{"id":36233,"date":"2020-10-02T18:05:23","date_gmt":"2020-10-02T16:05:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liberopensare.com\/?p=36233"},"modified":"2020-10-07T15:50:54","modified_gmt":"2020-10-07T13:50:54","slug":"covid-lidrossiclorochina-funziona-7-scienziati-inchiodano-loms","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/covid-lidrossiclorochina-funziona-7-scienziati-inchiodano-loms\/","title":{"rendered":"Covid, l&#8217;idrossiclorochina funziona. 7 scienziati inchiodano l&#8217;Oms"},"content":{"rendered":"<div class=\"page-header\">\n<h1><span style=\"font-size: 16px;\">Ecco lo studio integrale di sette scienziati internazionali: ecco la prova che l&#8221;idrossiclorochina funziona<\/span><\/h1>\n<\/div>\n<div class=\"contenuto-testo-mpesotto testo\">\n<div class=\"cnt-body\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Possiamo dirlo senza tanti giri di parole. L\u2019idrossiclorochina, se usata nella prima fase della malattia, funziona. E pare sia sicura, oltre che efficace. Le affermazioni, dati alla mano, arrivano da un gruppo di scienziati internazionale, capitanati dal dottor Didier Raoult, che con evidenze cliniche pubblicate su the International Medical Journal il 29 settembre, smonta punto per punto i due assunti sulla base dei quali OMS ha ritirato il suddetto farmaco adducendone la pericolosit\u00e0 e la non efficacia. E smonta soprattutto quanto affermato dallo studio Recovery dell\u2019Universit\u00e0 di Oxford (la stessa che sta lavorando sul vaccino?), finanziato anche dalla Fondazione Bill e Melinda Gates.<\/p>\n<p>L\u2019idrossiclorochina funziona in combinazione con altri farmaci e se somministrata in prima fase. E non \u00e8 pericolosa, nemmeno a dosi doppie rispetto ai parametri normali, come dimostra il documento che pubblichiamo integralmente.<\/p>\n<p>A inchiodare questo farmaco poco costoso, impiegato dal 1945 per trattare la malaria e le sindromi autoimmuni (deriva dalla clorochina, che \u00e8 la versione sintetica del chinino) era stato lo studio Recovery, condotto a marzo del 2020 dalla Universit\u00e0 di Oxford (la stessa che sta lavorando sul vaccino) e finanziato anche dalla fondazione Bill e Melinda Gates, che decretava l\u2019assenza di effetti benefici sui pazienti ospedalizzati a causa del Covid 19. Nello stesso periodo, un articolo apparso su The Lancet affermava che i pazienti trattati con idrossiclorochina presentavano tassi di mortalit\u00e0 del 35% superiori a causa di gravi aritmie cardiache. La pubblicazione fu ritirata dopo 13 giorni dalla sua uscita, perch\u00e9 contestata da 120 scienziati di varie nazionalit\u00e0. Il 2 giugno 2020 altri 80 medici italiani presero posizione.<\/p>\n<p>Nel documento che riportiamo, viene esplicitato sulla base di evidenze cliniche il successo dell\u2019idrossiclorochina in prima fase, grazie ai suoi meccanismi antivirali e immunomodulanti, mentre chi la ha invalidata la ha utilizzata in fasi tardive, dove l\u2019imponente stato infiammatorio rende necessari ben altri interventi! Quindi lo studio di risposta a Recovery dimostra che a non essere efficace non \u00e8 l\u2019idrossiclorochina, ma la tempistica con cui \u00e8 stata valutata e testata. In realt\u00e0, mentre OMS la bandiva, a livello mondiale tanti medici portavano avanti congiuntamente il suo utilizzo con evidenze cliniche sperimentate sul campo, che riassumiamo qui: somministrazione di idrossiclorochina nelle prime 72 ore dall\u2019insorgenza dei sintomi, abbinata a un antibiotico, in particolare l\u2019azitromicina; all\u2019aggravarsi eventuale dei sintomi, cortisone ed eparina a basso peso molecolare; a tale mix di farmaci si \u00e8 aggiunto, nei territori e negli ospedali, l\u2019utilizzo di plasma iperimmune. Risultato: la guarigione dei pazienti.