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Il Linguaggio nuovo della Scienza dello Spirito

NUOVO LINGUAGGIO

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di Adriana Koulias

Miei cari amici,

Quando Rudolf Steiner portò la Scienza dello Spirito nel mondo, lo fece creando un nuovo linguaggio.

È di per sé un esercizio cercare di comprendere quanto deve essere stato difficile per Rudolf Steiner tradurre e trasmettere i frutti della percezione e della comprensione spirituali utilizzando il linguaggio moderno di cui disponeva.

Dobbiamo tenere presente che egli dovette farlo in modo tale che potesse parlare liberamente al cuore umano, in un’epoca in cui il linguaggio umano era in realtà già sceso al di sotto del cuore, nell’elemento inconscio della volontà. E sebbene la lingua tedesca fosse di gran lunga la più flessibile e la più connessa all’«io» sotto questo aspetto, le lingue umane, così com’erano, non potevano più trasmettere quelle qualità animiche che erano vive nella parola parlata; vi era il grave rischio che le anime umane non fossero in grado di superare l’indurimento del pensiero materialistico insito nel linguaggio per accogliere in modo vivo ciò che egli offriva, trascinando così la stessa scienza spirituale nell’oscurità della volontà umana. C’era anche il rischio che le anime umane lo accogliessero in modo non libero, se non ci fosse stato un appello al pensiero, e si sentissero costrette.

Questa deve essere stata per lui una preoccupazione particolarmente profonda ed è il motivo per cui portò la scienza dello spirito nel mondo innanzitutto attraverso il pensiero, ma facendo appello a ciò che restava dell’amore umano per la saggezza e la filosofia. Da qui la sua Filosofia della Libertà. Si trattava di un tentativo di risvegliare il pensiero nella volontà.

È il motivo per cui in seguito avrebbe affermato che ciò che egli aveva portato dell’Antroposofia un giorno sarebbe svanito, ma ciò che sarebbe rimasto sarebbe stata la Libertà.

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Detto questo, Rudolf Steiner sapeva che numerosi cuori erano già stati preparati per ciò che egli stava portando, e sperava che questa preparazione avrebbe superato tutti gli ostacoli legati al materialismo, poiché in questi cuori e anime umane viveva un ricordo che agiva come una serratura o un codice in attesa di una chiave.

E la Libertà potrebbe davvero essere quella chiave.

Sappiamo dalla scienza spirituale che dietro a tutto ciò che si vede nel mondo fisico esistono esseri spirituali, controparti spirituali. Queste controparti vengono costantemente trasportate nell’anima umana attraverso ogni percezione sensoriale. Senza queste controparti, che vivono nel mondo, il linguaggio umano non esisterebbe, né esisterebbe il pensiero umano. Questo perché queste controparti spirituali sono come lettere e parole: quando entrano nell’anima, creano in essa una scrittura occulta che l’anima può leggere, poiché in essa vive un essere spirituale che appartiene alla nazione in cui si è nati, e questo essere è intuitivamente connesso agli esseri dello spirito esterno. Pertanto possiamo ragionare, possiamo pensare in una lingua e descrivere ciò che vediamo in una lingua perché c’è lo spirito dietro ogni cosa nel mondo e possiamo solo articolare i nostri pensieri e sentimenti al riguardo, poiché in noi vive uno spirito del linguaggio che riconosce lo spirito che entra nell’anima.

Ecco perché, sin dall’inizio dei tempi e da quando gli esseri umani hanno potuto parlare, il linguaggio è sempre stato un’espressione della comunione spirituale interiore dell’anima con il mondo spirituale al di fuori di essa.

Anche se oggi questa comunione esiste al di sotto del livello della coscienza, esiste comunque. Abbiamo semplicemente reciso le nostre anime da essa.

Perché l’abbiamo recisa? Per amore della nostra libertà umana. Allontanarci dall’elemento spirituale vivente nella natura, la parola in tutto ciò che vediamo, era necessario affinché potessimo avvicinarci ad essa liberamente e di nostra spontanea volontà.

Una filosofia della libertà si fonda quindi sul nostro amore per un’azione.

