{"id":54574,"date":"2021-07-09T18:35:33","date_gmt":"2021-07-09T16:35:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liberopensare.com\/?p=54574"},"modified":"2021-07-09T18:41:36","modified_gmt":"2021-07-09T16:41:36","slug":"avevamo-la-moneta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/avevamo-la-moneta\/","title":{"rendered":"Avevamo&#8230;la moneta"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><em>Abstract<\/em><\/p>\n<p><em>Nelle prime comunita\u0300 umane la moneta non esisteva, i rapporti interni erano incentrati sul dono. La moneta non metallica nasce in comunita\u0300 di epoca storica come semplice unita\u0300 di conto dei rapporti di dare e avere, quando i compiti interni si specializzano.<\/em><br \/>\n<em>Il baratto e\u0300, in origine, una forma di scambio tra appartenenti a comunita\u0300 diverse o, successivamente, tra appartenenti alla stessa comunita\u0300 che gia\u0300 conoscono la moneta come strumento di pagamento.<\/em><br \/>\n<em>La moneta metallica e\u0300 figlia dell\u2019attribuzione di valore ai metalli preziosi e nasce come strumento di pagamento finalizzato all\u2019equita\u0300 e all\u2019ordinato svolgimento della vita comunitaria.<\/em><br \/>\n<em>La moneta diventa riserva di valore agganciata all\u2019oro in corrispondenza del disgregarsi del concetto di comunita\u0300, dell\u2019affermazione dell\u2019individualismo imprenditoriale, dell\u2019esplosione dei commerci dopo la conquista delle Americhe.<\/em><br \/>\n<em>La nascita delle banche coincide con il concetto di scarsita\u0300 del bene monetario e della sua necessaria custodia\/prestito a interesse: il che implica una progressiva concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi.<\/em><br \/>\n<em>Il bene moneta in quanto riserva di valore deve essere tutelato da ogni forma di deprezzamento (inflazione).<\/em><br \/>\n<em>Le economie forti sottomettono le economie deboli soprattutto attraverso il meccanismo del debito. Le crisi di sistema sono inevitabili.<\/em><br \/>\n<em>Il ruolo di garanti delle banche centrali controllate dagli stati nazione e\u0300 cessato con la privatizzazione delle banche centrali stesse.<\/em><br \/>\n<em>L\u2019informatizzazione del sistema delle transazioni economiche ha portato a compimento il processo di smaterializzazione della moneta sganciandolo dall\u2019oro.<\/em><br \/>\n<em>Le banche sono creatrici di moneta virtuale.<\/em><br \/>\n<em>I rapporti interbancari sono regolati da una moneta interbancaria che e\u0300 una semplice unita\u0300 di conto.<\/em><br \/>\n<em>Necessita\u0300 di riscrivere i parametri contabili di riferimento.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<h3>1. Il dono<\/h3>\n<p>Le prime comunita\u0300 umane erano immerse nella natura, dalla natura ricevevano tutto per vivere, dalla natura erano uccise.<br \/>\nDi fronte all\u2019imponenza delle foreste, alla ferocia delle belve, al fragore delle tempeste, vivere e\u0300 di per se\u0301 un dono, un qualcosa che ti viene elargito da quella stessa natura da cui sei circondato; tu, come essere vivente, vieni \u201cdopo\u201d e, in ragione di questa posterita\u0300, sei sempre e comunque in debito verso l\u2019immenso tutto che presto comincerai a chiamare Dio e che cercherai di ingraziarti, per continuare a vivere, con doni in contraccambio, vale a dire sacrifici rituali.<br \/>\nDecine di migliaia di anni della storia umana sono stati caratterizzati dalla condivisione dalla gratuita\u0300 dal dono e dalla fiducia: le comunita\u0300 erano coese di fronte all\u2019altro da se\u0301, a quel mondo esterno che dona e toglie la vita secondo disegni imperscrutabili. La relazione interna al clan, o tribu\u0300 che dir si voglia, era cooperativa, ma lontana dall\u2019edulcorazione su cui si incentrano le narrazioni su un\u2019eta\u0300 mitica per sempre perduta. Perche\u0301 il dono ha in s\u00e9 l\u2019affermazione del potere sull\u2019altro: obbliga chi lo riceve a sentirsi in debito, grida in faccia all\u2019altro, sia esso un dio o un umano, che cosi\u0300 come io ho ricevuto tu adesso ricevi, cosi\u0300 come io ho percepito la mia \u201cinferiorita\u0300\u201d nei tuoi confronti, cosi\u0300 tu ora devi fare qualcosa per me, mettere al mio servizio la tua \u201csuperiorita\u0300\u201d (dovuta a forza, intelligenza, eta\u0300) per aver ricevuto in cambio da me cibo, sesso, prestigio&#8230; Il dono lega i membri della tribu\u0300 in maniera indissolubile: i giovani ai vecchi, gli uomini alle donne, il fedele all\u2019officiante. In questo senso, la relazione non e\u0300 ne\u0301 verticale (maschile) ne\u0301 orizzontale (femminile), ma e\u0300 semplicemente circolare (o, il che e\u0300 lo stesso, verticale e orizzontale insieme, in un alternarsi lento, nel succedersi delle generazioni di posizioni e di ruoli), in armonia con la ciclicita\u0300 del tempo (il giorno e la notte, le fasi lunari).