<\/p>\n<p>Il gruppo del professor Didier Raoult ha usato 600 mg al giorno per un massimo di 10 giorni in 1061 pazienti con COVID-19 riportando 8 decessi e un tasso di mortalit\u00e0 dello 0,75%.<\/p>\n<p>Invece, lo studio Recovery la ha usata in modo massiccio, in dose NON terapeutica (2.400 mg nelle prime 24 ore di trattamento), con grande rischio di effetti collaterali come cardiopatie e retinopatie: ma nonostante ci\u00f2, a dosaggio pi\u00f9 che doppio, non ci sono stati scostamenti dalla mortalit\u00e0 riscontrata durante i controlli.<\/p>\n<p>In sintesi: il documento dimostra che l\u2019idrossiclorochina funziona e non \u00e8 pericolosa. E resta forte perplessit\u00e0 sulla posizione presa da OMS.<\/p>\n<p>\u201cLa totale assenza di un approccio medico-clinico per la patologia COVID-19, dello Studio Recovery, deve necessariamente far riconsiderare all\u2019OMS le decisioni prese in conseguenza a tale studio per non farsi carico della responsabilita\u0300 di un aumento di decessi nel mondo.<\/p>\n<p>La decisione di sottrarre nuovamente un farmaco, stavolta dimostratosi sicuro e di accertata efficacia nella fase iniziale di malattia, contribuisce ad aumentare le morti di persone che avrebbero potuto essere altrimenti curate e guarite e a prolungare la pandemia\u201d chiosa lo studio, che pubblichiamo integralmente qui di seguito.<\/p>\n<p><strong>STUDIO RECOVERY E IDROSSICLOROCHINA<\/strong><\/p>\n<p><strong>AUTHORS<\/strong><\/p>\n<p><em>Dilip Pawar MBBS, MD, PhD, DSM, MBA, FCP (USA) Clinico Farmacologo, Scienziato di ricerca sul cancro e Covid Expert Mumbai, India<\/em><\/p>\n<p><em>Didier Raoult, MD Direttore dell&#8217;IHU M\u00e9diterran\u00e9e-Infection Boulevard Jean Moulin Marsiglia, Francia<\/em><\/p>\n<p><em>Nise Yamaguchi MD, PhD Clinico Oncologo e Immunologo Institute of Advances in Medicine Universit\u00e0 di San Paolo, Brasile<\/em><\/p>\n<p><em>Juan C. Bertoglio, MD Ass. Prof. Di Medicina e Immunologia Universidad Austral del Cile<\/em><\/p>\n<p><em>Alberto Palamidese, MD. Professore Aggiunto di Pneumologia Ospedale Universitario di Padova Medical Association Directory Board Universit\u00e0 di Padova, Italia<\/em><\/p>\n<p><em>Vincenzo Soresi M.D. Director em. of Pneumology Ospedale Niguarda di Milano Professore em. di Anatomopatologia, Oncologia Clinica e Pneumologia Universit\u00e0 di Milano, Italia<\/em><\/p>\n<p><em>Juan L. Hancke, DVM, PhD Professore di Farmacologia e Tossicologia Universit\u00e0 Austral del Cile<\/em><\/p>\n<p><em>Mauro Rango Medical Writer Universit\u00e0 di Padova, Italia<\/em><\/p>\n<p><em>Graziella Cordeddu Medical Writer Universit\u00e0 di Cagliari, Italia<\/em><\/p>\n<p><em>Daniela Gammella Medical Writer Universit\u00e0 di Parma, Italia<\/em><\/p>\n<p><strong>INTRODUZIONE<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 parlare ancora di idrossiclorochina per la cura del COVID-19 quando lo studio Recovery\u00a0condotto a Marzo 2020 dalla prestigiosa Universit\u00e0 di Oxford e finanziato anche dalla Fondazione Bill e Melinda Gates, ha decretato il 4 Giugno 2020 che questo farmaco \u201cnon ha mostrato alcun effetto benefico sui pazienti ospedalizzati a causa del COVID-19?\u201d<\/p>\n<p>Perch\u00e9 continuare a parlarne dal momento che, in seguito a questo risultato incontestato, l\u2019OMS ha deciso di ritirare il suddetto farmaco per curare la patologia COVID-19? [A]<\/p>\n<p>La risposta \u00e8: perch\u00e9 in scienza e coscienza noi crediamo che lo studio Recovery sia ampiamente contestabile, nel metodo e nei conseguenti risultati riguardanti l\u2019idrossiclorochina.