{"id":67637,"date":"2022-11-21T11:57:17","date_gmt":"2022-11-21T10:57:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liberopensare.com\/?p=67637"},"modified":"2022-11-22T11:27:00","modified_gmt":"2022-11-22T10:27:00","slug":"il-migliore-dei-mondi-possibili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/il-migliore-dei-mondi-possibili\/","title":{"rendered":"Il migliore dei mondi possibili"},"content":{"rendered":"<blockquote><p>\u201cNon chiederai a una mosca com\u2019\u00e8 fatta la notte, poich\u00e9 essa vive meno d\u2019un giorno\u201d<br \/>\n(Stendhal)<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono qui e non ho idea del perch\u00e9 ci sono. Del perch\u00e9 sono. Se cerco di ricordare non trovo niente. Tutto \u00e8 cos\u00ec come lo vedo. Se c\u2019era un prima non saprei dire, proprio non me lo ricordo. Cosa sia il prima mi sfugge. Prima \u00e8 quello che precede di un attimo ci\u00f2 che sto pensando. Nient\u2019altro. La mia memoria non pu\u00f2 andare pi\u00f9 indietro di questo semplice indietro. Tutto questo \u00e8 una constatazione. Concetto elementare che dovrebbe essere definito. E, forse, potrebbe esserlo se io fossi in grado di definire cosa significa elementare. Se ci provo mi viene da pensare che tutto ci\u00f2 che sto pensando \u00e8 elementare. E mi fermo qui perch\u00e9 sono arrivato in un vicolo cieco senza nemmeno sapere cos\u2019\u00e8 un vicolo cieco. Neanche cosa sono posso definire.<\/p>\n<p>Quando le cose siano divenute cose non so dire perch\u00e9 non conosco il significato di quando. Anzi non ho nessuna idea di cosa sia il tempo in generale essendo, tutto ci\u00f2 che percepisco, uguale a se stesso. Essendo privo di un prima, evidentemente sono anche privo di un dopo. Se fossi in un posto qualsiasi, diverso da questo \u2014 azzardo un\u2019ipotesi audace \u2014 dove per esempio ci fosse qualche cosa che cambia, ogni tanto! Se ci fosse qualche minimo segno di circolarit\u00e0 delle cose, o anche solo un qualche \u2026. mi viene, non so da dove, la parola \u201cclinamen\u201d, una deviazione, una svolta dove girare, allora potrei scegliere qualche punto di riferimento e cominciare a misurare ci\u00f2 che cambia e ci\u00f2 che \u00e8 uguale, allora potrei affrontare questo problema. Ma, ad essere franco, in un mondo come questo non solo non si pu\u00f2 affrontare un tale problema: non esiste il concetto stesso di problema. Lo so perfettamente: sto facendo della filosofia e quel ch\u2019\u00e8 peggio \u00e8 che non credo di avere strumenti adatti per farla, oltre al fatto empirico che sto cercando di ragionare. Forse il concetto di filosofia equivale, banalmente, al concetto di semplice. O, per meglio dire, equivale a semplicit\u00e0. Quando si comincia a ragionare da zero.<\/p>\n<p>In fondo, mi verrebbe da dire, se esistesse la filosofia, potrebbe essere utile per cambiare le cose del mondo. Sempre che ci sia qualche cosa da cambiare. Ma lasciatemi sbizzarrire con le mie fantasie. Non so neppure a chi le sto raccontando. Non certo a quelli che mi si pigiano attorno. Infatti qui io non sono solo, a quanto pare, e questa \u00e8 una circostanza che mi mette di fronte a un baratro vertiginoso. Non perch\u00e9 io avverta qualche minaccia (e quale minaccia potrebbe esserci in questo mondo, dove tutto \u00e8 immobile, uguale al momento che lo precede e a quello che lo segue). Un mondo dove non c\u2019\u00e8 interruzione, che funziona cos\u00ec bene, Il fatto \u00e8 che qui attorno c\u2019\u00e8 gente