<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<h3>2. La conchiglia<\/h3>\n<p>Quando le comunita\u0300 umane crebbero e cominciarono la produzione specialistisca di oggetti e strutture, nonche\u0301 la fornitura di servizi (primo fra tutti quello della cura e della guarigione dalle malattie), pure se cio\u0300 significo\u0300 il primo passo verso quei cambiamenti che sarebbero intervenuti in epoche di molto successive, i rapporti tra gli appartenenti al gruppo continuarono a essere imperniati (ne\u0301 avrebbe potuto essere diversamente) su un modello sinallagmatico di tipo fiduciario, figlio della civilta\u0300 del dono da cui si erano sviluppati per una sorta di gemmazione dovuta alla crescita. Chi produceva beni o forniva servizi per gli altri acquisiva un credito, la cui origine e il cui ammontare erano noti a tutti: la memoria collettiva ne era custode, senza bisogno di strumenti che lo contabilizzassero. Altrove (ed e\u0300 il caso che qui ci interessa) la visualizzazione plastica di questo credito poteva essere un oggetto simbolico quale per esempio (e come in effetti e\u0300 stato in alcuni luoghi)&#8230; una conchiglia.<br \/>\nLa conchiglia non ha nessun valore in s\u00e9, ma funge solo da memento del lavoro fatto o del servizio reso: e\u0300 l\u2019equivalente del sacrificio rituale, un qualcosa dato in cambio all\u2019artifex per il suo dono. La conchiglia e\u0300 una moneta virtuale a tutti gli effetti, perche\u0301 la conchiglia potrebbe anche non essere adottata, senza per questo inficiare la validita\u0300 dei rapporti intracomunitari. Ed e\u0300 in ragione di questi rapporti che nessuno \u201cbara\u201d andando a raccogliere conchiglie sulla spiaggia per gonfiare il suo credito, perche\u0301 tutti hanno precisa contezza dell\u2019ammontare di quel credito e perche\u0301 \u201cbarare\u201d equivarrebbe a porsi fuori dal patto sociale che lega i membri della comunita\u0300 gli uni agli altri (ostracismo). Ne deriva che la conchiglia non puo\u0300 essere accumulata, puo\u0300 essere solo ceduta, alimentando gli scambi e la vita comunitaria. La conchiglia svolge la funzione primaria della moneta, quella di unita\u0300 di conto.<\/p>\n<h3>3. Il baratto con lo straniero<\/h3>\n<p>In queste antiche comunita\u0300 umane, non e\u0300 dato trovare forme di baratto strutturate, in quanto \u201cbarattare\u201d confligge con condividere: si baratta con gli estranei, con gli appartenenti ad altri gruppi, con i quali non sussiste alcun rapporto di fiducia; che cosa se ne farebbe, infatti, un potenziale nemico, membro di un\u2019altra tribu\u0300, delle mie conchiglie? Per lui non rappresenterebbero nulla, perche\u0301 quello che per me vale come unita\u0300 di conto, per lo straniero rappresenta l\u2019insignificante sovrabbondanza di un oggetto naturale \u201ccomune\u201d.<\/p>\n<h3>4. La moneta metallica<\/h3>\n<p>Con le prime lavorazioni dei metalli, l\u2019affrancamento dai bisogni primari e l\u2019oggettivazione dell\u2019innato amore per la bellezza in manufatti convenzionalmente ritenuti preziosi, quali quelli in oro argento o rame, le conchiglie (o oggetti simili), in comunita\u0300 particolarmente estese e numerose, sono sostituite, in tutto o in parte, da monete reali in metallo, con un loro \u201cpeso\u201d e un loro valore intrinseci, utilizzabili anche negli scambi esterni alla comunita\u0300, garantite dall\u2019autorita\u0300 che presiede al governo di quella stessa comunita\u0300. La moneta in metallo, oltre che unita\u0300 di conto, diventa cosi\u0300 anche strumento di pagamento, accettato in nome dell\u2019aspirazione all\u2019equita\u0300: istanza etica direttamente discendente dall\u2019originario spirito di condivisione.<br \/>\nCio\u0300 almeno fino a quando le comunita\u0300 mantengono un grado di coesione e di solidita\u0300 tali da consentire loro di reggere alle aggressioni esterne (la Roma augustea ne costituisce il paradigma ideale); ma nel momento in cui guerre o calamita\u0300 naturali portano alla disgregazione della comunita\u0300, alla sua frammentazione e al rimescolamento dei suoi membri con quelli di altri gruppi, il riferimento alla moneta come simbolo fiduciario di rapporti equi di debito credito giocoforza cessa e prende il sopravvento l\u2019attribuzione di valore al metallo prezioso, argento oppure oro (fase bimetallica), e poi al solo oro, in quanto bene di valore universalmente accettato (monete sia d\u2019argento che d\u2019oro e poi solo d\u2019oro). E\u2019 quanto avvenne, per esempio, in Europa occidentale, negli anni e nei secoli a seguire alla deposizione di Romolo Augustolo nel 476 d.c. . La moneta assurge a vera e propria riserva di valore, anche se il potere delle autorita\u0300 emittenti tendera\u0300 per parecchi secoli, in nome della forza coercitiva potenziale nei confronti dei sudditi, ad appropriarsi della differenza di valore tra valore dichiarato delle monete ed effettiva quantita\u0300 di metallo prezioso acquistato\/impiegato nel conio delle stesse: maggiore e\u0300 la differenza, piu\u0300 grande e\u0300 il potere del sovrano (c.d. signoraggio).