{"id":58606,"date":"2021-11-09T17:38:21","date_gmt":"2021-11-09T16:38:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liberopensare.com\/?p=58606"},"modified":"2022-10-06T13:14:23","modified_gmt":"2022-10-06T11:14:23","slug":"vivere-in-questa-dittatura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/vivere-in-questa-dittatura\/","title":{"rendered":"Vivere in QUESTA dittatura"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo sempre pensato che il termine \u201cdittatura\u201d riguardasse altri: altri Paesi, altri popoli, altre epoche. Soprattutto, non abbiamo mai preso in seria considerazione il fatto di <strong>dover vivere in una dittatura<\/strong>. Certo, conosciamo tutti i limiti delle democrazie occidentali, di quella italica in particolare, ma ci siamo, per cos\u00ec dire, accontentati di vivere in un sistema imperfetto, decantandone i difetti e le contraddizioni, guardando magari con invidia i paesi nordici, ritenuti a torto o ragione pi\u00f9 avanzati socialmente, perch\u00e9 l&#8217;alternativa paventata ma inconsciamente ritenuta impossibile, era, appunto, la dittatura. Su questo terreno pensavamo di aver fatto la nostra parte in passato e che ci\u00f2 ci avrebbe immunizzato per l&#8217;avvenire: una sorta di <strong>vaccino storico!<\/strong><\/p>\n<p>Cos\u00ec, tra una commemorazione e l&#8217;altra, tra corone ai caduti ed esecrazioni di dittature passate, tra un libro di storia e un <em>Cinema Luce<\/em>, tra un film di guerra e una esaltazione del sistema democratico, ci siamo formati una idea stereotipata non solo di democrazia, ma anche di dittatura.<\/p>\n<p>Non \u00e8 certo questo l&#8217;unico caso di pensiero rigido, morto, un pensiero rivolto sempre al passato, non pi\u00f9 in grado di immaginare il nuovo, imprigionato in schemi di ogni genere. In ogni caso, molte persone rifuggono l&#8217;idea che in Italia si sia instaurata una dittatura perch\u00e9 non vedono le forme classiche che ne dovrebbero attestare l&#8217;esistenza: camicie nere, occupazione della RAI e del Parlamento con proclami alla nazione, carri armati e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Cerchiamo intanto una definizione del termine \u201cdittatura\u201d:<\/p>\n<blockquote><p>Forma di governo autoritario che accentra tutto il potere in un solo organo collegiale o nella sola persona di un dittatore. (Zingarelli)<\/p><\/blockquote>\n<p>La definizione \u00e8 precisa e calzante come concetto, e non ne descrive, ovviamente, le forme specifiche che essa pu\u00f2 assumere, perch\u00e9 esse variano secondo le situazioni e i tempi.<\/p>\n<p>Molti di coloro che vedono e denunciano la deriva autoritaria che si \u00e8 instaurata in Italia, citano esempi e analogie con forme di dittatura del passato: naziste, fasciste, staliniste ecc. Io credo per\u00f2 che, malgrado queste somiglianze esistano, sarebbe pi\u00f9 opportuno cercare di comprendere sempre pi\u00f9 a fondo <strong>le caratteristiche e le forme che questa dittatura ha assunto e va assumendo<\/strong>, forme in continua evoluzione.<\/p>\n<p>Il confronto col passato pu\u00f2 essere utile, ma al solo fine di metterci in guardia proprio dal fatto che <strong><em>quelle<\/em><\/strong> dittature erano state riconosciute come tali solo quando era troppo tardi per poterle contrastare, e che, proprio come ora, non si erano avvertiti i prodromi, le manifestazioni iniziali, vorrei quasi dire le atmosfere nelle quali esse potevano crescere e potenziarsi.<\/p>\n<p><strong>Come sempre, si tratta dunque di omissioni.<\/strong><\/p>\n<p>Le forme che allora erano nuove noi oggi le conosciamo, ma se ci aspettiamo di ritrovarle inalterate e ci appoggiamo solo su queste similitudini, ci sfuggono le caratteristiche uniche di <strong><em>questa<\/em> dittatura<\/strong>, qui e ora, perch\u00e9 nulla si ripete mai con le stesse modalit\u00e0.