{"id":63499,"date":"2022-05-21T11:36:05","date_gmt":"2022-05-21T09:36:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liberopensare.com\/?p=63499"},"modified":"2022-05-22T11:31:55","modified_gmt":"2022-05-22T09:31:55","slug":"la-via-del-cinabro-e-la-via-rosicruciana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/la-via-del-cinabro-e-la-via-rosicruciana\/","title":{"rendered":"La via del cinabro e la via rosicruciana"},"content":{"rendered":"<div class=\"post-body clearfix\">\n<div class=\"entry-content clearfix\">\n<p>Roma, anni Venti e Trenta del secolo scorso. La vita intellettuale della Capitale \u00e8 animata da una serie di innumerevoli e disparate iniziative: conferenze, dibattiti, serate a tema in locali esclusivi o nelle sedi di associazioni spiritualiste, che hanno per protagonisti redattori di riviste esoteriche quali\u00a0<em>Ultra<\/em>\u00a0diretta da <strong>Decio Calvari<\/strong> (1907-1930),\u00a0<em>Ur-Krur<\/em>\u00a0(1927-1929) e la\u00a0<em>Torre\u00a0<\/em>(1930) di <strong>Julius Evola<\/strong>. I relatori, in toni appassionati, presentano temi inusitati per la cultura ufficiale, aprendo gli orizzonti dello spirito a pratiche realizzative d\u2019Oriente, mentre riscoprono e ripropongono anche Vie, ormai poco battute, d\u2019Occidente[1]. A volte, questi pensatori e artisti, entrano direttamente nell\u2019agone politico. Anzi, uno di loro, <strong>Julius Evola<\/strong>, gi\u00e0 al declinare degli anni Venti \u00e8 considerato un audace contestatore della cultura ufficiale del Regime fascista, di cui, dalle pagine della\u00a0<em>Torre<\/em>, proporr\u00e0 una rettifica politico-spirituale in senso\u00a0<em>tradizionale<\/em>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_14503\" aria-describedby=\"caption-attachment-14503\" style=\"width: 500px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-14503 \" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.paginefilosofali.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/S-5.webp?resize=300%2C334&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"557\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-14503\" class=\"wp-caption-text\">Julius Evola<\/figcaption><\/figure>\n<p>Attratto dalla nomea di bastian contrario che il filosofo romano si era conquistata nel tempo, una mattina della primavera del 1930, come egli stesso racconta, buss\u00f2 alla sua porta di Corso Vittorio Emanuele 197 in Roma, un giovane curioso e gi\u00e0 in cammino sulla strada della ricerca interiore. Si trattava di <strong>Massimo Scaligero<\/strong>. Questi ricorda cos\u00ec il loro primo colloquio<\/p>\n<blockquote><p>\u201cEvola prontamente mi venne incontro con genuina simpatia: e questa simpatia fu la forza di connessione estradialettica ed estradottinaria che mi congiunse a lui per anni\u201d[2].<\/p><\/blockquote>\n<p>In questi due nomi della cultura controcorrente, che svolsero un ruolo di primo piano, come di seguito si dir\u00e0, nel secondo dopoguerra, al fine di dare speranza a quanti non vollero arrendersi alla sconfitta, innanzitutto di civilt\u00e0, patita dall\u2019Europa, \u00e8 possibile leggere due Vie latrici di un Nuovo Inizio, che corsero e si dipanarono nel tempo in parallelo. Vissero e pensarono la loro proposta teorica ed esistenziale in una sorta di\u00a0<em>discorde concordia<\/em>[3]. Tale affermazione la si evince, innanzitutto, dalla lettura dell\u2019autobiografia spirituale di Scaligero,\u00a0<em>Dallo yoga alla Rosacroce<\/em>, cos\u00ec come dall\u2019informata e appassionata prefazione di <strong>Beniamino Melasecchi<\/strong> che da anni meritoriamente cura per le Edizioni Mediterranee la pubblicazione dell\u2019<em>opera omnia<\/em>\u00a0scaligeriana. In essa si presenta in termini condivisibili il profilo del Maestro, al quale <strong>Melasecchi<\/strong>, che lo ha frequentato per anni, \u00e8 legato da empatia spirituale ed intellettuale, senza tralasciare in alcuna circostanza il dato esistenziale oggettivo e senza che i suoi giudizi scadano nell\u2019agiografia scontata. Egli fornisce al lettore le coordinate per comprendere come la biografia di <strong>Scaligero<\/strong> debba essere interpretata\u00a0<em>sub specie interioritatis<\/em>, quale<\/p>\n<blockquote><p>\u201c[\u2026] progressivo trapasso di vicende ed esperienze a un grado sempre pi\u00f9 elevato di coscienza, progressivo incontro con quella Realt\u00e0 cui egli spesso doveva dare il nome platonico di\u00a0<em>L\u00f2gos<\/em>\u201d[4].