{"id":54955,"date":"2021-07-20T12:00:58","date_gmt":"2021-07-20T10:00:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liberopensare.com\/?p=54955"},"modified":"2021-07-22T12:19:11","modified_gmt":"2021-07-22T10:19:11","slug":"la-societa-analgesica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/la-societa-analgesica\/","title":{"rendered":"La societ\u00e0 analgesica"},"content":{"rendered":"<div>Se abbiamo mal di testa, ricorriamo immediatamente agli antidolorifici. Se soffriamo per un insuccesso, una perdita o un\u2019assenza, o ci sentiamo un po\u2019 tristi, passiamo agli ansiolitici.<br \/>\nNon abbiamo pi\u00f9 la forza \u2013 la fortezza &#8211; di accettare, sopportare, superare autonomamente, con le risorse del corpo e dell\u2019anima, il dolore, la sofferenza, la difficolt\u00e0.<\/div>\n<div><strong>La nostra \u00e8 una societ\u00e0 analgesica. L\u2019esperienza del dolore \u2013 fisico, morale, spirituale, psicologico &#8211; \u00e8 considerata intollerabile e priva di senso. <\/strong><\/div>\n<div>La filosofia e le religioni hanno sempre interpretato il dolore come elemento insopprimibile della condizione umana.<\/div>\n<div>Esperire il dolore, affrontare la sofferenza significava accettare la drammaticit\u00e0 della vita e conferirle significato.<br \/>\nPer il cristianesimo, il dolore era una prova da superare nel cammino di purificazione e meritare la vera vita, quella celeste.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p1\">Per l\u2019umanit\u00e0 postmoderna, \u00e8 semplicemente qualcosa da evitare a ogni costo.<br \/>\n<strong>Il mondo contemporaneo \u00e8 cos\u00ec terrorizzato dalla sofferenza da rinunciare alla libert\u00e0 pur di non doverla affrontare.<\/strong><\/p>\n<p>Viviamo in quella che <strong>Ulrich Beck<\/strong> ha chiamato <em>\u201csociet\u00e0 del rischio\u201d<\/em>, vissuto come anticipazione del dolore e della catastrofe.<br \/>\nIn fondo, l\u2019intero sistema tecnologico dell\u2019accumulo di dati ha per scopo la minimizzazione dei rischi \u2013 economici, ma anche esistenziali \u2013 e quindi, indirettamente, l\u2019allontanamento della sofferenza.<br \/>\nLa societ\u00e0 predittiva \u00e8 una societ\u00e0 che tenta di abolire i rischi e i fallimenti con il loro carico di dolore.<br \/>\nLa sofferenza, tuttavia, non \u00e8 un elemento statistico, una formula matematica alla quale applicare un algoritmo.<\/p>\n<p>Ne parla con preoccupazione il filosofo coreano di lingua tedesca <strong>Byung Chul Han<\/strong> nel recente <em>\u201cLa societ\u00e0 senza dolore\u201d<\/em>.<br \/>\nFiero di considerarsi un apocalittico in un mondo di integrati, <strong>Han<\/strong> ha analizzato nel tempo la scomparsa dei simboli e dei riti, la destituzione della bellezza, la stanchezza esistenziale dell\u2019individuo post moderno, l\u2019ossessione per la trasparenza, unita alla scomparsa dell\u2019Altro nello sciame digitale.<br \/>\nPer <strong>Han<\/strong> l\u2019incapacit\u00e0 di rapportarsi al dolore fa s\u00ec che l\u2019uomo di oggi si rinchiuda in una bolla di finta sicurezza che si trasforma in gabbia sedativa.<\/p>\n<p><strong>Al contrario, \u00e8 solo attraverso il dolore che ci si apre al mondo, e la pandemia che viviamo, ammantando di infinite cautele la quotidianit\u00e0, \u00e8 il sintomo di una condizione che ci precede, il rifiuto collettivo della nostra fragilit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><script type=\"text\/javascript\">\nvar ml_partners_options = {\n\tpcode : \"3867\",\n\tlogo : \"logo\",\n\timmagini : \"s\",\n\tmaxtitolo : 50,\n\tprezzo : \"s\",\n\tbordocolor : \"09f\",\n\tsconto : \"s\",\n\tricerca : \"s\",\n\tdefaultricerca : \"dolore\",\n\tdefaulttipo : \"Tutte\",\n\txml_id : 5,\n\tmaxprodotti : 09<span data-mce-type=\"bookmark\" style=\"display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;\" class=\"mce_SELRES_start\">\ufeff<\/span>,\n\ttarget : \"_blank\",\n\tlinkcolor : \"09f\",\n\tbgcolor : \"cef\",\n\tbuttoncolor : \"fff\",\n\tprezzocolor : \"f80\",\n\tn_row : 1,\n\tlarghezza : \"900\",\n};\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/plus.macrolibrarsi.it\/assets\/widget-partner-v1\/js\/macrolibrarsi.partners.js\"><\/script><\/p>\n<p>L\u2019essere umano di oggi, diceva gi\u00e0 <strong>Simone Weil<\/strong>, \u00e8 sospeso nel baratro della storia, sempre pi\u00f9 convinto dell\u2019insensatezza della sua presenza nel mondo. Per dimenticare l\u2019assenza di significati, cerca lenitivi e paradisi artificiali la cui conseguenza \u00e8 la perdita delle ultime risorse morali per sopportare il carico di problemi e dolori dell\u2019esistenza.