<\/p>\n<p>Vediamo intanto come definirla, questa dittatura, perch\u00e9 il nome \u00e8 anch&#8217;esso molto importante. Lo possiamo constatare da come lorsignori cercano di trasformare anzitutto le parole, prima ancora della realt\u00e0, o anche di mantenere invariate le parole per contenuti opposti: <strong>cos\u00ec un farmaco genico sperimentale \u00e8 denominato vaccino anche se non contiene l&#8217;antigene, una guerra missione di pace, l&#8217;invasione di un Paese diventa esportazione di democrazia, una persona sana e senza sintomi di malattia diventa malato potenziale<\/strong>, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p><strong>Cos\u00ec non ci stupiamo se una dittatura \u00e8 denominata democrazia.<\/strong><\/p>\n<p>Quella attuale potremmo definirla dittatura sanitaria, oppure politica, mediatica; tutte definizioni realistiche e accettabili. Ma il termine che, a mio avviso, \u00e8 il pi\u00f9 aderente alla realt\u00e0, quello che meglio ne coglie e caratterizza l&#8217;unicit\u00e0 \u00e8 <strong>dittatura tecnocratica<\/strong>, poich\u00e9 \u00e8 attraverso la tecnologia, oggi quella digitale, che tutte le altre sono possibili.<\/p>\n<p><strong>Dunque la tecnologia non come strumento che ne facilita l&#8217;attuazione, ma come ESSENZA della dittatura stessa.<\/strong><\/p>\n<p><script type=\"text\/javascript\">\nvar ml_partners_options = {\n\tpcode : \"3867\",\n\tlogo : \"logo\",\n\timmagini : \"s\",\n\tmaxtitolo : 50,\n\tprezzo : \"s\",\n\tbordocolor : \"09f\",\n\tsconto : \"s\",\n\tricerca : \"s\",\n\tdefaultricerca : \"totalitarismo\",\n\tdefaulttipo : \"Tutte\",\n\txml_id : 5,\n\tmaxprodotti : 20,\n\ttarget : \"_blank\",\n\tlinkcolor : \"09f\",\n\tbgcolor : \"cef\",\n\tbuttoncolor : \"fff\",\n\tprezzocolor : \"f80\",\n\tn_row : 1,\n\tlarghezza : \"100%\",\n};\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/plus.macrolibrarsi.it\/assets\/widget-partner-v1\/js\/macrolibrarsi.partners.js\"><\/script><\/p>\n<p>E&#8217; attraverso essa che che viene attuato e sempre pi\u00f9 verr\u00e0 implementato il controllo capillare e sistematico di tutti i movimenti e comportamenti individuali, da quelli sanitari a quelli di spesa, di abitudini, ma anche di quelli culturali e spirituali, di orientamento di pensiero.<\/p>\n<p>Si potrebbe obiettare che la tecnologia disponibile nelle varie epoche \u00e8 sempre stata al servizio di dittature di vario tipo e che oggi avviene qualcosa di simile. Ma mentre in passato il possesso di una tecnologia, ad esempio la bomba atomica, veniva usata contro un Paese considerato nemico, <strong>oggi viene usata contro tutti noi<\/strong>, identificati come possibili o potenziali malati, possibili criminali e terroristi, possibili \u201cno qualcosa\u201d, possibili esseri pensanti&#8230;<\/p>\n<p>Un esempio chiarir\u00e0 meglio ci\u00f2 che voglio sostenere. Durante il nazismo, la IBM, i cui computer erano gi\u00e0 funzionanti, ha fornito ai nazisti la possibilit\u00e0 di identificare con certezza e rapidit\u00e0 le linee di discendenza ebraica e poter organizzare la famosa <em>\u201cnotte lei cristalli\u201d<\/em>, tra il 9 e il 10 novembre 1938, che diede il via alla persecuzione degli ebrei guidata da <strong>Goebbels<\/strong>. Naturalmente IBM agiva in Germania con un altro nome: <em>Dehomag<\/em> (l&#8217;importanza dei nomi&#8230;).