{"id":37053,"date":"2020-10-16T14:04:39","date_gmt":"2020-10-16T12:04:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liberopensare.com\/?p=37053"},"modified":"2020-10-18T12:07:43","modified_gmt":"2020-10-18T10:07:43","slug":"il-russiagate-fu-un-vero-e-proprio-tentativo-di-golpe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/il-russiagate-fu-un-vero-e-proprio-tentativo-di-golpe\/","title":{"rendered":"Russiagate: un golpe fallito"},"content":{"rendered":"<div>\n<div>\n<h1>Ecco la smoking gun: la collusione Trump-Russia una bufala cucinata dalla Clinton con la complicit\u00e0 di Obama<\/h1>\n<p><em>Ecco come \u00e8 nato il Russiagate, declassificate le note di Brennan e della CIA: l\u2019amministrazione Obama in combutta con la Campagna Clinton nel fabbricare e diffondere la narrazione della collusione Trump-Russia. L\u2019indagine Crossfire Hurricane innescata e coordinata da Brennan, con una vera e propria task force (\u201cfusion cell\u201d) tra le agenzie di intelligence, dalla CIA all\u2019FBI, per accreditare l\u2019accusa fake della Clinton alla Campagna Trump<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"img-responsive img-featured center-block wp-post-image jetpack-lazy-image jetpack-lazy-image--handled\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.atlanticoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/brennan_obama.jpg?fit=900%2C600\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.atlanticoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/brennan_obama.jpg?w=1024 1024w, https:\/\/i1.wp.com\/www.atlanticoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/brennan_obama.jpg?resize=300%2C200 300w, https:\/\/i1.wp.com\/www.atlanticoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/brennan_obama.jpg?resize=768%2C512 768w, https:\/\/i1.wp.com\/www.atlanticoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/brennan_obama.jpg?resize=150%2C100 150w, https:\/\/i1.wp.com\/www.atlanticoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/brennan_obama.jpg?resize=900%2C600 900w\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"600\" data-attachment-id=\"11124\" data-permalink=\"http:\/\/www.atlanticoquotidiano.it\/quotidiano\/unaltra-bomba-sul-russiagate-dubbi-anche-sullinterferenza-russa-per-aiutare-trump-nel-mirino-brennan\/attachment\/brennan_obama\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.atlanticoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/brennan_obama.jpg?resize=660%2C440\" data-orig-size=\"1024,683\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"brennan_obama\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.atlanticoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/brennan_obama.jpg?fit=300%2C200\" data-large-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.atlanticoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/brennan_obama.jpg?fit=1024%2C683\" data-lazy-loaded=\"1\" \/><\/p>\n<div class=\"content\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.atlanticoquotidiano.it\/rubriche\/esplosivo-il-russiagate-un-piano-orchestrato-dalla-clinton-per-screditare-trump-e-obama-sapeva\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Vi avevamo parlato una settimana fa<\/a>, su\u00a0<em>Atlantico Quotidiano<\/em>, della lettera nella quale il direttore della National Intelligence, John Ratcliffe, aveva anticipato al presidente della Commissione Giustizia del Senato, Lindsey Graham, i contenuti di alcuni documenti della CIA che sarebbero stati di l\u00ec a poco declassificati. Ebbene, marted\u00ec sera questi documenti sono stati finalmente declassificati e trasmessi al Congresso e non hanno deluso le aspettative. Sebbene con numerosi\u00a0<em>omissis<\/em>, rivelano infatti dettagli decisivi, e sconcertanti, sugli