Per questo motivo i pensieri astratti e materiali, cioè i pensieri privi di «immagini», sono solo un’ombra della vita, e senza vita non possono costringere l’anima: la lasciano libera. Per questo anche il linguaggio è diventato un cadavere nel pensiero, mentre nella volontà, al di sotto del livello della coscienza, gli esseri continuano a vivere e, poiché sono inconsci quando si sollevano senza controllo attraverso fermenti di sentimenti e desideri, lasciano l’anima umana non libera.

Ecco perché oggi nel mondo vediamo un linguaggio che oscilla tra l’estremo e l’opposto. È per questo che il linguaggio viene usato da chi vuole controllare le persone, poiché utilizzando la “chiave” giusta l’anima può essere ipnotizzata a provare questo o quel sentimento, a comprare questo o quello, a legarsi a questo o quel gruppo. Limitare il linguaggio significa limitare il pensiero e i concetti e, quando lo si fa, si interferisce con la libertà. Rendere illegale descrivere le cose così come sono è anche un modo per plasmare l’anima secondo ciò che gli altri vogliono che sia: un ricettacolo di menzogne.

Diamo un’occhiata al linguaggio.

C’è una ragione per cui i bambini camminano prima di parlare e parlano prima di poter pensare o definirsi un “io”. La volontà deve essere coinvolta, poi la vita emotiva, e solo in seguito possono sorgere il pensiero e la coscienza dell’io. La volontà è come un recipiente. Il linguaggio si trova al centro ed è lì grazie al suo legame con i sentimenti e con l’arcangelo di una nazione; il linguaggio informa il pensiero e la volontà nell’azione. L’arcangelo vive tra l’Arcai – che è il rappresentante della Prima Gerarchia nel nostro corpo fisico – e gli Angeli – che sono i rappresentanti della Terza Gerarchia nei nostri nervi e nei nostri sensi. Lo «spirito della parola» è il rappresentante mercuriale della Saggezza, ovvero della Seconda Gerarchia, e opera nella sfera del «cuore», ovvero nel cuore e nei polmoni.

Prima che sorga la parola e l’astrazione concettuale entri nelle parole attraverso il pensiero materialistico per indurire l’anima, il bambino vive in un mondo di immaginazione e ispirazione, inspirando le immagini dello spirito nella sfera del cuore ed espirandole nuovamente nella sfera del mondo eterico. Potremmo dire che un bambino vive nell’ambiente eterico sia interiormente che esteriormente, con il «mantello» materno come mezzo (il corpo eterico della madre).

Man mano che il bambino progredisce verso i tre anni, a partire dai due anni in poi, questo mantello si allontana e il bambino comincia a risvegliarsi sempre più nel proprio corpo eterico al mondo fisico, come una persona che emerge da un mare di spirito verso l’ampia luce del giorno. Ciò è accompagnato da un sentimento o desiderio di indipendenza e, allo stesso tempo, dalla paura di perdere la madre. Il bambino sta diventando un individuo, ma ha ancora bisogno dell’aiuto nutriente della madre.

Oggi osservo la mia bellissima nipotina e vedo come la sua esperienza del mondo sia cambiata man mano che si avvicinava ai due anni. È passata da una vita puramente immaginativa, in cui dava vita alle immagini del mondo eterico, a un mondo di oggetti concreti che hanno un nome: autobus, auto, tavolo, sedia. Ciò significa che deve trovare un’espressione con parole che non corrispondono alla sua precedente esperienza dello spirito, e so quanto sia importante per lei che, mentre impara a parlare, possa vivere la parola «cielo» o «mare», ad esempio, come entità viventi, piene di contenuto animico. Come potrebbe altrimenti esprimere i propri sentimenti in termini concreti?

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Questo sta alla base della lotta che l’anima del bambino deve affrontare per esprimere il contenuto della sua vita, fino a quel momento, immaginativa e ispirata, attraverso parole che esprimono solo cose fisiche, ed è ciò che porta alla frustrazione che osserviamo nel bambino di due anni, una fase che alcuni chiamano i «terribili due anni». Un’incapacità di esprimere sentimenti legati a ciò che è spirituale utilizzando un linguaggio astratto. Si ritrovano sempre incompresi!