<\/p>\n<p><strong>PREMESSA<\/strong><\/p>\n<p>Durante le ricerche di cure per il COVID-19, gli studi comprendenti l\u2019idrossiclorochina furono interrotti dall\u2019OMS gi\u00e0 il 25 Maggio 2020 dopo la pubblicazione di un articolo su The Lancet\u00a0, in cui si affermava che i pazienti che avevano ricevuto idrossiclorochina presentavano tassi di mortalit\u00e0 del 35% per gravi aritmie cardiache. Questa pubblicazione veniva ritirata dopo tredici giorni dalla sua uscita perch\u00e9 contestata da 120 scienziati di varie nazionalit\u00e0, sia per la raccolta dei dati che per la metodica e il 2 Giugno 2020 anche ottanta medici italiani inviavano una lettera, alla rivista The Lancet e all\u2019OMS, contestandola nel suo contenuto scientifico. Il Dott Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell\u2019OMS, consentiva quindi il 3 Giugno 2020 la ripresa degli arruolamenti dei pazienti in sperimentazioni con l\u2019idrossiclorochina nello studio Solidarity. Recovery \u00e8 diventato poi lo studio principale su cui l\u2019OMS ha basato la sua decisione finale per confermare a tutte le agenzie del farmaco la sospensione dell\u2019uso dell\u2019idrossiclorochina per il COVID-19.<\/p>\n<p><strong>LO STUDIO RECOVERY<\/strong><\/p>\n<p>Lo studio ebbe inizio il 13 Marzo 2020 nel Regno Unito.\u00a0Da 175 ospedali furono arruolati circa 11.500 pazienti che manifestavano sintomi respiratori pi\u00f9 o meno gravi e molto spesso presentavano un quadro di polmonite interstiziale di vario grado. In sostanza tutti i pazienti si trovavano nella cosiddetta seconda o terza fase della malattia, fasi che avremo modo di descrivere meglio nel prosieguo di questa lettera. Lo studio fu diviso in diversi bracci e venne assegnato ai pazienti di ogni braccio un trattamento che consisteva essenzialmente nella somministrazione di UN SOLO farmaco.<\/p>\n<p><strong>UNA APPARENTE DIGRESSIONE<\/strong><\/p>\n<p>Usciamo per un momento dalla discussione dello studio per chiarire un aspetto fondamentale senza il quale la comprensione della sua critica potrebbe risultare non facilmente accessibile. Per fare questo occorre parlare del COVID-19 suddiviso nelle sue tre fasi di evoluzione patogenetica. La prima fase \u00e8 quella in cui prevale la replicazione virale (il virus entra nel nostro organismo e si replica all\u2019interno delle cellule). Pu\u00f2 non dar luogo a sintomi oppure darne di simili a quelli delle classiche sindromi influenzali, malessere, artralgie diffuse, febbre, tosse secca. La sua prognosi \u00e8 ottima, il decorso \u00e8 benigno e si manifesta in circa l\u201985% dei contagiati. La seconda fase \u00e8 quella della polmonite interstiziale, che colpisce molto spesso e in modo esteso entrambi i polmoni, in cui si ha una prima risposta infiammatoria e sintomi respiratori anche molto importanti. La prognosi in questa fase \u00e8 variabile, spesso si rende necessario il ricovero ospedaliero. La terza fase, che pu\u00f2 presentarsi in un numero ridotto di pazienti, \u00e8 caratterizzata da un quadro clinico ingravescente causato da una iper risposta infiammatoria (la tempesta citochinica) che determina, tra l\u2019altro, un quadro di Coagulazione Intravascolare Disseminata (CID). In questo caso la prognosi \u00e8 severa. Va detto che da parte dell\u2019OMS non \u00e8 mai stata data alcuna direttiva in merito ad un protocollo specifico da applicare in caso di COVID-19. Ci\u00f2 nonostante, a livello nazionale, diverse associazioni mediche individuarono una combinazione di principi attivi da utilizzare per affrontare la patologia. Anche se tali indicazioni differivano da Paese a Paese (ma anche all\u2019interno di uno stesso Paese spesso erano diversificate tra ospedale e ospedale, regione e regione) mantenevano, tuttavia un approccio simile che prevedeva l\u2019abbinamento, in fase iniziale di malattia, di farmaci che congiuntamente esplicassero una azione immunomodulante e antivirale.