albori del caso\u00a0<em>Russiagate<\/em>, la presunta collusione tra la Campagna Trump e la Russia per condizionare le presidenziali del 2016. L\u2019accusa che il presidente avesse \u201crubato\u201d l\u2019elezione con l\u2019aiuto dei russi ha provocato una crisi istituzionale lacerante a Washington, di cui ancora sono visibili le cicatrici, un\u2019incessante opera di delegittimazione che ha indebolito l\u2019azione della nuova amministrazione ed \u00e8 quasi arrivata all\u2019<em>impeachment<\/em>. Risultato: democrazia americana nel caos per quattro anni e sfiducia\u00a0<em>nelle<\/em>\u00a0e\u00a0<em>tra<\/em>\u00a0le istituzioni Usa.<\/p>\n<p>A godersi lo spettacolo, Vladimir Putin, che come vedremo sapeva bene quello che stava accadendo e che oggi rilascia a\u00a0<em>Bloomberg<\/em>\u00a0una dichiarazione beffarda, dicendo di vedere le basi per una cooperazione con un\u2019amministrazione Biden, perch\u00e9 \u201ci valori dei Democratici sono simili a quelli del Partito Comunista Sovietico\u201d, di cui ricorda di essere stato membro per 18 anni.<\/p>\n<p>Ma torniamo alla collusione Trump-Russia. Era una montatura, come provano questi documenti. Soprattutto, i vertici dell\u2019intelligence e la Casa Bianca ne erano al corrente, ma nonostante ci\u00f2 hanno continuato con l\u2019indagine, e la sorveglianza, su Trump non solo durante la campagna elettorale, ma anche durante la transizione e persino dopo l\u2019insediamento della nuova amministrazione, con l\u2019inchiesta del procuratore speciale Mueller, che a questo punto, possiamo affermarlo con ragionevole certezza, aveva lo scopo di depistare e nascondere le impronte. Era partita come una polpetta avvelenata da campagna elettorale, ma con il contributo decisivo dei vertici della CIA e dell\u2019FBI, e la benedizione della Casa Bianca di Obama, si \u00e8 trasformata in un vero e proprio tentativo di colpo di stato.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"content\">\n<p>Il succo dei documenti appena declassificati \u00e8\u00a0<a href=\"http:\/\/www.atlanticoquotidiano.it\/rubriche\/esplosivo-il-russiagate-un-piano-orchestrato-dalla-clinton-per-screditare-trump-e-obama-sapeva\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">quello che vi avevamo servito una settimana fa<\/a>, con una variazione scottante a cui arriverete se avrete la pazienza di seguirci: nell\u2019estate del 2016, quindi in piena campagna per le presidenziali, l\u2019intelligence Usa ai suoi massimi livelli sembrava cos\u00ec preoccupata che i russi fossero a conoscenza di un piano della Campagna Clinton per screditare Donald Trump fabbricando la storia della collusione con la Russia, e che potessero quindi usarlo per fare disinformazione, che il capo della CIA di allora, John Brennan, inform\u00f2 personalmente il presidente Obama nello Studio Ovale. E pi\u00f9 tardi, il 7 settembre, circa un mese dopo l\u2019apertura dell\u2019indagine di controintelligence sulla Campagna Trump, la CIA invi\u00f2 una comunicazione ufficiale ai vertici dell\u2019FBI contenente la stessa informazione sul piano anti-Trump della Clinton.<\/p>\n<p>Le note manoscritte di Brennan, praticamente un mini-verbale dell\u2019incontro tenuto alla Casa Bianca con il presidente i suoi massimi consiglieri di sicurezza nazionale, mostrano che la comunit\u00e0 di intelligence Usa, nell\u2019estate del 2016, sapeva che l\u2019intelligence russa era al corrente del piano, personalmente approvato da Hillary Clinton il 26 luglio, per screditare il candidato avversario collegandolo all\u2019hackeraggio dei server del Comitato nazionale democratico (DNC) da parte dei russi e cos\u00ec distrarre il pubblico dal caso\u00a0<em>Emailgate<\/em>\u00a0che ancora la assillava.