<\/p>\n<p>La differenza \u00e8 proprio questa: allora la tecnologia ha accelerato un processo, ma la persecuzione sarebbe avvenuta ugualmente, e in ogni caso riguardava un popolo; oggi questa tecnologia e la sua rapida evoluzione (si pensi al 5G che si espande rapidamente) <strong>non serve ad accelerare il processo di controllo delle coscienze umane, NE \u00c8 L&#8217;ESSENZA,<\/strong> perch\u00e9 senza di essa non sarebbe possibile. Inoltre stiamo parlando di un fenomeno mondiale, anche se qui mi limito ad occuparmi dell&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec sembra incredibile che, mentre si sta allestendo il vero <em>Truman Show<\/em>, quasi tre milioni di italiani ancora seguano, con trepidazione e attesa, le vicende del <em>Grande Fratello<\/em>, non so se quello normale o vip, ma poco importa. Anche questo \u00e8 parte della rappresentazione: <em>venghino signori, venghino&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Scendiamo pi\u00f9 nei dettagli per caratterizzare questa dittatura di cui l&#8217;Italia \u00e8 ancora una volta capofila nello sperimentarne la fattibilit\u00e0; si, siamo campioni europei anche in questo, non solo nel calcio.<\/p>\n<p>Rileviamo anzitutto un fatto significativo: manca la figura del dittatore, in quanto questi burattini al governo, compreso il suo capo, e anche finta opposizione, sono squallidi e cinici burocrati, servitori di poteri sovranazionali, meri esecutori di decisioni altrui, di coloro che perseguono un disegno ben preciso:<strong> il controllo delle coscienze umane<\/strong>. Ci\u00f2 nondimeno, essi sono comunque pericolosi, ma nessuno di loro ha la stazza che, nella loro tragicit\u00e0, hanno i veri dittatori. In ogni caso la mancanza del dittatore \u00e8 anch&#8217;essa funzionale allo scopo di mascherare questa dittatura e farla sembrare il suo contrario. Il burattinaio pu\u00f2 sostituire i burattini in qualunque momento, e senza preavviso, sacrificandoli all&#8217;occorrenza, se questo \u00e8 utile al disegno, poich\u00e9<strong> sono tutti ricattabili.<\/strong><\/p>\n<p>Dunque, <strong>una dittatura tecnocratica non ha dittatori<\/strong>, non ha volto, non ha vere e proprie persone dotate di un io; \u00e8 come quando telefoni, ad esempio, alle Poste Italiane e non ti risponde pi\u00f9 neppure una ragazza di un call center in Albania, ma una voce che ti dice: <em>\u201dsalve, sono una intelligenza artificiale, in cosa posso esserti utile?\u201d.<\/em> Tutto diventa asettico, impersonale, evanescente, come il cloud, la nuvola, che fa sognare realt\u00e0 virtuali, mondi paralleli. Per ogni esigenza c&#8217;\u00e8 un algoritmo e una piattaforma.<\/p>\n<p>Questa dittatura, questo governo incontrastato della tecnologia, opera attraverso uno svuotamento del sistema democratico come l&#8217;abbiamo sinora conosciuto; ne restano i gusci vuoti, i simulacri, gli involucri; Parlamento, Governo, Corte Costituzionale, elezioni, Magistratura ecc.: li si rende inutili senza tuttavia abolirli.<\/p>\n<p>Uno svuotamento analogo e di portata ancora superiore \u00e8 quello che la tecnologia digitale provoca, e non da oggi, di tutto ci\u00f2 che \u00e8 umano, e una progressiva sostituzione col virtuale. In questi ultimi due anni ne abbiamo avuto esempi massicci in tutti i campi: medicina, scuola, lavoro, cultura. Ne abbiamo tastato la potenza, nella sua doppiezza, che si pu\u00f2 sintetizzare in una frase: <strong>distanziati ma connessi.<\/strong><\/p>\n<p>Ci vorrebbero far credere che la telemedicina \u00e8 una grande opportunit\u00e0, la DAD una risorsa, il lavoro a domicilio un progresso e cos\u00ec via. Ma cosa provoca in realt\u00e0 il progresso tecnologico digitale? <strong>Un progressivo esautoramento dell&#8217;uomo, di tutto ci\u00f2 che \u00e8 umano, e la sua sostituzione con una procedura virtuale, automatica.<\/strong> Una dittatura tecnocratica non pu\u00f2 far altro che trasformare tutto ci\u00f2 che \u00e8 umano in dis-umano, comunque <strong>altro<\/strong> dall&#8217;umano, sino al trans-umano.