<\/p>\n<p>A partire dalle prime settimane di Marzo 2020, per affrontare ciascuna delle tre fasi di malattia, ogni terapia assegnata domiciliarmente o presso le strutture ospedaliere, faceva riferimento ad una combinazione di farmaci che si presentava simile, quando non addirittura coincidente, in pi\u00f9 parti del mondo. Solitamente nelle prime settantadue ore dall\u2019insorgenza dei sintomi i pazienti venivano trattati a domicilio abbinando l\u2019idrossiclorochina ad un antibiotico, specificatamente l\u2019azitromicina. Mentre all\u2019aggravarsi dei sintomi e durante l\u2019ospedalizzazione, si aggiungeva, ai farmaci utilizzati in fase precoce, l\u2019utilizzo di cortisone e di eparina a basso peso molecolare (EBPM). A tale mix di farmaci si aggiunse poi, a macchia di leopardo, nei territori e negli ospedali, l\u2019utilizzo di plasma iperimmune di persone guarite. Si \u00e8 assistito ad un fenomeno, forse unico nella storia della medicina cio\u00e8 ad una convergenza della pratica medica a livello mondiale, basata sulle evidenze cliniche sperimentate sul campo.\u00a0Insomma, pur in assenza di una direttiva dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 le diverse esperienze nazionali dell\u2019intero pianeta convergevano verso il medesimo approccio: un mix di farmaci che, sinergicamente, rispondessero alla replicazione virale, all\u2019eccessiva risposta immunitaria aspecifica, alla coagulazione intravascolare, ciascun farmaco con un suo proprio ruolo specifico. 3 Questo utilizzo clinico nei vari territori internazionali aveva a suo fondamento plurimi studi prodotti nell\u2019ultimo decennio che attestavano l\u2019efficacia antivirale del principio attivo contenuto nell\u2019idrossiclorochina, nei confronti del virus Sars, di cui il SARS-CoV-2 \u00e8 parente stretto.<\/p>\n<p>Su questi studi si \u00e8 basata quindi la strategia terapeutica utilizzata per esempio l\u2019IHU M\u00e9diterran\u00e9e Infection a Marsiglia in Francia e in tutte quelle realt\u00e0 che a tale esperienza si sono ispirate. Inoltre era conoscenza dei clinici specialisti in patologie respiratorie, il sinergico funzionamento tra i suddetti principi attivi e quelli di specifici antibiotici con attivit\u00e0 immunomodulante e con anticoagulanti, tutti insieme fondamentali per la cura di sintomi simili a quelli provocati dal SARS-CoV-2, che pur essendo di altra natura eziologica (come il Mycoplasma pneumoniae), provocano al polmone danni paragonabili a quelli prodotti dal COVID-19.<\/p>\n<p><strong>CONTESTAZIONE A RECOVERY<\/strong><\/p>\n<p>Dopo questa apparente digressione torniamo allo studio Recovery. La nostra contestazione, premettendo le ragioni finora esposte, si basa quindi sui punti fondamentali che caratterizzano lo studio: -fase avanzata di malattia -monoterapia -posologia eccessiva Risulta quantomeno sorprendente che la Oxford University abbia fatto tali scelte per validare il funzionamento dell&#8217;idrossiclorochina nei pazienti trattati e studiarne la mortalit\u00e0. In fase avanzata di malattia Come appare evidente dalle diverse esperienze cliniche sperimentate su territorio mondiale, nella stragrande maggioranza dei casi in cui i tassi di mortalit\u00e0 