{"id":117,"date":"1988-06-01T00:00:00","date_gmt":"1988-05-31T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liberopensare.com\/?p=117"},"modified":"2022-02-26T11:43:58","modified_gmt":"2022-02-26T10:43:58","slug":"ventanni-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/ventanni-dopo\/","title":{"rendered":"Vent&#8217;anni dopo"},"content":{"rendered":"<blockquote>\n<p class=\"p1\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><i>Se oggi il mondo si rivolta, in realt\u00e0 \u00e8 il cielo che si rivolta, vale a dire il cielo che viene trattenuto nelle anime degli uomini e che perci\u00f2 non pu\u00f2 manifestarsi nella sua forma, e si manifesta allora nel suo contrario, nella lotta e nel sangue anzich\u00e9 in immaginazioni. Non c\u2019\u00e8 dunque da meravigliarsi se quegli nomini che prendono parte a quest\u2019opera di distruzione dell\u2019ordine sociale abbiano l\u2019impressione di fare qualcosa di buono. Infatti, cosa sentono dentro di loro? Sentono il cielo dentro di loro, solo che esso assume una forma caricaturale nelle loro anime.&nbsp;<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><em><span style=\"font-size: 12pt;\">Rudolf Steiner&nbsp;<\/span><\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><!--more--><a class=\"fasc-button fasc-size-large fasc-type-glossy fasc-rounded-medium fasc-ico-before dashicons-media-spreadsheet\" style=\"background-color: #33809e; color: #ffffff;\" href=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/1988\/06\/Ventanni-dopo.pdf\">Vent&#8217;anni dopo<\/a><\/p>\n<p>In un momento di rimemorazione e rievocazione di un fenomeno solo per certi versi concluso &#8211; o quanto meno ancora presente vuoi nei suoi effetti consolidati, vuoi nelle sue eredit\u00e0 pi\u00f9 devianti &#8211; \u00e8 di grande interesse per il ricercatore spregiudicato affrontare il tema del \u201868 e della rivolta giovanile ad esso indissolubilmente legata, non pi\u00f9 da un\u2019ottica partigiana &#8211; quale che sia il punto di vista del soggetto &#8211; ma da una prospettiva dichiaratamente storico-spirituale. Ci\u00f2, anzitutto, in quanto, concordando con chi ebbe ad asserire che chi non \u00e8 in grado di ri-memorare e comprendere a fondo il passato \u00e8 condannato a riviverlo, sono decisamente incline a ritenere che la nostra attuale societ\u00e0 non sar\u00e0 in grado di voltare realmente pagina nella sua storia pi\u00f9 recente, se non corregger\u00e0, con pensieri giusti e adeguati alla gravit\u00e0 del momento, gli errori ed i vuoti di pensiero che non mancarono, pur affiancati da generosi e tonici empiti di rinnovamento, in quella primavera di vent\u2019anni fa.<\/p>\n<p>Mi riprometto, in altri termini, di analizzare da un punto di vista scientifico-spirituale la validit\u00e0 ed adeguatezza degli approcci che oggi vengono utilizzati nei confronti del \u201868, sulla scorta soprattutto delle indicazioni di chi, come allora Massimo Scaligero, ripetutamente lev\u00f2 la propria voce ad indicare la direzione che avrebbe inevitabilmente preso il Movimento studentesco se non fossero state prese adeguate misure atte a comprendere in profondit\u00e0 il senso ed il fine di certi impulsi innovativi ma anche distruttivi.<\/p>\n<p>Tutti i temi frequentati negli interminabili ed estenuanti dibattiti delle nostre sere e notti di vent\u2019anni fa erano da Massimo Scaligero contemplati nella loro struttura ideale, n\u00e9 a lui sfuggivano le cause remote e le motivazioni profonde che avevano portato sulle piazze un\u2019intera generazione di giovani. N\u00e9, d\u2019altra parte, poteva esimersi dal mettere in guardia chi avesse orecchi pet intendere, dalla estrema pericolosit\u00e0 di certi assunti, non basati su di una reale ed approfondita conoscenza di se stessi e del mondo, bensl scaturenti direttamente dal pi\u00f9 grande equivoco della nostra epoca: quello del materialismo, che induce a scambiare le idee per fatti ed allo stesso tempo, a negare concretezza al pensiero che di tali idee \u00e8 sorgente e causa prima. In <em>\u201cHegel, Marcuse, Mao\u201d<\/em>, per esempio, egli aveva gi\u00e0 indicato l\u2019inevitabilit\u00e0 dell\u2019imperialismo cinese; \u201cse si assume il fatto economico come struttura basale della societ\u00e0, non si pu\u00f2 non parlare di imperialismo\u201d.