<\/p><\/blockquote>\n<p>In questi trapassi successivi il ruolo svolto dal tradizionalista romano fu significativo:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cGrazie ad Evola, ho incontrato un momento decisivo della mia esperienza interiore: quello del sentimento della liberazione, cha d\u00e0 la imagine piuttosto che la conoscenza della liberazione\u201d[5].<\/p><\/blockquote>\n<p>Ora per comprendere questo incontro \u00e8 necessario ripercorrere, seguendo le sue stesse indicazioni, la biografia interiore di <strong>Scaligero<\/strong>, sempre intersecata, come riconosce <strong>Melasecchi<\/strong>, con quella esteriore.<\/p>\n<p><script type=\"text\/javascript\">\nvar ml_partners_options = {\n\tpcode : \"3867\",\n\tlogo : \"logo\",\n\timmagini : \"s\",\n\tmaxtitolo : 50,\n\tprezzo : \"s\",\n\tbordocolor : \"09f\",\n\tsconto : \"s\",\n\tricerca : \"s\",\n\tdefaultricerca : \"Massimo Scaligero\",\n\tdefaulttipo : \"Tutte\",\n\txml_id : 5,\n\tmaxprodotti : 20,\n\ttarget : \"_blank\",\n\tlinkcolor : \"09f\",\n\tbgcolor : \"cef\",\n\tbuttoncolor : \"fff\",\n\tprezzocolor : \"f80\",\n\tn_row : 1,\n\tlarghezza : \"600\",\n};\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/plus.macrolibrarsi.it\/assets\/widget-partner-v1\/js\/macrolibrarsi.partners.js\"><\/script><\/p>\n<h3><strong>Dallo Yoga alla Rosacroce<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Antonio Massimo Sgabelloni<\/strong> nacque a Veroli in Ciociaria nel 1906, in quanto il padre, di origini calabresi, si era trasferito in quel paese per ragioni di lavoro, ma ben presto and\u00f2 a risiedere con la famiglia a Roma[6]\u00a0presso l\u2019abitazione dello zio <strong>Pietro Sgabelloni<\/strong>, che sul bambino e poi sul giovane svolger\u00e0 un\u2019azione formativa profonda. Infatti, oltre che giornalista affermato, firma di prestigio del\u00a0<em>Giornale d\u2019Italia<\/em>, animava un cenacolo di esoteristi romani. Non ebbe difficolt\u00e0 a rendersi conto della naturale propensione per il sovrasensibile del nipote e ne segu\u00ec con attenzione gli sviluppi. La biografia spirituale di <strong>Scaligero<\/strong>, si interseca pienamente con un elemento essenziale della biografia esteriore. Diciassettenne, egli contrasse dalla fidanzata <strong>Clara Lucilla Locatelli<\/strong> la tubercolosi, dalla quale non guar\u00ec mai completamente. La malattia si trasform\u00f2 per lui in una prova iniziatica, divenne il suo <em>\u201cocculto educatore della funzioni vitali\u201d<\/em>, il guardiano del respiro interiore[7].<\/p>\n<p>La mancata remissione dell\u2019infezione polmonare gli cost\u00f2 in et\u00e0 matura, l\u2019apertura di una fistola nel costato che continu\u00f2 a sanguinare fino al giorno del decesso. Intraprese gli studi universitari iscrivendosi alla facolt\u00e0 di Giurisprudenza, ma presto li lasci\u00f2 decidendo di dedicarsi all\u2019attivit\u00e0 di giornalista e di pubblicista. Per l\u2019occasione scelse come pseudonimo il nome di <strong>Scaligero<\/strong>, con il quale \u00e8 diventato ben presto noto. Dopo i primi esperimenti giovanili di composizioni poetiche lodate da <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> (amico dello zio) e gli esordi adolescenziali con un romanzo a puntate apparso su\u00a0<em>La Piccola Gazzetta<\/em>, ottenne l\u2019iscrizione all\u2019albo dei giornalisti nel 1934[8].<\/p>\n<p>Cominci\u00f2 cos\u00ec a dedicarsi ai suoi pi\u00f9 veri interessi, si occup\u00f2 dell\u2019origine dei popoli italici e della missione sacrale di Roma, cos\u00ec come dei retroscena occulti della storia contemporanea e, stimolato dalle riviste e dal\u00a0<em>milieu<\/em>\u00a0esoterico romano, intensific\u00f2 la verifica della propria esperienza interiore confrontandosi con la dottrina ermetica, lo Yoga, la gnosi.