sono stati contenuti all\u2019interno di una percentuale del 3%, si riscontra il diffuso impiego di idrossiclorochina e azitromicina in fase di malattia precoce (e di plasma iperimmune in fase avanzata ovvero di corticosteroidi, EBPM). Tale utilizzo precoce, trova la sua ragion d\u2019essere nei meccanismi di azione antivirali e immunomodulanti dell\u2019idrossiclorochina a cui si \u00e8 pi\u00f9 sopra accennato. Abbinando tali meccanismi alla prima fase di malattia, si permette al farmaco di esplicare le suddette propriet\u00e0 esattamente nel momento in cui 4 queste sono richieste, ovvero nel momento in cui si assiste alla replicazione virale all\u2019interno dell\u2019organismo ospitante e si verifica la reazione direttamente conseguente del sistema immunitario. L\u2019idrossiclorochina contrasta in modo fisiologico la risposta infiammatoria modulandola e non sopprimendola e impedisce l\u2019insorgere della tempesta citochinica. L\u2019idrossiclorochina ha dimostrato in vitro o in modelli animali di possedere un effetto antivirale attraverso l\u2019aumento del pH endosomiale -che \u00e8 determinante per la fusione virus-cellula- bloccando, in questo modo, l\u2019ingresso del virus all\u2019interno della cellula.<\/p>\n<p>Un altro meccanismo d\u2019azione dell\u2019idrossiclorochina per combattere\/contrastare i virus \u00e8 quella di attivare le vie innate di segnalazione immunitaria dell&#8217;IFN\u03b2, AP-1 e NF-\u03baB, nonch\u00e9 l\u2019aumento dell\u2019espressione di geni antivirali e citochine come l&#8217;interferone beta (IFN\u03b2).\u00a0Inoltre l\u2019idrossiclorochina esplica un effetto antinfiammatorio dovuto ad inibizione di sovraregolazione di mRNA di citochine proinfiammatorie, IL-6, IL-1\u03b2 TNF-\u03b1\u00a0e pu\u00f2 bloccare l&#8217;attivazione delle cellule T interrompendo la segnalazione di calcio dipendente dal recettore delle cellule T.<\/p>\n<p>Il fatto che la somministrazione sia avvenuta molto tardivamente durante il decorso della malattia non depone a sfavore dell\u2019idrossiclorochina, bens\u00ec depone a sfavore della scelta terapeutica. In tali fasi avanzate infatti, vi \u00e8 un\u2019imponente infiammazione e per prevenire il quadro di coagulazione intravascolare disseminata tipico del COVID-19, ben altri interventi sarebbero stati richiesti per una corretta pratica medica. Monoterapia Nonostante le notevoli propriet\u00e0 appena descritte dell\u2019idrossiclorochina come antivirale e antinfiammatorio, le numerose esperienze cliniche hanno comprovato che la sua efficacia viene aumentata potenzialmente se utilizzata in abbinamento con un altro principio attivo che agisca in sinergia. Nel caso specifico del trattamento per il COVID-19 il farmaco che ha contribuito maggiormente a creare l\u2019effetto combinato pi\u00f9 favorevole, alla guarigione della malattia insieme all\u2019idrossiclorochina, \u00e8 stato l\u2019azitromicina.<\/p>\n<p>L\u2019azitromicina \u00e8 un macrolide che, oltre alla sua azione antibatterica, ha dimostrato di avere un\u2019azione di immunomodulazione la quale differisce dall&#8217;immunosoppressione o dall&#8217;antinfiammazione in quanto \u00e8 un ripristino non lineare della risposta infiammatoria che agisce modificando o regolando una o pi\u00f9 funzioni del sistema immunitario. Usiamo il termine &#8220;immunomodulazione&#8221; per descrivere la downregulation di un&#8217;iperimmunit\u00e0 o iperinfiammazione senza compromettere la normale risposta immunitaria o infiammatoria per difendersi dall&#8217;infezione. I farmaci idrossiclorochina e azitromicina sono entrambi immunomodulatori che in modo sinergico prevengono gli effetti deleteri causati dalla massiccia infiammazione indotta da COVID-19 quindi sono due farmaci diversi ma con attivit\u00e0 simili che lavorano in sinergia. Inoltre l\u2019azitromicina \u00e8 nota per fermare la produzione di citochine, un torrente di mediatori infiammatori che innescano l&#8217;infiammazione polmonare potenzialmente letale nei pazienti COVID-19.