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u201cWe\u2019re getting additional insight into Russian activites from\u00a0<em>[omissis]<\/em>. Cite alleged approval by Hillary Clinton\u2013on 26 July\u2013of a proposal from one of her foreign policy advisers to villify Donald Trump by stirring up a scandal claiming interference by the Russian security services\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ad un certo punto dell\u2019incontro, come risulta dalle note di Brennan, Obama avrebbe chiesto se vi fossero prove di collaborazione tra la Campagna Trump e la Russia, ma le risposte eventualmente riportate nelle note sono oscurate. Oscurate anche le annotazioni degli interventi di altri presenti alla riunione: \u201cJC\u201d (James Comey), \u201cDenis\u201d (Denis McDonough, il capo dello staff di Obama) e \u201cSusan\u201d (il consigliere per la sicurezza nazionale Susan Rice).<\/p>\n<p>Dunque, Brennan e le agenzie di intelligence Usa sapevano fin dall\u2019inizio, da mesi prima delle elezioni, che il\u00a0<em>Russiagate<\/em>, la presunta collusione Trump-Russia, poteva essere una bufala fabbricata dalla Campagna Clinton per danneggiare il suo avversario. Oggi sappiamo che effettivamente lo era. Veicolo principale della montatura fu infatti il dossier Steele, che l\u2019FBI sapeva dall\u2019inizio essere stato commissionato e pagato dalla Campagna Clinton e dal Comitato democratico. Proprio nel mese di luglio il dossier veniva compilato e portato all\u2019attenzione dell\u2019FBI, che a partire da ottobre lo avrebbe utilizzato come elemento \u201cessenziale\u201d nelle sue richieste di autorizzazione a sorvegliare Carter Page, membro della Campagna Trump.<\/p>\n<p>E per di pi\u00f9, oltre a sapere che i russi sapevano del piano della Clinton, Brennan e le agenzie di intelligence Usa potevano sospettare gi\u00e0 allora che molte delle affermazioni chiave contenute nel dossier Steele, su cui si reggeva tutta la narrazione della collusione, fossero il frutto di una deliberata\u00a0<em>disinformatja\u00a0<\/em>russa. La fonte principale del dossier Steele era infatti una sospetta spia russa, di nome Igor Danchenko, ex ricercatore della\u00a0<em>Brookings Institution<\/em>, think tank vicino ai Democratici. Il mese scorso, l\u2019Attorney General William Barr ha informato il Congresso che l\u2019FBI aveva aperto un\u2019indagine per determinare se Danchenko fosse una spia russa e lo riteneva una \u201cpotenziale minaccia alla sicurezza nazionale\u201d.<\/p>\n<p>Ora, i Democratici obiettano che le informazioni che emergono dalle note di Brennan e della CIA declassificate sono esse stesse il prodotto della disinformazione russa, ma secondo fonti di intelligence citate da\u00a0<em>Fox News<\/em>\u00a0la CIA resta convinta che l\u2019intelligence russa credesse sinceramente, gi\u00e0 nell\u2019estate del 2016, che la Campagna Clinton avesse lanciato la sua operazione diffamatoria contro Trump per distrarre l\u2019opinione pubblica dall\u2019<em>Emailgate<\/em>\u00a0(il caso del server privato di posta elettronica usato dall\u2019ex segretario di Stato). Il direttore della National Intelligence Ratcliffe, in una dichiarazione della scorsa settimana, ha respinto il sospetto: \u201cPer essere chiari, questa non \u00e8 disinformazione russa e non \u00e8 stata valutata come tale dalla Intelligence Community\u201d.<\/p>\n<p>E resta il fatto che Brennan abbia ritenuto a tal punto affidabile l\u2019informazione da voler aggiornare personalmente il presidente Obama e i suoi massimi consiglieri. Un mese dopo, la CIA continuava a ritenerla affidabile, tanto da sottoporla all\u2019attenzione dell\u2019FBI (vedremo pi\u00f9 avanti a quale scopo) in una comunicazione ufficiale del 7 settembre 2016.