<\/p>\n<p>Il dibattito a Roma ferveva su questi temi presso la Libreria Tombolini, ma anche nella redazione di\u00a0<em>Italia Marinara<\/em>, dove <strong>Scaligero<\/strong> aveva il suo ufficio. Egli stava mettendo in atto l\u2019ambizioso tentativo di svuotare il pensiero <em>\u201clegato al sensibile\u201d<\/em> al fine di rintracciare una <em>\u201cpossibilit\u00e0 nuova di interloquire con forze sovrasensibili\u201d[9].<\/em><\/p>\n<p>Cerc\u00f2 corrispondenti di valore con cui confrontarsi in merito alla nuova Via che cominciava ad intravvedere, per ottenere la loro approvazione: scrisse ad <strong>Aurobindo<\/strong> e a <strong>Gu\u00e9non<\/strong>, senza ottenere apprezzabili risultati. Neppure gli amici <strong>Evola<\/strong> e <strong>Paolo M. Virio<\/strong> (<em>alias<\/em>\u00a0<strong>Paolo Marchetti<\/strong>) lo seguirono sino in fondo, in quanto in cammino su altri sentieri.<\/p>\n<p>Nel capitolo dell\u2019autobiografia dedicato a <strong>Virio<\/strong>, <strong>Scaligero<\/strong> presenta al lettore un\u2019idea di amicizia totalmente sottratta alle polemiche contingenti e ai casi esteriori della vita che, anche tra loro, avevamo prodotto incomprensioni e divergenze. Al cognato (<strong>Virio<\/strong> spos\u00f2 la sorella di Massimo, Adelina) rimase grato per la generosa ospitalit\u00e0 concessagli nella torre di Isola Farnese, posta sulla sommit\u00e0 delle rovine di Veio, dove pot\u00e9 scrivere il\u00a0<em>Trattato del pensiero vivente<\/em>. Trov\u00f2 ascolto e comprensione, invece, in <strong>Giovanni Colazza<\/strong>, il quale intu\u00ec che la sua ricerca lo avrebbe condotto all\u2019inevitabile incontro con l\u2019antroposofia di <strong>Rudolf Steiner<\/strong>. Infatti, leggendo le pagine di\u00a0<em>Scienza occulta<\/em>\u00a0del tedesco, <strong>Scaligero<\/strong> incontr\u00f2 qualcosa di gi\u00e0 percepito:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cla luce e la vita dell\u2019etere del pensiero e la nuova coscienza immaginativa\u201d[10].<\/p><\/blockquote>\n<p><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-14501 aligncenter\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.paginefilosofali.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/S-3-1.jpg?resize=254%2C385&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"476\" height=\"721\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/p>\n<p>Per tale scelta di campo, venne criticato dall\u2019ambiente tradizionalista nel quale, per certi versi, fino a quel momento, si era identificato. Nonostante le divergenze, <strong>Evola<\/strong> gli invi\u00f2, oltre che alcune missive da Bologna in cui dissentiva dagli sviluppi che <strong>Scaligero<\/strong> aveva dato al suo percorso spirituale, le bozze del capitolo di <em>Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo<\/em>, opera in cui il filosofo romano venne ai <em>\u201cferri corti\u201d<\/em> anche con l\u2019antroposofia, affinch\u00e9 l\u2019amico lo rivedesse. Naturalmente questi non comp\u00ec alcun intervento sul testo.<\/p>\n<p>L\u2019episodio mostra comunque la stima che i due esoteristi nutrivano l\u2019uno per l\u2019altro. Entrambi si mostrarono superiori e diversi rispetto agli zelanti discepoli e dello steinerismo e dell\u2019evolismo, sempre pronti ad insorgere in difesa di una presunta ortodossia dottrinaria. Anzi, pi\u00f9 volte capit\u00f2 che <strong>Evola<\/strong> indirizzasse a <strong>Scaligero<\/strong> giovani che a lui si erano rivolti, convinti di voler seguire il suo insegnamento, ogni qual volta si rese conto che per la sua Via non erano tagliati. E la medesima cosa fece <strong>Scaligero<\/strong> nei confronti di <strong>Evola<\/strong>: un vero e proprio scambio di discepoli \u201c<em>potenziali<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>A <strong>Scaligero<\/strong>, ma in parte anche ad <strong>Evola<\/strong>, venne contestata la fedelt\u00e0 a un\u2019esperienza interiore che prescindeva dall\u2019iniziazione regolare, oltre che la strutturazione di un sistema di pensiero che non si serviva del metodo scientifico. Ricorda <strong>Melasecchi<\/strong> che per questo, dagli anni Trenta alla fine della guerra, egli oper\u00f2 