<\/p>\n<p>Il regime di monoterapia, come non viene praticato anche per altre patologie, non trova a maggior ragione, giustificazione alcuna per venir attuato in caso di infezione da SARS-CoV-2 la quale si \u00e8 dimostrata essere, come precedentemente spiegato, una patologia s\u00ec complessa ma che pu\u00f2 essere affrontata in ogni sua fase con strumenti adeguati alla sua gravit\u00e0. Non certo in monoterapia. Posologia eccessiva Altro aspetto, tutto da chiarire, riguarda l\u2019alto dosaggio di idrossiclorochina somministrato che non trova giustificazione n\u00e9 nella pratica clinica fino a quel momento conosciuta, n\u00e9 in letteratura: infatti le dosi sono risultate pi\u00f9 che doppie rispetto a quelle utilizzate abitualmente per le patologie di riferimento (malaria, lupus erythematosus, artrite reumatoide). Ogni farmaco \u00e8 sicuro se usato a dosaggi stabiliti e diventa potenzialmente letale per dosi superiori. Lo Studio Recovery ha utilizzato un dosaggio di 2400 mg di idrossiclorochina nelle prime 24 ore di trattamento. Alla dose iniziale sono state poi aggiunte somministrazioni di 400 mg ogni 12 ore per altri 9 giorni, per un totale complessivo di 9,6 gr di farmaco in 10 giorni. 6 Giusto per fare un confronto, il gruppo del prof Didier Raoult\u00a0in Francia ha usato 600 mg al giorno per un massimo di dieci giorni in 1061 pazienti con COVID-19, riportando 8 decessi ed un tasso di mortalit\u00e0 dello 0,75%. Va detto che nello stesso periodo, le esperienze territoriali italiane hanno visto un impiego di idrossiclorochina al dosaggio giornaliero di 400 mg.<\/p>\n<p>Il regime di iperdosaggio di idrossiclorochina e la modalit\u00e0 di somministrazione in monoterapia non ha alcuna giustificazione medica nel trattamento del COVID-19. Si pu\u00f2 quindi affermare, oltre ogni ragionevole dubbio che, nello Studio Recovery nel Regno Unito, l\u2019idrossiclorochina \u00e8 stata utilizzata in dose non terapeutica, a maggior rischio di effetti collaterali quali cardiopatie e retinopatie, non comprensibile in relazione ai canoni della pratica medica per tale patologia. Nonostante il dosaggio estremamente elevato e ingiustificato di idrossiclorochina non ci sono state sostanziali scostamenti dalla mortalit\u00e0 riscontrata nel braccio di controllo.<\/p>\n<p>Quanto sopra dimostrato \u00e8 in antitesi con le motivazioni che in precedenza venivano dichiarate dall\u2019OMS per la prima sospensione dell\u2019idrossiclorochina dopo la pubblicazione su The Lancet del documento che \u00e8 stato poi ritirato e cio\u00e8 che si trattava di farmaco non sicuro e potenzialmente letale. In realt\u00e0 l\u2019idrossiclorochina \u00e8 un composto antivirale con un track record di sessantacinque anni per la sicurezza e l\u2019efficacia, sviluppato a partire dalla clorochina che a sua volta \u00e8 la versione sintetica del chinino. La clorochina e l\u2019idrossiclorochina sono farmaci poco costosi e disponibili a livello globale che sono stati utilizzati in tutto il mondo dal 1945 per trattare la malaria, sindromi autoimmuni e varie altre condizioni. Lo stesso studio ha infatti dimostrato la totale sicurezza del farmaco, visto che in dosaggio pi\u00f9 che doppio a quello comunemente utilizzato non ha provocato un tasso di mortalit\u00e0 superiore a quello dei controlli. In questa prospettiva appare di dubbia validit\u00e0 la scelta di attribuire oppure negare ad un farmaco una possibile capacit\u00e0 curativa sulla base di un uso improprio, in assenza di una sinergia farmacologica necessaria. 