Ecco perché le storie e il gioco fantasioso sono così importanti per l’anima di un bambino. Ad esempio, una storia in cui una sedia prende vita e si unisce a una lampada per scatenare ogni sorta di scompiglio in una casa è una gioia per un bambino che percepisce lo spirito che sta dietro a tutte le cose.

Storie di fate, orsi parlanti ed elementali che giocano allegramente, musica e danza, sentimenti religiosi, riverenza ecc.: tutto ciò mantiene la salute e l’integrità dell’anima e dello spirito anche dopo che la materializzazione del linguaggio ha preso il sopravvento sulla mente per plasmare concetti fisici.

Detto questo, quando Rudolf Steiner venne al mondo, la materializzazione dell’anima umana, attraverso l’educazione del bambino, significava che egli già allora doveva sentirsi come un uomo che si ritrova in un deserto, circondato da un paesaggio privo di vita e da persone che sapevano solo vedere, pensare e parlare di cose inanimate.

Come avrebbe potuto portare la vita in quella landa desolata e far risorgere questa «morte» alla vita, lasciando al contempo libera l’anima? (Il suo compito) deve aver gravato pesantemente sulla sua anima.

Doveva utilizzare il linguaggio materialistico del suo tempo in modo nuovo e, così facendo, farlo risorgere dalla morte.

Ma il compito del linguaggio, miei cari amici, è comunicare; è una via a doppio senso, quindi non bastava creare un linguaggio e una terminologia che solo lui potesse comprendere. Rudolf Steiner doveva trovare anime disposte ad accettare e imparare quel linguaggio, e le anime che erano state preparate per quel linguaggio dovevano trovare lui! E in questo senso entra in gioco il karma.

Il karma aveva preparato un certo numero di anime a trovare Rudolf Steiner e ad essere ricettive al suo linguaggio attraverso immagini e ispirazioni nella loro vita tra la morte e la rinascita.

Queste persone potevano spingersi oltre i concetti materiali verso la vita e l’essere che vive spiritualmente dietro di essi per creare un senso comune che non solo avrebbe portato queste persone a Rudolf Steiner, ma avrebbe anche creato una nuova comunità di persone affini nella mente e nel cuore, in grado di mantenere la propria individualità e allo stesso tempo di unirsi in uno “spirito” comune:

«Quanto più il senso del linguaggio degli uomini diventa direttamente astratto, tanto più le loro anime si allontanano le une dalle altre. Tutto ciò che è astratto è proprio dell’individuo. Egli lo elabora per sé stesso e vi vive come in qualcosa identificato con il proprio ego privato. Questo elemento di astrazione, è vero, si realizza perfettamente solo nel mondo dei concetti; ma in una certa misura ci si è avvicinati molto ad esso nelle parole e nelle frasi così come vengono effettivamente percepite e utilizzate, specialmente nelle lingue delle nazioni civilizzate.

Ma nell’epoca in cui viviamo, di fronte a tutto ciò che tende alla separazione degli uomini e dei popoli, ogni legame che li unisce deve essere consapevolmente coltivato. Infatti, anche tra uomini che parlano lingue diverse, ciò che li divide svanisce quando ciascuno vede e percepisce la realtà visibile rappresentata nella propria forma di espressione. Risvegliare lo «Spirito del Linguaggio» assopito in ogni lingua dovrebbe costituire un elemento importante in tutta l’educazione sociale (Rudolf Steiner, L’anno fatale 1923 nella storia della Società Antroposofica. Dall’incendio del Goetheanum al Convegno di Natale, O.O.259).

