{"id":61396,"date":"2022-02-07T12:11:46","date_gmt":"2022-02-07T11:11:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liberopensare.com\/?p=61396"},"modified":"2022-02-07T12:14:30","modified_gmt":"2022-02-07T11:14:30","slug":"le-code-del-diavolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/le-code-del-diavolo\/","title":{"rendered":"Le code del diavolo"},"content":{"rendered":"<div class=\"entry-header\">Ore 20,45, esterno notte, quartiere piccolo borghese di una citt\u00e0 italiana. Il silenzio \u00e8 surreale, luci fioche nella sera invernale. Tutto \u00e8 chiuso, pochissime automobili, nessun passante. In fondo alla strada, una croce illuminata di verde segnala una farmacia. Una piccola folla di forzati del tampone attende il suo turno, intabarrata negli abiti pesanti. Le mascherine non fanno distinguere i volti. Colpisce il silenzio, una strana rassegnazione, la chiusura di ciascuno in se stesso. Timore, distanziamento, fastidio? Chiss\u00e0. Lontani, divisi, silenti, simili ai naufraghi dell\u2019Eneide, <em>rari nantes in gurgite vasto<\/em>.<\/div>\n<div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ore 8,45, esterno giorno. Dodici ore dopo, la medesima strada, stavolta animata di traffico.\u00a0 Pochi passanti, due, tre, quattro code. La solita farmacia, ma anche il fornaio, la posta, la banca. Stessa gente silenziosa, stesse maschere. Unica differenza, davanti alla farmacia dirige la coda un guardiano privato. Lo conosciamo, \u00e8 un buttafuori di discoteca che si guadagna la vita cos\u00ec per la chiusura dei locali di divertimento. Almeno \u00e8 professionale, non ha la spocchia e lo sguardo felice di troppi neo-guardiani di rincalzo a cui il Covid ha offerto l\u2019occasione di sfogare le frustrazioni. Ricordate il film <em>Uomini e Caporali<\/em>, la fila di cittadini con tessera alimentare e il caporale di turno, un ceffo in divisa dalle tendenze sadiche che tiranneggia Tot\u00f2, un pover\u2019uomo che sbarca il lunario facendo la coda per gli altri?<\/p>\n<p>Altrove, sono in coda per il pane poich\u00e9 al forno non possono accedere pi\u00f9 di due avventori. \u00a0Sull\u2019uscio di una lavanderia, una scritta con i punti esclamativi intima: entrate uno alla volta; non oltrepassate la linea. Gi\u00e0, siamo oltre la linea, come nel libro di <em>Ernst Juenger<\/em>. Davanti alla banca e alla posta si fa la fila per ritirare il proprio denaro (che non \u00e8 pi\u00f9 nostro) o per conoscere lo stato dei risparmi. E\u2019 quasi tutta gente modesta, i ricchi vanno per appuntamento e i promotori finanziari addirittura si recano a domicilio. Anche le code dividono la societ\u00e0 in classi. A parte qualche lite per la precedenza o per la maledetta distanza, colpisce l\u2019innaturale silenzio delle file. Sembra svanita la naturale socialit\u00e0 della nostra gente, il chiacchiericcio magari banale, indice per\u00f2 di prossimit\u00e0, di comunit\u00e0, in cui vivevamo, bene o male, sino a due anni fa. Il\u00a0<em>Super Green pass<\/em>\u00a0ha trasformato troppi in occhiuti controllori autorizzati dal governo. Colpisce, in certi locali, l\u2019imbarazzo dei titolari e, al contrario, un certo zelo compiaciuto dei commessi, salariati forse precari che esercitano le mansioni di vigilanti. Una piccola guerra civile tra poveri, la solita zuffa tra i capponi di Renzo.