<\/p>\n<p>Assumendo, dunque, il modo di essere dell\u2019uomo a una dimensione. Con ci\u00f2 veniva chiaramente indicata l\u2019ineluttabilit\u00e0 del futuro dilagare deI materialismo storico nel terzo mondo, fatto che si \u00e8 verificato puntualmente. Responsabilit\u00e0, questa, da attribuire tutta all\u2019Occidente, che ha esercitato sui Paesi cosiddetti sottosviluppati il colonialismo dialettico, quando non direttamente quello economico e politico. Apprendemmo allora dagli scritti e dalla vivente parola di Massimo Scaligero che sarebbe stato possibile riguardare il non ancora nato &#8211; ma gi\u00e0 potenzialmente presente &#8211; terrorismo, come risultato della riduzione dell\u2019essere umano ad uomo ad una dimensione, ad una dimensione in quanto privo della vita delle idee e alienato dalle forze cui quotidianamente attinge. Per questo motivo il potenziale rivoluzionario identificava, allora come oggi, tale alienazione in una alienazione squisitamente sensibile, non avvedendosi che l\u2019evento economico e sociale non \u00e8 causa ma effetto dell\u2019alienazione stessa. In questa colossale svista incorse soprattutto quell\u2019\u00e9lite che si prefiggeva di risvegliare, di \u2018sensibilizzare\u2019 i molti: l\u2019\u00e9lite intellettuale, postasi dichiaratamente al servizio delle \u2018masse\u2019.<\/p>\n<p>Ma dov\u2019erano le \u2018masse\u2019? Nella irreale dialettica di quei giorni esse apparivano non come erano, vale a dire una somma di singole individualit\u00e0, di io, bens\u00ec nel crepuscolare sembiante di un improbabile io di gruppo. Si almanaccava instancabilmente di un pensiero, asservito all\u2019edificazione socialista, che avrebbe &#8211; per definizione &#8211; dovuto essere perfettamente ed esaustivamente comprensibile alle masse, nello stesso modo per tutti; non era questa forse una inconscia e perversa riesumazione dell\u2019universale aristotelico-tomistico? Prendendo le mosse dal Marcuse di <em>\u201cEros e civilt\u00e0\u201d<\/em> e <em>\u201cL\u2019uomo a una dimensione\u201d<\/em>, dove la societ\u00e0 dei consumi veniva descritta a tinte fosche, il male identificato nello strapotere della societ\u00e0 \u2018integralmente amministrata\u2019, nella massificazione e nell\u2019istupidimento indotto dai mass-media, gli intellettuali, non avvedendosi dell\u2019intima contraddizione di una critica alla massificazione che auspicava un\u2019altra massificazione ancora pi\u00f9 inquietante, smarrivano l\u2019unico possibile contatto con le masse, fatto gravido di drammatiche conseguenze negli anni successivi. Dopo i fatti di Valle Giulia a Roma &#8211; siamo al 1\u00b0 marzo 1968 &#8211; il Movimento studentesco italiano, appellandosi ad una sorta di legittima autodifesa dagli eccessi delle forze dell\u2019ordine, fa il \u2018salto\u2019 dalla contestazione alla violenza, accogliendo il principio che la \u2018legalit\u00e0 borghese\u2019 pu\u00f2 e deve venir violata e che \u00e8 lecito, per scopi rivoluzionari, danneggiare o distruggere manufatti, espressione della \u2018logica di dominio dell\u2019imperialismo\u2019. Non veniva cos\u00ec compreso che il sistema che si combatteva era il risultato di una visione del mondo e non poteva essere in alcun modo identificabile, esauribile, negli edifici, nei manufatti, nelle persone in cui, volta per volta, veniva identificato.