Il modo per trovare lo spirito del linguaggio che unisce era, in primo luogo, attraverso le immagini, ovvero la capacità di unire pensiero e volontà, di creare immagini nell’anima a partire da comunicazioni spirituali. È così che si trova lo «Spirito» del linguaggio:

Una di queste vie viene scoperta dall’anima che va oltre il mero pensiero concettuale per giungere a quella visione che rivela la vita e l’essenza delle cose. Questo tipo di visione è un’esperienza interiore, una presa di coscienza interiore di una realtà spirituale che non deve essere confusa con alcuna vaga sensazione mistica di un “qualcosa” generico. È una realtà che non contiene nulla di sensorialmente percepibile, ma non per questo è meno “sostanziale” in senso spirituale (Rudolf Steiner, L’impulso del Goetheanum nella presente crisi della civiltà. Raccolta di articoli pubblicati sul settimanale Das Goetheanum dal 1921 al 1925, O.O.36).

Questo è ciò che Rudolf Steiner cercò di fare: portare a coloro che si radunavano attorno a lui — coloro che erano stati preparati in vite precedenti e che in quella vita erano disposti a spingersi oltre il mero pensiero concettuale verso l’immaginazione — affinché ciò che Rudolf stesso aveva visto spiritualmente potesse vivere nelle loro anime.

In altre parole, sperava che il contenuto spirituale da lui trasmesso, nel passare dalla sua anima all’anima di coloro che lo ascoltavano (si pensi qui alla conversazione di Maria con Gesù), potesse prendere vita liberamente nelle loro anime. E inoltre sperava che ciò portasse alla formazione di una comunità che un giorno sarebbe diventata un baluardo contro gli attacchi che sarebbero giunti nella sfera della «parola».

Ecco perché diceva spesso che non è necessario essere iniziati per comprendere la Scienza dello Spirito, non è necessario dedicarsi personalmente alla ricerca spirituale, basta solo imparare il nuovo linguaggio, che è un linguaggio del cuore, un linguaggio connesso all’Essere Arcangelico, il quale nei mondi spirituali aveva preparato l’umanità – allora si potrebbe vedere con i propri occhi, nelle proprie anime, il contenuto della ricerca del maestro.

Ma le anime devono avere la disponibilità a sperimentare ciò che già vive nel loro cuore e che giace solo in letargo, in attesa di essere risvegliato: ricollegare il linguaggio allo spirito vivente nell’anima. Vedete, infatti, il contenuto delle indagini spirituali di Rudolf Steiner vive già nell’anima sotto forma di immagini, e queste immagini, che vivono nell’anima come uno spirito del linguaggio, sono come una serratura in attesa di una chiave che Rudolf Steiner teneva tra le mani: le parole giuste che sarebbero state riconosciute dall’anima libera.

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L’«anima del popolo», che appartiene al linguaggio della Scienza dello Spirito, era alla base della creazione della Scienza dello Spirito nei mondi spirituali. Si trattava di Michele, che sacrificò al mondo l’Intelligenza Cosmica di Cristo affinché l’umanità potesse sviluppare un pensiero chiaro. Egli plasmò l’Antroposofia nei mondi spirituali a partire da grandi immagini e ispirazioni incentrate su Cristo – quell’essere che San Giovanni chiamò «il Verbo». E l’essere che incarnava questa saggezza cosmica di Cristo, ovvero il linguaggio in grado di comprendere la Sua intelligenza cosmica che vive nelle anime umane, e che infondeva questa Saggezza dello Spirito Santo nelle anime degli esseri umani, era Anthropos Sophia, l’essere che incarna l’Antroposofia.

Potremmo immaginare Anthropos Sophia come una laringe. È l’essere che ha mediato la Divina Sophia a Salomone, Matteo e Maria sulla terra affinché potessero percepire il Verbo fatto carne, Cristo Gesù.

Ecco quindi la «laringe cosmica» attraverso la quale si muove il soffio dello Spirito Santo che opera tramite la Divina Sophia, vivente in quelle anime che stavano attorno a Michele mentre l’Antroposofia veniva creata nei mondi spirituali e che, per ragioni karmiche, erano discese sulla terra attorno a Rudolf Steiner affinché le loro anime potessero comprendere e pronunciare il Verbo di Cristo.

