{"id":64618,"date":"2022-07-23T11:14:21","date_gmt":"2022-07-23T09:14:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liberopensare.com\/?p=64618"},"modified":"2022-07-24T11:25:56","modified_gmt":"2022-07-24T09:25:56","slug":"il-cretino-coloniale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/il-cretino-coloniale\/","title":{"rendered":"Il cretino coloniale"},"content":{"rendered":"<blockquote><p>\u201cIn un mondo che\/ prigioniero \u00e8\/ il mio canto libero sei tu\u2026\u201c<\/p><\/blockquote>\n<p>Non ci restano che <strong>Mogol<\/strong> e <strong>Battisti<\/strong>, il rifugio nel privato e nell\u2019intimo, sottoposti al bombardamento continuo della menzogna, della manipolazione, del capovolgimento della verit\u00e0. Il resto lo fa il bollore, il fastidio fisico e psicologico della stagione. Serve leggerezza, una licenza temporanea dai temi pesanti.<\/p>\n<p>Ma quale canto pu\u00f2 essere libero in un\u2019affollata stazione ferroviaria, in mezzo alla folla transumante <em>\u201ca tutti i suoi retaggi indifferente\u201d<\/em>, il cui unico obiettivo esistenziale sembra essere il treno delle vacanze? Se pensiamo a come potrebbe essere l\u2019inferno, andiamo a colpo sicuro: \u00e8 assai simile alla stazione ferroviaria di Milano in estate. Migliaia di persone accalcate che trascinano le valigie, zaino in spalla, in tutte le direzioni, in mezzo a un toboga di negozi carissimi che vendono cattiva merce, ma con il santo marchio. Un\u2019umanit\u00e0 provvisoria, sudaticcia e brandizzata si aggira nei corridoi di quello che fu il capolavoro di <strong>Ulisse Stacchini<\/strong>. Plebi umane transumanti, multietniche, unite dalla fretta, dal sudore e dallo straniamento, corrono verso i binari per raggiungere la meta, il treno delle vacanze.<\/p>\n<p>Viene da sorridere alle raccomandazioni che ci raggiungono ovunque, agli altol\u00e0 terrorifici sul distanziamento sociale, la sanificazione e il rischio dell\u2019orribile contagio. Il morbo infuria, a sentire le gazzette, la situazione \u00e8 grave, ma non seria. Maledetto il vostro scrivano che non viaggia per necessit\u00e0 o per ferie, ma per presentare un suo libro, l\u2019invito amorevole di amici cui \u00e8 difficile dire no. Vanit\u00e0, in fondo, un sentimento umanissimo ma negativo dal quale metteva in guardia <strong>Ezra Pound<\/strong>: <em>\u201cstrappa da te la vanit\u00e0, ti dico strappala\u201d.<\/em> Ecco la punizione: coazione a ripetere, la tendenza incoercibile a porsi in situazioni penose o dolorose senza rendersi conto di averle attivamente determinate, n\u00e9 del fatto che si tratta della ripetizione di vecchie esperienze. Cos\u00ec recita la definizione, consultata in fretta sul fidato\u00a0<em>smartphone<\/em>, di cui ormai siamo la propaggine.<\/p>\n<p>Un viaggio che somiglia all\u2019inferno, folla, chiacchiericcio scomposto, promiscuit\u00e0, l\u2019inutile tentativo, chiudendo gli occhi, di restare con noi stessi. Ci inseguono, tra gli altri rumori, i continui messaggi dall\u2019altoparlante. Oltre al solito stucchevole benvenuto- ripetuto ad ogni stazione- e alle altrettanto seriali raccomandazioni sull\u2019uso della mascherina FFP2- colpisce l\u2019invito a sottoporre ogni problema al \u201c<em>train manager<\/em>\u201d. S\u00ec, proprio a codesta strana figura professionale che non \u00e8 altri che il vecchio capotreno. E dire che il vettore ferroviario si chiama Italo\u2026<\/p>\n<p>Alla terza o quarta ripetizione del messaggio relativo al\u00a0<em>train manager<\/em>, scatta l\u2019intuizione. Abbiamo scoperto- o creduto di scoprire- la ragione profonda di questa transumanza, dei comportamenti di massa, delle idee che all\u2019improvviso diventano calamite, di condotte collettive che chi scrive \u2013 troppo vecchio e ignorante per capire \u2013 non riesce ad accettare.