<\/p>\n<p>Il pensiero che \u00e8 alla base della odiata societ\u00e0 borghese viene di fatto reso palpabile, il contestatore o il guerrigliero lo possono incontrare per strada e, distruggendolo, avallare la convinzione di avere il diritto di distruggere ci\u00f2 che si rifiuta. Non si era ancora giunti alla violenza sulle persone, agli \u2018anni di piombo\u2019, ma le distanze incominciavano ad accorciarsi; in effetti, l\u2019errore di credere che l\u2019azione concreta possa corrispondere al pensiero astratto, ha informato di s\u00e9 attivit\u00e0 e teorizzazioni dei vari gruppi che, poi, negli anni \u201870, confluiranno nella lotta armata. Nelle interminabili disquisizioni, ricche di sottigliezze metafisico-politiche, che stavano irreversibilmente facendo scivolare l\u2019\u00e9mpito innovativo e corale della contestazione nel crudo e delirante isolamento del terrorismo, si verificava invariabilmente che quello stesso pensiero, che da una parte veniva utilizzato per l\u2019indagine e le considerazioni socio-politiche alla base della contestazione, fosse poi inesorabilmente sacrificato sull\u2019altare del realismo primitivo marxiano, in conformit\u00e0 del quale veniva negata al pensiero concretezza di sorta, essendo &#8211; in ultima analisi &#8211; solo la cosa fisica a stabilire il senso ultimo del pensiero stesso. Massimo Scaligero, quando ancora il terrorismo non era lontanamente prevedibile, aveva profeticamente annunciato che la rivolta di quei giorni, essendo basata sulla dipendenza, non avrebbe potuto far altro se non rendere necessarie altre rivoluzioni. Dipendenza dall\u2019idea gi\u00e0 costituita, gi\u00e0 pensata; non movente liberamente dalla forza originaria dell\u2019idea.<\/p>\n<p>Dipendenza interiore che facilmente oppone al mito borghese-consumista quello della ribellione, poi dell\u2019autonomia, poi della lotta armata ed infine, con la medesima facilit\u00e0, quello del pentitismo o della teorizzazione del fallimento della lotta armata e dell\u2019inevitabilit\u00e0 della pacificazione e del perdono della societ\u00e0. Ma non ci si avvede che \u00e8 sempre la stessa dipendenza di chi non si accorge di subire un pensiero che conosce solo come pensato, come schema, ignorandone il momento creativo, originario?<\/p>\n<p>A questo punto sembra significativo poter individuare in gran parte delle motivazioni che hanno spinto alla dissociazione alcuni tra i rappresentanti della lotta armata dell\u2019ultimo settennio, la stessa dinamica concettuale che port\u00f2 quegli stessi giovani al terrorismo. Si tratta, in altri termini, sempre della stessa inclinazione a far coincidere il reale con un processo dialettico di cui ci si ostina a negare l\u2019origine metafisica. \u00c8 semplice cos\u00ec dissociarsi dalla lotta armata &#8211; non prendiamo in esame il pentitismo che sovente si configura come puro e semplice tradimento dei compagni di allora &#8211; senza sentirsi in dovere di esaminare interiormente le basi profondamente errate sulle quali costru\u00ec il suo edificio dialettico, bens\u00ec ricavando semplicemente dal suo fallimento reale, dalla sua acclamata distanza dalle masse, il motivo &#8211; quasi metastorico &#8211; della sua inadeguatezza. Il dissociato, in altre parole, non rifiuta la lotta armata in quanto immorale o perch\u00e9 fondata su basi ideologicamente errate, ma rifacendosi alla sempre riproposta visione marxiana della storia, evidenziando la sua improponibilit\u00e0 in una determinata fase dello sviluppo sociale. Il che equivale a riproporre lo stesso nominalismo che in realt\u00e0 \u00e8 stato il terreno di coltura del terrorismo; quel nominalismo che indica come dialettica della materia l\u2019intuire umano ormai dimentico della propria origine metafisica. Mai essendo stati i fatti a determinare la storia, bens\u00ec le idee a muovere i fatti, il rifiuto della lotta armata rischia di articolarsi nelle stesse emblematiche modalit\u00e0 del rifiuto della societ\u00e0 post-industriale. Cos\u00ec la riflessione su questi vent\u2019anni di storia non pu\u00f2 prescindere da quei pensieri limpidi ed inesorabili che Massimo Scaligero offriva, ancor prima che i fatti si realizzassero, come strumenti di comprensione del presente e del futuro. Allo stesso modo vanno intesi personaggi che hanno fornito il loro appoggio all\u2019eversione dall\u2019alto delle cattedre universitarie, ed oggi si appellano alla clemenza di quella societ\u00e0 la cui stessa esistenza essi hanno rigettato, sulla base di considerazioni metastoriche che pur oggi non mettono radicalmente in questione. Massimo Scaligero, gi\u00e0 prima del \u201868, metteva in guardia dai \u2018professori d\u2019assalto\u2019.