Miei cari amici, tutti coloro che hanno partecipato nei mondi spirituali e sulla terra durante quel grandioso evento in cui si stava creando questo nuovo linguaggio della Scienza dello Spirito sono in realtà coloro che, quando sono nati e nascono sulla terra, trovano l’Antroposofia e la percepiscono intuitivamente nel proprio cuore ancor prima di comprenderla appieno.

Proprio come lo «Spirito della Parola» che vive in ogni bambino è presente prima ancora che il bambino pronunci una sola parola, l’Antroposofia esiste già in moltissime anime umane, portando con sé l’impulso micheleico che aiuta l’anima a riconoscerla consapevolmente e a parlare il suo linguaggio. Ecco perché, quando entriamo in contatto con la Scienza dello Spirito la riconosciamo: siamo come un bambino che pronuncia una parola prima ancora di comprenderne il significato.

Il compito di Rudolf Steiner era quello di portare questo linguaggio sulla terra come una chiave, affinché tutti coloro che ne erano karmicamente legati potessero aprire i propri cuori.

Ci si potrebbe chiedere come sia possibile che nuove persone possano trovare l’antroposofia nei mondi spirituali, quando quelle immagini e ispirazioni sono state vissute tanto tempo fa?

In verità, queste immagini e ispirazioni esistono ancora e coloro che entrano in contatto con l’antroposofia, anche se solo brevemente, nel mondo fisico le ritrovano nei mondi spirituali. Esse infatti esistono lì nell’Akashic per tutti i tempi a venire e coloro che sono karmicamente legati ad esse sono attratti a viverle in modo vivo. Essi cercheranno quindi sulla terra ciò che vive nei loro cuori durante la loro prossima incarnazione, poiché solo sulla terra queste immagini e ispirazioni possono trovare il Cristo che ha fatto della terra il Suo paradiso. Solo allora queste immagini e ispirazioni possono diventare un «atto».

Qui sulla terra incontriamo una persona e poi impariamo a conoscerla parlando con lei; potremmo quindi compiere azioni insieme.

Spiritualmente parlando, se vogliamo trovare Cristo dobbiamo prima comprendere il suo linguaggio, poi Lo incontriamo e solo dopo averLo incontrato sorge la possibilità di compiere azioni nel Suo nome.

Quindi, questo linguaggio era racchiuso nell’anima di tutti i Michaliti, passati, presenti e futuri, ed era il compito epocale e gravoso affidato da Rudolf Steiner quello di sbloccare il cuore umano e aprire la via all’Antroposofia.

Sto usando un’immagine qui di proposito. Infatti, all’interno del contenuto delle comunicazioni spirituali di Rudolf Steiner, vive l’Intelligenza Cosmica di Cristo, che Michele ha sacrificato all’umanità, e la Saggezza per comprenderla: l’Antroposofia. Ella bussa alle porte dei nostri cuori e ci chiede di permetterle di entrare, e Rudolf Steiner ci fornisce la chiave. Lei diventa una cosa sola con noi e, in un certo senso, è l’angelo custode collettivo di tutti gli antroposofi, poiché ci porta Cristo, che è l’essenza della nostra vera umanità.

Ecco perché Rudolf Steiner ci dice che abbiamo il Cristo, che Egli è nelle nostre anime, ma ciò che manca è la Sophia di Cristo, la comprensione di Cristo. Una volta che apriamo i nostri cuori a questa comprensione, è come se Cristo stesso si illuminasse nelle nostre anime.

Se siamo in grado di assimilare la conoscenza antroposofica non solo leggendo o ascoltando, ma se, attraverso la contemplazione antroposofica vissuta, arriviamo sempre più a vivere il contenuto dell’antroposofia con il nostro cuore, con la nostra anima, allora sarà come se non fosse solo il significato delle idee a penetrare nelle nostre anime quando siamo insieme nei gruppi antroposofici e pratichiamo l’antroposofia con altre persone o quando restiamo nelle nostre stanze solitarie; ma allora sarà come se esseri viventi del mondo entrassero nelle nostre anime. Allora l’antroposofia stessa ci apparirà sempre più come un essere vivente.

E allora ci rendiamo conto che c’è qualcosa che bussa alla porta del nostro cuore con l’antroposofia e dice: «Fammi entrare, perché io sono te stesso; io sono il tuo vero essere umano!