<\/p>\n<p><script type=\"text\/javascript\">\nvar ml_partners_options = {\n\tpcode : \"3867\",\n\tlogo : \"logo\",\n\timmagini : \"s\",\n\tmaxtitolo : 50,\n\tprezzo : \"s\",\n\tbordocolor : \"09f\",\n\tsconto : \"s\",\n\tricerca : \"s\",\n\tdefaultricerca : \"totalitarismo\",\n\tdefaulttipo : \"Tutte\",\n\txml_id : 5,\n\tmaxprodotti : 20,\n\ttarget : \"_blank\",\n\tlinkcolor : \"09f\",\n\tbgcolor : \"cef\",\n\tbuttoncolor : \"fff\",\n\tprezzocolor : \"f80\",\n\tn_row : 1,\n\tlarghezza : \"100%\",\n};\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/plus.macrolibrarsi.it\/assets\/widget-partner-v1\/js\/macrolibrarsi.partners.js\"><\/script><\/p>\n<p>Non credevamo di assistere a spettacoli cos\u00ec tristi. Ci sfugge una battuta: sono le code del diavolo. Si dice, quando qualcosa va storta, che il diavolo ci ha messo la coda. Oggi quasi nessuno crede in Dio, figuriamoci nella concorrenza. Eppure, secondo Baudelaire, la massima astuzia di Berlicche \u00e8 farci credere che non esiste. Il poeta dei Fiori del Male era un antimoderno furioso, inutile prestargli fede. Solo Mefistofele \u2013 lo spirito che sempre nega \u2013 poteva ridurci cos\u00ec. Un\u2019amica commerciante ci mostra un messaggio sulle reti sociali in cui un cittadino si lagna delle code e offre la soluzione: compriamo tutto su Amazon. Riecco Tafazzi, il personaggio televisivo che prendeva a martellate le sue parti intime, o quel marito che per fare dispetto alla moglie se le tagli\u00f2.\u00a0 Viviamo in un mondo impazzito, ci hanno cucinati a puntino. Siamo passati dal pensiero unico all\u2019unico pensiero: io, speriamo che me la cavo, ossia che non mi contagio.<\/p>\n<p>Siamo trasformati in maschere e marionette, ma gli esseri umani hanno bisogno di vedersi in viso l\u2019uno con l\u2019altro. Una societ\u00e0 che ignora un imperativo cos\u00ec naturale come vedere il volto dell\u2019Altro, distrugger\u00e0 se stessa e le persone che la compongono. L\u2019uomo mascherato cela qualcosa, non mostra la verit\u00e0: \u00e8 un nemico e un mentitore. Siamo pupi i cui fili sono tenuti dietro le quinte, i personaggi di Rosso di San Secondo: Marionette che passione. Tipi umani, stereotipi, marionette sconfitte assoggettate a tutti i luoghi comuni; cos\u00ec ci appaiono i personaggi in coda, tristi, silenziosi, in guardia, reciprocamente ostili, milioni di opposte fazioni formate da una sola persona. Nel teatro di San Secondo, la Signora dalla Volpe Azzurra, il Signore in Grigio, il Signore in lutto, la Cantante. Nelle file al tempo del virus, la Signora dalla Maschera Leopardata, il Pensionato Rissoso, l\u2019Ansioso Impaurito, la Cittadina Informata.<\/p>\n<p>In alto si fregano le mani, sguinzagliano gli sgherri, i gazzettieri di regime altoparlanti della Voce del Padrone, i buffoni di corte da festival di Sanremo, esibiti per sbeffeggiare i cretinetti che temono la puntura e le tracce di grafene nelle pozioni di <em>Big Pharma<\/em>. Tutte balle: noi s\u00ec, noi conformisti, noi che sappiamo tutto di dosi e vaccini, che facciamo il pieno di telegiornali e opinioni degli esperti, noi siamo i Giusti. Siamo, grazie a Dio e al governo, la maggioranza, fiera di applaudire il copione a fattura di personaggi che recitano a soggetto e tirano quattro paghe per il lesso, come i manzoniani di <em>Giosu\u00e8 Carducci<\/em>. Finita la storia, da tempo non resta che la cronaca, i tempi supplementari a cui l\u2019arbitro non si decide a porre fine. In coda, siamo figuranti rassegnati di uno spettacolo che i potenti osservano sogghignando.<\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/cs.ilgiardinodeilibri.it\/data\/partner\/4507\/wg_manu_4889.html?