{"id":63738,"date":"2022-06-02T14:08:00","date_gmt":"2022-06-02T12:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liberopensare.com\/?p=63738"},"modified":"2022-06-05T18:08:17","modified_gmt":"2022-06-05T16:08:17","slug":"il-dovere-del-bello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/il-dovere-del-bello\/","title":{"rendered":"Il Dovere del Bello"},"content":{"rendered":"<p>In una calda mattina di maggio, un uomo cammina verso la stazione ferroviaria. Un breve viaggio in treno verso la periferia, un atto quotidiano compiuto migliaia di volte per lavoro. Stavolta l\u2019uomo viaggia per svago e si guarda in giro. Nonostante il sole, la citt\u00e0 gli appare imbruttita. Non \u00e8 la solita incuria, la sporcizia o il degrado progressivo dell\u2019arredo urbano. Le vie, i palazzi municipali sono sfigurati, oltrech\u00e9 dai soliti ghirigori e dai graffiti senza senso di mille Bansky privi di talento e di vergogna, da centinaia di scritte multicolori che invadono edifici e strade. Insulti tra le tifoserie calcistiche cittadine.<\/p>\n<p>Accanto alla stazione, un imponente muraglione grigio di contenimento del torrente interrato. Il tocco estetico dovrebbe essere l\u2019acqua (fetida) che scende tra centinaia di mattoncini quadrati a sbalzo, altrettanto grigi. Pi\u00f9 in l\u00e0, sul viale che conduce al mare, torreggia un orrore architettonico di grandi dimensioni e straordinaria incongruenza con il contesto. Di fronte, una nuova scultura di difficile interpretazione per i semplici. L\u2019uomo sale sul treno suburbano, comodo e persino bello, ma le fiancate e i vetri sono state scempiate dai forzati delle bombolette spray. Macchie di mille colori, informi e prive di senso, a meno che l\u2019ignoranza impedisca di cogliere chiss\u00e0 quali messaggi.<\/p>\n<p><strong>Il potere della bruttezza \u00e8 diventato dittatura. <\/strong><\/p>\n<p>Per una volta attento al paesaggio familiare che conosce da sempre, l\u2019uomo prende atto che il brutto, l\u2019informe, il deforme si sono impadroniti del paesaggio urbano e fanno breccia nel suo animo. Intristito, mette mano al giornale e constata la povert\u00e0 di linguaggio, il lessico limitato, la superficialit\u00e0, la sintesi sbrigativa. <strong>Il brutto domina anche la parola scritta<\/strong>; i messaggi della comunicazione puntano sull\u2019attimo, un urlo sboccato che tenta di catturare per un istante l\u2019attenzione di un pubblico distratto a cui si vendono prodotti, idee e stili di vita.<\/p>\n<p>Il giorno prima lo stesso uomo visitava una mostra di pittura. Una nuova doccia gelata, un\u2019altra indigestione di macchie. <strong>Dovunque, il brutto si impone come cifra e simbolo dell\u2019epoca<\/strong>, nell\u2019indifferenza di un pubblico disabituato, diseducato, narcotizzato dai messaggi di critici menzogneri. La bruttezza ha conquistato la pubblicit\u00e0: sempre corriva, ha abbandonato le famiglie da Mulino Bianco e il richiamo sessuale immediato per propagandare, insieme con la forma-merce,<strong> il meticciato, il <em>green<\/em>, il nomadismo dell\u2019uomo sradicato, precario della vita cui \u00e8 ingiunto di essere felice nonostante non abbia e non sia nulla.<\/strong><\/p>\n<p><script type=\"text\/javascript\">\nvar ml_partners_options = {\n\tpcode : \"3867\",\n\tlogo : \"logo\",\n\timmagini : \"s\",\n\tmaxtitolo : 50,\n\tprezzo : \"s\",\n\tbordocolor : \"09f\",\n\tsconto : \"s\",\n\tricerca : \"s\",\n\tdefaultricerca : \"bellezza bruttezza\",\n\tdefaulttipo : \"Tutte\",\n\txml_id : 5,\n\tmaxprodotti : 20,\n\ttarget : \"_blank\",\n\tlinkcolor : \"09f\",\n\tbgcolor : \"cef\",\n\tbuttoncolor : \"fff\",\n\tprezzocolor : \"f80\",\n\tn_row : 1,\n\tlarghezza : \"600\",\n};\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/plus.macrolibrarsi.it\/assets\/widget-partner-v1\/js\/macrolibrarsi.partners.js\"><\/script><\/p>\n<p>La Via Crucis