che non sa nemmeno che esisto e non saprebbe distinguermi da quello che sta alla mia sinistra. Poi, gi\u00e0 i concetti di sinistra e destra sono difficilissimi perfino da concepire in un mondo dove tutto sembra senza confini. E uguale. Se mi giro su me stesso \u2014 questo scopro di poterlo fare \u2014 il panorama resta identico. Che vi credete? Che la destra sia diversa dalla sinistra? Del resto come potrebbero avere idee di destra e di sinistra questi qui attorno? Sono tutti tremendamente uguali. E quando uno non ha idee, come sembrano tutti costoro, come pu\u00f2 essere di destra o di sinistra? E non solo: ti ignorano. Nessuno ti guarda mai negli occhi. Che poi sono come dei frammenti di vetro opaco. Occhi che, a voler essere generosi, li si definirebbe sfuggenti. Ma sfuggenti a che cosa? Faccio paura? O, forse, sono talmente insignificante, che non vale la pena guardarmi, cercare un contatto. Infatti sono occhi spenti, o forse soltanto distratti. Ma da che cosa non si capisce. Da che cosa si pu\u00f2 essere distratti se ogni cosa \u00e8 sempre uguale a se stessa? Pi\u00f9 probabile che siano annoiati, o semplicemente stupidi. E non mi \u00e8 nemmeno del tutto chiaro quali siano gli occhi miei, con i quali li guardo. Ne ho due, scommetto, come quelli degli altri. Ma \u00e8 solo una scommessa perch\u00e9 non posso guardare i miei occhi. In nessun modo, e dunque non posso contarli. Diciamo che \u00e8 un postulato, del quale sono costretto a fidarmi.<\/p>\n<p>Potrei avere una risposta chiedendo a questo qui che mi sta vicino quanti sono i miei occhi. Ma potrei farlo solo se avessi un qualche cosa per dirglielo e se lui avesse qualche cosa per ascoltarmi e rispondermi. E entrambe queste caratteristiche sono assenti. Almeno questa \u00e8 la mia impressione. Dunque finir\u00f2 per accettare il postulato dei due occhi anche per me. Due vuol dire uno pi\u00f9 uno. Se ne avessero tre non saprei neppure come definirli. Mi occorrerebbe saper fare una vera operazione aritmetica, ma non mi risulta di conoscere l\u2019aritmetica. Per cui \u00e8 una fortuna che loro ne abbiano due, di occhi. E che anch\u2019io ne abbia due. \u00c8 simmetrico, tranquillizzante. Comunque io vedo, anche se non ho mai visto i miei occhi. Per la verit\u00e0 io, di me, posso vedere solo la mia pancia e quelle due propaggini in basso che toccano terra. Chiamiamoli, per comodit\u00e0, i miei piedi . Il resto me lo posso soltanto immaginare guardando questi insipidi vicini che, presumo, sono uguali a me. Sono bello o brutto? Neanche questo posso dire, perch\u00e9 \u2014 rieccomi con la filosofia \u2014 credo che per dire una cosa del genere occorra avere un punto di riferimento. Una qualche forma di paragone. E io non ce l\u2019ho. Ci\u00f2 che non c\u2019\u00e8 darebbe senso a ci\u00f2 che c\u2019\u00e8, ma come faccio a valutare ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 senza sapere ci\u00f2 che non c\u2019\u00e8? Dunque, confesso, sono un tantino confuso.<\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/cs.ilgiardinodeilibri.it\/data\/partner\/4507\/wg_manu_4626.html?