<\/p>\n<p>Si tratta del secondo documento declassificato marted\u00ec, in cui la CIA informava il direttore dell\u2019FBI James Comey e il vicedirettore del controspionaggio Peter Strzok in merito \u201call\u2019approvazione da parte del candidato alla presidenza degli Stati Uniti Hillary Clinton di un piano riguardante il candidato alla presidenza Donald Trump e hacker russi che interferivano nelle elezioni Usa, come mezzo per distrarre il pubblico dal suo uso di un server di posta privato\u201d.<\/p>\n<p>Ma invece di agire, come fecero nei confronti della Campagna Trump, lanciando una invasiva e formale indagine di controintelligence, Comey e Strzok ignorarono la segnalazione della CIA e non avviarono alcuna indagine. Perch\u00e9? Quella segnalazione doveva suonare quanto meno come un campanello d\u2019allarme. Non risulta invece che l\u2019FBI abbia mai intrapreso alcuna azione per accertarsi che, conoscendo il piano anti-Trump della Clinton, agenti russi non avessero infiltrato quell\u2019operazione. In pratica, l\u2019FBI decise di non verificare se i russi stavano usando la Campagna Clinton per interferire nelle elezioni presidenziali del 2016, la stessa ipotesi per la quale fu deciso, invece, di indagare e sorvegliare la Campagna Trump.<\/p>\n<p>Ma qui occorre fare una precisazione. Diversamente da quanto affermato da Ratcliffe nella lettera di una settimana fa, quello della CIA all\u2019FBI non \u00e8 un \u201c<em>referral\u00a0<\/em>investigativo\u201d, ovvero una segnalazione che si ritiene giustifichi o richieda l\u2019apertura di un\u2019indagine penale. Ora che \u00e8 declassificato possiamo osservare che si tratta di un documento di altra natura: \u00e8 una comunicazione della CIA all\u2019FBI che fornisce informazioni precedentemente richieste da quest\u2019ultima. Insomma, la CIA stava informando l\u2019FBI, non chiedendole di aprire un\u2019indagine sulla Clinton in merito al suo piano anti-Trump.<\/p>\n<p>Per questo, forse, durante l\u2019audizione della scorsa settimana in Commissione Giustizia del Senato, l\u2019ex direttore Comey ha potuto affermare di non ricordare affatto un\u00a0<em>referral<\/em>\u00a0investigativo della CIA. \u201cQuesta cosa non mi suona affatto\u201d, ha risposto Comey sotto giuramento al presidente Graham. \u201cNon ricorda questa\u00a0<em>richiesta<\/em>\u00a0che ho appena letto del settembre 2016?\u201d. \u201cNo, come ho detto no, non mi suona familiare\u201d, ha ribadito Comey. Non era una richiesta di indagine, infatti\u2026<\/p>\n<p>Tornando al documento, si legge: \u201cPer FBI verbal request, CIA provides the below examples of information the\u00a0<em>Crossfire Hurricane fusion cell<\/em>\u00a0has gleaned to date\u201d. Su richiesta dell\u2019FBI, quindi, la CIA fornisce le sottostanti \u201cinformazioni che la\u00a0<em>Crossfire Hurricane fusion cell<\/em>\u00a0ha raccolto fino ad oggi\u201d.<\/p>\n<p>Questo passaggio \u00e8 molto significativo.\u00a0<em>Crossfire Hurricane<\/em>\u00a0\u00e8 il nome in codice dell\u2019indagine dell\u2019FBI sulla Campagna Trump aperta formalmente il 31 luglio 2016, ovvero negli stessi giorni in cui la Clinton avrebbe approvato il piano per screditare Trump collegandolo all\u2019hackeraggio dei server del DNC da parte dei russi. Ma quel riferimento, nella comunicazione della CIA, alle \u201cinformazioni che la\u00a0<em>Crossfire Hurricane fusion cell<\/em>\u00a0ha raccolto fino ad oggi\u201d suggerisce che non si tratt\u00f2 di una indagine solo dell\u2019FBI e che furono coinvolte anche risorse e capacit\u00e0 di intelligence della CIA.<\/p>\n<p>Come sostiene Andrew McCarthy in\u00a0<em>\u201cBall of Collusion\u201d<\/em>, l\u2019indagine \u201csi basava su diversi filoni di intelligence, in gran parte provenienti da\u00a0<em>agenzie di intelligence straniere<\/em>, di cui la CIA era entrata in possesso. Nelle prime fasi, Brennan fu il principale\u00a0<em>driver<\/em>; il ruolo dell\u2019FBI divenne pi\u00f9 significativo nelle fasi successive (in particolare nel richiedere i mandati FISA)\u201d.