7 Risulta ovvio pertanto che non abbia potuto impedire la morte di molti pazienti. Solo se utilizzato secondo i corretti parametri evita i decessi e anche l\u2019aggravarsi della patologia e le sue complicazioni. Un appunto sul desametasone Viceversa diventa degno di nota, per le ragioni che verranno chiarite nel prosieguo, riportare, in breve, il report relativo ad un altro farmaco utilizzato nello Studio Recovery: il desametasone.<\/p>\n<p>Secondo i ricercatori del Recovery Trial dell\u2019Universit\u00e0 di Oxford viene descritto come l\u2019unico farmaco che ha finora dimostrato di ridurre la mortalit\u00e0 e di farlo in modo significativo. I dati per\u00f2 non sembrano avallare l\u2019aggettivo \u201csignificativo\u201d utilizzato. I pazienti curati senza desametasone a 28 giorni avevano mortalit\u00e0 del 41% quando necessitavano di ventilazione meccanica, del 25% quando necessitavano di solo ossigeno e del 13% tra chi non necessitava di interventi respiratori di alcun genere. Il desametasone \u00e8 risultato fondamentale per salvare 1 paziente su 8 con ventilazione meccanica e 1 paziente su 25 con ossigeno. Mentre non sono stati rilevati benefici nei pazienti con quadro clinico migliore che non richiedevano ossigeno. Non si comprende quindi a conclusione della sperimentazione sul desametasone, l\u2019enfasi posta da parte del Professor Peter Horby e del Professor Martin Landray sui suoi effetti, come se si trattasse di una scoperta sensazionale.<\/p>\n<p>L\u2019errore commesso nello studio condotto dall\u2019Universit\u00e0 di Oxford e che riguarda tutto lo studio Recovery, \u00e8 la monoterapia vale a dire testare un solo farmaco o tipo di trattamento. Soprattutto per quanto riguarda il desametasone, Recovery non \u00e8 riuscito a mettere sufficientemente in evidenza la reale importanza dei corticosteroidi come salvavita nella seconda e terza fase della malattia cos\u00ec come quando vengono usati in combinazione con altri farmaci. Come abbiamo detto i corticosteroidi sono sempre stati farmaci elettivi nelle polmoniti interstiziali e hanno dimostrato di essere molto utili per affrontare l\u2019epidemia di COVID-19, dovrebbero essere introdotti, insieme al plasma 8 iperimmune e anticoagulanti, nel momento in cui la tempesta citochinica sta per verificarsi, durante la seconda fase di malattia e si sono dimostrati utili anche nella terza fase di malattia.<\/p>\n<p>L\u2019utilizzo cos\u00ec come previsto in Recovery per il trattamento di COVID-19, in regime di monoterapia, ha svalutato la reale portata e importanza del desametasone. Ci teniamo a sottolineare che il cortisone viene usato, da circa 50 anni, in tutto il mondo in caso di polmoniti interstiziali, inoltre, non \u00e8 una scoperta di Recovery nemmeno il suo utilizzo relativo al COVID-19 in quanto, analoghi del desametasone sono stati utilizzati, unitamente ad altri farmaci, in quasi tutte le strutture ospedaliere del mondo, a partire da Marzo 2020. Tali cure improntate alla pratica di un protocollo di farmaci hanno apportato agli ammalati di COVID-19 benefici di gran lunga maggiori rispetto a quelli riportati nello studio Recovery. Va detto, infine, che rimane ancora tutta da verificare l\u2019efficacia dell\u2019utilizzo del desametasone in prima fase di malattia.