\u00a0 Non \u00e8 solo lo spirito gregario, la riduzione a sciame umano, la manipolazione subita senza fiatare, la potenza dell\u2019apparato pubblicitario. C\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 e ci sembra di averlo individuato: <strong>\u00e8 la colonizzazione<\/strong>. <strong>Dell\u2019immaginario, delle parole, dei comportamenti, dei modi di vita, delle parole.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"google-auto-placed ap_container\"><script type=\"text\/javascript\">\nvar ml_partners_options = {\n\tpcode : \"3867\",\n\tlogo : \"logo\",\n\timmagini : \"s\",\n\tmaxtitolo : 50,\n\tprezzo : \"s\",\n\tbordocolor : \"09f\",\n\tsconto : \"s\",\n\tricerca : \"s\",\n\tdefaultricerca : \"dittatura mondiale\",\n\tdefaulttipo : \"Tutte\",\n\txml_id : 5,\n\tmaxprodotti : 20,\n\ttarget : \"_blank\",\n\tlinkcolor : \"09f\",\n\tbgcolor : \"cef\",\n\tbuttoncolor : \"fff\",\n\tprezzocolor : \"f80\",\n\tn_row : 1,\n\tlarghezza : \"100%\",\n};\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/plus.macrolibrarsi.it\/assets\/widget-partner-v1\/js\/macrolibrarsi.partners.js\"><\/script><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non sussiste speranza di riscatto per un popolo che chiama\u00a0<em>green pass<\/em>\u00a0il passaporto vaccinale,\u00a0<em>lockdown<\/em>\u00a0la chiusura della nazione e la prigionia di fatto,\u00a0<em>week-end<\/em>\u00a0il sacro sabato e domenica della corsa al <em>\u201cdivertimento\u201d<\/em>, delle code in autostrada e al gelato nelle localit\u00e0 turistiche. Il biglietto diventa\u00a0<em>ticket\u00a0<\/em>e, mannaggia,\u00a0<em>train manager<\/em>\u00a0il ferroviere munito di apparato elettronico per controllare i biglietti su treni simili a siluri o astronavi, ma all\u2019interno scomodi trespoli per viaggiatori trattati come merce immagazzinata. <em>\u201cO macchinista, metti il carbone, quel macchinone fallo partir\u201d.<\/em> Altri tempi, la cultura popolare sorridente e ingenua \u00e8 finita, sostituita dal colonialismo &#8211; esistenziale e culturale.<\/p>\n<p>L\u2019\u2019identit\u00e0 coloniale \u00e8 psicologicamente distruttiva. Infatti ci impedisce di essere noi stessi, riconoscere le manipolazioni e soprattutto fa credere di essere uomini \u2013 e popoli- di serie B. Il che \u00e8 purtroppo vero: si pu\u00f2 perdere una guerra e non essere colonizzati dal vincitore, continuare a considerarlo un oppressore e un intruso. Oppure \u2013 \u00e8 capitato ai popoli d\u2019 Europa e in particolare al nostro, privo di anticorpi culturali \u2013 <strong>si pu\u00f2 collaborare con il nemico di ieri, lasciarsi assimilare e, per imitazione, servilismo o subalternit\u00e0, assumere le idee, i modi di essere, vivere e parlare del colonizzatore.