_=1669027549\" width=\"600\" height=\"646\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>Dovrei inventarmi un vocabolario di parole, ma anche di concetti. Insomma mi mancano le basi. Tra l\u2019altro ho l\u2019impressione che le basi manchino anche a tutti quelli che mi stanno intorno. Il che non \u00e8 consolante. Inventerei un proverbio se avessi un\u2019idea di cosa possa essere un proverbio. Comunque eccolo: mal comune, mezzo gaudio. Oppure: bene comune, mezza infelicit\u00e0. Mi pare che rendano bene l\u2019idea. Anche sull\u2019idea di \u201cio\u201d ci sarebbe da riflettere. Chi mi dice che io sono io? Nessuno. Quello che vedo \u00e8 un mare di oggetti che si muovono. Diciamo che sono esseri viventi, cos\u00ec, forse, ci capiamo. Tutti uguali. Io anche mi muovo, esattamente come loro, in uno spazio angusto che mi contiene tutto. Un centimetro pi\u00f9 in l\u00e0 c\u2019\u00e8 un altro essere, distinto da me, ma uguale a tutti gli altri \u201cme\u201d. Non chiedetemi cosa vuol dire centimetro. \u00c8 una parola che ho inventato in questo momento, per far capire che lo spazio \u00e8 poco. Se lo spazio fosse tanto potrei usare la parola chilometro, cos\u00ec, tanto per dire. Sto inventando un vocabolario senza sapere ancora cos\u2019\u00e8 un vocabolario. Anche la parola spazio l\u2019ho inventata in questo istante, per indicare dove ho poggiate le mie estremit\u00e0.<\/p>\n<p>Dunque, riprendendo il ragionamento, cos\u2019\u00e8 l\u2019\u201dio\u201d? Sono io un io? Sono un individuo? \u00c8 possibile. Potrei dedurlo dalla circostanza che ho dei pensieri. Sto pensando, questo \u00e8 certo, anche se l\u2019idea di pensiero \u00e8 molto difficile da mettere a fuoco. Concludere che: penso, dunque sono, mi sembra azzardato. Che vuol dire? Questi, qui attorno, magari, pensano tutti di pensare. Ma, per questo, possono dire di esistere? Con quegli occhi un po\u2019 cos\u00ec, senza luce, senza barlumi di interesse? Come si fa a esistere se non ci si pone qualche domanda? Se qualcuno affermasse risolutamente che penso, quindi sono, commetterebbe un errore. Pensare non \u00e8 sufficiente, se non implica una domanda. Pensare senza domande non significa essere: al pi\u00f9 significa molta presunzione. Infatti pensare senza porsi domande significa fare una serie di affermazioni. E basta. Ve lo immaginereste un mondo di coglioni presuntuosi che pronunciano solo affermazioni? Voi direte, ma che diavolo di ragionamenti fa costui, senza sapere n\u00e9 cos\u2019\u00e8 un ragionamento n\u00e8 cos\u2019\u00e8 il diavolo? Infatti, \u00e8 vero, io non so n\u00e9 l\u2019una cosa n\u00e9 l\u2019altra. Banalmente invento. Dunque sarebbe pi\u00f9 giusto dire \u201cinvento, quindi sono\u201d. Sempre che io possa spiegare, innanzitutto a me stesso, cosa vuol dire inventare. Magari da qualche parte, qua dentro, c\u2019\u00e8 qualcun altro che \u00e8 arrivato a queste conclusioni. Ma come si fa a saperlo, visto che questi qui non comunicano niente e, per giunta, io stesso non sono in grado di comunicare con loro? Forse la conclusione pi\u00f9 giusta potrebbe essere: comunico, quindi sono.<\/p>\n<p>Dunque, poich\u00e8 non comunico, allora non sono. Infatti si potrebbe immaginare l\u2019esistenza di un mondo in cui tutti pensano di esistere in quanto comunicano qualche cosa \u2014 non importa cosa \u2014 agli altri. Ma tutto diventa cos\u00ec complicato che mi sembra di affogare nei pensieri. Per esempio ve ne dico uno, che mi \u00e8 balenato da qualche parte. E se qualcosa di esterno a tutti noi, a me e a questi sgorbi che presumo mi somiglino, arrivasse e ci consentisse di comunicare tra di noi? Che so, magari un cervello comune, una nuvola, un agglomerato, uno spazio dove ciascuno possa dire quello che pensa e, addirittura, lasciare una traccia indelebile di quello che pensa, allora che succederebbe? Temo che sarebbe una tale cacofonia da