<\/p>\n<p><strong>CONCLUSIONI<\/strong><\/p>\n<p>Va detto con estrema chiarezza che molte realt\u00e0 ospedaliere europee hanno avuto tassi di mortalit\u00e0 meno elevati, durante la fase epidemica, di quelli dello Studio Recovery. Basterebbe questa affermazione per far comprendere che le tesi di base dello Studio sono errate. Come abbiamo chiarito nell\u2019esposizione della nostra contestazione, lo Studio Recovery non dimostra l\u2019inefficacia dell\u2019idrossiclorochina o l\u2019efficacia del desametasone. Ci\u00f2 che lo studio dimostra \u00e8 soltanto l\u2019inefficacia dell\u2019utilizzo dell\u2019idrossiclorochina in una fase non congruente di malattia e in monoterapia per combattere il COVID-19 e, nel contempo, dimostra la non adeguata efficacia del desametasone se non inserito nel contesto di un protocollo che lo associ ad altri farmaci, quindi dimostra che anche un ipotetico \u201csalvavita\u201d non lo \u00e8 efficacemente se usato da solo. L\u2019unica vera dimostrazione utile per la comunit\u00e0 medica e scientifica a cui conduce lo Studio Recovery appare essere la conferma delle evidenze basate 9 sulla pratica clinica, sviluppatesi durante l\u2019epidemia, che hanno condotto i medici impegnati in prima linea, ad utilizzare una combinazione di farmaci che si \u00e8 ben presto diffusa all\u2019intero pianeta e che ha visto, nelle situazioni in cui \u00e8 stata contenuta la mortalit\u00e0 entro bassissime percentuali, la costante della presenza di idrossiclorochina, azitromicina, cortisone, anticoagulante e, in taluni casi, plasma iperimmune. Lascia ancora una volta perplessi il fatto che l\u2019OMS si basi, come fece con lo Studio pubblicato sul The Lancet e poi ritirato, su studi che danno piena evidenza di trattare una patologia come si trattasse di una patologia a loro completamente sconosciuta sulle sue manifestazioni ed evoluzioni cliniche.<\/p>\n<p>La totale assenza di un approccio medico-clinico per la patologia COVID-19, dello Studio Recovery, deve necessariamente far riconsiderare all\u2019OMS le decisioni prese in conseguenza a tale studio per non farsi carico della responsabilit\u00e0 di un aumento di decessi nel mondo. La decisione di sottrarre nuovamente un farmaco, stavolta dimostratosi sicuro e di accertata efficacia nella fase iniziale di malattia, contribuisce ad aumentare le morti di persone che avrebbero potuto essere altrimenti curate e guarite e a prolungare la pandemia. Questo, seppur inaccettabile in qualsiasi circostanza, si rileva come danno intollerabile anche e soprattutto nei paesi pi\u00f9 poveri nei quali l\u2019idrossiclorochina rappresentava il farmaco principale nel trattamento della fase precoce della malattia.<\/p>\n<p><em>Nota [A]: come risultato di questa decisione, tutte le agenzie farmaceutiche regionali e nazionali hanno dato l\u2019ordine, nei loro territori, di limitarne l\u2019uso ai soli studi clinici. L\u2019OMS ha dichiarato che la propria decisione \u00e8 stata presa sulla base dei risultati di Recovery, su quelli di Solidarity e su una Cochrane review su altre prove su l&#8217;idrossiclorochina.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Monica Camozzi<\/p>\n<p>Fonte:https:\/\/www.affaritaliani.it\/cronache\/idrossicolorochina-oms-coronavirus-studio.html<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecco lo studio integrale di sette scienziati internazionali: ecco la prova che l&#8221;idrossiclorochina funziona &nbsp; Possiamo dirlo senza tanti giri di parole. L\u2019idrossiclorochina, se usata nella prima fase della malattia, funziona. E pare sia sicura, oltre che efficace. 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