di Lorenzo Merlo
Banale disvelazione delle bizzarrie trumpiane. Chi potrebbe non trovarle pertinenti ai comportamenti del fantoccio di turno della Casa Bianca? Forse quelli che ti invitano ad andare a votare? O quelli che “l’America è nostra amica”. La lista dei divanisti è lunga, a elencarla tutta non si fa a tempo prima che il cielo di cartone di Truman ci crolli addosso e riveli l’architettura democratica – naturalmente – che lo sosteneva?
Una persona potrebbe sostenere il peso d’essere distrutta? Potrebbe reggere il crollo della sua ragnatela biografica, cioè di tutto ciò per cui può dire di essere vivo, di esistere, di disporre del senso che gli permette progetti e futuro? Potremmo noi, chiunque di noi, vedere rivelato al mondo ciò che nascondiamo a tutti? Potrebbe un santo sostenere d’essere riconosciuto nel suo essere diavolo? Tendenzialmente no. Tendenzialmente chiunque di noi sprofonderebbe nella perdizione, ovvero in quel luogo esistenziale, in cui sovviene il pensiero di togliersi la vita, in quanto solo nella morte si riconosce una via di uscita da quello stato insostenibile.

Potrebbe, allora, Trump sottrarsi ai ricatti della lobby ebraica che non vede vite ed esseri umani – tra la grande campionatura, vedi Gaza – ma carte da gioco da sacrificare per vincere la partita?
Lo spauracchio del dossier Epstein, la profondità di cui è gravido, l’ampiezza dello spettro umano che contiene, chi potrebbe lasciare immune dal terrore? Chi non si prostrerebbe alla volontà di coloro che lo detengono? Chi potrebbe disporre del necessario per un contro-ricatto con cui salvare se stesso?
Quale uomo potrebbe attraversare indenne un pubblico ludibrio mondiale? Quale potrebbe accettare di divenire il responsabile dello sfacelo degli Stati Uniti e, soprattutto, della perdita della relativa egemonia mondiale statunitense o del mantenimento di quanto di questa ne resta?
Chiunque, pur di sottrarsi all’insostenibile vergogna e all’assoluto dileggio, incluso quello strumentale, di cui sarebbe bersaglio, non farebbe di tutto? Non rapirebbe un Presidente? Non parlerebbe di una parte di terra appartenente ad altro stato, come fosse a sua disposizione? Non sosterrebbe le malefatte sioniste?
Il popolo eletto, con le sue lobby finanziarie e il suo Mossad, può, per autoreferenzialità, permettersi tutto, in senso stretto. Se può, sotto mentite spoglie presidenziali, andare oltre l’ordine internazionale e sapere di non patire conseguenze, quantomeno legali, non potrà fare di noi tutti ciò che sta facendo di Trump, ovvero considerarlo una carta della mano in corso, come e quanto gli sarà necessario?
Se, dunque, può essere banale osservazione riconoscere la longa manus sionista nei comportamenti di Trump dalla sua elezione ad oggi quali semplice rispetto degli ordini arrivati dall’alto e da dietro le quinte, nella cui penombra giacciono i detentori del dossier Epstein, chi più di Donald, prima protetto poi giocato, potrebbe dimostrare il potere sionista che perturba e ombreggia il mondo?

Banale sì, ma non per tutti.
Non per i divanisti del voto, della democrazia, della libera immigrazione, della circolazione di presunti virus e garantite sostanze alteranti, della vita a punti e di quella sorvegliata, dell’ecologia a carico nostro, del rimediate (voi a quanto abbiamo fatto noi), della cancellazione delle culture, di Putin che sebbene avverta sulla pericolosità del 5 febbraio 2026, giorno in cui scade il trattato New Start sul contenimento degli armamenti, è ancora il responsabile del precipitare del mondo, di quelli dell’aggredito e dell’aggressore, dei cambi di regime autopoietici e non istigati e finanziati da CIA e Mossad, delle sarcastiche risate sulle scie chimiche, del sostenibile purché capitalista, che ci da il miglior mondo possibile, del che bello andiamo a sciare, del che meraviglia il bosco verticale, della censura come giusta e innocua, dell’incapacità di vedere in Hollywood, una delle briglie più importanti per guidare la carrozza del mondo, della sconfinata ammirazione per la falce (leggi intelligenza) artificiale, del deep state che non esiste, dell’esaltazione della cultura woke, del certo suicidio di Epstein, di Lee Harvey Oswald quale assassino di John Fitzgerald Kennedy, dell’11 settembre per opera degli islamisti, del daje al complottista satanico quando gli racconti il significato della piramide sulla banconota da un dollaro, della scienza über alles ed estranea a fare di sé merce da mercato del potere, dell’adesione all’ideologia del neofemminismo.
Non banale perché ogni tentativo di sottrarli dal torpore in cui versano leggendo e rileggendo la Fiaba della sera, il solo libro che hanno sul comodino, è destinato al fallimento. E si capisce.
Cosa ancora dire loro se la loro reiterata reazione, “allora vai a vivere in Russia”, non dimostrasse che il più stupido dei due sei tu.
3 Febbraio 2026

Lorenzo Merlo, diplomato ISEF, Guida alpina emerita e maestro di alpinismo, insegnante di diverse attività motorie, co-ideatore e responsabile di “Victory Project Scuolanatura”, proposta operativa di reclutamento delle potenzialità individuali.
Giornalista pubblicista, scrittore e fotografo. Collabora con blog e testate online con articoli che trattano di ambiente, comunicazione, sicurezza, geopolitica, argomenti evolutivi e di critica sociale.