continua: l\u2019uomo comincia a osservare gli altri viaggiatori. Il chiacchiericcio di ieri \u00e8 sostituito dalla concentrazione sullo schermo dello <em>smartphone<\/em>. Chi parla al telefono, lo fa a voce alta senza remore: nessuna riservatezza, il linguaggio \u00e8 elementare e il turpiloquio generalizzato. L\u2019abbigliamento combina sciatteria, ostentazione, volgarit\u00e0 e bruttezza. Conta che stracci pi\u00f9 o meno costosi siano firmati, come si dice, o che magliette e camicie abbiano stampate scritte nel <em>globish<\/em> di massa, l\u2019anglo grugnito globalizzato. I pantaloni escono dalla fabbrica gi\u00e0 sdruciti e strappati. Finto minimalismo, autentico festival della trascuratezza elevato a modo di vita. Povere le nostre mamme, che con pochi mezzi rammendavano gli abiti laceri per farci fare bella figura, come allora si diceva.<\/p>\n<p>Visibilmente, la maggioranza, senza distinzione di censo e di et\u00e0, veste allo stesso modo. Unica differenza, il marchio e il prezzo. L\u2019aspetto della gente \u00e8 cos\u00ec livellato che se ci attenessimo all\u2019abbigliamento, sarebbe difficile distinguere tra classi alte e basse, o meglio, tra plebe ricca e povera (<strong>Nicol\u00e0s G\u00f2mez D\u00e0vila<\/strong>).<\/p>\n<p>Plebe, appunto, adusa al deforme e all\u2019informe, al punto di non accorgersi di vivere nel trionfo del brutto.<\/p>\n<p>L\u2019idiota, il principe Myshkin di <strong>Dostoevskij<\/strong> esclam\u00f2: <strong>la bellezza salver\u00e0 il mondo<\/strong>.<\/p>\n<p>Se \u00e8 vero, la bruttezza lo roviner\u00e0 e forse ci \u00e8 gi\u00e0 riuscita. La bellezza deve addirittura essere salvata dall\u2019estinzione, dalla crassa indifferenza di un\u2019epoca e di un pensiero dominante in cui vale solo l\u2019utile, ci\u00f2 che serve immediatamente per fare denaro o svolgere una funzione. Difendere, mantenere, rivendicare la bellezza diventa un dovere morale, un\u2019impresa da eroi fuori tempo.<\/p>\n<p>Parafrasando <strong>Orwell<\/strong>, per il quale <strong>in tempi di menzogna universale dire la verit\u00e0 \u00e8 un atto rivoluzionario<\/strong>, proclamare la bellezza in un epoca di brutture \u00e8 un gesto rivoluzionario. La ribellione in nome dell\u2019estetica. Al di l\u00e0 delle mode e della cura maniacale del corpo \u2013 botox, trucchi pesanti, la mania regressiva neo tribale di tatuaggi generalmente privi di significato, talora uno sfregio alla naturale bellezza dei corpi \u2013 la folla solitaria d\u00e0 un\u2019impressione di incuria, trascuratezza, disordine interiore prima che esteriore. Bruttezza dell\u2019epoca riflessa in sguardi vuoti, posture volgari, interfaccia del brutto che ci circonda.<\/p>\n<p>Che cosa aspettarsi da generazioni che la scuola \u2013 il potere \u2013 ha modellato a immagine e somiglianza del mediocre e dell\u2019identico, uguali in basso, senza ordine interiore, privati di modelli positivi e di riferimenti etici? L\u2019uomo \u00e8 un essere mimetico: imita la bellezza se gli viene proposta come modello, ma anche il suo contrario. Nel mondo capovolto il brutto \u00e8 al potere e il deforme \u00e8 sul trono. La responsabilit\u00e0 \u00e8 dello spirito del tempo, lo <em>Zeitgeist<\/em>, che non nasce da solo, \u00e8 l\u2019espressione del gusto, della volont\u00e0, degli interessi della classe dominante, la post borghesia che ha mandato al potere non la fantasia invocata nel Sessantotto, ma l\u2019ignoranza scaltra dei bottegai senz\u2019anima, il regno dell\u2019anodino, del brutto, del seriale, e insieme del bizzarro e del capriccioso.<\/p>\n<p><strong>La bellezza, tuttavia, resta, come aspirazione dell\u2019essere umano, speranza, tensione verso l\u2019alto che nessun materialismo, nessuna pratica da contabili pu\u00f2 scacciare.