<\/strong><\/p>\n<p>Si desidera essere come lui, diventare indistinguibile, ma l\u2019imitazione \u00e8 maldestra, il prodotto fallato, un surrogato come la cicoria al posto del caff\u00e8. Il mondo coloniale rimane dimezzato, spesso ridicolo nella sua smania mimetica, nella brama comica di essere uguale al modello che si crede scelto ed \u00e8 invece un\u2019imposizione, una violenza ahim\u00e8 non pi\u00f9 percepita. Alcuni ricorderanno il personaggio di <strong>Alberto Sordi<\/strong> Moriconi Nando, ammiratore sperticato di tutto ci\u00f2 che proveniva dall\u2019America vincente, liberatrice ed occupante. Moriconi vorrebbe farsi piacere il cibo americano, non ci riesce e attacca un succulento piatto di spaghetti. <em>\u201cMaccarone, m\u2019hai provocato e me te magno\u201c <\/em>fu l\u2019indimenticabile dialogo tra Nando e la pasta.<\/p>\n<p>Erano gli anni Cinquanta del secolo scorso, un\u2019era giurassica. Oggi, se andiamo al cinema, siamo inseguiti dall\u2019odore insopportabile dei\u00a0<em>popcorn\u00a0<\/em>diventati obbligatori compagni della visione. Colonizzazione dell\u2019immaginario, diceva <strong>Serge Latouche<\/strong>, che diventa irruzione nei gesti quotidiani, incapacit\u00e0 di vivere la propria esistenza in maniera difforme da quanto prescritto dalla societ\u00e0 dello spettacolo organizzata dai colonizzatori. Pare addirittura che certi gesti, determinate attitudini e modalit\u00e0 di vita siano quello a cui aspiravamo segretamente.<\/p>\n<p>Guardiamo il mondo con l\u2019occhio di chi ci ha infilato il cappio al collo &#8211; pardon di chi ci ha insegnato nuovi modi di vivere \u2013 e finiamo per parlare come lui, in maniera pi\u00f9 ridicola. Il capotreno si trasforma in <em>train manager<\/em>, l\u2019esposizione commerciale in\u00a0<em>show-room<\/em>\u00a0e per qualche ministro di incerta alfabetizzazione anche il virus diventava \u201c<em>vairus<\/em>\u201d, alla \u201c<em>mericana<\/em>\u201d. Quasi tutti pronunciano \u201c<em>tiutor<\/em>\u201d senza ricordare che la parola tutor \u00e8 latina, non anglosassone.<\/p>\n<p>Ignoranza pi\u00f9 servilismo pi\u00f9 snobismo spicciolo.\u00a0<em>Snob<\/em>: parola composta, acronimo latino, s.nob. S<em>ine nobilitate, s<\/em>enza nobilt\u00e0.<\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/cs.ilgiardinodeilibri.it\/data\/partner\/4507\/wg_manu_4725.html?_=1658539150\" width=\"600\" height=\"646\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p><strong>Parliamo come loro, ma da servi.<\/strong> I pi\u00f9 anziani ricorderanno il doppiaggio dei vecchi film americani, in cui gli schiavi delle piantagioni parlavano in maniera macchiettistica, elementare, cercando di adottare il linguaggio dei padroni senza riuscirci, in un penoso\u00a0<em>grammelot<\/em>\u00a0non troppo dissimile dal nostro grugnito che pretende di essere globale, multilingue e avanzato ed \u00e8 invece una penosa regressione al primitivo. E\u2019 dimenticato chi e come eravamo, anzi non ci poniamo pi\u00f9 la domanda, immersi nel presente, assoggettati nei pensieri, nelle parole, nelle opere e perfino nei tic.<\/p>\n<p>L\u2019oppressore diventa modello di riferimento: colpa nostra se non riusciamo ad essere come lui. Sorridiamo pensando alla nostra infanzia, la passione per i film\u00a0<em>western<\/em>\u00a0visti due, tre volte di seguito nei cinema di periferia, un tempo in cui il nostro eroe, <strong>John Wayne<\/strong>, lo chiamavamo \u201c<em>v\u00e0ine<\/em>\u201d, all\u2019italiana, e i\u00a0<em>cowboys<\/em>, in un miscuglio di inglese, italiano e dialetto, diventavano \u201c<em>caiboi<\/em>\u201d. Non eravamo ancora colonizzati del tutto e il massimo della trasgressione era la gomma da masticare, venduta in esemplari rotondi multicolori dentro recipienti a maniglia. Il\u00a0<em>chewing gum<\/em>\u00a0a Genova si chiamava \u201cci\u00f9ngai\u201d, in Toscana \u201ccingomma\u201d: forse i prodotti\u00a0<em>made in Usa<\/em>\u00a0sciacquavano i panni in Arno.