fare impazzire anche il pi\u00f9 potente dei cervelli. Lasciamo stare la cacofonia, che non so cosa sia. Diciamo, pi\u00f9 semplicemente, che ci vorrebbe un regolatore dei pensieri. Una specie di semaforo (ma come mi vengono in mente queste parole?) per regolare i pensieri di tutti. Per stabilire, che so?, una precedenza. Del tipo: il pensiero A \u00e8 pi\u00f9 importante del pensiero B e, quindi, ha la precedenza. Oppure: il pensiero C \u00e8 pi\u00f9 bello del pensiero D. Ma temo che tutti vorrebbero esprimersi contemporanesmente.<\/p>\n<p>Ve l\u2019immaginate una situazione in cui gli scemi hanno la precedenza sugli intelligenti? Sempre che, naturalmente, qualcuno spieghi, agli uni e agli altri, cosa significa essere intelligenti e cosa significa essere scemi. Cosa che vorrei sapere anch\u2019io. Forse sar\u00e0 bene tornare alle cose pi\u00f9 semplici. Ripartiamo dalla banalit\u00e0. Niente male, direi. Dunque prendiamo per buono il: penso, dunque sono. Ma dopo, come si procede? E dove si va? Questo gi\u00e0 non lo saprei dire. E, dalla faccia ebete di quelli che mi stanno attorno, dedurrei che non stanno pensando proprio a niente. Quindi io sono diverso da loro, anche se non ne ho la prova. Magari anche loro pensano, come me, e lo fanno nel chiuso della loro individualit\u00e0, senza trasmettere niente all\u2019esterno. Infatti neanche io trasmetto niente a loro. Il ragionamento si chiude qui. Dovrei parlare con questo individuo sulla mia destra, che \u00e8 girato dall\u2019altra parte. Ma, come ho gi\u00e0 detto prima (quando non me lo ricordo) non saprei come chiederglielo. In pi\u00f9 costui proprio non si volta mai, piegato com\u2019\u00e8 sui suoi tubicini. E poi non ho una lingua per parlare n\u00e9 un linguaggio.<\/p>\n<p>Sebbene, come vi dir\u00f2 tra poco, una bocca ce l\u2019ho.\u00a0 Evidentemente non siamo fatti per comunicare tra di noi. Un vero peccato. Tanta, ipotetica, produzione intellettuale sprecata per mancanza di comunicazione. Resta il fatto che siamo qui. Ma, a tratti, mi viene il sospetto che io e tutti quelli che vedo siano parte di un organismo pi\u00f9 vasto, che comprende tutti, mentre lascia loro l\u2019impressione di essere individui singoli. Difficile dire. A me piace di pi\u00f9 pensare di essere singolo. Ma \u00e8 questione di gusti. Se decidessi infine di darmi alla filosofia, userei il termine relativismo per definire questo sentimento. Ma poi non saprei spiegare cosa significhi questo pensiero, quindi non lo user\u00f2 pi\u00f9. Ci\u00f2 detto, posso guardare le mie estremit\u00e0, che poggiano a terra e che sono anch\u2019esse identiche a quelle dei miei vicini. Sono sempre identiche a se stesse anche le estremit\u00e0. Ma le dimensioni di tutti noi ho idea che crescano. Per lo meno ho l\u2019impressione di ricordare che tutti quelli che mi stanno attorno, qualche tempo fa erano pi\u00f9 piccoli. Adesso mi paiono pi\u00f9 grandi, se non ricordo male.<\/p>\n<p>Deduco che anch\u2019io devo essere diventato pi\u00f9 grande. \u00c8 un\u2019ipotesi suggestiva su cui varrebbe la pena di riflettere. Perch\u00e9, se fosse vera, allora vorrebbe dire che in questo mondo c\u2019\u00e8 qualche cosa che cambia. In una sola direzione: dal pi\u00f9 piccolo al pi\u00f9 grande. Ma della validit\u00e0 di questa legge non si pu\u00f2 essere certi. Quello che vedo io cresce, ma che succede un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0? Chi mi dice che pi\u00f9 in l\u00e0 non valga la legge opposta, cio\u00e8 dal pi\u00f9 grande al pi\u00f9 piccolo? Insomma si vive nell\u2019incertezza su un sacco di questioni, sebbene questo mondo sembri essere stato concepito per realizzare un ordine assoluto, quindi la certezza totale. L\u2019Ordine \u00e8 la legge. E la legge dell\u2019Ordine produce incertezza.