<\/strong> Alla fine torner\u00e0, attraverso l\u2019esperienza, lo stupore della bellezza, la vita dello spirito, lo sguardo estetico ed estatico. Il trionfo globale della bruttezza \u00e8 un fenomeno che nessuno tratta come la catastrofe esistenziale che \u00e8. L\u2019argomento non risveglia coscienze, non suscita collera n\u00e9 proteste. Tutt\u2019al pi\u00f9 una benevola commiserazione da parte di chi ha sempre questioni pi\u00f9 importanti di cui occuparsi. Eppure si tratta di un fenomeno che nessuna epoca aveva vissuto con questa estensione: la sistematica distruzione della bellezza.<\/p>\n<p>Ci sono sempre stati periodi pi\u00f9 sterili di altri. Pensiamo alla fine dell\u2019impero romano e alla decadenza prima della vigorosa rinascita benedettina, l\u2019edificazione delle meraviglie romaniche e gotiche, ma anche la ripresa dell\u2019agricoltura, dell\u2019artigianato e delle scienze, sospinta dal recupero dei testi antichi e dal desiderio di essere all\u2019altezza degli esempi del passato. Sulle spalle di giganti, seppero creare in ogni campo, arte, cultura, sapienza, bellezza. Mai era accaduto che un tempo e una civilizzazione, la nostra, sostituisse l\u2019arte con la non-arte, ovvero perseguisse il brutto anzich\u00e9 il bello. Addirittura, esiste una corrente che si definisce, con onest\u00e0 espressiva (e confusione mentale) \u201cnon arte\u201d. I suoi esponenti evitano di definirsi \u201cnon artisti\u201d: tirano quattro paghe per il lesso come i manzoniani fustigati dal <strong>Carducci<\/strong>.<\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/cs.ilgiardinodeilibri.it\/data\/partner\/4507\/wg_manu_4757.html?_=1654171651\" width=\"600\" height=\"646\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p><strong>Claes Oldenburg<\/strong> teorizza:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cun\u2019opera \u00e8 fatta per essere brutta, repellente, senza alcun significato per lo spirito e i sensi. Le opere non sono fatte per essere belle, ma perch\u00e9, guardandole, non si capisca che cosa rappresentano e venga voglia di strapparle e passare via correndo. \u201c.<\/p><\/blockquote>\n<p>Obiettivo pienamente raggiunto in tutti i campi della vita sociale e anche nelle condotte e negli atteggiamenti individuali.<\/p>\n<p>Certo, una grande quantit\u00e0 di bellezza resta ed \u00e8 a disposizione di chi ancora riesce a vederla, distinguerla, restarne incantato. Il verbo intristisce: la bellezza \u201cresta\u201d: un fatto residuale. Le opere dell\u2019ingegno del passato, quando non sono ridotte a fondale per i \u201cselfie\u201d o per la pubblicit\u00e0 (nella neolingua si dice location) sono in gran parte rinchiuse nei musei e nelle biblioteche, nei dischi, nei siti archeologici. Nessuna epoca si \u00e8 presa tanta cura del passato artistico come la nostra, tempo della riproducibilit\u00e0 seriale dell\u2019arte (<strong>W. Benjamin<\/strong>). Non creazione ex novo e in ogni caso \u201cproduzione\u201d, ossia qualcosa che attiene all\u2019industria, alla mentalit\u00e0 strumentale che inibisce l\u2019esistenza dell\u2019arte, afflato spirituale, oltrech\u00e9 tecnica raffinata, gusto estetico, intuizione lirica compiutamente espressa, nella splendida definizione di <strong>Benedetto Croce<\/strong>. Arte e bellezza conservate in una teca, tracce, vestigia, simili agli scheletri di animali estinti nei musei di storia naturale.<\/p>\n<p>Si consuma una doppia distruzione nell\u2019indifferenza di massa: si disperde la grande bellezza artistica e insieme la piccola bellezza quotidiana, quella che prima avvolgeva il nostro paesaggio abituale, dal nostro abbigliamento alle nostre case. Si spegne per inaridimento la creativit\u00e0, una terribile siccit\u00e0 dello spirito. Diventiamo pi\u00f9 acidi, pi\u00f9 miseri dei nostri antenati poveri, pi\u00f9 soli anche per l\u2019abbandono dell\u2019idea di bellezza, compagna silenziosa che ci seguiva come un\u2019ombra e conferiva armonia, altezza, etica al cammino dell\u2019esistenza. Diventa impossibile \u2013 diseducati e prigionieri di una greve dittatura del brutto, purch\u00e9 immediato, utile, funzionale \u2013 perfino la nostalgia della bellezza: la bruttezza ingoia tutto, divora e spinge in basso.