&nbsp;<\/p>\n<p>Scriveva, in \u201cHegel, Marcuse, Mao\u201d:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cNell\u2019epoca della dialettica avulsa dall\u2019idea, l\u2019uomo meno evoluto pu\u00f2 diventare docente di filosofia, esprimere dialetticamente il suo dato di fatto, la sua personale limitatezza ed eccitare filosoficamente i semplici\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>N\u00e9 oggi \u00e8 possibile una sincera autocritica del filosofo terrorista, se non sulla base di un completo capovolgimento della visione marxiana del mondo. Cos\u00ec scrive ancora Scaligero nella stessa opera, rivolgendosi a coloro che accolgono una simile concezione del mondo:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cGuardino le premesse implicite alle dottrine: non v\u2019\u00e8 posto per la moralit\u00e0, in quanto l\u2019uomo \u00e8 veduto come entit\u00e0 fisica obbediente a leggi di natura e tutta la sua storia e persino la sua volont\u00e0 sono un prodotto della natura\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ecco allora che, sulla scorta di queste considerazioni, \u00e8 forse lecito tentare di gettar luce su un dilemma ampliamente dibattuto da gran parte della stampa e della pubblica opinione odierne: l\u2019Autonomia prima ed il terrorismo poi, sono filiazioni dirette ed inevitabili del Movimento? In altre parole, l\u2019ansia libertaria ed antiautoritaria di quella primavera doveva necessariamente partorire il mostruoso cinismo degli anni di piombo? O, piuttosto, proprio la mancata realizzazione di quei conseguimenti conoscitivi che dovevano sottendere la realizzazione di riforme esteriori di cui la migliore giovent\u00f9 di allora era assetata, ha contribuito a disanimare il movimento, gettandolo nelle braccia dell\u2019ideologia maoista e leninista? Ai giovani alla disperata ricerca di un senso individuale e sociale della esistenza \u00e8 stato improvvisamente spezzato lo slancio; l\u2019ossessione del riformismo, di venir \u2018recuperati\u2019 ed \u2018integrati\u2019 nel potere, nell\u2019establishment, era dunque del tutto fondata. Ci\u00f2 perch\u00e9 ci si accontent\u00f2 allora del surrogato ideologico rivoluzionario, che, inevitabilmente, fa dell\u2019avversione il mezzo di coesione, portando necessariamente questa al minimo comune denominatore, all\u2019animalit\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, invece di esercitare una pi\u00f9 rivoluzionaria critica nei confronti non solo del sistema, ma anche di se stesso &#8211; nel senso di una rivoluzione interiore &#8211; il Movimento fin\u00ec coll\u2019essere esclusivamente distruttivo, venendogli a mancare la parte propositiva; non avendo proposte nuove, fin\u00ec con lo scimmiottare quelle vecchie, rientrando, cos\u00ec, di fatto, in quel gioco delle parti il rifiuto del quale aveva costituito la sua pi\u00f9 originale spinta innovativa. Paradossalmente, infatti, proprio la carenza di un radicale pensiero \u2018rivoluzionario\u2019 \u00e8 stato ci\u00f2 che ha depotenziato le chances che il Movimento pur possedeva, riducendone l\u2019esplorazione conoscitiva ad una sterile dialettica, che gi\u00e0 agitava i fantasmi di futuri terrorismi. L\u2019inquietante silenzio conoscitivo che improvvisamente prende il posto della assordante e rombante dialettica delle assemblee studentesche, anticipa e prepara le condizioni del nascere della lotta armata. Il male non fu certo il Movimento; esso non fu causa, bens\u00ec conseguenza di quella