Rudolf Steiner e la Triarticolazione: la Sfida della Germania del 1919

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di Sehil

Per comprendere il senso profondo della conferenza del 14 aprile 1919, bisogna immergersi nell’atmosfera elettrica di quella primavera. Non è un testo scritto nella calma di un ufficio, ma una parola di urgenza pronunciata nel cuore di una tempesta storica in cui tutto sembrava possibile, prima che tutto si cristallizzasse.

Ecco il racconto di quei pochi mesi in cui Rudolf Steiner tentò di cambiare il corso della storia europea.

Tutto inizia veramente qualche settimana prima, nel marzo 1919. La Germania è in ginocchio, l’Impero è crollato, la Guerra mondiale ha lasciato un campo di rovine e, soprattutto, un vuoto ideologico enorme. In questo caos, Rudolf Steiner vede una finestra di opportunità unica. È convinto che se la Germania ricostruirà il proprio Stato sulle stesse vecchie basi — uno Stato-nazione centralizzato — la catastrofe si ripeterà.

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Lancia allora un’offensiva pubblica senza precedenti. All’inizio di marzo, i muri di Berlino, Stoccarda e Monaco si coprono di manifesti: è “L’Appello al popolo tedesco e al mondo civilizzato” (Aufruf an das deutsche Volk und die Kulturwelt). Non è un testo esoterico, ma un manifesto politico netto, firmato da personalità rispettate.

Steiner esce dalla sua riservatezza. Incontra ministri, dibatte con industriali, parla agli operai nelle fabbriche di Stoccarda. Il suo messaggio è radicale: lo Stato non deve più gestire né l’economia né la cultura. Serve una Triarticolazione sociale.

La speranza è enorme. Si avverte un fremito. Migliaia di persone partecipano alle sue conferenze. In aprile esce il suo libro fondamentale, I punti essenziali della questione sociale (O.O 23). È concepito per essere letto dal grande pubblico, per servire da manuale a questa nuova Germania. Steiner crede, in quell’istante preciso, che una riforma istituzionale massiccia sia possibile, che l’Assemblea di Weimar possa ancora essere influenzata.

Ma mentre si batte sul fronte esterno, Steiner percepisce una debolezza terribile da parte dei membri della Società Antroposofica. Rientra a Dornach e ciò che trova lo sconvolge.

È qui che si colloca la conferenza, quel famoso 14 aprile 1919 (1). Steiner sale in tribuna, non per galvanizzare le sue truppe, ma per scuoterle. Si rende conto che i suoi stessi allievi non hanno compreso l’ampiezza della posta in gioco. Vedono la Triarticolazione come una nuova regola monastica per la loro piccola comunità, un modo di gestire “la famiglia antroposofica”. Vogliono applicare la ricetta tra di loro, in un recinto chiuso.

La fredda rabbia di Steiner esplode nel testo. Dice loro in sostanza:

Il mondo brucia, la storia si gioca adesso, e voi volete trasformare la Triarticolazione in un affare settario?.

Respinge con violenza questa meschinità borghese. Per lui, la Triarticolazione non è fatta per gestire un’associazione, ma per salvare la civiltà. Quel giorno comprende forse già che il suo esercito non è pronto per la battaglia che ha intrapreso.

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Eppure i mesi successivi gli daranno ragione nel modo più tragico. L’estate del 1919 avanza e il fervore rivoluzionario si affievolisce. I vecchi partiti politici riprendono il controllo. Il marxismo cattura la rabbia operaia, il nazionalismo cattura la paura borghese. L’idea della Triarticolazione, troppo nuova, troppo esigente, viene schiacciata tra questi due blocchi.

A luglio viene presa la decisione. L’Assemblea nazionale adotta la Costituzione di Weimar. È una repubblica classica, parlamentare, unitaria. Economia, Stato e Cultura restano intrecciati. La finestra storica si è chiusa. Steiner lo vede immediatamente: la Germania ha perso il suo appuntamento con lo Spirito. È terribile per il Paese, terribile per l’Europa e tragico per l’umanità.

È allora che avviene il grande cambio strategico. Steiner non si ostina. Non diventa un politico d’opposizione inacidito, a firmare petizioni per riformare una Costituzione già morente.

Cambia piano.

Se gli adulti sono incapaci di pensare il nuovo, se le istituzioni sono bloccate dal materialismo, allora bisogna preparare chi non è ancora stato corrotto: i bambini.