per rispondere ai critici e dare veste intellettuale adeguata alle proprie conquiste spirituali. Collabor\u00f2 alle pagine culturali di\u00a0<em>Regime fascista<\/em>, dirette da <strong>Evola<\/strong>, oltre che ad altri quotidiani e riviste, si occup\u00f2 delle lotte per l\u2019indipendenza dell\u2019India, scrisse un saggio di grande rilievo su\u00a0<em>La razza di Roma<\/em>, in cui leggeva le origini e le sorti della Citt\u00e0 Eterna indissolubilmente legate a quelle dell\u2019Italia e alcuni romanzi[11]. La vicinanza al fascismo, la frequentazione durante la guerra dell\u2019ambasciata tedesca a Roma, la posizione di redattore capo all\u2019<em>Italia Marinara<\/em>, diretta dal gerarca <strong>Achille Starace<\/strong>, furono fattori determinanti per l\u2019arresto di <strong>Scaligero<\/strong> ad opera degli Alleati il 10 giugno 1944. Fu rilasciato, prosciolto da ogni accusa, il 16 novembre. Pi\u00f9 volte, dopo la guerra, la moglie <strong>Concetta Olivieri<\/strong> gli chiese di rinunciare allo pseudonimo che lo aveva reso noto (ma certamente non ricco) negli anni del regime, ma egli, per coerenza ideale, non segu\u00ec questi consigli, rimanendo fedele alla <em>\u201clinea del suo destino\u201d<\/em>.<\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/cs.ilgiardinodeilibri.it\/data\/partner\/4507\/wg_manu_4981.html?_=1653124893\" width=\"600\" height=\"646\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<h3><strong>La testimonianza tra le rovine<\/strong><\/h3>\n<p>Ci\u00f2 lo rese, assieme ad <strong>Evola<\/strong>, testimone di un\u2019Italia non sconfitta. Torn\u00f2 ad insegnare, ai giovani che gli chiedevano lumi, l\u2019amor di Patria, fornendo loro una possibile connessione con la Scienza dello Spirito. Fu cos\u00ec attorniato da molti studiosi di valore, tra essi si distinse <strong>Pio Filippani Ronconi<\/strong>. Collabor\u00f2 all\u2019<em>inchiostro dei vinti<\/em>, la stampa neofascista, e scrisse per le medesime riviste sulle quali compariva la firma di <strong>Evola<\/strong>. Anzi, fu proprio <strong>Scaligero<\/strong> a sollecitare <strong>Evola<\/strong> a collaborare a queste testate; cosa che fece, inizialmente, firmandosi con lo pseudonimo \u201c<em>Arthos<\/em>\u201d, con il quale i suoi scritti erano comparsi su\u00a0<em>La vita italiana<\/em>\u00a0di <strong>Preziosi<\/strong>, e poi con il suo nome. Il suo primo articolo intitolato\u00a0<em>Coraggio radicale<\/em>\u00a0fu inviato a <strong>Scaligero<\/strong> che si prodig\u00f2 per farlo avere ad <strong>Enzo Erra<\/strong>, direttore, assieme ad <strong>Egidio Sterpa<\/strong>, de\u00a0<em>La Sfida<\/em>. Qui usc\u00ec sul numero del 20 giugno 1949[12].<\/p>\n<p>In quei mesi, intanto, intorno a <strong>Scaligero<\/strong> si consolid\u00f2 un vero e proprio discepolato antroposofico, come poteva constatare chiunque intervenisse alle riunioni nella casa di Via Anton Giulio Barrili, per cinquant\u2019anni luogo d\u2019incontri e di eventi. Nel 1950 divenne redattore capo, e dal 1955 direttore responsabile, della rivista<em>\u00a0East and West<\/em>, organo dell\u2019ISMEO di <strong>Tucci<\/strong>. A quest\u2019ultimo propose la collaborazione del filosofo tradizionalista alla rivista, e <strong>Tucci<\/strong> approv\u00f2. <strong>Scaligero<\/strong> strinse cos\u00ec relazioni di studio e d\u2019amicizia con studiosi di eminente spessore, tra essi <strong>Gherardo Gnoli, Alessandro Bausani, Mario Bussagli, Corrado Pensa<\/strong>, solo per fare qualche nome. Tali dotte frequentazioni gli furono certamente di stimolo per portare a termine un compito che si era prefisso: scrivere un libro l\u2019anno. Lo fece tra il 1959 ed il 1980. In questo frangente storico, connotato da disorientamento esistenziale, egli diviene editore di se stesso.