<\/p>\n<p>In quella fase storica, l\u2019accumulazione di moneta, che pure avrebbe dovuto seguire in automatico al cambiamento di paradigma, non sara\u0300 significativa per parecchio tempo, rimanendo confinata a pochi soggetti e per ammontari relativamente piccoli, a causa della esiguita\u0300 delle possibilita\u0300 di acquisto di beni e del numero di monete circolanti. E anzi, in alcuni contesti nordeuropei, di comunita\u0300 feudali relativamente chiuse, attraverso il meccanismo della \u201crenovatio monetae\u201d, vale a dire una tassa sul possesso del denaro, sara\u0300 l\u2019uso a essere incentivato, inducendo una distribuzione della ricchezza meno diseguale rispetto a contesti simili, ma con regole diverse.<\/p>\n<p><script type=\"text\/javascript\">\nvar ml_partners_options = {\n\tpcode : \"3867\",\n\tlogo : \"logo\",\n\timmagini : \"s\",\n\tmaxtitolo : 50,\n\tprezzo : \"s\",\n\tbordocolor : \"09f\",\n\tsconto : \"s\",\n\tricerca : \"s\",\n\tdefaultricerca : \"moneta\",\n\tdefaulttipo : \"Tutte\",\n\txml_id : 5,\n\tmaxprodotti : 20,\n\ttarget : \"_blank\",\n\tlinkcolor : \"09f\",\n\tbgcolor : \"cef\",\n\tbuttoncolor : \"fff\",\n\tprezzocolor : \"f80\",\n\tn_row : 1,\n\tlarghezza : \"100%\",\n};\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/plus.macrolibrarsi.it\/assets\/widget-partner-v1\/js\/macrolibrarsi.partners.js\"><\/script><\/p>\n<h3>5. Il baratto intracomunitario<\/h3>\n<p>Perche\u0301, in effetti, piu\u0300 in generale, in tempi di rarefazione delle autorita\u0300 di conio e di incertezza dell\u2019 identita\u0300 dei popoli, in comunita\u0300 disperse e impaurite, tornera\u0300 in auge il baratto: agli albori della storia confinato agli scambi con il nemico, sara\u0300 ripristinato laddove il mezzo risultera\u0300 essere funzionale, non al ritorno impossibile ad un modello di scambio fiduciario tra membri di una stessa gens, in cui il rapporto puo\u0300 anche rimanere in sospeso ad libitum, quanto piuttosto alla soluzione di problemi pratici di vita quotidiana, in cui il fattore tempo (di chiusura della relazione) non sia troppo dilatato, onde evitare i rischi di insolvenza di cui le guerre e\/o le calamita\u0300 sempre incombenti potrebbero essere foriere. In queste forme, anche il baratto, in quanto sostitutivo dello scambio con moneta aurea, concorre, al pari di questa, all\u2019affermarsi della competizione sociale e alla propensione (potenziale) all\u2019accumulo. Il baratto esclude il dono e (in maniera controintuitiva) conduce, in nome della stessa logica che porta in auge le monete d\u2019oro, all\u2019allentamento del patto comunitario di solidarieta\u0300. Le mani scambiano beni, ma le menti pensano all\u2019oro&#8230;<\/p>\n<h3>6. L\u2019oro come bene \u201ccarente\u201d<\/h3>\n<p>Nel contempo, la singolarita\u0300 individuale acquisisce gradualmente rilievo, mentre si afferma sempre piu\u0300 l\u2019idea di una liberta\u0300 necessaria al pieno sviluppo delle potenzialita\u0300 umane, di contro alla rigidita\u0300 dell\u2019ordine costituito (liberta\u0300 che nelle societa\u0300 primigenie era semplicemente un nonsenso: non c\u2019era bisogno di scappare dal ventre caldo e protettivo del cerchio delle capanne, non era avvertito l\u2019istinto di \u201cmettersi contro\u201d). Nasce il concetto di intrapresa economica.<br \/>\nL\u2019oro (e, per traslazione, la moneta) accende bramosie e scatena conflitti per il suo possesso, essendo il tipico \u201cbene carente\u201d. All\u2019interno di questa ottica visuale, la natura cessa di essere dispensatrice di doni, diventando matrigna avara, mentre si affema il paradigma relazionale tipicamente figlio dell\u2019idea di \u201ccarenza\u201d, vale a dire quello dell\u2019homo hominis lupus in seguito esplicitato da <strong>Hobbes<\/strong>. Perche\u0301 e\u0300 proprio di fronte a un bene scarso che si scatenano gli appetiti e le conflittualita\u0300 finalizzate all\u2019acquisizione di quel bene, si attua una differenziazione tra esseri umani in base alla quantita\u0300 di bene posseduto, la ricchezza degli uni genera la poverta\u0300 degli altri.