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 qualche cosa che non quadra. No, non \u00e8 vero. Se c\u2019\u00e8 un posto tranquillo, sicuro, costante, quieto, \u00e8 questo. Solo quelli come me (sempre che ce ne siano altri) che si occupano di filosofia, provano il senso dell\u2019incertezza. Deriva dalla curiosit\u00e0. Se le domande che costoro si pongono li mettono nell\u2019incertezza, \u00e8 tutta colpa loro. A me piace cos\u00ec. Ah! Dimenticavo di rilevare che siamo in tanti, tantissimi. Non ho idea di come dirlo, ma, se alzo un po\u2019 gli occhi, non vedo che gli stessi corpi, tutti uguali, a perdita d\u2019occhio. E cos\u00ec \u00e8 sempre stato, a mia memoria. Cos\u00ec, dunque, sempre sar\u00e0. Vorrei perfino aggiungere, di nuovo, accidenti alla filosofia, che non sono proprio sicuro che gli altri siano altra cosa rispetto a me. Sono cos\u00ec vicini, tutti cos\u00ec uguali, tutti dello stesso colore, tutti assolutamente presi dai loro affari al punto che non riesco nemmeno a incontrare i loro occhi vuoti, da farmi pensare che io sono loro. Certo io sono come loro. Infatti mi trovo qui, a fare, o a non fare, quello che loro fanno, o non fanno. Vai a capire.<\/p>\n<p>Mi verrebbe da dire che c\u2019\u00e8 una uguaglianza assoluta. Esterna, quella che si vede. Ma potrebbe anche essere interna. Come dire che quello che penso io lo stanno pensando tutti, oppure l\u2019hanno gi\u00e0 pensato, o lo penseranno. Ecco, se sapessi scrivere, mi verrebbe da scrivere (cio\u00e8 da mettere in qualche posto, in una qualche forma, dove poter ritrovare intatto quello che ho compilato), una ipotesi, un racconto. Per esempio l\u2019idea che tutto quello che uno o una, o un altro che non \u00e8 uguale n\u00e9 all\u2019uno n\u00e9 all\u2019una (ma questo \u00e8 un discorso cos\u00ec complicato che mi viene male alla testa a pensarci) abbia pensato o possa pensare, sia gi\u00e0 stato pensato da qualche parte, in qualche mondo. E che dunque i miei pensieri siano nient\u2019altro che una ripetizione. Cio\u00e8 che non ci sia niente da inventare perch\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 stato inventato. Mi farebbe tristezza, il pensarlo, senonch\u00e9 non saprei dire con precisione cosa sia la tristezza in un mondo senza gioia. Peggio ancora in un mondo dove non si sa cosa sia la tristezza a la gioia, visto che non c\u2019\u00e8 niente che possa mutare l\u2019immutabile. E la sola idea di mutamento sarebbe la condizione per provare o l\u2019una o l\u2019altra, anzi l\u2019una e l\u2019altra. Ma &#8211; lo capirebbe anche il mio stupido vicino davanti \u2014 questo non ha nulla a che fare con questo mondo atarassico. Adesso vai a spiegare da dove viene una parola come questa.