{"id":58873,"date":"2021-11-16T10:34:55","date_gmt":"2021-11-16T09:34:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liberopensare.com\/?p=58873"},"modified":"2023-04-16T11:05:09","modified_gmt":"2023-04-16T09:05:09","slug":"la-cultura-della-cancellazione-atto-finale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/la-cultura-della-cancellazione-atto-finale\/","title":{"rendered":"La cultura della cancellazione: atto finale"},"content":{"rendered":"<div>Accade alle volte che, parlando con amici, taluni si rammarichino del tempo e delle energie che vengono consumate nel seguire l\u2019attuale vicenda gravitante intorno alla certificazione verde. A loro avviso chi se ne occupa starebbe cadendo in un\u2019operazione di distrazione di massa, mentre il governo metterebbe mano alle questioni che contano.<\/div>\n<div>Ora, questa tesi ha dei meriti. In particolare ricorda che il nucleo degli interessi delle \u00e9lite economiche, che ci guidano per interposto governo, non sta n\u00e9 nella questione sanitaria, n\u00e9 nell\u2019implementazione della certificazione in questione. Questi sono mezzi, non fini.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Tuttavia credo anche che questa tesi sia in ultima istanza profondamente erronea.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Queste obiezioni ripercorrono reiterate discussioni avute negli anni, nei lustri, scorsi, in cui simile rammarico andava invece ad altre questioni, che parimenti incontravano il loro sostanziale disinteresse: le questioni relative al cosiddetto \u201cpoliticamente corretto\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Anche l\u00ec l\u2019idea era che prendere quei temi troppo sul serio fosse una perdita di tempo, una distrazione, una caduta nel sovrastrutturale, laddove la sostanza dell\u2019analisi economica andava perduta di vista.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Ci\u00f2 che &#8211; certamente per limiti personali &#8211; non riuscivo a far intendere allora \u00e8 che il cuore problematico nell\u2019espansione di quell\u2019orientamento culturale (il \u201cpolitically correct\u201d con i suoi addentellati) doveva essere inteso come una <em>questione di metodo<\/em>, a prescindere dalle specifiche questioni in oggetto, dalle specifiche richieste, dagli specifici divieti.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Il problema non stava tanto, per dire, nel fatto di dover o meno abolire la parola \u201crazza\u201d in quanto evocativa di momenti oscuri, ma nella <em>forma<\/em>\u00a0di quella operazione. Che essa si applicasse a questioni \u2018sensibili\u2019 come i temi del sessismo, del razzismo o di una qualche x-fobia non era cruciale &#8211; anche se rivelatore di alcune tendenze storiche. Il punto essenziale era l\u2019idea che per evitare un abuso (ad es. il razzismo) si dovesse operare\u00a0<em>cancellando a monte la possibilit\u00e0 stessa di venire a conoscenza<\/em>\u00a0di una certa categoria (\u201crazza\u201d).<\/div>\n<div class=\"entry-content\">\n<div id=\"article-body\" class=\"w-100 excerpt mt-3\">\n<p><script type=\"text\/javascript\">\nvar ml_partners_options = {\n\tpcode : \"3867\",\n\tlogo : \"logo\",\n\timmagini : \"s\",\n\tmaxtitolo : 50,\n\tprezzo : \"s\",\n\tbordocolor : \"09f\",\n\tsconto : \"s\",\n\tricerca : \"s\",\n\tdefaultricerca : \"razzismo\",\n\tdefaulttipo : \"Tutte\",\n\txml_id : 5,\n\tmaxprodotti : 20,\n\ttarget : \"_blank\",\n\tlinkcolor : \"09f\",\n\tbgcolor : \"cef\",\n\tbuttoncolor : \"fff\",\n\tprezzocolor : \"f80\",\n\tn_row : 1,\n\tlarghezza : \"600\",\n};\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/plus.macrolibrarsi.it\/assets\/widget-partner-v1\/js\/macrolibrarsi.partners.js\"><\/script><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I loro avversari, hanno sovente deriso la tendenza dei movimenti politicamente corretti come movimenti culturali superficiali, dediti a una dimensione esteriore, espressiva, formale. Questa valutazione poteva essere corretta finch\u00e9 ci si concentrava sull\u2019intento dichiarato (evitare il razzismo vietando la parola \u201crazza\u201d o evitare il sessismo vietando certi usi linguistici, come il maschile plurale in accezione neutra). Se l\u2019intento era di correggere i mali del mondo ritoccando le parole, l\u00ec l\u2019irrisione poteva avere buon gioco: un tale intento soffriva di un \u201cidealismo iperbolico\u201d, destituito di fondamento: se non si modificano le pratiche sociali, i rapporti di forza, ecc., le limature linguistiche sono sterili esercizi di stile, e in tal caso effettivamente una vera \u201cdistrazione di massa\u201d.