<\/p>\n<p>Secondo le sue stesse testimonianze al Congresso e dichiarazioni pubbliche, Brennan gioc\u00f2 il ruolo di una \u201ccamera di compensazione\u201d. Prendeva informazioni da\u00a0<em>servizi stranieri<\/em>, ci metteva sopra il suo\u00a0<em>spin<\/em>, e le confezionava per l\u2019FBI. Come ha spiegato egli stesso al Congresso:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u201cEro a conoscenza dell\u2019intelligence e delle informazioni sui contatti tra funzionari russi e persone statunitensi che sollevavano preoccupazioni nella mia mente sul fatto che quegli individui stessero cooperando o meno con i russi, in modo consapevole o inconsapevole, e serviva come base per l\u2019indagine dell\u2019FBI per determinare se tale collusione-cooperazione si sia verificata\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Tra i veicoli tramite i quali Brennan passava le informazioni all\u2019FBI, c\u2019era \u201cuna\u00a0<em>task force<\/em>\u00a0inter-agenzia, composta sul lato interno dall\u2019FBI, dal Dipartimento di Giustizia e dal Dipartimento del Tesoro, e dal lato dell\u2019intelligence estera dalla CIA, dalla NSA, e dal direttore della National Intelligence James Clapper\u201d, con la Casa Bianca di Obama ovviamente tenuta al corrente. Brennan era il catalizzatore, mentre la principale controparte dell\u2019FBI in questo raccordo era l\u2019agente Strzok.<\/p>\n<p>Quindi, il riferimento alla\u00a0<em>\u201cCrossfire Hurricane fusion cell\u201d<\/em>\u00a0nel memo della CIA \u00e8 proprio a questa\u00a0<em>task force<\/em>\u00a0tra agenzie, attraverso la quale la CIA forniva all\u2019FBI le informazioni raccolte dalle operazioni di intelligence estera. Se ne deduce che l\u2019amministrazione Obama ha mobilitato la CIA, il servizio segreto estero, contro la campagna del candidato alla presidenza del partito avversario\u2026<\/p>\n<p>Dunque, il documento declassificato non \u00e8, come annunciava Ratcliffe nella sua lettera, una\u00a0<em>richiesta<\/em>\u00a0all\u2019FBI di aprire un\u2019indagine sulla Campagna Clinton in merito al suo piano anti-Trump, il che scaricherebbe sul Bureau la colpa di non averla aperta. Al contrario, \u00e8 una comunicazione ufficiale di informazioni raccolte nell\u2019ambito di un\u2019operazione congiunta in corso nell\u2019amministrazione Obama per cercare di accreditare esattamente ci\u00f2 che la Clinton voleva: una collusione Trump-Russia. Insomma, gli ultimi documenti declassificati da Ratcliffe mostrano come l\u2019amministrazione Obama, attivando le agenzie di intelligence, dalla CIA all\u2019FBI, fosse in combutta con la Campagna Clinton nel fabbricare e diffondere la narrazione della collusione Trump-Russia.<\/p>\n<p>Per completare il quadro, un po\u2019 di cronologia. A fine luglio 2016, proprio quando la CIA apprende che l\u2019intelligence russa \u00e8 a conoscenza del piano della Campagna Clinton per accusare falsamente Trump di essere colluso con la Russia nell\u2019hackeraggio dei server del DNC, l\u2019FBI apre formalmente l\u2019indagine\u00a0<em>Crossfire Hurricane<\/em>, basandosi esattamente su questa ipotesi (ma inizialmente, come vedremo, non sul dossier Steele che la Campagna Clinton aveva nel frattempo prodotto).<\/p>\n<p>Il 22 luglio,\u00a0<em>Wikileaks\u00a0<\/em>pubblica la prima tranche delle email trafugate dai server del DNC. A met\u00e0 giugno il DNC aveva gi\u00e0 denunciato l\u2019hackeraggio accusando hacker russi.<\/p>\n<p>Il 25 luglio, uno dei principali consiglieri della Clinton, Jake Sullivan, parla pubblicamente di possibili legami fra Trump e la Russia.