<br \/>\nSara\u0300, comunque, solo con l\u2019esplosione degli scambi commerciali avvenuta in epoca rinascimentale ad opera dei mercanti italiani, prima, e con le conquiste coloniali europee chiuse dall\u2019affermarsi della potenza egemone inglese, poi, che si avra\u0300 l\u2019innesco del meccanismo seguente:<\/p>\n<blockquote><p>aumento dell\u2019offerta dei beni &#8211; induzione dei bisogni &#8211; sviluppo del commercio &#8211; arricchimento dei commercianti &#8211; accumulazione di denaro\/monete\/oro &#8211; depredazione delle ricchezze delle colonie &#8211; prestito a interesse &#8211; nascita delle banche.<\/p><\/blockquote>\n<h3>7. Il gold standard<\/h3>\n<p>I banchieri italiani custodiranno oro in cambio di carta moneta (la cambiale), la Banca d\u2019Inghilterra sul finire del Seicento, riprendendo le idee di <strong>Locke<\/strong> (ma codificando un dato emergente dalla realta\u0300), parametrera\u0300 la sterlina a una certa quantita\u0300 d\u2019oro, trasformando definitivamente la moneta da simbolo delle relazioni sociali a bene oggetto di accumulazione, da titolo di credito intracomunitario a titolo di debito universale (concezione obbligazionaria della moneta), scambiabile, in ragione della sua convertibilita\u0300 in oro, con qualsiasi altro bene o servizio e, percio\u0300, dotata, oltre che di un valore estrinseco che prescinde da quello di conio, anche della capacita\u0300 di generare ricchezza intrinsecamente, in ragione del meccanismo del prestito a interesse. Per acquisire beni e servizi (di necessita\u0300 primaria o indotta), ho bisogno di moneta; la moneta mi viene prestata e io dovro\u0300 adoperarmi per restituire il tantundem maggiorato di una percentuale che arricchisce il prestatore, in ragione della sua posizione. Questo meccanismo, proprio per afferire a un bene carente, come scritto sopra, implica di necessita\u0300 la sottrazione di monete a qualcuno a vantaggio di qualcun altro, l\u2019adoperarsi concreto perche\u0301 qualcuno perda e qualcun altro vinca (il fallimento del concorrente), la distruzione di un pezzo di mondo materiale (di natura) ai fini della creazione di plusvalore, l\u2019asservimento del lavoro alla funzione pagatoria. In una parola, il travaso di ricchezza dai (non ancora completamente) poveri ai (gia\u0300 e sempre piu\u0300) ricchi.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 4\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<h3>8. Articolazioni del capitale<\/h3>\n<p>In estrema semplificazione, abbiamo avuto, fino a quasi tutto il ventesimo secolo,<br \/>\na) un capitale monetario oggetto di accumulazione,<br \/>\nb) delle banche centrali (emittenti quelle stesse monete), controllate dagli stati nazione in veste di garanti, con le loro riserve in oro, del valore delle monete emesse (la stampa di moneta da parte delle banche private e\u0300 fenomeno eccezionale e localizzato, ostracizzato dal sistema per i rischi di abuso e di appropriazione indebita),<br \/>\nc) delle banche private (banche commerciali e banche ordinarie) depositarie dei risparmi privati, i quali, a partire dall\u2019inizio della rivoluzione industriale, escluse qualche brusca discesa e risalita, non hanno mai smesso di crescere in termini di quantita\u0300 assoluta e potere d\u2019acquisto relativo,<br \/>\nd) una circolazione di denaro, a partire da uno stock monetario dato, sotto forma di: d1) retribuzione delle prestazioni lavorative, d2) ritorno degli investimenti produttivi, d3) rendita derivante da patrimonio immobiliare, d4) ricompensa in interessi per il \u201ccapitalista\u201d prestatore, che nella stragrande maggioranza dei casi e\u0300 la banca privata.<br \/>\nIn questo contesto, e\u0300 necessita\u0300 primaria di tutti i detentori di moneta che lo stock rimanga stabile e non si inneschino meccanismi inflativi di deprezzamento del proprio capitale, piccolo o grande che sia (la finitezza del bene moneta determina una convergenza antideologica di aspettative tra proletari \u201crentiers&#8221; e capitalisti), fatte salve due eccezioni:<br \/>\n1) il caso di economie\/monete deboli, cioe\u0300 afferenti a sistemi economici\/stati poco produttivi o politicamente inaffidabili, al cui interno la leva svalutativa e\u0300 usata per aumentare l\u2019appeal commerciale verso i beni del sistema, di contro a quelli \u201cpiu\u0300 cari\u201d dei sistemi economici\/statali a moneta forte;<br \/>\n2) la posizione di chi riceve prestito e ha nei suoi desiderata quello di vedere svalutato il proprio debito in termini reali, se non nominali (posizione fragile, in quanto minoritaria, che puo\u0300 acquisire rilievo solo in casi particolari, al di la\u0300 di una certa soglia numerica, all\u2019interno delle economie deboli di cui al punto 1) precedente).