<\/p>\n<p>Dopo la morte di <strong>Evola<\/strong> nel 1974, alcuni discepoli del tradizionalista si avvicinarono a <strong>Scaligero<\/strong>, mentre questi, per intercessione di <strong>Gianfranco de Turris<\/strong>, inizi\u00f2 la collaborazione con le Edizioni Mediterranee. Suoi saggi comparvero sulla rivista \u201cevoliana\u201d\u00a0<em>Vie della Tradizione<\/em>\u00a0di <strong>Gaspare Cannizzo<\/strong>. Egli era consapevole, come rileva <strong>Melasecchi<\/strong>, del tratto stimolante della critica evoliana all\u2019antroposofia, in quanto capace di indurre<\/p>\n<blockquote><p>\u201cun\u2019assunzione cosciente della prassi ascetica, ossia oltre ci\u00f2 che l\u2019individuo \u00e8 per natura, oltre la qualificazione iniziatica che gi\u00e0 possiede\u201d[13].<\/p><\/blockquote>\n<p>Quindi, il nucleo centrale della speculazione scaligeriana, \u00e8 da individuarsi nella\u00a0<em>concretezza<\/em>\u00a0dell\u2019esperienza spirituale, al di l\u00e0 di ogni astratto intellettualismo. Concretezza, intesa come presenza di s\u00e9 allo spirito e cio\u00e8, coincidenza di intuizione e atto. Mentre <strong>Steiner<\/strong> oper\u00f2 sul linguaggio al fine di poter parlare a un tipo umano propenso all\u2019astrazione filosofica, al fine di condurre il discepolo a superare la parole e penetrare, cos\u00ec, il sovrasensibile, <strong>Scaligero<\/strong>, nelle proprie pagine, pretende che la lettura si trasformi in alchimia spirituale in modo diretto. Il suo periodare pu\u00f2 apparire faticoso al lettore in possesso della sola chiave intellettualistica. Egli pretende una dilatazione della coscienza, ad opera di un pensiero depurato dai limiti del convenzionale. Fondamentale \u00e8, in <strong>Scaligero<\/strong>, l\u2019ineludibile rapporto corporeit\u00e0-pensiero: \u00e8 a partire dalla manifestazione che \u00e8 possibile risalire al principio. Perci\u00f2 il primo agire \u00e8 quello immediato, quotidiano, del processo sensorio. \u00c8 in tema di percezione che lo studioso si pone oltre lo <strong>Steiner<\/strong> della\u00a0<em>Filosofia della libert\u00e0<\/em>: l\u2019indagine dell\u2019atto percettivo non pu\u00f2 essere che auto-esperienza e non pu\u00f2 che rinviare al superamento del pensiero razionale, attraverso un costante rimando al vero, inteso in senso fenomenologico. Tale \u00e8 la sperimentazione<em>\u00a0rosicruciana<\/em>\u00a0sulla quale, tanto a lungo, lo studioso si sofferm\u00f2. Il concetto non va solo pensato, ma visto, attualizzato. La vera chiave universale da lui sollecitata \u00e8, pertanto, l\u2019Io: l\u2019ospite nascosto che rende ogni uomo tale.<\/p>\n<h3><strong>La discorde concordia<\/strong><\/h3>\n<p>Per <strong>Enzo Erra<\/strong>, ci\u00f2 che divideva, ma al medesimo tempo univa, <strong>Evola<\/strong> e <strong>Scaligero<\/strong>, era la fedelt\u00e0 alla Tradizione, che per il secondo voleva dire <em>\u201cincarnarla nelle nuove forme in cui essa chiede di manifestarsi oggi\u201d[14].<\/em> Oltre questo aspetto generale, divergenze evidenti emergono nelle opere dei due in tema di reincarnazione, in merito all\u2019interpretazione cristiana dell\u2019ermetismo e del ciclo del Graal da parte di <strong>Scaligero<\/strong>, ma anche in riferimento all\u2019orientalistica. Pi\u00f9 in particolare, <strong>Evola<\/strong> rimproverava all\u2019antroposofia nel noto capitolo quinto di\u00a0<em>Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo<\/em>\u00a0di essere un intreccio contraddittorio di elementi. Nel pensiero steineriano, e di rimando in <strong>Scaligero<\/strong>, egli rilevava tre componenti strutturali: una di origine teosofica, e perci\u00f2 legata ai <em>\u201csegni dei tempi\u201d<\/em>, alla confusione di sacro e profano, la seconda legata alla<em> \u201ccredenza\u201d<\/em> cristiana (stigma dal quale si evince la connotazione negativa che ci\u00f2 aveva agli occhi di <strong>Evola<\/strong>), ed una ritenuta pi\u00f9 positiva, ascetica e di scienza dello spirito. Gi\u00e0 nell\u2019edizione del 1932 di quest\u2019opera il tradizionalista sosteneva come nei testi antroposofici si evincesse<\/p>\n<blockquote><p>\u201cil senso penoso di una direzione retta e limpida, spezzata da improvvisi e tirannici flussi visionarii e da irruzioni di complessi collettivi\u201d[15].