<br \/>\nIl rifugio immediato del nichilismo radicale di massa \u00e8 una medicalizzazione e tecnicizzazione della vita tesa ad allontanare ogni esperienza negativa.<\/p>\n<p>L\u2019esito \u00e8 la debolezza crescente, l\u2019estenuazione, l\u2019incapacit\u00e0 di superare gli ostacoli, l\u2019ostinata rimozione del male, oltrech\u00e9 la perdita di autonomia.<\/p>\n<p>Per <strong>Ernst J\u00fcnger<\/strong>, il rapporto con il dolore rivela la nostra vera personalit\u00e0. <strong>Han<\/strong> aggiunge che una critica della societ\u00e0 \u00e8 possibile solo attraverso una particolare <em>\u201cermeneutica del dolore\u201d<\/em>, ovvero la sua interpretazione come codice di comprensione del presente.<br \/>\n<strong>Le sofferenze sono fatti, ma anche segni, di cui ci sfugge la natura.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Una societ\u00e0 terrorizzata dal dolore chiede di vivere in una permanente anestesia.<\/strong><\/p>\n<p>Diventa cio\u00e8 dipendente dell\u2019anestetico \u2013 un farmaco, una droga, il consumo compulsivo o qualsiasi altro analgesico esistenziale &#8211; e da chi lo dispensa.<br \/>\nScacciare il dolore ha benefici effetti immediati, ma resta una terapia palliativa. Il risultato \u00e8 la fuga dal conflitto per evitare confronti dolorosi. <strong>Buyng Chul Han<\/strong> definisce questa strana condizione <em>\u201calgofobia\u201d<\/em>, paura del dolore, scoprendo che anch\u2019essa \u00e8 un\u2019astuzia del potere.<br \/>\n<strong>Anzich\u00e9 lottare, ci si abbandona al sistema, a chi comanda, alla sua inevitabilit\u00e0, sotto pena di dover fare i conti con la sofferenza. <\/strong><\/p>\n<p>La societ\u00e0 politica \u00e8 anch\u2019essa analgesica: non affronta di petto i problemi, non progetta n\u00e9 realizza cambiamenti incisivi: potrebbero <em>\u201cfar male\u201d<\/em>. Terminato l\u2019effetto del farmaco, torniamo al punto di partenza. La chiave di tutto \u00e8 la volont\u00e0 di sbarazzarsi di tutto ci\u00f2 che \u00e8 negativo, e il dolore \u00e8 la negativit\u00e0 per antonomasia.<\/p>\n<p>La ricerca della felicit\u00e0 fu posta come diritto naturale dalla costituzione americana. Se non la felicit\u00e0, almeno un apparente benessere \u00e8 oggi ottenibile per via medica.<\/p>\n<p><strong>Dall\u2019America, avanza un\u2019ideologia del benessere conseguito attraverso farmaci assunti su larga scala da persone sane.<\/strong><br \/>\nUno studioso del dolore, <strong>David B. Morris<\/strong>, fu il primo a osservare \u2013 inascoltato &#8211; che vive una generazione, la prima al mondo,<\/p>\n<blockquote><p>\u201cche considera l\u2019esistenza priva di dolore una sorta di diritto costituzionale. Le sofferenze sono uno scandalo\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>La ricerca di supporti farmaceutici coincide con l\u2019ansia da prestazione. Dobbiamo realizzare ogni d\u00ec nuove performance \u2013 nel lavoro competitivo, nel sesso, nel tempo libero. Non farcela ci procurer\u00e0 dolore; la sofferenza \u00e8 un passivo dell\u2019esistenza agonistica da tenere a bada con ogni mezzo.<\/p>\n<p><strong>Pi\u00f9 in profondit\u00e0, questo \u00e8 un tempo in cui nulla deve <em>\u201cfar male\u201d<\/em>, offendere, suscitare dibattito.<\/strong><\/p>\n<p>Si aboliscono gli spigoli, i conflitti e le contraddizioni: provocano dolore, allontanano il piacere, declinato nella forma pi\u00f9 analgesica e immediata di tutte: mi piace, il\u00a0<em>like<\/em>\u00a0dei\u00a0social\u00a0media.