L’antroposofia non vuole solo parlarvi di questa vera esistenza umana, ma vuole riempire l’anima e la mente umana con questa vera esistenza umana. E realizzerete al meglio ciò che vi siete prefissati di fare oggi se vi ricorderete più spesso — sia che siate in cammino verso un incontro, che prendiate in mano un libro, o che intraprendiate qualcos’altro che ritenete debba portare frutto nel movimento antroposofico — se vi ricorderete più spesso come, da una vera contemplazione antroposofica del mondo, possano irradiarsi in noi il sentimento e la sensazione che l’antroposofia stia effettivamente bussando ai nostri cuori per portarci il nostro vero essere umano, il nostro vero io, a noi stessi e quindi per portare ciò che a sua volta trova la via d’uscita nell’autentico amore umano per gli altri esseri umani. Quando lasciamo entrare l’antroposofia nei nostri cuori dopo che ha bussato, allora l’antroposofia, attraverso ciò che essa stessa è, ci porta il vero amore umano (Rudolf Steiner, L’impulso del Goetheanum nella presente crisi della civiltà. Raccolta di articoli pubblicati sul settimanale Das Goetheanum dal 1921 al 1925, O.O.36).

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Cristo è infatti il vero «Io», l’essenza dell’amore umano che è entrata nell’evoluzione del mondo per salvare il «Verbo», ovvero la capacità dell’anima umana di essere umana, cioè di possedere un io capace di elevarsi liberamente dal regno della morte al regno dello spirito.

Oggi Cristo è dimenticato e l’antroposofia vive solo in pochi cuori.

Sì, cari amici, ogni volta che accogliamo l’antroposofia nelle nostre anime in modo astratto, ogni volta che la descriviamo o ne discutiamo senza «vedere» lo spirito vivente che cerca di trovare espressione nel linguaggio umano come un essere, stiamo gettando l’antroposofia nel regno della morte, e il fatto che Cristo sia dimenticato è il sintomo di questa morte.

Il fatto che la Società Antroposofica non sia stata in grado di sviluppare una comunità di anime veramente libera deriva dall’incapacità delle anime umane di trovare lo spirito vivente nella scienza spirituale.

Per sviluppare un linguaggio comune che unisca e poiché alla Società Antroposofica era stato affidato il compito di fungere da baluardo contro gli attacchi a Cristo oggi attraverso questo “fronte” unificato in tutte le sfere della vita, possiamo comprendere perché finora non sia riuscita a portare lo spirito nella triplice dimensione economica, culturale e giuridica del mondo odierno.

Negli ultimi 100 anni l’immaginazione umana, ovvero la capacità di vedere per immagini, è sprofondata sempre più nella materia e sempre più nella volontà umana attraverso il cinema e la televisione, che hanno raggiunto questo risultato mediante il «taglio» e l’incollaggio di filmati e musica. Ora questo fenomeno si è esteso alla parola stessa: tagliare, sminuzzare e incollare ciò che un tempo era integro, reale e pronunciato, trasformandolo in una forma decaduta che agisce direttamente sull’immaginazione e sull’ispirazione per influenzare l’intuizione. L’intuizione è il regno della parola stessa, che costituisce il fondamento del nostro centro morale, l’ego umano. Questo viene reciso dalla voce e ricomposto per creare una chimera, un mostro di Frankenstein che lo separa da Cristo, spingendo l’anima umana nell’ottava sfera. Questo è l’obiettivo finale della creazione artificiale della voce: separare l’anima da Cristo, facendo così deragliare l’intera evoluzione terrestre dal suo giusto percorso, ovvero dall’unione con Cristo.

Ma dobbiamo ricordare che ciò era stato previsto da esseri superiori molto prima della nostra epoca, ed è la ragione per cui Cristo entrò nell’evoluzione del mondo proprio in quel momento (ne abbiamo parlato in un articolo precedente), affinché potesse contrastare questa caduta con la Sua manifestazione eterica.