<\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/cs.ilgiardinodeilibri.it\/data\/partner\/4507\/wg_manu_4728.html?_=1625848220\" width=\"600\" height=\"646\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<h3>9. Monete forti e monete deboli<\/h3>\n<p>Gli interessi del capitale privato, e delle banche che lo detengono, hanno sempre, in maniera piu\u0300 o meno manifesta, determinato gli indirizzi delle politiche monetarie degli stati nazione, trasformando il \u201cgoverno della polis\u201d nella mera esecuzione di direttive a tutela del bene moneta in quanto tale: vale a dire tutto quanto e\u0300 necessario al suo mantenimento di valore, all\u2019esercizio della funzione di riserva, in specie nel caso di monete forti, scongiurando ogni avversa spinta al deprezzamento o di inflazione fuori controllo. Le monete deboli sono confinate nell\u2019irrilevanza, relegate a semplice strumento di pagamento di economie marginali e locali, senza influenza sul capitale vero circolante a livello globale (escluso il caso del loro aggancio a una o piu\u0300 monete forti), e le economie \u201csottosviluppate\u201d a cui afferiscono sono asservite a quelle \u201cavanzate\u201d, attraverso: a) il prelievo predatorio di risorse umane e naturali (che la debolezza della moneta locale incentiva e agevola in una perversa spirale autodistruttiva), b) il giogo del prestito a interesse, che crea debito sempre maggiore, attraverso l\u2019artificio del c.d. interesse composto (quand\u2019anche non anatocistico). In questo modo, si consolida il travaso di ricchezza dai piu\u0300 poveri ai piu\u0300 ricchi, in una spirale di concentrazione sempre piu\u0300 accentuata del capitale.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 5\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<h3>10. Crisi cicliche di sistema<\/h3>\n<p>Gli sforzi, spesso non coscientemente coordinati, ma di fatto convergenti, messi in atto dal sistema bancario a tutela del bene moneta, per l\u2019interposta persona degli stati nazione (fintanto che percepiti come attori influenti e ineliminabili), hanno determinato una certa stabilita\u0300 nell\u2019economie forti, ma non hanno potuto evitare l\u2019inevitabile, vale a dire le crisi cicliche di sistema, determinate sostanzialmente da tre fattori:<\/p>\n<p>A) la pressione da parte di settori di economie forti, aggiuntiva a quelle delle economie deboli (di norma destinate all\u2019insuccesso, ma, in circostanze favorevoli potenzialmente pericolose, specie se raccordate con le prime), volte a deprezzare il valore della moneta, per superare crisi produttive (dal 1929 ai primi anni 2000);<\/p>\n<p>B) le azioni intraprese da singoli attori di intermediazione del prestito per aumentare i lucri marginali a danno dello stock globale, attraverso la truffa o la creazione di moneta extra (dalla Banca Romana a Goldman sachs);<\/p>\n<p>C) le difficolta\u0300 connesse alla messa in pratica (per l\u2019opposizione politica o militare dei popoli) delle politiche di aggiustamento strutturale volte al recupero sotto altra forma dei debiti non pagati (dall\u2019Argentina alla Grecia, passando per l\u2019Africa).<\/p>\n<p>Le crisi ci sono state, ma la \u201cmacchina\u201d e\u0300 sempre ripartita, in nome della crescita produttiva, o meglio del mito della crescita produttiva illimitata e in ragione delle azioni di tamponamento (anche blandamente concessorie in termini di deprezzamento inflattivo o di rimodulazione dei debiti), messe in atto dai Governi del Primo Mondo (e tuttavia, la vera ragione, sottaciuta, di ogni ripartenza risiede nel non ancora avvenuto esaurimento delle risorse globali del pianeta, vale a dire nella non ancora completa distruzione della natura, dal cui esistere dipende l\u2019attribuzione di un qualsivoglia valore al bene moneta: in assenza di fungibilita\u0300 con altri beni primari, essa risulterebbe inutile, portando alla morte tutti i moderni re mida, che si trovassero ad abitare una terra desertificata e non piu\u0300 fertile). Del pari, il riaffermarsi del ruolo delle banche centrali quali garanti e custodi formali del valore della moneta e il divieto di creazione di moneta extra, anche attraverso l\u2019adozione di normative sulla carta piu\u0300 stringenti e punitive verso comportamenti abusivi o truffaldini, ha cercato di infondere sicurezza a tutti i detentori di ricchezza in stato di shock post crisi.