<\/p>\n<p>Bisogna allora porci alcune domande di fondo, perch\u00e9 vivere non in una generica dittatura, ma in <em><strong>questa<\/strong><\/em> dittatura, comporta pensieri, scelte e azioni che non possono essere mutuate da precedenti periodi storici, dal secolo scorso, se non in minima parte. Il resto deve essere prodotto da intuizioni pensanti.<\/p>\n<p>Come possiamo contrastarla? E&#8217; possibile uscirne e in che modo? Tentiamo qualche risposta iniziale, sapendo che non solo non si pu\u00f2 essere esaustivi, ma che siamo solo all&#8217;inizio di una pratica costante nella quale conviene esercitarsi.<\/p>\n<p>Dobbiamo avere chiaro anzitutto che non si torner\u00e0 come prima, ma anche se ci\u00f2 avvenisse non dovremmo certo tornare alle care e vecchie abitudini consumistiche, alla vita \u201ccomoda\u201d (almeno per chi l&#8217;aveva&#8230;). La vera opportunit\u00e0 importante che questo grande cambiamento ci offre \u00e8 la possibilit\u00e0 di <strong>una trasformazione esteriore ed interiore<\/strong> tale che lorsignori non immaginano, o se la immaginano certo paventano: <strong>creare il veramente nuovo in tutti i campi dell&#8217;agire umano.<\/strong> Se avessimo cominciato a farlo per tempo, forse oggi ci troveremmo in una situazione diversa. Ma qui non \u00e8 il caso di recriminare, ma di agire.<\/p>\n<p><strong>Come farlo in <em>questa<\/em> dittatura tecnocratica?<\/strong><\/p>\n<blockquote><p>Queste riflessioni [sulla libert\u00e0 umana] non possono andare a genio a coloro che sono ben sistemati in una data istituzione (sia essa sociale, politica o religiosa) e ne hanno a cuore, al di sopra di ogni cosa, la stabilit\u00e0 e la forza. Essi non possono avere simpatia per l&#8217;individuo. (\u2026) Ogni istituzione, infatti, porta in s\u00e9 la tendenza a porre s\u00e9 stessa al di sopra dell&#8217;individuo. (\u2026) Da ci\u00f2 segue la sua simpatia per norme generali, valide per tutti: queste non sono che intenti di singoli, i quali mirano essenzialmente al potere. Se ci\u00f2 non fosse, cesserebbero di imporre su altri il proprio volere, e rispetterebbero le intuizioni altrui non meno delle proprie.<\/p>\n<p>Dal punto di vista morale, ogni istituzione ha dunque la tendenza a trascurare il valore fondamentale: quello di formare gli individui a quella autonomia e responsabilit\u00e0, che li rende capaci di intuire ed esprimere ci\u00f2 che \u00e8 unico in ciascuno di loro. Al contrario, in nome della legge e dell&#8217;ordine, l&#8217;individualit\u00e0 viene definita come egoistico individualismo, come ribellione, come prevaricazione. Si afferma che l&#8217;individuo \u00e8 irresponsabile, e non ci si rende conto di contribuire non poco a tale irresponsabilit\u00e0. Infatti, quando l&#8217;istituzione fa di tutto perch\u00e9 l&#8217;individuo non diventi individuo, cosa avviene? Essa ne fa, o vorrebbe farne, un esecutore di leggi e di norme, un automa superiore. E poich\u00e9 l&#8217;uomo \u00e8 individuo, \u00e8 proprio l&#8217;istituzione che cos\u00ec facendo ne rende inevitabile la \u201cribellione\u201d, e lo accusa poi di far valere ci\u00f2 che essa non ha voluto sopprimere (ma non potuto togliere). (Pietro Archiati, Libert\u00e0 senza frontiere, Ed. Archiati, 2005)<\/p><\/blockquote>\n<p>Questa riflessione di <strong>Pietro Archiati<\/strong>, all&#8217;interno del commento sulla <em>Filosofia della Libert\u00e0<\/em> di <strong>Rudolf Steiner,<\/strong> ci fornisce la chiave principale da cui partire: <strong>L&#8217;INDIVIDUO<\/strong>.<\/p>\n<p>Si tratta, in ultima analisi, di avere fiducia nella capacit\u00e0 di ogni essere umano di <strong>trasformare<\/strong> ci\u00f2 che in esso \u00e8 istinto, brama, natura inferiore, i<strong>n intuizioni volitive morali e ideali.