Nel settembre 1919, appena un mese dopo la firma della Costituzione di Weimar, Steiner inaugura la prima Scuola Libera Waldorf a Stoccarda, per i figli degli operai della fabbrica Waldorf-Astoria. Non è “solo una scuola”. È un atto di resistenza. Nel discorso inaugurale spiega che questa scuola deve realizzare ciò che la politica non ha potuto fare.

Crea anche strutture economiche autonome, per tentare di creare isole di vita economica sana, fuori dallo Stato.

Il messaggio è chiaro: non si riforma più il vecchio mondo, si costruiscono arche per il futuro. Il fallimento del 1919 ha spezzato il Steiner “riformatore politico” e ha dato vita allo Steiner “costruttore di civiltà”, colui che ci lascerà l’agricoltura biodinamica, la medicina e la pedagogia.

Ha compreso che il cambiamento non verrà più dall’alto dello Stato, ma dal basso, attraverso la creazione paziente di nuove capacità umane.

* * *

(1) Di seguito un estratto:

È POSSIBILE APPLICARE LA TRIARTICOLAZIONE SOCIALE IN CERCHIE RISTRETTE?

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“Mi sono stupito moltissimo quando mi è giunto all’orecchio un passaparola – che deve avere avuto origine proprio qui, da una parte o dall’altra – in base al quale le cose che espongo ora come idee sociali devono essere introdotte praticamente nella vita. Ma si intendeva il trasferimento di queste idee pratiche in quanto di meno pratico esista.

Non dobbiamo fare proprio quello che ha condotto proprio ai più tremendi disordini e danni del nostro tempo: confondere cioè una prassi vera della vita con una prassi della vita illusoria. Quanto è stato finora espresso a questo proposito è stato pensato in modo così poco pratico e così settario.

[….] Vi prego di considerare soprattutto ciò che oggi accade nella vita reale. Vi esorto a chiedervi a partire da quale fonte scaturiscano in realtà le mie affermazioni. Pensate forse che sia un’allegra teoria il parlare della forza lavoro che assume il carattere di merce? Questo è qualcosa che può essere detto solamente se dall’altra parte lo si è riconosciuto come l’elemento più caratteristico della vita vera. E così le altre cose. La cosa determinante al giorno d’oggi è una chiara e nitida comprensione della realtà della vita.

[….] Quindi, veramente sine ira, con la preghiera di non prendere affatto quanto ho appena detto sul personale, desidero esprimere per esempio quanto segue.

Mi è stato chiesto se non fosse possibile realizzare all’interno della nostra Società la triarticolazione: vita economica, vita giuridica, vita spirituale. Certamente si può esprimere a parole una cosa del genere, se si è molto bene inseriti dentro il nostro movimento, se si ha un atteggiamento assolutamente sincero e profondo nei confronti del nostro movimento. Però, se si dice così, è come se non si fosse per nulla colto il nervo fondamentale del nostro movimento.

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Non si è capito nulla di ciò che ho detto sulla questione sociale se si pensa che qui sia possibile applicare la triarticolazione nella nostra Società come se fosse una setta!

[….] Mi sembra che sia come se qualcuno volesse fare di una società come questa un corpo economico a sé, come se uno avesse una grande famiglia e dicesse: “ora inizio ad applicare la triarticolazione nella mia famiglia”.

Queste idee sono troppo serie, troppo grandi e vaste e non possono essere inserite a forza nella realtà meschina e borghese dei diversi settarismi che ci sono sempre stati. Devono essere pensate insieme a tutta l’Umanità”.

“Oggi la cosa più importante non è fondare questo o quello. Naturalmente potete fondare buone imprese; non voglio certo convincervi a realizzare cose cattive! Voglio solo farvi notare che anche se realizzate la cosa migliore, non cambiate in questo modo i tempi”. “Questa è la cosa che conta: la nostra Società Antroposofica non è un campo sperimentale, bensì deve essere un seme per tutto ciò di buono che deve sorgere per l’Umanità.

[….] Non fate programmi che apparentemente mettono in pratica ciò che io illustro nelle conferenze, ma che in realtà non hanno un significato diverso dalle vecchie maschere borghesi dall’orribile ghigno!

Mettiamoci sul terreno delle grandi sfide del nostro tempo, consideriamo la vita sociale soprattutto rispetto alle grandi sfide del nostro tempo”. (Conferenza del 14 aprile 1919, pubblicata sul numero di maggio – giugno 2013 della rivista Antroposofia).

8 Gennaio 2026

adattamento di Marco De Berardinis

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