condizione dell\u2019animo che avrebbe dovuto condurre a conseguimenti animici e conoscitivi pi\u00f9 radicali. Mancati questi, il movimento giovanile non fu in grado di sottrarsi a quella legge spirituale secondo la quale tutte le esperienze animiche &#8211; tra le quali vanno comprese quelle prenatali &#8211; se non vengono accolte coscientemente, non possono non trasformarsi in forze distruttive. Il fanatismo deluso &#8211; nota Scaligero nel suo saggio <em>\u201cL\u2019uomo al bivio: civilt\u00e0 o barbarie\u201d<\/em> &#8211; col procedere dell\u2019et\u00e0, rivela facilmente la sostanza del suo cinismo senza scrupoli. In effetti, personalit\u00e0 generose ed entusiaste, incapaci di ammettere il fallimento ideale del Movimento, hanno preferito entrare nella clandestinit\u00e0, con tutto ci\u00f2 che ha comportato quella scelta per loro e per un intero popolo. Cos\u00ec i giovani, nati a cavallo tra gli anni \u201840 e \u201850, che avevano vissuto nei Mondi Spirituali gli eventi connessi con le prime manifestazioni del Cristo Eterico, non potevano non portare nella presente incarnazione quella profonda esigenza di cambiamento sociale che in effetti portarono. Traspariva, infatti, da ogni richiesta dei giovani del Movimento studentesco, la radicata convinzione &#8211; anche se sovente confusa e male espressa &#8211; che fosse necessario ricercare metodi di rinnovamento sociale molto pi\u00f9 profondi ed al tempo stesso elementari, di come fosse mai stato fatto.<\/p>\n<p>Basti pensare, a tal proposito, alla primavera di Praga, la quale, ricercando un socialismo dal volto umano, si era avvicinata, per certi versi, ad alcune intuizioni della Tripartizione dell\u2019Organismo Sociale di Rudolf Steiner. E se a Oriente furono i carri dell\u2019armata rossa a spazzar via le speranze di quella generazione di giovani che identificarono in Jan Palach il tragico simbolo della propria disperazione, in Occidente la spinta interiore della contestazione fu svuotata e tradita da coloro che ne impedirono l\u2019esperienza autocosciente, impr\u00edgionando le loro forze nei rigidi schemi materialisti e socio-psicologici. Come in svariate occasioni aveva fatto notare Rudolf Steiner, se l\u2019uomo, con la sua attivit\u00e0 spirituale non si risveglia allo Spirito, questo stesso si trasforma in lui in caotica volont\u00e0 distruttiva. Allora lo Spirito, condotto su una via errata, assumente forme ahrimaniche, si muta nel suo contrario, nell\u2019inclinazione a violenza e terrore. La lucida e gelida intelligenza che si mette al servizio di tale impulso distruttivo non agisce nell\u2019inconscio; infatti, tanto meno l\u2019anima prende coscienza della realt\u00e0 animico-spirituale in cui \u00e8 immersa, tanto pi\u00f9 cresce la spinta al crimine.<\/p>\n<p>L\u2019inganno ahrimanico sulla natura dell\u2019anima la consegna nelle mani dell\u2019Ostacolatore, che intende dominare l\u2019uomo offuscandone l\u2019animo mediante il fanatismo, fino a giungere alla possessione vera e propria. Questo fanatismo uccide ogni ragionevolezza e ogni relazione dell\u2019individuo con il mondo circostante. Se, da un lato, lo spirito deviato assume forme ahrimaniche nel terrorismo, prende sfumature luciferiche in quei gruppi giovanili che si rifugiano &#8211; delusi dal \u201868 e dai mancati conseguimenti interiori che pur inconsciamente si attendevano &#8211; nella droga o nel misticismo orientaleggiante. Si tratta del cosiddetto <em>\u201criflusso\u201d,<\/em> che fa da pendant al fenomeno nascente del terrorismo; sono due volti di uno stesso insuccesso. D\u2019altra parte, probabilmente, il riflusso ed il ritorno all\u2019individuo ha rappresentato anche il segnale della irrisolvibilit\u00e0 di determinati problemi da parte di interi gruppi, dunque il fallimento della via politica tout court. L\u2019insuccesso della operazione politica ha indicato la via individuale, sia essa quella della lotta armata o quella del rifugio nel privato dei paradisi artificiali o delle vie mistiche orientaleggianti. Non \u00e8 comunque possibile comprendere appieno il senso degli avvenimenti degli anni di piombo senza elevarci ad una interpretazione pi\u00f9 vasta della storia, che tenga presente anche quelle forze e realt\u00e0 che dal piano spirituale inferiscono sul piano fisico.