<\/p><\/blockquote>\n<p>Inoltre, esasperando il fatalismo evoluzionista di origine teosofica, <strong>Steiner<\/strong> e <strong>Scaligero<\/strong> avrebbero presentato, inserendosi nella corrente speculativa di filosofia della storia, una serie di\u00a0<em>fatti<\/em>\u00a0in successione, per decodificare i quali la dimensione sovrastorica era di fatto considerata inessenziale. Tale esegesi limitava di conseguenza l\u2019orizzonte umano alla sola temporalit\u00e0 e al mondo storico, per di pi\u00f9 con la complicit\u00e0 dell\u2019umanesimo cristiano. Con l\u2019incarnazione e con Cristo, a dire di <strong>Steiner<\/strong>, il divino si sarebbe trasferito nell\u2019uomo: da ci\u00f2 la necessit\u00e0 di inverare la teosofia nell\u2019antroposofia. Nell\u2019et\u00e0 cristiana l\u2019uomo spiritualizzato, sarebbe all\u2019altezza di auto iniziarsi. La cosa venne giudicata da <strong>Evola<\/strong> un azzardo teorico. Inoltre, per le medesime ragioni, si sarebbe conservata nell\u2019antroposofia l\u2019incomprensione per la legge del\u00a0<em>karma<\/em><\/p>\n<blockquote><p>\u201c[\u2026] e una trasmigrazione ridottasi a \u2018rincarnazione\u2019, quelle stesse superstizioni \u2018evoluzionistiche\u2019, quelle stesse \u2018carrellate\u2019 attraverso pianeti che si rincarnano in altri pianeti\u201d[16],<\/p><\/blockquote>\n<p>fisime proprie del\u00a0<em>teosofismo<\/em>.<\/p>\n<p>Inoltre, in merito ai tre stadi di sviluppo individuati dagli antroposofi (precristico-cristico-iniziatico), che determinarono la loro incomprensione del mondo classico, il filosofo romano propose una de-storicizzazione (spiritualit\u00e0 prepersonale-della comune personalit\u00e0-della supercoscienza). In questo contesto <strong>Evola<\/strong> si riferisce agli individui, pi\u00f9 che all\u2019umanit\u00e0 nel suo complesso e riconosce a <strong>Steiner<\/strong> dei meriti: pensare il sovrasensibile come scienza, di l\u00e0 di ogni fideismo o dogmatismo, far conto su una salda formazione interiore al fine di dar luogo ad ogni pratica realizzativa, non rinunciare al pensiero logico. Al contrario, il tradizionalista ritiene ambigua la dottrina dei \u201c<em>corpi<\/em>\u201d dell\u2019uomo e dell\u2019ascesi antroposofica, in quanto sospesa tra la posizione teosofica rinviante i sette stadi intermedi tra spiritualit\u00e0 e corporeit\u00e0 alla materialit\u00e0, mentre al contempo i \u201c<em>corpi<\/em>\u201d superiori, venivano definiti conquiste spirituali con le quali l\u2019Io avrebbe potuto dominare la dimensione passionale ed emozionale. Il problema per <strong>Evola<\/strong> stava nel prosieguo dell\u2019argomentazione steineriana-scaligeriana, che sostiene tali stadi essere una conquista dell\u2019umanit\u00e0 guidata da arcangeli ed esseri consimili.<\/p>\n<p>La\u00a0<em>discorde concordia<\/em>\u00a0nell\u2019orientalistica \u00e8, invece, stata esemplarmente spiegata da <strong>Pio Filippani Ronconi<\/strong>. Questi rilev\u00f2 come <strong>Scaligero<\/strong> abbia fatto riferimento all\u2019Oriente e alla sua millenaria tradizione, avendo sempre presente il problema del tipo di pensiero con cui immaginare l\u2019<em>opus<\/em>\u00a0da compiere. Pensiero che, ovviamente, non pu\u00f2 essere, n\u00e9 dialettico, n\u00e9 astratto, n\u00e9 sotto l\u2019influsso del sentimentalismo misticheggiante, bens\u00ec pensiero che prende le mosse dalla medesima sfera che presuppone di raggiungere: in termini buddhistici il\u00a0<em>bodhi-citta<\/em>, di cui parla il\u00a0<em>Mahayana.<\/em>\u00a0Questa posizione lo allontan\u00f2 da <strong>Evola<\/strong> che, al riguardo, presupponeva da parte del\u00a0<em>sadhaka<\/em>\u00a0l\u2019essere stato acquisito a questo tipo di pensiero per il fatto soggettivo ed eccezionale che egli possedeva,\u00a0<em>naturaliter,<\/em>\u00a0tale tipico immaginare magico-realizzativo[17].<\/p>\n<figure id=\"attachment_14502\" aria-describedby=\"caption-attachment-14502\" style=\"width: 475px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-14502\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.paginefilosofali.