<\/p>\n<p>E tuttavia guardando solo quell\u2019aspetto si stava perdendo un secondo aspetto, assai pi\u00f9 radicale. Ci\u00f2 che stava prendendo rapidamente piede era un processo a due strati. In prima battuta veniva creato un terreno di consenso intorno ad alcuni \u201cmali\u201d, esposti come particolarmente rilevanti e urgenti da specifiche campagne mediatiche. In seconda battuta, \u00a0andava imponendosi, come\u00a0<em>forma socialmente accettata di correttivo<\/em>\u00a0a questi mali, una nuova pratica sociale che legittimava una<em>\u00a0limitazione a monte della libert\u00e0 d\u2019espressione<\/em>. Secondo questo canone una certa Autorit\u00e0 Morale, se riconosciuta come tale, aveva il diritto-dovere: 1)di\u00a0<em>esporre e denunciare l\u2019urgenza di un male da estirpare<\/em>\u00a0e 2) con l\u2019apparente intento di estirpare questo male, di\u00a0<em>modellare a monte il dicibile, o di obliterare l\u2019indicibile<\/em>.<\/p>\n<p>Quest&#8217;operazione \u00e8 straordinariamente radicale e completamente verticistica. Alcuni ristretti gruppi culturalmente influenti, e prossimi alle leve del potere mediatico, hanno potuto prima redigere unilateralmente l\u2019agenda dei mali sociali urgenti, e poi chiamare s\u00e9 stessi alla necessit\u00e0 impellente di intervenire, in forma di blocco preventivo sulla loro espressione.<\/p>\n<p>Il punto naturalmente non era e non \u00e8 mai stato quello di vietare offese o ingiurie, gi\u00e0 protette dalla legislazione ordinaria. Il punto consiste nel blocco della possibilit\u00e0 stessa di intrattenere, esprimere, dibattere certe classi di pensieri.<\/p>\n<p>Il meccanismo era \u2013 ed \u00e8 \u2013 altamente caratteristico. Riporto a questo proposito un\u2019esperienza autobiografica recente. Avevo chiesto ad un madrelingua inglese di rivedere un testo destinato alla pubblicazione all\u2019estero. Tra i pochi interventi da lui fatti c\u2019era il suggerimento di non usare il termine \u201cautistic\u201d, che occorreva in una frase di senso metaforico (\u201cun atteggiamento quasi \u2018autistico\u2019\u201d). L\u2019uso della parola (peraltro tra virgolette) avrebbe potuto infatti suscitare una reazione di suscettibilit\u00e0 e offesa. Il termine, che ha un utilizzo corrente nella letteratura scientifica, nel mondo di lingua inglese risulta apparentemente caduto\u00a0 nel novero delle parole che andrebbero omesse in quanto implicitamente stigmatizzanti, a prescindere dall\u2019uso che se ne voglia fare.<\/p>\n<p>Incidentalmente, di fronte a questa osservazione la mente \u00e8 corsa a studi passati sull&#8217;autismo (quello clinico, non metaforico)\u00a0e non ho potuto fare a meno di rammentare come le diagnosi di autismo siano esplose in maniera sconcertante negli ultimi decenni, aumentando di due ordini di grandezza. Ma apparentemente nella nostra societ\u00e0 niente di ci\u00f2 ha suscitato particolare allarme sociale o medico, \u00a0producendo invece come soluzione preferita quella di cancellarne la problematicit\u00e0 a monte, facendola scomparire con una metamorfosi dell\u2019uso linguistico.<\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/cs.ilgiardinodeilibri.it\/data\/partner\/4507\/wg_manu_4817.html?_=1636912000\" width=\"600\" height=\"884\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>Aneddoti biografici a parte, \u00e8 poi interessante osservare come la tabuizzazione dell\u2019uso verbale pu\u00f2 funzionare in due sensi.