<\/p>\n<p>Per afferrare conoscitivamente il senso degli eventi di questi ultimi, dolorosi anni, \u00e8 indispensabile intendere il senso della responsabilit\u00e0 di tutto un popolo nei confronti degli avvenimenti del terrorismo. \u00c8 essenziale accostarsi al senso occulto del sacrificio sia delle vittime che dei protagonisti del terrorismo, in un contesto metastorico che pur non \u00e8 facile<em> \u201cdigerire\u201d<\/em>, adusi come siamo a giudicare partendo sempre &#8211; pi\u00f9 o meno coscientemente &#8211; da una visione di parte. Il senso dell\u2019assumersi ogni responsabilit\u00e0 di tutto quanto commesso dalle Brigate Rosse da parte di alcuni terroristi, peraltro non coinvolti personalmente in fatti di sangue, mi sembra indicativo di una coerenza e lealt\u00e0 che dovrebbero farci riflettere, spingendoci a formulare interiormente la domanda:<\/p>\n<blockquote><p>\u201csono pronto anch\u2019io, qui ed ora, ad assumermi la responsabilit\u00e0 per quanto viene commesso nell\u2019ambito del mio popolo, della mia citt\u00e0, io che pur conosco la legge secondo la quale noi tutti collaboriamo fattivamente, con pensieri, parole ed opere, al livello spirituale e morale del nostro Paese?\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Non sar\u00e0 possibile dare un senso reale al dolore dei parenti delle vittime, n\u00e9 a quello degli stessi terroristi, alcuni dei quali hanno pagato con la vita o con il carcere a vita i propri errori, se non saremo in grado di sperimentare &#8211; non solo di accogliere conoscitivamente &#8211; il senso del sacrificio di vittima e carnefice che sollevano un popolo da sventure pi\u00f9 gravi e su pi\u00f9 vasta scala. A fianco della legge del karma, pur determinante nel manifestarsi di certe connessioni, il senso della corresponsabilit\u00e0 di tutti si coglie solo sollevandoci su un livello pi\u00f9 impersonale e permeato di amore. Il pensiero e la parola di Massimo Scaligero erano stati determinanti, vent\u2019anni fa, a comprendere questo difficile concetto della comune responsabilit\u00e0 nei confronti di quel sistema politico e sociale che si intendeva abbattere. \u00c8 stato un seme &#8211; questo della corresponsabilit\u00e0 di ciascuno &#8211; non facile da coltivare, da proteggere, in particolare negli anni bui ed inquietanti della lotta armata, dal rischio costante della riduzione di tutto a politica, a meri rapporti socio-economici. Ed oggi, di fronte alla possibilit\u00e0 che la invocata pacificazione si configuri in un perdono di Stato, senza che vi sia stata una reale comprensione del fenomeno del terrorismo da parte di vittime e protagonisti, vien fatto di pensare che essa non altro sarebbe se non un riassorbimento del terrorismo stesso nella \u2018politica\u2019, nel panteismo politico che tanto radicalmente informa di s\u00e9 tutta la nostra esistenza sociale. E questa sarebbe oggi la sconfitta peggiore; un tale sviluppo potrebbe consegnare definitivamente gli eventi di quella primavera di vent\u2019anni fa a quella categoria di esperienze dolorose che &#8211; non comprese &#8211; si \u00e8 inevitabilmente condannati a ripercorrere.<\/p>\n<p><em>Piero Cammerinesi <\/em><\/p>\n<p><em>Da: Graal, Roma 1988<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se oggi il mondo si rivolta, in realt\u00e0 \u00e8 il cielo che si rivolta, vale a dire il cielo che viene trattenuto nelle anime degli uomini e che perci\u00f2 non pu\u00f2 manifestarsi nella sua forma, e si manifesta allora nel suo contrario, nella lotta e nel sangue anzich\u00e9 in immaginazioni. 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