_=1644200333\" width=\"600\" height=\"646\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>Sentiamo in sottofondo la voce lenta, grave, lievemente chioccia di <em>Franco Battiato<\/em>. Povera patria, schiacciata dagli abusi del potere, di gente infame che non sa cos\u2019\u00e8 il pudore. Sar\u00e0 lo sguardo del pessimista, ma la sensazione che aleggia sul popolo delle file, insieme con la rassegnazione, \u00e8 una cupa indifferenza. Pessimo atteggiamento che, oltre a lasciare spazio ai malvagi- sempre proattivi- \u00e8 l\u2019indizio sicuro del degrado, della sconfitta esistenziale, in linguaggio virale l\u2019esaurimento degli anticorpi. Un popolo \u2013la sua maggioranza- simile ai fratelli Ardengo, i protagonisti degli Indifferenti, il primo romanzo di <em>Alberto Moravia<\/em>. Loro, incapaci di provare sentimenti, incuranti del declino sociale ed economico della famiglia. Noi, svuotati, inerti, automi resi obbedienti dal timore.<\/p>\n<p>Invece no, non tutti: si fa strada un magma indistinto, ancora difficile da valutare, sorge un\u2019opposizione sociale in nome delle libert\u00e0 naturali che fa bene al cuore. Nella piazza diventata passerella di spettri guardinghi, una manifestazione partecipata e civilissima ha detto no al regime pandemico, alla libert\u00e0 rubata, al ricatto del\u00a0<em>green pass<\/em>, primo mattone dell\u2019identit\u00e0 digitale. Pazienza se due signore dall\u2019aspetto di insegnanti in pensione invocavano la denuncia dei presenti per attentato alla salute pubblica: c\u2019\u00e8 sempre qualcuno pi\u00f9 realista del re. Indossavano un\u2019altra maschera, fatta di diffidenza, il rancore reciproco che serpeggia tra dialoghi surreali a tema unico intrattenuti a prudente distanza. Diceva <em>Chesterton<\/em> che l\u2019uomo moderno si affanna a buttare gi\u00f9 ogni palizzata che incontra sulla sua strada, senza mai chiedersi perch\u00e9 fosse stata eretta. Crollata l\u2019ultima, al tempo del virus ci affrettiamo a costruirne altre, le peggiori: palizzate di sfiducia, lontananza, paura, odio per chi non si comporta come noi, i Buoni, i Razionali, i Credenti della narrazione.<\/p>\n<p>Per molti l\u2019indifferenza \u00e8 una forma di autodifesa, una corazza, la palizzata che ci separa da una realt\u00e0 insopportabile. Si elaborano forme sofisticate di indifferenza, la sordit\u00e0 ai continui messaggi \u201cvirali\u201d diffusi sui mezzi pubblici, alla radio, alla televisione, ovunque. L\u2019indifferenza \u00e8 la barricata estrema di chi non capisce pi\u00f9 e non trova un senso, triste destino da stranieri, cio\u00e8 estranei.\u00a0 Scuote l\u2019anima non riconoscere pi\u00f9 luoghi, persone, situazioni, sentirsi capitati in un interminabile Truman Show. Nessuno interrompe la rappresentazione gridando: sorridi, sei su Scherzi a parte!<\/p>\n<p>Lo straniamento era il sentimento dominante di <em>Arthur Meursault<\/em>, il protagonista de <em>Lo straniero<\/em> di <em>Albert Camus<\/em>. \u00a0Sotto il sole implacabile di un\u2019Algeria nativa ma straniera, <em>Meursault<\/em> sembra come tutti, ha un lavoro che gli d\u00e0 tedio, vive di abitudini costanti, ripetitive, vagamente rassicuranti. Non ha alcun moto di ribellione, nessun guizzo di cambiamento. Non ha volont\u00e0 di fuga o interesse per il mondo esterno, solo una quieta accettazione unita dal desiderio di conferma nella ripetizione dei gesti, una stanca tendenza alla passivit\u00e0. Costeggia la vita senza viverla, come noi ci mettiamo in coda tentando di non pensare o smanettando sullo\u00a0<em>smartphone<\/em>. Ammazziamo un tempo gi\u00e0 morto che non vale la pena misurare. L\u2019incipit dello Straniero \u00e8 un pugno nello stomaco: Oggi la mamma \u00e8 morta. O forse ieri, non so.<\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/cs.ilgiardinodeilibri.it\/data\/partner\/4507\/wg_manu_4859.html?