liberazione dei popoli”, al “conflitto di civiltà”, e altre cazzate.

Che si scervellino pure, tanto alla fine del falò a loro resterà la cenere, i conti da pagare, i morti da seppellire; a te e ai tuoi compagni di golf resterà un’isola in più.

Ma e il regno di Baal? E l’Anticristo? E il satanismo?

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Ma perché vi immaginate Baal, l’Anticristo o Satana come alfieri di un Regno del Male? Perché alimentate l’idea romantica degli Imperatori delle Tenebre? 

Mi spiace amici, ma il Male, il vero autentico inflessibile Male nel mondo non ha nessuna grandiosa “impresa maligna” da portare a compimento. 

Questo gli darebbe comunque una dignità, gli imporrebbe una coerenza, lo costringerebbe a tener ferme strategie: in fin dei conti lo renderebbe “costruttivo”.

No, il Male sta in quella minuta meschinità di chi è disposto a dar fuoco al mondo per il solo gusto di avervi fottuto; e questo anche se in quel rogo dovesse finire lui stesso. E’ questa assurdità a renderlo potente: chiunque ragioni in termini di fini positivi, di una costruzione di vita, non riesce a seguirne il ragionamento.

Il Male, come è stato detto altrove, è straordinariamente banale: è la dedizione di piccoli uomini dall’enorme frustrazione, capaci di spendere la vita, propria ma soprattutto altrui, per “ottenere profitti”, cioè per ottenere ulteriore potenza senza nulla di importante da farci, cioè – in ultima analisi – per sentirsi vincenti, per non percepirsi come “losers”, perdenti, sfigati.

Dedicare la propria vita ed energia alle battaglie del profitto è una vocazione reale, diffusa in molti ominicchi allevati nel grande pazzo serraglio della modernità, subumani che in ciò vivono la loro rivincita.

Il trionfo risentito del nulla.

2 Marzo 2026

Fonte: Andrea Zhok


Andrea Zhok, nato a Trieste nel 1967, ha studiato presso le Università di Trieste, Milano, Vienna ed Essex.
È dottore di ricerca dell’Università di Milano e Master of Philosophy dell’Università di Essex.
È autore di numerose pubblicazioni, scientifiche e divulgative; tra le pubblicazioni monografiche: “Lo spirito del denaro e la liquidazione del mondo” (Jaca Book 2006); “Emergentismo” (Ets 2011); “Critica della ragione liberale” (Meltemi 2020).

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