<\/p>\n<p><strong>La disapprovazione produce dolore, molto meglio dire, fare, pensare come la maggioranza. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Anche il dissenso d\u00e0 dolore, non far parte dei pi\u00f9 provoca sofferenza.<\/strong><br \/>\nIl dolore viene depoliticizzato, derubricato a questione medica: sii felice, consiglia il potere, e le masse subalterne non sanno pi\u00f9 di essere tali. Il dolore che conta \u00e8 solo il <em>\u201cmio\u201d<\/em>: la sofferenza \u00e8 privatizzata. Ognuno ha lo sguardo puntato su se stesso, attento a ogni sintomo di dolore da contrastare <em>\u201ctecnicamente\u201d<\/em>.<br \/>\nGli analgesici, prescritti in grandi quantit\u00e0 e assunti in massa, nascondono le circostanze sociali che inducono il dolore. La medicalizzazione e farmacologizzazione del dolore impediscono che la sofferenza si faccia linguaggio, cio\u00e8 giudizio e critica, sottraendole il suo carattere collettivo.<\/p>\n<p><strong>Anche nello sport da salotto, quello dei tifosi, \u00e8 bandita la sofferenza.<\/strong><\/p>\n<p>Le statistiche segnalano un aumento dei sostenitori di tre &#8211; quattro grandi squadre a scapito di tutte le altre. Vogliamo vincere facilmente e non soffrire, neanche per interposta squadra del cuore.<br \/>\nDiventa un retaggio di un oscuro passato la formula del <strong>Ruzzante<\/strong>, caustico commediografo del Cinquecento: per ogni gaudenza ci vuole sofferenza. Eppure \u00e8 cos\u00ec. La gioia di aver superato gli ostacoli, di impegnarsi faticosamente in una sfida attraverso l\u2019impegno, con la costanza come abitudine, fa orrore all\u2019umanit\u00e0 che vuole tutto e subito, con un clic, una compressa o una punturina.<\/p>\n<p>Il \u201ctempo reale\u201d esclude l\u2019attesa, inutile tempo morto che fa soffrire.<\/p>\n<p><strong>La mercificazione di tutto \u00e8 un potente alleato della societ\u00e0 analgesica.<\/strong><\/p>\n<p>Per essere compravenduto, un prodotto deve piacere, ma per andare incontro ai gusti del pubblico, vanno eliminate le difficolt\u00e0, le rotture.<\/p>\n<p>Dolore e commercio si escludono.<br \/>\n<strong>Il dolore, infine, \u00e8 esperienza; la vita che rifiuta qualsiasi dolore \u00e8 reificata, diventa cosa, prigioniera dell\u2019Uguale. <\/strong><\/p>\n<p>Chi \u00e8 incapace di soffrire \u00e8 incline alla resa: non combatter\u00e0 mai per un\u2019idea o un principio.<\/p>\n<p>Il servo resta prigioniero del Signore per accidia e timore delle conseguenze.<br \/>\nFiniscono le passioni; lo dice la parola stessa che allude al patire, ma la felicit\u00e0, quando arriva, \u00e8 un attimo di intensit\u00e0 estrema che non pu\u00f2 essere percepito senza il suo opposto, il dolore. Se questo viene soffocato, anestetizzato, anche la felicit\u00e0 si degrada ad apatico torpore.<\/p>\n<p><strong>Una societ\u00e0 analgesica \u00e8 una societ\u00e0 della sopravvivenza. Ce lo ha mostrato la pandemia. La vita diventa una macabra danza di superstiti avvolti dal timore della morte.<\/strong><\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/cs.ilgiardinodeilibri.it\/data\/partner\/4507\/wg_manu_4654.html?_=1626775226\" width=\"600\" height=\"646\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>La paura del dolore \u2013 <em>algofobia<\/em> &#8211; si fa <em>tanatofobia<\/em>, nel tempo in cui la morte, lungamente rimossa, riaffiora, torna centrale per sovraesposizione mediatica.\u00a0 Davanti a lei, non pi\u00f9 Sorella Morte o trapasso a una dimensione ulteriore, \u00e8 accettata senza opporre resistenza qualunque limitazione di libert\u00e0, di ogni diritto, di ogni condotta che \u201cprima\u201d rendeva degna e umana la nostra esistenza. La societ\u00e0 si organizza in chiave immunologica, circondata da nuove recinzioni. I confini derisi diventano una speranza.