<\/p>\n<h3>11. Banche centrali privatizzate<\/h3>\n<p>Verso la fine del ventesimo secolo, il capitale decide di poter fare a meno della garanzia dello stato nazione, indebolito dalla globalizzazione transnazionale del commercio, espropriando il controllo delle banche centrali (le banche centrali diventano societa\u0300 per azioni) e facendolo traslare dai governi alle banche private (le banche private diventano azioniste di maggioranza delle banche centrali): in tal modo le banche assurgono a veri soggetti arbitri delle sorti umane, in virtu\u0300 della dipendenza dalla moneta di ogni prodotto naturale o artificiale. Agli stati nazione viene lasciato il lavoro \u201csporco\u201d di gestione dei conflitti sociali politici e militari che si innescano al ricorrere delle crisi, mentre le banche hanno campo libero nel \u201cgioco\u201d della movimentazione dei capitali (anche attraverso l\u2019abolizione della distinzione tra banche commerciali e banche ordinarie).<\/p>\n<h3>12. Moneta elettronica<\/h3>\n<p>La progressiva informatizzazione di tutte le transazioni (che avrebbero dovuto essere) monetarie, avvenuta a seguito della rivoluzione tecnologica esplosa alla fine del ventesimo e all\u2019inizio del ventunesimo secolo, ha portato ad accentuare sempre piu\u0300 il fenomeno della non effettiva corrispondenza a un controvalore in oro della carta moneta messa in circolo dalle banche (signoraggio bancario). Cio\u0300 avveniva gia\u0300 (per una sorta di vizio originario connaturato al sistema) con i primi banchieri italiani, grazie all\u2019istituto della riserva frazionaria (cioe\u0300 la possibilita\u0300 per le banche di prestare denaro a prescindere dall\u2019effettiva presenza in cassa di un riserva equivalente: istituto mai decaduto e, anzi, rafforzatosi nei secoli), ma solo ora il fenomeno acquisisce una rilevanza per cosi\u0300 dire \u201cretroattiva&#8221; sul concetto stesso di moneta, rendendo, tra l\u2019altro, inevitabili le crisi cicliche di sistema di cui sopra, perche\u0301 (nonostante la messa in atto di qualsivoglia politica di conservazione del valore e di repressione contro gli attacchi esterni) saranno sempre (alcuni de) gli attori interni al sistema bancario che cercheranno (anche se cio\u0300 confligge con l\u2019irrealistica razionalita\u0300 dell\u2019homo economicus teorizzata dagli economisti), in nome di un banalissimo istinto di avidita\u0300, di aumentare i lucri marginali a danno dello stock globale, come scritto dianzi, proprio giocando sulla possibilita\u0300 di creare moneta con un semplice click sulla tastiera di un computer.<\/p>\n<p>La moneta elettronica virtualizza l\u2019economia, sgancia la moneta dallo standard aureo, mette nel nulla la sovranita\u0300 monetaria delle nazioni, accentra nei gestori degli scambi, le banche, il potere di creare moneta: centrale diventa lo scambio (non il possesso) e la sua contabilizzazione. Il capitale, oggi, lungi dall\u2019essere (se non in minima parte) sommatoria classica di investimenti consumi e risparmi, si compone di (e si scompone in) un fluire ininterrotto di transazioni, spesso meramente speculative, cioe\u0300 sganciate da scambi reali di beni e servizi, tutte \u201cagite\u201d dall\u2019intermediazione obbligatoria delle banche, le quali, in questo loro operare tendono alla concentrazione massima e alla sinergia operativa con accordi di cartello, piu\u0300 o meno espliciti.<\/p>\n<h3>13. Comunita\u0300 bancarie<\/h3>\n<p>In questa ottica, le banche attuali costituiscono una comunita\u0300 regolata al proprio interno da rapporti fiduciari, sostanzialmente convergenti verso la tutela del bene comune (loro), in cui il bit ha sostituito la conchiglia, in una auto-attribuzione di potere poco controllabile e possibilita\u0300 \u201ccreative&#8221; illimitate, riportando, per certi versi la moneta alla smaterializzazione delle origini, pur a fronte di una narrazione dominante che continua a legare la moneta allo stato nazione e alla riserva aurea: narrazione funzionale a garantire, in definitiva, il concetto stesso di ricchezza, che, altrimenti, come ai tempi delle conchiglie, in virtu\u0300 della smaterializzazione ora in atto (scomparsa del circolante fisico e virtualizzazione degli scambi tra banche), risulterebbe privo di senso. E funzionale, soprattutto, a evitare una crisi globale di fiducia verso il bene moneta, che, allo scoccare (eventuale) dell\u2019ora x della consapevolezza collettiva sulla virtualita\u0300 monetaria in atto, potrebbe essere devastante.<\/p>\n<p>Banche unite, dunque, nel gestire (manipolare) l\u2019informazione correlata alla moneta. Ma unite anche da scambi monetari loro precipui.