_=1644200332\" width=\"600\" height=\"646\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p><em>Meursault<\/em> \u00e8 infastidito dalla veglia, dal funerale sotto il caldo soffocante, non costernato per il lutto. Al tempo del virus si muore da soli, nessuno tiene la mano di chi se ne va, circondato da operatori sanitari senza volto vestiti come palombari. Pochi consolano chi resta: il morto \u00e8 una statistica. Se aveva il virus, meglio per l\u2019azienda sanitaria: riscuoter\u00e0 un credito dal governo. Come non sentirsi stranieri? Dietro la maschera, siamo figurine tutte uguali, i pedoni degli scacchi. Tanti <em>Meursault<\/em>, indifferente anche all\u2019amore. Conosce una donna, lei gli chiede se vuole sposarla, lui ricorda <em>\u201cla cosa mi era indifferente e avremmo potuto farlo se voleva\u201d<\/em>. Il datore di lavoro gli propone un incarico gratificante, ma lui \u00e8 apatico: <em>\u201cIo gli ho detto di s\u00ec, ma in fondo per me era lo stesso. Allora mi ha chiesto se non mi interessava un cambiamento di vita. Ho risposto che non si cambia mai vita, che del resto tutte le vite si equivalgono\u201d.<\/em> Educati dall\u2019epidemia, resi i cittadini disciplinati del <em>Grande Reset<\/em>, il nostro destino sar\u00e0 l\u2019equivalenza, milioni di vite in fila, anche \u201cdopo\u201d, quando ci toglieranno la maschera e molti resisteranno, vorranno tenerla, inseparabile come la coperta di Linus.<\/p>\n<p>Agli indifferenti tocca talora il destino di <em>Meursault<\/em>, che senza motivo uccide un uomo. Non \u00e8 pentito e nemmeno atterrito: <em>\u201csi finisce per abituarsi a tutto\u201d<\/em>. In cella (il suo\u00a0<em>lockdown<\/em>) \u00e8 angustiato solo dalla difficolt\u00e0 di passare il tempo. Appartiene alla razza indifferente allo spirito, interamente proiettata nel presente. Tutto ci\u00f2 fa di lui un uomo assolutamente attuale, un piccolo uomo comune per il quale tutto \u00e8 equivalente. Gli altri esistono solo in quanto li incontra in strada, al ristorante, al lavoro. Straniero alla societ\u00e0 come a se stesso, non ha trascorsi, non ha ricordi, non ha oggetti o persone che lo leghino al passato. <em>Meursault<\/em> l\u2019indifferente, quanto assomiglia alla post umanit\u00e0 che l\u2019oligarchia dominante sta forgiando con l\u2019ausilio dell\u2019epidemia, ligia, silenziosa, in coda, mascherata,\u00a0<em>green pass<\/em>\u00a0alla mano.<\/p>\n<p>Fortunatamente, gli italiani hanno tesori di ironia e fioriscono motivetti sulla nuova condizione. Ce l\u2019hai il\u00a0<em>green pazz<\/em>? Cantano <em>Pietro Galassi e Omar Codazzi<\/em>, colonne della musica da ballo, pantaloni corti e gambe a squadra come <em>Cochi e Renato<\/em>\u00a0<em>d\u2019antan<\/em>. \u201cE\u2019 proprio vero che il mondo sta cambiando, non cui ci si pu\u00f2 neanche pi\u00f9 dare del tu, e bisogna stare a un metro di distanza, perfino quando stai davanti alla TV. Bisognerebbe essere tutti vaccinati, o almeno da due giorni tamponati \u201c.<\/p>\n<p><em>Roberto Pecchioli<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.nuovogiornalenazionale.com\/index.php\/italia\/cronaca\/5426-le-code-del-diavolo.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fonte<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ore 20,45, esterno notte, quartiere piccolo borghese di una citt\u00e0 italiana. Il silenzio \u00e8 surreale, luci fioche nella sera invernale. Tutto \u00e8 chiuso, pochissime automobili, nessun passante. In fondo alla strada, una croce illuminata di verde segnala una farmacia. 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