<\/p>\n<p>Sparisce la distinzione, finanche la dignit\u00e0 del passato, comune a poveri e ricchi, come mostra un\u2019opera d\u2019arte \u201cpolitica\u201d, il Quarto Stato di <strong>Pellizza da Volpedo<\/strong>, l\u2019avanzata carica di energia, di decoro di un proletariato a cui povert\u00e0 e fatica non avevano sottratto il naturale orgoglio. Ci crediamo giganti che hanno soppiantato i nani di ieri poich\u00e9 possediamo pi\u00f9 cose, pi\u00f9 beni, pi\u00f9 mezzi. Mancano i fini, di cui la bellezza era testimone, pietra di paragone.<\/p>\n<p>Siamo laceri come gli abiti pre strappati dai fabbricanti. Paghiamo per estendere al corpo la sciatteria dell\u2019animo, nebbia che non permette di riconoscere la bruttezza di cui diventiamo parte. Poveri di spirito perch\u00e9 l\u2019unica ricchezza a cui ambiamo \u00e8 materiale. Per le strade, ci assale la medesima materia scabra di cemento squadrato, ingrigito, priva di grazia. Non \u201cserve\u201d, compare come passivo nel conto economico, dunque \u00e8 inutile: quel che conta \u00e8 che la struttura si sostenga e assolva una funzione. Tutto secco, pratico, semplice: l\u2019ordine meccanico degli schiavi. Senza bellezza, <em>\u201ci morti sono pi\u00f9 morti dei personaggi dei libri\u201d<\/em> (<strong>Alvaro Mutis<\/strong>), nei quali ci rifugiamo per scaldare il cuore e vivere con l\u2019immaginazione ci\u00f2 che lo sguardo non vede pi\u00f9.<\/p>\n<p>La bruttezza \u00e8 l\u2019acceleratore della corsa verso il basso. Bisogna ritrovare la bellezza, ricrearla, un\u2019esigenza che dovrebbe partire dalle classi dirigenti, i cui gusti e desideri influenzano tutti. Scriveva <strong>Muriel Barbery<\/strong> ne L\u2019 eleganza del riccio:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cai ricchi, il dovere del bello. Altrimenti, meritano di morire.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>Per possedere il senso del bello, per\u00f2, occorre educazione, il contrario di una vita di consumi, desideri, istinti. Bisogna volere un destino, ignoto all\u2019esausto viandante d\u2019Occidente.<\/p>\n<p>Un passante solitario, angosciato, solitario, come intu\u00ec <strong>Nietzsche<\/strong>, la cui tragica consapevolezza termin\u00f2 in follia.<\/p>\n<blockquote><p>\u201cNessun Dio ci sostiene? Nessuna Ragione d\u00e0 veramente ragione? Nessun Al di l\u00e0 guida i nostri passi? Siamo soli pi\u00f9 di quanto nessun uomo \u00e8 mai stato in nessun luogo? \u201c<\/p><\/blockquote>\n<p>Senza il conforto della bellezza che apre il cuore \u2013 un lacerto di eternit\u00e0 \u2013 solo il cammino che si spezza \u00e8 legge a se stesso. Per questo abbiamo l\u2019arduo dovere della bellezza, contro l\u2019aridit\u00e0 che il brutto insinua nei cuori. Scriveva <strong>Saint Exup\u00e9ry<\/strong>:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cse vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare la legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito&#8221;.<\/p><\/blockquote>\n<p><em>Roberto Pecchioli<\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.ereticamente.net\/2022\/06\/il-dovere-del-bello-roberto-pecchioli.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fonte<\/a><\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una calda mattina di maggio, un uomo cammina verso la stazione ferroviaria. Un breve viaggio in treno verso la periferia, un atto quotidiano compiuto migliaia di volte per lavoro. Stavolta l\u2019uomo viaggia per svago e si guarda in giro. Nonostante il sole, la citt\u00e0 gli appare imbruttita. 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