<\/p>\n<p>I colti hanno la parola giusta, il concetto sociologico che spiega tutto: siamo passati dall\u2019inculturazione all\u2019acculturazione. In parole semplici, anzich\u00e9 assimilare la cultura della comunit\u00e0 d\u2019appartenenza durante l\u2019et\u00e0 della crescita individuale, abbiamo assorbito, a seguito della conquista e della sovrapposizione-imposizione di modelli estranei, la cultura di un altro popolo. L\u2019ultimo atto, quello decisivo, \u00e8 assumere &#8211; sia pure in maniera derivata e mimetica &#8211; la lingua del colonizzatore, un simil inglese raffazzonato, il <em>globish<\/em>, Colonizzati nell\u2019anima e nella parola, nei comportamenti e nelle abitudini, lo diventiamo anche nelle parole, sebbene in modo ridicolo, come dimostrano il \u201c<em>train manager<\/em>\u201d, il \u201c<em>dealer<\/em>\u201d (il venditore, non pi\u00f9 commesso o rappresentante) e il \u201c<em>barman<\/em>\u201d, di cui non si capisce che cos\u2019abbia di pi\u00f9 e di diverso dal nostro amico barista.<\/p>\n<p><strong>Il colonizzato \u00e8 per definizione portatore (in)sano di subalternit\u00e0 e spirito gregario.<\/strong> Non si spiega altrimenti il dilagare di mode prive di significato, tipo i tatuaggi, la dipendenza dall\u2019alcool e dalla droga. Nelle societ\u00e0 tradizionali, l\u2019alcool aveva finalit\u00e0 legate al gusto alimentare e alla socializzazione domestica e comunitaria. Oggi \u00e8 uno strumento di sballo a basso costo. La droga era un pericoloso strumento di sperimentazione culturale per nicchie d\u2019\u00e9lite o un elemento di liturgie di carattere magico religioso. Adesso si tratta di sostanze utilizzate a scopo di trasgressione (finta), di fuga dalla realt\u00e0 o di ricerca della prestazione, della \u201c<em>performance<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>I tatuaggi erano indicatori corporei di identificazione, di appartenenza a un particolare ambiente o status. Attualmente non sono che moda estranea ad ogni simbolizzazione, privi di ogni indicatore di distinzione, o addirittura una forma di costruzione del S\u00e9 fisico, l\u2019autocreazione attraverso un\u2019individualizzata deprivazione di significati. Un altro elemento che favorisce la colonizzazione culturale \u00e8 l\u2019ignoranza, a partire dal disconoscimento delle proprie radici e dalla preferenza modaiola per comportamenti o scelte considerate pi\u00f9 moderne, \u201cinternazionali\u201d. La scuola, sino all\u2019universit\u00e0, ha smesso di trasmettere una cultura e si limita a addestrare a compiti professionali e all\u2019uso degli apparati tecnologici.<\/p>\n<p>Tuttavia, temiamo che esista un elemento in pi\u00f9, che finisce per permeare e contenere ogni altro: <strong>la stupidit\u00e0 perseguita, una cretineria di massa sapientemente favorita e manipolata dai pastori del gregge umano.<\/strong> Ne era convinto un economista, <strong>Carlo Maria Cipolla<\/strong>, autore del delizioso <em>Le leggi fondamentali della stupidit\u00e0 umana.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/cs.ilgiardinodeilibri.it\/data\/partner\/4507\/wg_manu_4724.html?_=1658539150\" width=\"600\" height=\"646\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I pupari sanno che il gregge \u00e8 conformista, non guarda oltre il suo naso; se qualcuno indica la luna, invariabilmente osserva il dito e non l\u2019astro del cielo.