<br \/>\nLa contemporaneita\u0300 vede, infatti, la nascita della c.d. moneta interbancaria (M0), che sostituisce le \u201cantiche\u201d camere di compensazione presso le banche centrali statali, una vera e propria moneta parallela che, all\u2019interno del sistema delle monete forti, regola i rapporti di dare e avere tra gli intermediatori del credito e le banche centrali loro emanazione; una semplice unita\u0300 di conto, in forma virtuale, invece che plastica e tangibile come la conchiglia, che garantisce (o dovrebbe garantire) al sistema il mantenimento dell\u2019equilibrio nel vorticare turbinoso degli scambi speculativi.<\/p>\n<h3>14. Mutamento di natura della moneta<\/h3>\n<p>L\u2019affermarsi della moneta elettronica dovrebbe implicare che la quasi totalita\u0300 di quello che noi chiamiamo denaro e\u0300 di fatto creato dalle banche dal nulla e che la sua natura confligge con la disciplina teoricamente definitoria del concetto di moneta delle societa\u0300 occidentali. Viene chiamato moneta scritturale, ma, a rigor di norma, dovremmo considerare una moneta siffatta inammissibile e illegittima. Al contrario essa e\u0300 l\u2019unita\u0300 base degli scambi finanziari.<br \/>\nConchiglia o moneta, dunque?<br \/>\nAll\u2019origine l\u2019uso (eventuale) delle conchiglie era basato sulla fiducia, attualmente il ricorso alla moneta scritturale (escluso il caso della M0) e\u0300 figlio del contrario della fiducia, cioe\u0300 dell\u2019inganno, perch\u00e9 lo scriptural money per le banche e\u0300 una unita\u0300 di conto, mentre per tutti gli altri player, stati sovrani compresi, e\u0300 una \u201cmoneta d\u2019oro\u201d; per le banche non ha nessun costo (basta immetterlo in circolo grazie all\u2019attivazione di un software), mentre per l\u2019economia reale il denaro equivale a lavoro e sacrificio (senza considerare il denaro proveniente da attivita\u0300 illecite, la cui smaterializzazione, attraverso le operazioni finanziarie consentite dal sistema, ne permette la \u201cpulizia\u201d e il riciclaggio).<br \/>\nMa soprattutto e\u0300 un inganno perche\u0301 le banche pretendono in restituzione \u201cdenaro vero\u201d, vale a dire oro in cambio di conchiglie, con conseguenze non irrilevanti per la scienza contabile. Infatti, per la concezione obbligazionaria della moneta, nata nel 1600, come scritto piu\u0300 sopra, affinche\u0301 la moneta possa costituire un titolo per ottenere un \u00abqualcosa\u00bb in contraccambio dall&#8217;emittente, occorre che essa sia convertibile in un \u00abqualcosa\u00bb che l&#8217;emittente stesso possieda. Questo qualcosa si chiama riserva e, di fronte al possessore della moneta, l&#8217;emittente e\u0300 in una posizione di debito. In mancanza (totale o parziale) di tale presupposto, la moneta diventa (come di fatto sta avvenendo adesso) un bene circolante, dotato di valore intrinseco: chi legalmente la produce ne trae un arricchimento del proprio capitale, chi la detiene vanta un diritto reale su di essa.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 7\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<h3>15. Nuove definizioni contabili<\/h3>\n<p>Ne consegue che, per lo stato e la banca centrale la collocazione della moneta fiat nelle passivita\u0300 e\u0300 un retaggio culturale legato al valore di conio e alla convertibilita\u0300 in oro di monete e di banconote, tuttora portato avanti in maniera tralatizia e artatamente strumentale come ostacolo insormontabile a meccanismi di soluzione dell&#8217;insolvenza debitoria statale che passino attraverso la stampa di cartamoneta (laddove questa facolta\u0300 sia stata ancora lasciata allo stato stesso), rafforzando sempre piu\u0300 il ricatto sul debito stesso; ma, soprattutto, per le banche private, la messa in circolo di moneta scritturale costituisce un debito vero solo nella misura in cui sussista la probabilita\u0300 di una conversione dello stesso in contante; e tale misura e\u0300 data dal capitale messo a riserva per coprire le richieste di restituzione (evenienza vieppiu\u0300 scongiurata presso i clienti, incentivando tutti i mezzi alternativi di pagamento). Assunto, come gia\u0300 chiarito, che la riserva a garanzia delle poste c.d. di debito e\u0300 per definizione frazionaria (anche nelle relazioni interbancarie), in una misura che e\u0300 tanto piu\u0300 bassa quanto piu\u0300 il capitale bancario si concentra in economie di scala tali da massimizzare, anche con il supporto della tecnologia, meccanismi compensativi immediati, ne consegue che buona parte di cio\u0300 che si trova nel passivo dovrebbe passare tra i ricavi e, non essendo divisibile tra i soci, confluire nel capitale netto, unitamente agli interessi generati. Se cio\u0300 non avviene