<\/p>\n<p>Il 26 luglio \u00e8 il giorno in cui, secondo l\u2019intelligence russa citata nei documenti CIA declassificati, Hillary Clinton approva personalmente il piano anti-Trump, proposto da uno dei suoi consiglieri di politica estera. Ma \u00e8 anche il giorno in cui accetta ufficialmente la nomination democratica alla Casa Bianca.<\/p>\n<p>Il 27 luglio, nel pieno delle polemiche sulle email hackerate al DNC e pubblicate da\u00a0<em>Wikileaks<\/em>, una delle uscite provocatorie di Trump: \u201cRussia, se stai ascoltando, spero che riusciate a trovare le 30 mila email mancanti\u201d (le email transitate sul server privato della Clinton e mai ritrovate dall\u2019FBI).<\/p>\n<p>Un passo indietro: circa tre settimane prima, il 5 luglio, con l\u2019approvazione della funzionaria del Dipartimento di Stato per gli affari europei ed euroasiatici, Victoria Nuland, l\u2019agente Michael Gaeta, attach\u00e9 legale dell\u2019FBI all\u2019ambasciata di Roma, vola a Londra per incontrare nel suo ufficio Christopher Steele, che gli mostra le prime pagine del suo dossier. \u201cAbbiamo spiegato (all\u2019FBI,\u00a0<em>ndr<\/em>) che\u00a0<em>Glenn Simpson\/Fusion GPS<\/em>\u00a0era il nostro committente, ma il cliente finale era la leadership della campagna presidenziale Clinton, e che abbiamo capito che la candidata stessa era a conoscenza almeno del rapporto, se non di noi\u201d, si legge nelle note di Steele su quell\u2019incontro, acquisite da una corte britannica. Anche il funzionario del Dipartimento di Giustizia Bruce Ohr ha testimoniato di aver avvertito, nell\u2019estate 2016, i vertici di FBI e DOJ che il dossier Steele non era verificato ed era collegato alla Clinton.<\/p>\n<p>Arriviamo quindi al 31 luglio 2016, il giorno in cui l\u2019FBI apre formalmente la sua indagine di controintelligence sulla Campagna Trump, denominata\u00a0<em>Crossfire Hurricane<\/em>. Ma stranamente non sulla base del dossier Steele, che l\u2019FBI aveva cominciato a visionare all\u2019inizio di luglio, ma che sapeva essere un prodotto della Campagna Clinton. Guarda caso, la \u201cnotizia\u201d sulla base della quale l\u2019indagine fu aperta,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.atlanticoquotidiano.it\/rubriche\/nuovi-documenti-declassificati-indagine-aperta-su-una-falsa-premessa-e-mifsud-lasciato-andare-dallfbi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">come confermato dalla \u201cComunicazione Elettronica\u201d (EC) di apertura dell\u2019indagine<\/a>, declassificata il 20 maggio scorso, era arrivata all\u2019attache legale dell\u2019FBI a Londra, tramite la vice capo missione dell\u2019ambasciata, proprio il 27 luglio (il giorno dopo l\u2019ok della Clinton al piano anti-Trump\u2026). E da chi era arrivata quella segnalazione? Da un \u201cgoverno straniero amico\u201d, nella persona del diplomatico australiano Alexander Downer, molto vicino alla famiglia Clinton, che riferiva con un paio di mesi di ritardo una conversazione, avvenuta in un bar di Londra, con George Papadopoulos, allora consulente della Campagna Trump.<\/p>\n<p>Sebbene nella conversazione non fossero menzionate email di alcun genere, Downer e gli agenti dell\u2019FBI che aprirono l\u2019indagine sulla base della sua segnalazione collegarono le informazioni \u201cdannose\u201d per la Clinton, di cui sarebbero stati in possesso i russi secondo Papadopoulos, alle email hackerate al DNC. Papadopoulos aveva a sua volta appreso di quel materiale\u00a0<em>\u201cdirt\u201d<\/em>\u00a0sulla Clinton in mano ai russi, ben prima che si sapesse dell\u2019hackeraggio ai danni del DNC, dal misterioso professore maltese Joseph Mifsud \u2013 anch\u2019egli ben inserito in ambienti clintoniani, e a stretto contatto con figure dei servizi di sicurezza americani, britannici ed italiani \u2013 che aveva incontrato per la prima volta a Roma, alla\u00a0<em>Link Campus University<\/em>. Ma nella segnalazione di Downer all\u2019ambasciata Usa di Londra non si parla di email, n\u00e9 risulta che Papadopoulos avesse accennato ad alcuna email nella conversazione con il diplomatico australiano.