<\/p>\n<p>Da un lato esso pu\u00f2 funzionare come divieto e blocco del diritto all\u2019espressione altrui. Ma dall\u2019altro pu\u00f2 funzionare come\u00a0<em>ghettizzazione<\/em>, sempre da parte dell\u2019Autorit\u00e0 Morale, attraverso un sistema di equivalenze semantiche agganciate ad un tab\u00f9. Ad esempio negli ultimi anni le richieste di sovranit\u00e0 nazionale in chiave euroscettica emerse dopo la crisi\u00a0<em>subprime<\/em>\u00a0sono state derubricate dall&#8217;apparato mediatico a \u201csovranismo\u201d, il \u201csovranismo\u201d \u00e8 stato posto in equivalenza con il \u201cnazionalismo\u201d, e il nazionalismo col \u201cfascismo\u201d. Una volta prodotta questa riduzione concettuale ogni margine di discussione \u00e8 stato annullato, perch\u00e9 \u201cfascismo\u201d \u00e8 una di quelle unit\u00e0 verbali tab\u00f9 dove le ragioni devono spegnersi perch\u00e9 la condanna \u00e8, per cos\u00ec dire, passata in giudicato.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che accomuna in profondit\u00e0 queste operazioni \u00e8 la soppressione di ogni ragionamento, di ogni eventuale discussione pubblica con un tab\u00f9 che esige solo di annuire, di assentire ad una condanna, posta come al di l\u00e0 del discutibile.<\/p>\n<p>Sulle ragioni storiche di questo processo mi sono soffermato altrove e non ne parler\u00f2 qui. Questo processo non \u00e8 affatto meramente nazionale, ma accompagna un processo di assottigliamento delle pratiche democratiche in corso da tempo. Esso appare in forma magnificata nelle iniziative che cercano di cancellare fisicamente segni del passato, lapidi, statue, percepiti come offensivi per la sensibilit\u00e0 corrente di alcuni. Anche qui, l\u2019essenziale \u00e8\u00a0<em>la forma dell\u2019atto<\/em>: non si tratta di contestare questa o quella figura storica, spiegando le ragioni di un\u2019errata glorificazione (procedura di approfondimento sempre salutare).<\/p>\n<p>No, il modulo adottato assume in partenza\u00a0<em>l\u2019impossibilit\u00e0 della comunicazione<\/em>, l\u2019<em>eradicazione della dialettica<\/em>: si tratta puramente e semplicemente di \u201ccancellare uno sconcio\u201d, qualcosa che non pu\u00f2 e non deve essere discusso, perch\u00e9 gi\u00e0 discuterne sarebbe una concessione, sarebbe contaminante. Gli agenti di questi atti non sono per\u00f2 diretta emanazione delle \u00e9lite, ma sono frange sfuggite, neofiti convertiti alla religione della censura e della cancellazione, spesso giovani allevati nella pi\u00f9 totale mancanza di consapevolezza storica, che fanno da cassa di risonanza al messaggio trasmesso dall&#8217;alto; essi per\u00f2 non sono davvero i protagonisti di questo processo storico, ma solo la sua manifestazione pi\u00f9 goffa.<\/p>\n<p>In Italia, l\u2019attuale fase, subentrata con l\u2019imposizione della certificazione verde, ha prodotto una potente accelerazione di questo tipo di processi.<\/p>\n<p>Ora l\u2019Autorit\u00e0 Morale legittimata a operare queste forme di cancellazione mostra direttamente il suo volto nella forma del governo, dello stato, delle istituzioni, che hanno perso da tempo ogni capacit\u00e0 di rappresentanza democratica. Questo segnala il punto terminale del processo, con l\u2019estinzione del senso stesso dei processi democratici. L\u2019Autorit\u00e0 Morale stabilisce a monte quali fonti possono essere menzionate e quali no, quali frasi possono essere dette e quali no, quali ospiti possono comparire in studio e quali no, quali manifestazioni di protesta si possono tenere e quali no. La forma \u00e8 insindacabile e sottratta ad ogni motivazione, perch\u00e9 con il Male non si discute, del\u00a0Male i \u201cbuoni\u201d sanno gi\u00e0 sempre tutto ci\u00f2 che serve, e gi\u00e0 discuterne significherebbe scendere a patti.