<\/strong> Ovvero, trasformare ci\u00f2 che ci fa essere assoggettati a istituzioni di ogni genere, che dettano norme valevoli per la specie umana, non per l&#8217;individuo, e diventare progressivamente sempre pi\u00f9 liberi, realmente liberi interiormente, prima ancora di dover rivendicare libert\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Nella misura in cui divento sempre pi\u00f9 libero ho sempre meno bisogno di rivendicarlo. E&#8217; un processo in divenire.<\/strong><\/p>\n<p>In fondo cos&#8217;altro temono lorsignori se non questo?<\/p>\n<p>In questi due anni, a questo riguardo, sono avvenute cose che \u00e8 arduo dimenticare e che sembrano gi\u00e0 dimenticate da molti. Ne ho gi\u00e0 scritto numerose volte, ma giova ripetere che <strong>si \u00e8 arrivati al punto di emanare norme per indicare quante e quali persone ognuno poteva incontrare, fino ad impedire il diritto al lavoro a chi non si \u201cvaccina\u201d<\/strong> (perch\u00e9 \u00e8 questo nei fatti che si vuole, al di la dell&#8217;ipocrisia del cosiddetto tampone). E anche se \u00e8 vero che un numero crescente di persone si sta accorgendo dell&#8217;inganno, coloro che per un motivo o per l&#8217;altro soppesano, nicchiano, moderano, ammettono in parte, sono ancora troppi.<\/p>\n<p>Come mai?<\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/cs.ilgiardinodeilibri.it\/data\/partner\/4507\/wg_manu_4817.html?_=1636042148\" width=\"600\" height=\"884\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>Le menzogne, la propaganda, la paura e altro ancora non credo possano bastare a spiegare un obnubilamento di cos\u00ec tante persone, molte anche in buona fede. Una domanda analoga potremmo farcela anche riguardo all&#8217;attentato dell&#8221;11 settembre 2001: come \u00e8 possibile che malgrado l&#8217;enorme quantit\u00e0 di prove che la versione ufficiale non sta in piedi, una gran maggioranza di persone continua a ritenerla affidabile?<\/p>\n<p>Credo che la risposta pi\u00f9 semplice sia che <strong>anche solo adombrare l&#8217;idea che il proprio Governo, o comunque le Istituzioni ufficiali in generale, operino addirittura contro i propri cittadini, scientemente e dolosamente, sia psicologicamente insostenibile<\/strong>, anche solo come ipotesi remota. Al massimo si pu\u00f2 credere che <strong>un certo numero di persone<\/strong> di un reparto di intelligence sia deviato. Neppure la testimonianza ricca di prove che ha prodotto <strong>Snowden<\/strong> \u00e8 bastata. Per molte persone \u00e8 come doversi convincere che la propria madre cerca di avvelenargli il cibo che prepara.<\/p>\n<p>Siamo dunque in presenza di una <strong>dittatura tecnocratica mondiale<\/strong>, che si esprime oggi in modo differente nei vari Stati, ma che li coinvolge tutti; una dittatura sovranazionale, melliflua, senza un dittatore percepibile, che \u00e8 in grado di trasformare il significato delle parole e della realt\u00e0, di sopprimere, cancellare i fatti, di inventarne altri e farli credere veri; una dittatura tecnologica che offre comodit\u00e0 apparenti in cambio di cessione di diritti, o per <strong>un presunto <em>\u201cbene comune\u201d,<\/em> oggi sanitario, domani climatico, dopodomani magari eugenetico e cos\u00ec via.<\/strong><\/p>\n<p>Le dittature del secolo scorso, come si pu\u00f2 allora constatare, non ci aiutano a individuare soluzioni per difendersi e per contrastarle. Non possiamo aspettarci l&#8217;arrivo dei <em>\u201cbuoni\u201d<\/em>, non ci saranno sbarchi in Normandia, non si pu\u00f2 espatriare, cercare aiuti all&#8217;estero.<\/p>\n<p><strong>In compenso, ciascuno di noi ha la possibilit\u00e0 di diventare artefice di se stesso.