<\/p>\n<p>Insomma, quando a fine luglio Downer riferisce della sua conversazione con Papadopoulos, l\u2019amministrazione Obama era gi\u00e0 al lavoro da almeno un mese, da quando cio\u00e8 l\u2019FBI ha cominciato a ricevere i primi report del dossier Steele, sulla teoria che la Russia stava aiutando Trump, con la quale l\u2019hackeraggio dei server del DNC veniva fatto calzare a pennello. Piccolo problema: l\u2019FBI non poteva o non voleva ancora usare il dossier, di cui conosceva l\u2019origine partigiana. Ed ecco allora spuntare la segnalazione di Downer\u2026<\/p>\n<p>A fine agosto, ricorda McCarthy nel suo libro, poco prima che la CIA inviasse il promemoria del 7 settembre all\u2019FBI, Brennan inform\u00f2 uno stretto alleato della Clinton, l\u2019allora leader dei Democratici al Senato Harry Reid, riguardo le interferenze russe nelle elezioni. Reid scrisse subito una lettera a Comey, lamentando che l\u2019FBI sembrava ignorare \u201cle prove di un collegamento diretto tra il governo russo e la campagna presidenziale di Donald Trump\u201d. E nella lettera citava un rapporto secondo cui il consigliere della Campagna Trump Carter Page aveva incontrato a Mosca membri di alto rango del regime di Putin \u2013 un\u2019informazione che oggi sappiamo essere falsa, e proveniente dal dossier Steele.<\/p>\n<p>Ma nella sua indagine, a quanto pare, l\u2019FBI si ostinava a non usarlo\u2026 Il 7 settembre 2016, l\u2019FBI riceve la comunicazione ufficiale della CIA, nella quale il vero messaggio che si vuole far arrivare non \u00e8 di indagare sul piano anti-Trump della Clinton, ma che \u00e8 la Clinton (che ci si aspettava diventasse il prossimo presidente) a desiderare che la Campagna Trump sia accusata di aver cospirato con gli hacker russi per influenzare le elezioni.<\/p>\n<p>Ma poich\u00e9 l\u2019FBI non ha prove concrete, deve alla fine fare affidamento sul dossier Steele, un prodotto della stessa Campagna Clinton. E infatti, \u00e8 proprio nelle settimane successive che l\u2019FBI si d\u00e0 una mossa e arriva al dunque. Il 3 ottobre, l\u2019agente Gaeta fa venire Steele a Roma per farlo incontrare, in un luogo definito come \u201cdiscreto\u201d, con tre agenti del team che indaga sulla Campagna Trump, arrivati direttamente da Washington.<\/p>\n<p>Pochi giorni dopo, l\u2019FBI comincia a preparare la prima richiesta alla Corte FISA di un mandato di sorveglianza nei confronti di Carter Page, che verr\u00e0 basata essenzialmente sul dossier Steele.<\/p>\n<p>Quindi no, la CIA (Brennan) non voleva che l\u2019FBI indagasse sul piano anti-Trump della Campagna Clinton. La CIA, con la Casa Bianca al corrente, voleva che l\u2019FBI si muovesse in modo pi\u00f9 spedito per accreditare la narrazione della collusione Trump-Russia con la quale la Clinton intendeva danneggiare il suo avversario.<\/p>\n<p>Federico Punzi<\/p>\n<p>Fonte: http:\/\/www.atlanticoquotidiano.it\/rubriche\/ecco-la-smoking-gun-la-collusione-trump-russia-una-bufala-cucinata-dalla-clinton-con-la-complicita-di-obama\/<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecco la smoking gun: la collusione Trump-Russia una bufala cucinata dalla Clinton con la complicit\u00e0 di Obama Ecco come \u00e8 nato il Russiagate, declassificate le note di Brennan e della CIA: l\u2019amministrazione Obama in combutta con la Campagna Clinton nel fabbricare e diffondere la narrazione della collusione Trump-Russia. 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