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 cos\u00ec che arriviamo all\u2019oggi, dove abbiamo assistito ad un rapidissimo crescendo dei processi censori. Ora, mentre scrivo queste righe so che se le voglio destinare al social pi\u00f9 diffusivo devo rigorosamente limitarmi ad opinioni espresse in un certo range linguistico. Al contempo, nella corrente battaglia informativa una parte non ha pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di portare a conoscenza altrui alcuna documentazione. Chi ci prova viene cancellato. Oramai documentazioni e testimonianze (spesso autorevoli, assai numerose) circolano e possono circolare solo se veicolate in gruppi chiusi, che per definizione non posso ambire alla \u2018viralit\u00e0\u2019. L\u2019informazione va contenuta, come una malattia. Non deve uscire dal lockdown della mente. (E quando, faticosamente, qualcosa riesce ad uscire, ci troviamo un qualche scappato di casa in boxer e tastiera ad ergersi a temibile \u201cfact-checker\u201d a libro paga, pronto a smantellare a battute studi peer-reviewed o esperti internazionali. Con massima eco e diffusione.)<\/p>\n<p>L\u2019insofferenza per la discussione, per la dialettica, per la riflessione \u00e8 insofferenza per tutto ci\u00f2 che non si conforma spontaneamente all\u2019autorit\u00e0, che oggi si presenta anzitutto come Autorit\u00e0 Morale. Ci\u00f2 che non si conforma non deve poter esistere, non deve avere spazio, perch\u00e9 il Male \u00e8 visto come un\u2019infezione: se la fai entrare anche in minima parte potr\u00e0 crescere e magari imporsi. Dunque solo una purificazione che cancelli l\u2019alterit\u00e0, il dissenso o l\u2019eterodossia pu\u00f2 essere la via percorribile.<\/p>\n<p>E, curiosamente, questa ambiziosa \u201ctendenza morale\u201d si armonizza splendidamente con la necessit\u00e0 di implementare una serie di disposizioni dall\u2019alto, \u201criforme urgenti e inderogabili\u201d, predecise al di fuori di qualunque pubblica discussione o consapevolezza pubblica.<\/p>\n<p>Ed eccoci qui, cari amici. Quando commentate ancora di questi eventi in termini di \u201cdistrazione\u201d e \u201cmarginalit\u00e0\u201d non posso fare a meno di chiedermi e chiedervi:<\/p>\n<p>Se riescono a silenziare o denigrare ogni informazione sgradita, se riescono a far sparire nel nulla mesi di manifestazioni settimanali sostenute da (almeno) un quinto della popolazione italiana, ecco, vi prego, spiegatemi, cosa pensate succeder\u00e0 quando alzerete la manina per protestare che vi hanno incenerito la pensione?<\/p>\n<p>Quando vi trasformeranno sotto il culo definitivamente scuole e universit\u00e0 in un outsourcing di Confindustria?<\/p>\n<p>Credete che allora si inteneriranno perch\u00e9 i vostri argomenti s\u00ec che sono seri?<\/p>\n<p>Pensate che allora sar\u00e0 giunto il momento di farsi sentire?<\/p>\n<p>Come?<\/p>\n<p>Dove?<\/p>\n<p>Da chi?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<p><em>Andrea Zhok<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-71156 alignleft\" src=\"https:\/\/liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/andrea_zhok-300x300.jpg\" sizes=\"(max-width: 127px) 100vw, 127px\" srcset=\"https:\/\/liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/andrea_zhok-300x300.jpg 300w, https:\/\/liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/andrea_zhok-150x150.jpg 150w, https:\/\/liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/andrea_zhok-12x12.jpg 12w, https:\/\/liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/andrea_zhok.jpg 461w\" alt=\"\" width=\"127\" height=\"127\" \/>Andrea Zhok, nato a Trieste nel 1967, ha studiato presso le Universit\u00e0 di Trieste, Milano, Vienna ed Essex.<br \/>\n\u00c8 dottore di ricerca dell\u2019Universit\u00e0 di Milano e Master of Philosophy dell\u2019Universit\u00e0 di Essex.<br \/>\n\u00c8 autore di numerose pubblicazioni, scientifiche e divulgative; tra le pubblicazioni monografiche: \u201cLo spirito del denaro e la liquidazione del mondo\u201d (Jaca Book 2006); \u201cEmergentismo\u201d (Ets 2011); \u201cCritica della ragione liberale\u201d (Meltemi 2020).<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Accade alle volte che, parlando con amici, taluni si rammarichino del tempo e delle energie che vengono consumate nel seguire l\u2019attuale vicenda gravitante intorno alla certificazione verde. 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