<\/strong><\/p>\n<p>Tutto quello che \u00e8 stato messo in atto sinora per contrastare questa deriva non ha prodotto risultati apprezzabili, malgrado gli sforzi profusi, n\u00e9 sul piano legale n\u00e9 nelle manifestazioni. Non dico che non si debba fare questo ed altro, ma bisogna accettare il fatto che la potenza in campo, soprattutto quella mediatica \u00e8 enorme. Dobbiamo prendere atto che questa situazione \u00e8 stata provocata e pensata per durare. <strong>E&#8217; ormai chiaro che si stanno facendo prove tecniche di dittatura, a tutti i livelli, da quello sanitario a quello politico e mediatico.<\/strong> Chi si illude che il passaporto sanitario discriminatorio cesser\u00e0 con la fine della cosiddetta pandemia dovr\u00e0 presto rendersi conto del contrario, come ha giustamente affermato e provato <strong>Giorgio Agamben<\/strong> nell&#8217;intervento al Senato: <strong>esso \u00e8 il fine, non il mezzo<\/strong>, \u00e8 lo scopo al quale (per ora) si voleva giungere.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-una-comunit-14-ella-societa\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">In un articolo<\/a> del 17 settembre 2021, egli scrive:<\/p>\n<blockquote><p>Credere infatti che il greenpass significhi il ritorno alla normalit\u00e0 \u00e8 davvero ingenuo. Cos\u00ec come si impone gi\u00e0 un terzo vaccino, se ne imporranno dei nuovi e si dichiareranno nuove situazioni di emergenza e nuove zone rosse finch\u00e9 il governo e i poteri che esso esprime lo giudicher\u00e0 utile. E a farne le spese saranno in primis proprio coloro che hanno incautamente obbedito. In queste condizioni, senza deporre ogni possibile strumento di resistenza immediata, occorre che i dissidenti pensino a creare qualcosa come una societ\u00e0 nella societ\u00e0, una comunit\u00e0 degli amici e dei vicini dentro la societ\u00e0 dell\u2019inimicizia e della distanza. Le forme di questa nuova clandestinit\u00e0, che dovr\u00e0 rendersi il pi\u00f9 possibile autonoma dalle istituzioni, andranno di volta in volta meditate e sperimentate, ma solo esse potranno garantire l\u2019umana sopravvivenza in un mondo che si \u00e8 votato a una pi\u00f9 o meno consapevole autodistruzione. (G. Agamben &#8211; Una comunit\u00e0 nella societ\u00e0).<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Dobbiamo dunque immaginare una resistenza di lungo periodo<\/strong>, nel quale ciascuno sia in grado di amministrare le proprie forze di pensiero, di sentimento e azioni con intelligenza. E&#8217; un imperativo mantenere la centratura emotiva e spirituale, e gi\u00e0 questo richiede parecchio impegno; ma \u00e8 solo il presupposto, il fondamento.<\/p>\n<p>Sono sempre pi\u00f9 convinto che la resistenza veramente in grado di vincere non sia quella che si propone di diventare maggioranza in breve tempo, <strong>ma quella che meno appare sul piano esteriore.<\/strong> Se abbiamo chiaro che <strong>il valore morale imprescindibile \u00e8 l&#8217;individuo<\/strong>, sappiamo che non sono le masse che possono modificare la realt\u00e0 ma <strong>gli individui, non isolati ma che si uniscono in piccoli gruppi<\/strong>, senza sovrastrutture burocratiche, senza fondazioni, associazioni, senza partiti e fazioni.<\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/cs.ilgiardinodeilibri.it\/data\/partner\/4507\/wg_manu_4821.html?_=1636042885\" width=\"600\" height=\"646\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>Piccoli gruppi di persone che operano in modo disinteressato e che si uniscono per affinit\u00e0 ideali, non ideologiche, per affinit\u00e0 di visione futura, con ideali concreti e non generici. Piccoli gruppi di individui che <strong>imparano a condividere pensieri, sapendo che sono attinti da una sfera comune a tutti.<\/strong> Persone che possono imparare anche a condividere sentimenti e ideali, sapendo che essi possono essere sentiti da tutti quando hanno un alto contenuto morale, non moralistico. Gruppi di individui consapevoli dei proprio talenti e che li mettono a disposizione di tutti, cos\u00ec come ciascuno usufruisce di quelli altrui.