Se ricordiamo come il bambino vive nel mondo eterico, ci rendiamo conto che ciò che ci viene chiesto di fare è diventare di nuovo come «bambini», ovvero, con i nostri sforzi, dobbiamo scendere con il nostro io, il nostro pensiero e la nostra lucidità nella vita dei sentimenti e imparare un nuovo linguaggio, il linguaggio dello spirito, che ci collega a Cristo; e questo linguaggio è di natura eterica.

Anche la nascita della scienza spirituale attraverso l’essere Anthroposophia, in collaborazione con Rudolf Steiner, fu programmata con precisione nel tempo per consentire agli esseri umani di apprendere il linguaggio eterico di Cristo. Rudolf Steiner, in collaborazione con Michele e Anthroposophia, portò sulla Terra la scienza spirituale, affinché un numero sufficiente di esseri umani potesse sviluppare una comprensione della manifestazione eterica di Cristo, iniziata nel 1933.

Questa contromisura fu programmata con precisione affinché, cento anni dopo, in occasione del 2000° anniversario dell’ingresso di Cristo nell’evoluzione del mondo, un numero sufficiente di anime fosse preparato e protetto dalla caduta del mondo per portare l’impulso di Cristo nel futuro.

Questo obiettivo può essere raggiunto solo collettivamente da noi, durante questa Quinta Epoca Post-Atlantea, attraverso lo sviluppo di un’anima cosciente che ci unisca tramite un senso comune.

Come possiamo farlo? Dobbiamo trasformare il pensiero in un organo eterico, attraverso il nostro libero arbitrio; ciò significa che dobbiamo sviluppare l’immaginazione. Poiché l’immaginazione può trasformare la morte in vita, le parole artificiali in esseri viventi che possiamo comprendere attraverso l’ispirazione. Questi esseri diventano «nuovi» esseri elementali che noi stessi creiamo dalla morte attraverso il linguaggio dell’Antroposofia e la Parola di Cristo, ovvero la Volontà di Cristo che vive in noi attraverso la «consapevolezza» e l’equilibrio dell’anima: questo è il vero sentimento e da esso nasce la vera azione!

Alla luce di ciò, miei cari amici, ci si aspetterebbe che Rudolf Steiner stesso desiderasse essere qui in questo momento per contribuire a dare vita al suo impulso e a portare a compimento questa contrazione, questo vivere con la Parola, tra coloro che hanno sviluppato il linguaggio cristico alla sua massima espressione, in altre parole i Rosacroce (che hanno partecipato al culto cosmico della creazione dell’Antroposofia dal punto di vista terrestre) e i Michaeliti (che hanno partecipato e continuano a partecipare al culto cosmico dal punto di vista del mondo spirituale).

Ci si potrebbe allora chiedere: come si riconosce Rudolf Steiner quando si avvicina a coloro che oggi sono suoi allievi?

La risposta è questa: se l’Antroposofia ha vissuto nell’anima in modo immaginativo con sufficiente vigore e vitalità, se l’Antroposofia è entrata nell’anima attraverso le parole di Rudolf Steiner, allora egli si avvicinerà a noi.

Se abbiamo accolto l’antroposofia nelle nostre anime con sufficiente vigore e vitalità, ciò significa che una parte dell’io stesso di Rudolf Steiner si è unita alle nostre anime; la sua «parola», nella quale Cristo viveva nella Sua pienezza, sarà in questo caso così intrinsecamente connessa all’anima che non avrà bisogno di ragionamenti astratti per «trovarlo».

L’insegnante troverà i suoi allievi.

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Questo legame dell’io, infatti, è un profondo vincolo karmico da anima ad anima che non ha mai fine. Ha creato una nuova identità e un nuovo destino. E proprio come si avverte un immediato riconoscimento della Scienza dello Spirito ancor prima di comprenderla, l’anima può percepire Rudolf Steiner ancor prima di sapere chi sia, poiché la propria anima porta in sé un legame di parentela con lui, ora e per sempre.