<\/strong> Non resta che favorire in ogni modo la stupidit\u00e0 attraverso l\u2019uso delle neuroscienze, della programmazione neurolinguistica e della propaganda.<\/p>\n<p><strong>Il cretino \u00e8 imposto come modello comportamentale nella specifica variante del colonizzato: nell\u2019immaginario, nella parola e nei gusti. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Cipolla<\/strong> ha involontariamente fornito un formidabile strumento alla classe dei manipolatori. Chi meglio di loro ha preso atto delle cinque leggi della stupidit\u00e0 enunciate dal professore pavese?<\/p>\n<p><strong>La prima \u00e8 che il numero di persone stupide \u00e8 sottostimato.<\/strong> In alto lo sanno, e l\u2019errore pi\u00f9 grande che possiamo fare \u00e8 escludere noi stessi dal computo.<\/p>\n<p><strong>La seconda legge spazza le illusioni sulla cultura e sul ceto di appartenenza<\/strong>: la probabilit\u00e0 che una persona sia stupida \u00e8 indipendente dalle altre caratteristiche.\u00a0 Nessun privilegio etnico, di educazione, reddito o idee: la percentuale di stupidi \u00e8 costante, dal Forum di Davos a noi gente della strada.<\/p>\n<p><strong>La terza legge spiega che uno stupido crea problemi agli altri senza trarne alcun beneficio<\/strong>. E\u2019 la caratteristica pi\u00f9 pericolosa. Pensiamo ai delatori, agli \u201c<em>odiatori<\/em>\u201d delle reti sociali, ai buoni cittadini pronti a seguire alla lettera le indicazioni del potere.<\/p>\n<p><strong>Quarto: i non stupidi sottostimano i danni che possono fare gli stupidi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La quinta legge \u2013 che riassume le altre &#8211; \u00e8 che lo stupido \u00e8 la pi\u00f9 pericolosa delle categorie umane.<\/strong><\/p>\n<p>La conclusione \u00e8 disarmante: se tra la popolazione non stupida la proporzione di mascalzoni e di chi agisce contro i propri interessi \u00e8 troppo elevata, <em>\u201callora il paese diventa un inferno\u201d.\u00a0 <\/em><strong>Stupido e ingenuo, ignorante e manipolato, docile perch\u00e9 disidentificato dai colonizzatori: \u00e8 il ritratto del cretino coloniale, il pi\u00f9 diffuso esemplare umano contemporaneo<\/strong>. Ultimamente, costui ha manifestato un\u2019altra delle caratteristiche gregarie: <strong>il bisogno di essere comandato, la ricerca dell\u2019uomo della provvidenza.<\/strong> In Italia il ruolo &#8211; non sappiamo se suo malgrado &#8211; \u00e8 esercitato da <strong>Mario Draghi.<\/strong><\/p>\n<p>Sindaci, corporazioni, associazioni professionali, gli ambienti pi\u00f9 diversi lo invocano, lo implorano perch\u00e9 resti, affinch\u00e9 \u2013 pensando per tutti con l\u2019avallo delle centrali coloniali &#8211; ci liberi da ogni responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Cretini coloniali: s\u00ec, siamo davvero all\u2019inferno.<\/p>\n<p><em>Roberto Pecchioli<\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.ereticamente.net\/2022\/07\/il-cretino-coloniale-roberto-pecchioli.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fonte<\/a><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIn un mondo che\/ prigioniero \u00e8\/ il mio canto libero sei tu\u2026\u201c Non ci restano che Mogol e Battisti, il rifugio nel privato e nell\u2019intimo, sottoposti al bombardamento continuo della menzogna, della manipolazione, del capovolgimento della verit\u00e0. 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