<br \/>\nTorna il nemico, in forma invisibile, latore di sofferenza e di morte. Per <em>Monsieur Teste<\/em>, personaggio di <strong>Paul Val\u00e9ry<\/strong>, il dolore \u00e8 una cosa, un terribile oggetto, mero strazio. Se non ha senso, non ce l\u2019ha neppure la nostra vita. <em>Monsieur Teste<\/em> \u00e8 il padre legittimo dell\u2019umano postmoderno, ipersensibile al dolore perch\u00e9 ne ha orrore. <em>Teste<\/em> ausculta continuamente l\u2019interno del suo corpo, in un\u2019introspezione che \u00e8 insieme ipocondriaca e narcisistica.<\/p>\n<p>Per <strong>Han<\/strong>, l\u2019uomo postmoderno soffre di una sindrome curiosa: quella della <em>\u201cprincipessa sul pisello\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Nella fiaba di <strong>Andersen<\/strong>, un pisello sotto il materasso provoca dolore alla principessa e non la lascia dormire. La sua ipersensibilit\u00e0 \u00e8 la nostra: soffriamo sempre pi\u00f9 &#8211; corpo e anima \u2013 per cose sempre pi\u00f9 piccole. Il processo diventa circolare: rimosso il pisello, inizieremo a lamentarci per i materassi troppo morbidi.<\/p>\n<p><strong>La vera causa del male \u00e8 la convinzione dell\u2019insensatezza del vivere.<\/strong><br \/>\nIl dolore \u00e8 una forza elementare che siamo incapaci di far sparire. Cap\u00ec tutto <strong>J\u00fcnger:<\/strong><\/p>\n<blockquote><p>\u201cil dolore viene respinto ai margini per fare spazio a un benessere mediocre\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Tanto mediocre da diventare noia: un dolore dell\u2019anima diluito nel tempo sino a diventare tedio, male di vivere.<\/p>\n<p>Un fenomeno solo apparentemente inspiegabile, nella societ\u00e0 analgesica, \u00e8 il diffondersi, specie tra i pi\u00f9 giovani, dell\u2019autolesionismo. Invece, \u00e8 un chiaro meccanismo di sostituzione. Il dolore dell\u2019anima, di cui il nichilismo pratico \u00e8 componente decisiva, non trova altro rimedio che un sedativo uguale e contrario, omeopatico: combattere la sofferenza dello spirito svuotato con il dolore fisico, la ferita corporea, visibile e concreta, gettata in faccia all\u2019indifferenza universale.<\/p>\n<p><strong>L\u2019autolesionismo \u00e8 un grido di aiuto, un SOS dei giovani che resta inascoltato perch\u00e9 \u00e8 la societ\u00e0 degli adulti ad avere diffuso la mancanza di senso.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il vero \u00e8 sempre doloroso: per questo si dice che la verit\u00e0 fa male. <\/strong><\/p>\n<p>La sua abolizione post moderna, tuttavia, \u00e8 anche peggio e produce un altro dolore, quello della mancanza, dell\u2019abolizione dell\u2019appartenenza, la perdita della comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Si chiama nostalgia, dolore del ritorno.<br \/>\nMa senza sofferenza non amiamo n\u00e9 viviamo: sacrifichiamo la vita in nome di un provvisorio comfort. Anche il vincolo \u00e8 dolore: chi lo rifiuta, lo fa per sottrarsi alla sofferenza dell\u2019intensit\u00e0, del legame che pu\u00f2 far male.<\/p>\n<p><strong>L\u2019amore diventa consumo che considera l\u2019altro un prodotto usa e getta: amore e desiderio fanno soffrire. <\/strong><\/p>\n<p>L\u2019esperienza dolorosa fa \u201csentire\u201d. Nel vernacolo di alcune vallate toscane, per descrivere un dolore, si dice \u201cmi sente un dente, mi sente la testa\u201d.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 analgesica tronca la percezione del dolore fisico e combatte la sofferenza interiore affidandole a un\u2019effimera cancellazione per via chimica. In\u00a0Nemesi\u00a0medica, <strong>Ivan Illich<\/strong> scrisse<\/p>\n<blockquote><p>\u201cin una societ\u00e0 anestetizzata occorrono stimoli sempre pi\u00f9 forti perch\u00e9 si abbia il senso d\u2019esser vivi. La droga, la violenza, l\u2019orrore diventano stimolanti che, in dosi sempre pi\u00f9 potenti, riescono ancora a suscitare l\u2019esperienza dell\u2019Io\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>E non di rado a schiacciarla per il terrore di rimanere soli con il proprio S\u00e9.<\/strong><br \/>\n<strong>Da qualunque lato la si osservi, la societ\u00e0 analgesica \u00e8 una dipendenza, imposta dall\u2019alto da un dispositivo che sorveglia e controlla le nostre vite, neutralizzandole a partire dell\u2019esperienza del soffrire.