Dietro le Quinte: qual è la Strategia di Trump in Venezuela?

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di Seymour Hersh

Le sue recenti azioni affondano le radici nei piani di Dick Cheney per il mondo post-guerra fredda

L’America e il mondo stanno cercando di capire cosa sia realmente successo dietro le notizie dei giornali e perché il presidente Donald Trump abbia attaccato il Venezuela e arrestato, o rapito, il suo presidente e sua moglie sabato.

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Stephen Miller, vice capo di gabinetto della Casa Bianca e consigliere per la sicurezza interna, lunedì ha lasciato la sua buona posizione alla Fox News per spiegare alla CNN che ciò che è accaduto in Venezuela era del tutto appropriato e logico: “Siamo una superpotenza”, ha detto a Jake Tapper, “e sotto la presidenza Trump ci comporteremo come una superpotenza. È assurdo che permettiamo a una nazione nel nostro cortile di diventare il fornitore di risorse dei nostri avversari ma non nostro.

“Siamo noi a comandare perché abbiamo l’esercito degli Stati Uniti di stanza fuori dal Paese. Siamo noi a stabilire i termini e le condizioni. Abbiamo un embargo totale su tutto il loro petrolio e sulla loro capacità di commerciare”.

L’ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite Michael Waltz ha ribadito lo stesso concetto lunedì quando ha detto al Consiglio di Sicurezza:

“Non si può continuare ad avere le più grandi riserve energetiche del mondo sotto il controllo dei nemici degli Stati Uniti”.

Le loro minacce e il loro linguaggio rozzo hanno paralizzato i media mondiali, ma hanno anche distolto l’attenzione da un piano opportunistico di Trump il cui obiettivo non era solo quello di destituire il presidente corrotto Nicolás Maduro, ma anche, cosa fondamentale, di impedire alla Cina, rivale economica degli Stati Uniti, di continuare ad acquistare il petrolio greggio pesante a basso costo dal Venezuela. Il prossimo obiettivo, mi è stato detto, sarà l’Iran, un altro fornitore della Cina le cui riserve di petrolio greggio sono le quarte più grandi al mondo.

La leadership religiosa iraniana è già sotto pressione politica, a causa della carenza d’acqua e della mancanza di accesso da parte della popolazione a una serie di beni essenziali. Le proteste arrivano a mesi di distanza dai bombardamenti condotti lo scorso giugno da Stati Uniti e Israele. Gli obiettivi primari dei raid erano siti collegati al programma nucleare iraniano, ma sono stati distrutti anche il cuore del sistema di difesa missilistico antiaereo iraniano e sono stati colpiti uffici governativi e abitazioni vitali nella capitale Teheran.

Recentemente, un importante esponente della comunità petrolifera internazionale mi ha ricordato che le priorità dell’attuale intervento americano in Venezuela sono state stabilite per la prima volta da una task force segreta costituita subito dopo l’elezione di George W. Bush nel 2000. Il vicepresidente Dick Cheney, ex membro del Congresso repubblicano ed ex amministratore delegato della Halliburton, una delle più grandi società di fornitura di energia al mondo, divenne rapidamente noto per le sue idee forti sulla necessità dell’indipendenza americana nell’approvvigionamento di petrolio e gas.

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A pochi giorni dall’insediamento, Cheney convocò il gruppo segreto di dirigenti petroliferi ed esperti di energia, ufficialmente noto come National Energy Policy Developmental Group, poi diventato Cheney Energy Task Force. L’esistenza del gruppo era di dominio pubblico, ma Cheney, con una mossa tipica del suo stile, si rifiutò di rendere pubblico qualsiasi dettaglio al riguardo, compresi i nomi dei membri, nonostante le intense pressioni dell’opinione pubblica. In seguito avrei appreso che uno degli obiettivi di Cheney, condiviso dai membri della task force, era quello di trovare un modo per interrompere il flusso di petrolio dalla Russia ai consumatori dell’Europa centrale e orientale e per rallentare quelle che sarebbero diventate importanti vendite alla Cina. (Gli oleodotti russi verso l’Europa sono stati fonte di preoccupazione politica per i governi statunitensi sin dai primi giorni dell’amministrazione Kennedy).

Il gruppo ha presentato la sua relazione nel marzo 2001 e dopo l’11 settembre non se ne è più saputo nulla. Cheney rimase comunque determinato, come alcuni dei suoi stretti collaboratori avevano capito, a tenere le mani “attorno al collo” – parole precise di un suo assistente – di Vladimir Putin, il presidente russo.

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All’epoca ero corrispondente a Washington per il New Yorker ed ero a conoscenza di alcune di queste cose, ma era in corso una guerra contro il terrorismo islamico e il fabbisogno di petrolio della Russia non era in discussione in quel conflitto. L’amministrazione Bush invase l’Afghanistan nel 2001 e l’Iraq nel 2003.

E così oggi, secondo alcuni uomini del petrolio internazionali, l’obiettivo finale dell’attacco al Venezuela non era Maduro stesso, ma la sua volontà di vendere petrolio alla Cina, da tempo considerata dall’esercito statunitense e da molti nel mondo politico come un nemico di sempre e futuro.

“La partita importante è quella tra Stati Uniti e Cina”, mi ha detto un esperto di petrolio. “La Cina è il più grande importatore di petrolio al mondo, e il vero deep state è quello guidato da Trump”.

Attenta, Teheran. Lui sta arrivando per distruggere la tua industria petrolifera e forse rovesciare il tuo governo clericale, con il sostegno e l’intelligence, ancora una volta, di Israele, e non c’è nessuno nella vita politica americana pronto a fermarlo.

8 gennaio 2026

Nell’immagine di copertina: Il presidente venezuelano Nicolás Maduro in manette dopo essere atterrato su un eliporto di Manhattan, scortato da agenti federali mentre si recava in tribunale lunedì. / Foto di XNY/Star Max/GC Images.

Traduzione dall’inglese di Piero Cammerinesi per LiberoPensare

Fonte: https://seymourhersh.substack.com/p/what-is-trumps-gambit-in-venezuela?utm_source=post-email-title&publication_id=1377040&post_id=183908986&utm_campaign=email-post-title&isFreemail=false&r=dx4y&triedRedirect=true&utm_medium=email

 


Seymour Myron “Sy” Hersh è un giornalista e scrittore statunitense. L’inchiesta che l’ha reso famoso è stata quella con cui svelò la strage di My Lai perpetrata durante la guerra del Vietnam; per essa ricevette il premio Pulitzer nel 1970.
Divenuto, in seguito all’inchiesta su quel fatto, uno dei giornalisti più noti degli Stati Uniti, negli anni successivi è stato autore di numerosi articoli e volumi sui retroscena dell’establishment politico-militare statunitense.
È stato reporter per The New Yorker e Associated Press, per il quale si occupa di temi geopolitici, di sicurezza e militari, in particolare riguardo l’operato dei servizi segreti e di intelligence.

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