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/S-4.webp?resize=301%2C434&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"475\" height=\"684\" data-recalc-dims=\"1\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-14502\" class=\"wp-caption-text\">Massimo Scaligero<\/figcaption><\/figure>\n<p>Lungo questo percorso <strong>Evola<\/strong> e <strong>Scaligero<\/strong>, ebbero un altro divergente incontro, mi riferisco alle problematiche della\u00a0<em>Filosofia della Libert\u00e0<\/em>, titolo di una delle opere capitali di <strong>Steiner<\/strong>, in cui il rapporto io-mondo \u00e8 risolto in\u00a0<em>immagine vivente del pensiero<\/em>, in pensare che osserva il pensiero, la forza del pensare a prescindere dal suo ancorarsi all\u2019oggetto pensato, un pensare che si afferma da s\u00e9 e sperimentabile nelle discipline interiori della Concentrazione, Meditazione, Contemplazione. Ci\u00f2 \u00e8 certamente rilevante a condizione che si ricordi che anche <strong>Evola<\/strong> \u00e8 stato latore di una radicale filosofia della Libert\u00e0. Una Libert\u00e0-Potenza e principio, abissale, non entificabile e per questo irriducibile e al nichilismo moderno e alle categorie della metafisica (in senso heideggeriano) in cui \u00e8 l\u2019ente ad essere preminente e a ricondurre sempre a se stesso. Fondamento infondato e baricentro di un\u2019altra idea di verit\u00e0. Per dirla con <strong>Massimo Don\u00e0<\/strong><\/p>\n<blockquote><p>\u201caltra sia rispetto a quella da sempre frequentata ed esperita dai troppi e sempre astratti riduzionismi esoterici, sia da quella fatta propria invece dal rigido razionalismo scientifico e filosofico\u201d[18].<\/p><\/blockquote>\n<p>Ulteriore pertanto alla stessa prospettiva antroposofica.<\/p>\n<h3><strong>Conclusioni<\/strong><\/h3>\n<p>I due studiosi seppero riconoscere e valorizzare comunque, negli stessi rapporti umani che intrattennero, al di l\u00e0 di differenti posizioni di pensiero, ci\u00f2 che avevano in comune rispetto alla cultura del loro tempo. Non solo condivisero un percorso di vita e di ricerca\u00a0<em>in parallelo<\/em>, sia pure\u00a0<em>concorde nella discordia<\/em>\u00a0(comunque innegabile!), ma, per certi aspetti, anche la modalit\u00e0 del trapasso. La morte non li sorprese, ma li trov\u00f2 intenti nel\u00a0<em>fare ci\u00f2 che<\/em>\u00a0<em>andava fatto<\/em>. <strong>Evola<\/strong>, nel rivolgere per l\u2019ultima volta lo sguardo al sole sul Gianicolo (11 giugno 1974), <strong>Scaligero<\/strong> il 26 gennaio 1980, come con commozione ricorda <strong>Melasecchi<\/strong>, al tavolo di lavoro, immerso tra le carte, i libri e gli appunti, folgorato da un infarto.<\/p>\n<p>Vite paradigmatiche e stellari di cui il tempo presente non ha contezza alcuna.<\/p>\n<p>Note:<\/p>\n<hr class=\"x_wp-block-separator\" \/>\n<p>[1]\u00a0Il clima spirituale del periodo, i protagonisti delle dispute in questione, animano un recente romanzo che consente al lettore un\u2019agevole via di accesso ad un mondo altrimenti, alla luce della solidificazione materialistica nella quale oggi siamo calati, difficilmente comprensibile. Nelle sue pagine si narra l\u2019amore di Giulio Parise, esoterista, e di Sibilla Aleramo, nota scrittrice e proto-femminista, ma viene inoltre presentata la sua\u00a0<em>liaison<\/em>\u00a0con Julius Evola. Cfr. S. Caltabellota,<em>\u00a0Un amore degli anni Venti<\/em>.\u00a0<em>Storia erotica e magica dell\u2019amore di G. Parise e S. Aleramo<\/em>, Ponte alle Grazie, Firenze 2015.<\/p>\n<p>[2]\u00a0Cfr. M. Scaligero,\u00a0<em>Dioniso<\/em>, in,\u00a0<em>Testimonianze su Evola<\/em>, a cura di G. de Turris, Edizioni Mediterranee, Roma, II ed. 1985, pp. 180-189, qui p. 182; M. Scaligero,\u00a0<em>Dallo Yoga alla Rosacroce<\/em>, Prefazione, introduzione e note di B. Melasecchi, Edizioni Mediterranee, Roma 2012, cap. III, pp. 77-86.<\/p>\n<p>[3]\u00a0Sulla\u00a0<em>discorde concordia<\/em>\u00a0dei due pensatori cfr. E. Erra,\u00a0<em>Il mistero di Evola<\/em>, in,\u00a0<em>Testimonianze su Evola<\/em>, cit., pp. 248-259.<\/p>\n<p>[4]\u00a0Cfr. B. Melasecchi,\u00a0<em>Introduzione<\/em>, in, M. Scaligero,\u00a0<em>Dallo Yoga alla Rosacroce<\/em>, cit., pp. 11-55. qui p. 12.<\/p>\n<p>[5]\u00a0Cfr. M. Scaligero,\u00a0<em>Dioniso<\/em>, cit., p. 183.