<\/p>\n<p>Potrebbe sembrare una rinuncia, una sconfitta, oppure un progetto utopico, o ancora il frazionamento anzich\u00e9 l&#8217;unione dell&#8217;umanit\u00e0. In realt\u00e0 \u00e8 il contrario; il progetto che dobbiamo contrastare \u00e8 proprio quello che vorrebbe <strong>la negazione dell&#8217;individuo<\/strong> e che concepisce l&#8217;umanit\u00e0 come una massa informe di automi inseriti in una gigantesca macchina sociale automatica. Ne ho scritto altre volte e non mi soffermo. Ci\u00f2 che dobbiamo tenere ferma \u00e8 la <strong>resistenza passiva totale<\/strong>, <strong>anzitutto interiore e per quanto possibile esteriore<\/strong>, ognuno nella propria realt\u00e0 di vita, affinch\u00e9 da essa possa sgorgare <strong>l&#8217;intuizione<\/strong> del nuovo.<\/p>\n<p>La Rete che dobbiamo costruire \u00e8 una rete umana, di persone che si guardano negli occhi, senza mascherine e senza l&#8217;intermediazione di piattaforme. Una rete di gruppi diversi tra loro, ciascuno formato da individui diversi che si occupano di cose diverse e che si scambiano risultati e conoscenze.<\/p>\n<p>Il <em>Siddharta<\/em> di <strong>Herman Hesse<\/strong>, del 6\u00b0 secolo A.C., possedeva tre talenti: <strong>sapeva pensare, aspettare, digiunare<\/strong>, e con essi ha potuto districarsi in tutte le vicissitudini e le scelte della vita, sino alla comprensione dell&#8217;essenza delle cose.<\/p>\n<p>Noi, occidentali del tempo dell&#8217;<strong>anima cosciente<\/strong>, possiamo tutti mantenere il primo talento, il pi\u00f9 importante, <strong>il pensare, la capacit\u00e0 di intuizione pensante<\/strong>, e completare la triade, ognuno con i propri unici e insostituibili talenti personali, affinch\u00e9 ogni gruppo sia il prototipo della nuova futura umanit\u00e0. In questo modo pu\u00f2 essere ricomposto il giusto equilibrio pendolare tra individuo e societ\u00e0, in una ricca alternanza armonica.<\/p>\n<p><em>3 Novembre 2021<\/em><\/p>\n<p class=\"p4\"><em>Sergio Motolese<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p><b><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-66339 alignleft\" src=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Screenshot-2022-10-06-at-13.03.48-286x300.png\" alt=\"\" width=\"146\" height=\"153\" srcset=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Screenshot-2022-10-06-at-13.03.48-286x300.png 286w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Screenshot-2022-10-06-at-13.03.48-768x805.png 768w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Screenshot-2022-10-06-at-13.03.48-11x12.png 11w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Screenshot-2022-10-06-at-13.03.48.png 824w\" sizes=\"(max-width: 146px) 100vw, 146px\" \/>Sergio Motolese, <\/b>musicista.<br \/>\nL\u2019incontro con l\u2019antroposofia di Rudolf Steiner gli ha consentito di integrare le esperienze musicali con quelle acquisite in vari ambiti concernenti la salute.<br \/>\nNegli ultimi anni si \u00e8 occupato in particolar modo degli effetti del suono elettronico e dell&#8217;informatica digitalizzata sull&#8217;essere umano.<br \/>\nE&#8217; diplomato<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>presso la LUINA (Libera Universit\u00e0 di Naturopatia Applicata). Tiene laboratori musicali, conferenze, incontri, seminari, gruppi di studio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo sempre pensato che il termine \u201cdittatura\u201d riguardasse altri: altri Paesi, altri popoli, altre epoche. Soprattutto, non abbiamo mai preso in seria considerazione il fatto di dover vivere in una dittatura. 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