e\u0300 a causa, oltre che (ripetiamo) della copertura legale fornita dalla prassi amministrativa della riserva frazionaria (la c.d. moneta intera ridimensionerebbe la propensione speculativa delle banche commerciali), dalla immissione, da parte dalla banca centrale, di liquidita\u0300 nel sistema nei momenti di crisi economica (cio\u0300 mantiene bassa la propensione alla conversione in contante dei titoli), dall&#8217;arbitrio manipolatorio consentito nella redazione dei bilanci, pur a fronte di una correttezza formale all&#8217;apparenza ineccepibile, che deriva dalla esasperata tecnicalita\u0300, sconfinante nell&#8217;illeggibilita\u0300, delle modalita\u0300 di scrittura dei bilanci stessi.<\/p>\n<h3>16. Conclusioni<\/h3>\n<p>Assunta per vera la sommatoria di questi \u201cinganni\u201d, potremmo, quindi, rispondere che, fatto salvo il caso dei rapporti interbancari, dove vige una consortile unita\u0300 di intenti (che non e\u0300 proprio la stessa cosa della reciprocita\u0300 comunitaria delle origini), la moneta attuale e\u0300 assimilabile a una anti-conchiglia, perch\u00e9 dell\u2019antica unita\u0300 di conto ha la virtualita\u0300, ma non la fiduciarieta\u0300, ne\u0301 la illimitatezza palese dello stock (viene dichiarato, appunto, il contrario).<br \/>\nLa moneta ha cessato di essere un bene carente, ma non lo si puo\u0300 dire, ne\u0301 la si puo\u0300 o vuole cambiare, men che meno abolire (eppure l\u2019uomo ne ha fatto a meno per decine di migliaia di anni). Uniche alternative sono le c.d. criptomonete e le reti comunitarie di scambio per lo piu\u0300 agganciate a monete deperibili, cioe\u0300 con un incentivo all\u2019uso e un disincentivo all\u2019accumulazione. Ma, mentre una criptomoneta, pur se completamente indipendente dal sistema di intermediazione delle banche (grazie alla tecnologia blockchain), per essere davvero alternativa, non deve avere come base di partenza uno stock limitato ne\u0301 avere come riferimento il tasso di cambio con le monete forti tradizionali (altrimenti ricade nei meccanismi speculativi classici delle monete c.d. auree e viene riassorbita dal sistema, al pari di uno strumento finanziario qualsiasi), le reti comunitarie di scambio scontano il loro localismo, la scarsita\u0300 di volumi e la limitatezza degli aderenti, finendo con il non riuscire a ridurre il totale di moneta ufficiale circolante.<br \/>\nIl potere e\u0300 destinato quindi a rimanere nelle mani dei gestori della moneta attuali, a meno che i detentori della tecnologia informatica utilizzata dalle banche per la virtualizzazione delle loro transazioni decidano di \u201cfare in proprio\u201d, disintermediando le banche stesse e connettendo i miliardi di utenti delle loro reti globali, in modo da offrire loro la possibilita\u0300 di acquistare e di vendere utilizzando una nuova moneta virtuale, concorrenziale, in virtu\u0300 di una scontistica dedicata, rispetto a quella ufficiale. Ma sara\u0300 rivoluzione vera solo se la moneta dei social network sara\u0300 sganciata dalle monete forti e dotata di un demurrage disincentivante l\u2019accumulo.<\/p>\n<p>Altrimenti, ricadremo nel solito inganno, con in piu\u0300 l\u2019acquisizione dei dati personali concernenti i movimenti di denaro per le compravendite.<br \/>\nAltrimenti, invece di una nuova moneta, avremo che qualcuno, forse le stesse banche se compreranno le reti sociali, avra\u0300 fatto \u201cbingo\u201d, perche\u0301 avra\u0300 messo le mani sull\u2019oro del terzo millennio: la conoscenza non trafugata, ma trasferita consensualmente, dei conti privati di miliardi di persone.<\/p>\n<p>Nota<br \/>\nIl testo che precede e\u0300 privo di note e di riferimenti bibliografici. In questo e\u0300 per certo poco \u201cscientifico\u201d&#8230; Ma non a caso. L\u2019invito e\u0300, infatti, a tutti i lettori di approfondire per conto proprio gli argomenti che piu\u0300 interessano cercando di costruirsi una propria \u201cverita\u0300\u201d sulla materia.<br \/>\nSolo a titolo indicativo puo\u0300 essere utile leggere <strong>Baudrillard<\/strong> e <strong>Galloni<\/strong>, le economie del dono, il Potlac, economisti come <strong>Felix Martin<\/strong> e <strong>Orzi<\/strong>, documentarsi sulle monete alternative, ecc&#8230;<\/p>\n<p><em>Anonimo<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abstract Nelle prime comunita\u0300 umane la moneta non esisteva, i rapporti interni erano incentrati sul dono. La moneta non metallica nasce in comunita\u0300 di epoca storica come semplice unita\u0300 di conto dei rapporti di dare e avere, quando i compiti interni si specializzano. 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