<\/p>\n<p>[6]\u00a0Nel novembre del 1982, a due anni dalla scomparsa avvenuta il 26 gennaio 1980, si tenne a Veroli, un convegno commemorativo della figura di Massimo Scaligero. Il locale Centro Studi Scaligeriano, allora animato, tra gli altri, dal giovane Fabrizio Fiorini, si attiv\u00f2 per organizzare un evento culturale di grande spessore, che vide una notevole partecipazione di pubblico. La giornata di studio si svolse nella suggestiva cornice della Chiesa sconsacrata di S. Martino, sita nell\u2019area immediatamente limitrofa all\u2019antico centro medievale di Veroli. A volere fortemente il Convegno di studi fu il prof. Mario Bussagli, residente nel paese del frusinate. Le relazioni furono tenute dallo stesso Bussagli, da Elio Uccelli e da Pio Filippani Ronconi. Le scarne notizie in nostro possesso le abbiamo tratte da un opuscolo edito, allora, dalla locale\u00a0<em>Pro Loco<\/em>,e dai colloqui intrattenuti a suo tempo con Marco Bussagli, figlio di Mario, anch\u2019egli storico dell\u2019arte. Cfr. E. Uccelli,<em>\u00a0Introduzione alla lettura di Massimo Scaligero,<\/em>\u00a0Edizioni Pro Loco, Veroli 1982. Sulla casa natale del pensatore, dal 26 gennaio 2000 \u00e8 stata scoperta una lapide commemorativa.<\/p>\n<p>[7]\u00a0Cfr. B. Melasecchi,\u00a0<em>Introduzione<\/em>, cit., p. 21.<\/p>\n<p>[8]\u00a0Il romanzo venne pubblicato a puntate sul mensile\u00a0<em>La Piccola Gazzetta. Giornale della \u201cCasa dei bambini\u201d\u00a0<\/em>a partire dal 1 gennaio 1919 con il titolo\u00a0<em>Briciolino-Storia di un grillo<\/em>. Questo scritto per l\u2019infanzia mise con chiarezza in luce la vena immaginativa di cui Scaligero era particolarmente dotato.<\/p>\n<p>[9]\u00a0<em>Ivi<\/em>, p. 26.<\/p>\n<p>[10]\u00a0<em>Ivi<\/em>, p. 29.<\/p>\n<p>[11]\u00a0Cfr. M. Scaligero,\u00a0<em>La razza di Roma<\/em>, Mantero, Tivoli 1939. Tra i romanzi va segnalato\u00a0<em>Niccoloso da Recco navigatore atlantico<\/em>, Oberdan Zucchi, Milano 1942; ultima ed. a cura di L. M. Olivieri, Tilopa, Roma 2003. Sorta di epopea italiana della scoperta delle Isole Canarie, quali ultime vestigia di Atlantide.<\/p>\n<p>[12]\u00a0\u00c8 lo stesso Erra a ricordarlo. Cfr. E. Erra,\u00a0<em>Evola e Scaligero<\/em>, in\u00a0<em>Studi evoliani 1998<\/em>. Fondazione J. Evola, Roma 1999, p. 63. Per ricostruire la collaborazione evoliana all<em>\u2019inchiostro dei vinti<\/em>\u00a0cfr. G. de Turris,\u00a0<em>Julius Evola. Un filosofo in guerra 1943-1945<\/em>, Mursia, Milano 2016, pp. 165-172.<\/p>\n<p>[13]\u00a0Cfr. B. Melasecchi,\u00a0<em>Introduzione<\/em>, cit., p. 51.<\/p>\n<p>[14]\u00a0Cfr. E. Erra,\u00a0<em>Il mistero di Evola<\/em>, cit., p. 256. Di questo particolare aspetto del magistero scaligeriano si \u00e8 di recente occupato S. Arcella in,\u00a0<em>Misteri antichi e Pensiero Vivente<\/em>, Controcorrente, Napoli 2016. Cfr. soprattutto il cap. 12, pp. 169-208.<\/p>\n<p>[15]\u00a0Cfr. J. Evola,\u00a0<em>Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo<\/em>, Bocca, Torino 1932, p. 61.<\/p>\n<p>[16]\u00a0Cfr. J. Evola,\u00a0<em>Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo<\/em>, Edizioni Mediterranee, Roma 1972, p. 92.<\/p>\n<p>[17]\u00a0Per tutto ci\u00f2 cfr. E. Uccelli,\u00a0<em>Introduzione alla lettura di Massimo Scaligero<\/em>, cit.<\/p>\n<p>[18]\u00a0Cfr. M. Don\u00e0,\u00a0<em>Un pensiero della libert\u00e0. J. Evola: filosofia e magia a cospetto dell\u2019impossibile<\/em>, in J. Evola,\u00a0<em>Fenomenologia dell\u2019individuo assoluto<\/em>, Edizioni Mediterranee, Roma 2007, pp. 13-33, qui p. 31.<\/p>\n<p><em>Giovanni Sessa<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.paginefilosofali.it\/la-via-del-cinabro-e-la-via-rosicruciana-giovanni-sessa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fonte<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma, anni Venti e Trenta del secolo scorso. La vita intellettuale della Capitale \u00e8 animata da una serie di innumerevoli e disparate iniziative: conferenze, dibattiti, serate a tema in locali esclusivi o nelle sedi di associazioni spiritualiste, che hanno per protagonisti redattori di riviste esoteriche quali\u00a0Ultra\u00a0diretta da Decio Calvari (1907-1930),\u00a0Ur-Krur\u00a0(1927-1929) e la\u00a0Torre\u00a0(1930) di Julius Evola. 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