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Friedrich Nietzsche<\/strong>, sensibilissimo sismografo in anticipo di un secolo, intu\u00ec che dalla vita sarebbe scomparso il <em>\u201ctragico\u201d,<\/em> che afferma la vita nonostante il tormento. L\u2019anestesia prolungata ci priva del linguaggio, il dolore diventa una questione medica, regolata da professionisti in camice bianco, che fanno cessare la sofferenza producendo un progressivo ottundimento spirituale.<br \/>\nNe\u00a0<em>La Gaia Scienza<\/em>, lo stesso <strong>Nietzsche<\/strong> pronuncia parole decisive:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cnon siamo ranocchi pensanti, apparecchi per obiettivare e registrare, dei visceri congelati; noi dobbiamo generare i nostri pensieri dal nostro dolore e maternamente provvederli di tutto quello che abbiamo in noi di sangue, fuoco, cuore, piacere, passione, tormento, coscienza, destino, fatalit\u00e0\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>La societ\u00e0 palliativa dichiara il contrario, immergendoci in un\u2019apparente, amniotica \u201cassenza di dolore\u201d che rifugge convulsamente il negativo senza affrontarlo. E\u2019 l\u2019<em>Eterno ritorno dell\u2019Uguale<\/em> volgarizzato, poich\u00e9 <strong>senza dolore non c\u2019\u00e8 neppure cambiamento, rinnovamento, rivoluzione; in definitiva non c\u2019\u00e8 Storia.<\/strong><\/p>\n<p>Forse anche per la latitanza forzata del dolore l\u2019arte contemporanea \u00e8 cos\u00ec degradata. Oggetto di consumo tra gli altri, destituita di fondamento, lontana dalla forma umana e dal racconto della realt\u00e0, ridotta a\u00a0happening, bizzarria non di rado indotta dalle droghe, creativit\u00e0 senza intuizione lirica n\u00e9 concreta espressione.<\/p>\n<p>Persino l\u2019immagine della violenza nella societ\u00e0 palliativa e disciplinare \u00e8 una forma di consumo che rende insensibili. Per eccesso, ci rendono indifferenti al dolore altrui: l\u2019Altro scompare, diventa oggetto. In quella forma non fa male.<\/p>\n<p><strong>In tempi di pandemia, la sofferenza altrui si dissolve in statistica: il numero dei casi, la percentuale sui tamponi eseguiti, il numero dei morti diviso per regioni e fasce di et\u00e0. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Il \u201cdistanziamento sociale\u201d produce la perdita di empatia. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Evitare di esperire il dolore ci rende automi con una sorta di callosit\u00e0 interiore alimentata dalla virtualit\u00e0 digitale.<\/strong><\/p>\n<blockquote><p>\u201cUn po\u2019 di veleno ogni tanto: ci\u00f2 rende gradevoli i sogni.<br \/>\nE molto veleno alla fine per morire gradevolmente.<br \/>\nUna vogliuzza per il giorno e una vogliuzza per la notte: salva restando la salute.<br \/>\nNoi abbiamo inventato la felicit\u00e0, dicono gli ultimi uomini e strizzano l\u2019occhio.\u201c<\/p><\/blockquote>\n<p>Non troviamo nulla di pi\u00f9 efficace che le parole di <em>Zarathustra<\/em> per descrivere la societ\u00e0 analgesica convinta di aver abolito il dolore.<br \/>\nNon esistono, per fortuna, solo gli ultimi uomini, ridicoli inventori di un\u2019opaca felicit\u00e0 artificiale. Alcuni, come i poeti, restano in piedi a denti stretti.<br \/>\nIl poeta \u00e8 un fingitore, finge che sia dolore il dolore che davvero sente (Fernando Pessoa).<\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><em>Roberto Pecchioli<\/em><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se abbiamo mal di testa, ricorriamo immediatamente agli antidolorifici. Se soffriamo per un insuccesso, una perdita o un\u2019assenza, o ci sentiamo un po\u2019 tristi, passiamo agli ansiolitici. Non abbiamo pi\u00f9 la forza \u2013 la fortezza &#8211; di accettare, sopportare, superare autonomamente, con le risorse del corpo e dell\u2019anima, il dolore, la sofferenza, la difficolt\u00e0. 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