Tuttavia, il contenuto del suo io che vive nell’anima può causare, in coloro che non hanno sviluppato una logica chiara e che hanno lasciato vagare la propria anima senza aver rafforzato l’io, molti problemi psicologici che vediamo oggi; coloro che sono risvegliati e consapevoli di ciò, invece di allontanare queste anime, come alcuni direbbero, dovrebbero aiutarle a comprendere ciò che sta loro accadendo, poiché alcune di loro iniziano a credere di essere esse stesse Rudolf Steiner, hanno persino dei ricordi che, secondo loro, avvalorano ciò che provano. È anche il motivo per cui alcuni credono di essere l’incarnazione di Cristo o addirittura il «nuovo Messia».

La verità è che tutti noi portiamo nella nostra anima una parte dell’io del nostro maestro; abbiamo creato dentro di noi un’immagine del maestro e siamo anche tutti l’incarnazione di Cristo, poiché Egli vive in noi, etericamente! Questo dovrebbe fornirci gli strumenti per riconoscere entrambi! Ed è per questo motivo che Rudolf Steiner non avrà mai bisogno di annunciare a nessuno chi è: coloro che gli appartengono riconosceranno la sua «voce» quando li chiamerà al servizio.

Non parlerà mai delle sue reincarnazioni o delle sue esperienze, non darà alcun segno esteriore, ma la sua chiamata avrà la capacità di rispondere a una domanda centrale e scottante che vive nell’anima, lasciando al contempo l’anima completamente libera.

Per Walter Stein fu proprio così quando partecipò per la prima volta a una delle conferenze di Rudolf Steiner. In effetti, dal punto di vista karmico, vediamo qualcosa di profondamente significativo. Si sentì «chiamato» ad andare a quella conferenza, ma si ritrovò nell’impossibilità di «entrare» a causa di un cavillo: non era socio. Rudolf Steiner se ne accorse e disse a chi custodiva la porta che, in quel caso, l’iscrizione non era necessaria. Così a Stein fu permesso di sedersi tra il pubblico e, mentre era seduto, nella sua mente pose a Steiner una domanda silenziosa, sperando che Steiner potesse rispondervi; dopo una delusione iniziale, Steiner lo sorprese rispondendo alla sua domanda in modo perfetto e del tutto unico: in un certo senso non rispose solo alla domanda, ma a una domanda scottante che ardeva nel cuore di Stein e che nemmeno lui comprendeva appieno in quel momento. La questione riguardava la visione eterica, che forse avrebbe potuto conciliare solo nella sua prossima vita. È interessante notare che ciò in realtà riguardava anche qualcosa che era presente nella vita di Rudolf Steiner, poiché egli stesso aveva fatto propria, nella propria anima, la percezione eterica goethiana-paolina come principio fondamentale o fondamento di tutta la sua opera.

La risposta può essere essa stessa una domanda, che offre all’anima la possibilità di rispondervi liberamente, del tipo: «Ci hai già pensato…?»

La risposta a Walter Stein si trova in Rudolf Steiner, Saggi postumi e frammenti 1879-1924, O.O.46 [Non tradotto, In originale QUI]

Ho voluto offrirvi questo, cari amici, mentre ci avviciniamo all’Avvento e alle Notti Sacre, come preludio ai tre anni che precedono il 2030.

Parlerò poi di Vidar e del suo compito come Ase silenzioso.

Con amore e profondo rispetto per la parola che è in voi.

Namaste!

 

17 Ottobre 2026

Traduzione dall’inglese di Piero Cammerinesi per LiberoPensare


Adriana Koulias è nata nel 1960 a Rio de Janeiro, in Brasile. All’età di nove anni la sua famiglia è emigrata in Australia.
Nel 1989 Adriana ha iniziato a studiare Antroposofia, Filosofia e Storia e ha intrapreso una carriera artistica, vendendo opere a varie gallerie d’arte e partecipando a diverse mostre miste. Autrice di diversi romanzi tra cui tradotti in italiano: Il segreto della sesta chiave, Il tempio del Graal, I custodi del Graal.
Oggi Adriana tiene regolarmente conferenze su storia, filosofia e scienze esoteriche. Ha due figli e vive a Sydney.

 

 

 



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