<\/p>\n<p>Da dove vengono le parole? Ecco un interessante campo di ricerca. Vuoi vedere che anche le parole sono gi\u00e0 state tutte pensate? Non solo. Potrebbero essere pensate (non so come potrei pronunciarle, ma a pensarle ci arrivo) in un ordine e in una successione di frequenze perfettamente definita. Starebbe in sintonia con un mondo dove non succede niente che non sia gi\u00e0 accaduto. Perch\u00e9 non pensarlo? Anche questo pensiero, infatti potrebbe essere antico e immobile come tutto il resto. Non ci sarebbero scoperte. Non ci sarebbero intelligentoni che inventano qualche cosa e ai quali qualcuno di questi idioti che mi circondano potrebbe pensare di dare un premio. E magari scopriremmo che la parola magari, come la parola idiota, ricorre nei pensieri di ciascuno di questi idioti con una certa, inevitabile frequenza. Sempre che pensino. Anche questo sarebbe in perfetta sintonia con il mondo di idioti con cui non riesco a comunicare.<\/p>\n<p>Ma questo mi apre un problema: io, in una tale ipotesi, sarei un\u2019eccezione. Cio\u00e8 sarei il disordine. Sarei inspiegabile, insostenibile. Forse tutto deriva dalla mia mostruosa anomalia. Della quale mi sento in qualche modo colpevole. Sto turbando l\u2019universo. Seguendo l\u2019ordine immutabile delle cose che qui vedo, dovrei essere eliminato al pi\u00f9 presto. Ma che significa al pi\u00f9 presto e che significa l\u2019idea che un ordine immutabile abbia bisogno di fare presto per fare qualche cosa? A proposito, direi che sarebbe utile trovargli un nome. Diciamo Provvidenza, cos\u00ec ci ciapiamo. O, meglio, cos\u00ec mi capisco io stesso visto che non saprei con chi confrontare quello che penso. Poich\u00e9 sono un inguaribile ottimista, penso anche che potrebbe esserci una qualche possibilit\u00e0 di mettere in comunicazione istananea tutti questi idioti. Pensa un po\u2019, una specie di cervello collettivo, al quale tutti possano attingere. Cos\u00ec l\u2019intelligenza di qualcuno, per esempio la mia, potrebbe compensare l\u2019idiozia di un altro. E cos\u00ec via. Bene o male qualche cosa di buono potrebbe venirne fuori, ma \u2014 a pensarci bene \u2014 potrebbe venire fuori anche qualche cosa di cattivo. Per esempio se uno di questi idioti si trovasse, per un qualche motivo ignoto, in condizione di trasmettere la sua idiozia a molti altri. In tal caso costui squilibrerebbe il sistema e assumerebbe un potere inammissibile in un mondo ben ordinato. E, a quel punto, la Provvidenza avrebbe il suo bel da fare a riportare l\u2019ordine. Meglio non provarci nemmeno.<\/p>\n<p>Certo che \u00e8 un mondo strapieno di gente. Letteralmente uno accanto all\u2019altro. No, non volevo dire uno sopra l\u2019altro. Questo \u00e8 vietato, ed \u00e8 anche impossibile. Che ci farei io sopra un altro, o un\u2019altra, o uno che non \u00e8 n\u00e9 un altro n\u00e9 un\u2019altra? Tanto peggio se io fossi sotto. Ma non c\u2019\u00e8 nessuna comunicazione tra me e gli altri, e \u2014 a quanto vedo nelle mie immediate vicinanze \u2014 tra ogni altro e tutti gli altri. Nel mio modesto vocabolario non dovrebbe esserci la parola egoismo. Infatti non c\u2019\u00e8. Ma, se ci fosse, direi che \u00e8 un mondo di egoisti, dove io sarei un\u2019eccezione assoluta. Per il semplice fatto che sono curioso, e la curiosit\u00e0 \u00e8 una forma di altruismo. Ma neanche questo \u00e8 dimostrabile. Magari a qualche saltello da qui ce n\u2019\u00e8 un altro che pensa le stesse cose che penso io. Il problema \u00e8 che non c\u2019\u00e8 lo spazio per muoversi.<\/p>\n<p>E poi ci sono i tubicini qui vicino, che non sarei sicuro di ritrovare, nel caso mi si presentasse uno spiraglio per spostarmi. E una cosa che sono certo di avere capito \u00e8 che questi tubicini sono essenziali, fondamentali. Sono la Provvidenza imperscrutabile. La temperatura \u00e8, direi, buona. Chi ha pensato a questo mondo aveva idee tranquille: niente sbalzi, tutto fila liscio. Starei per dire da mattino a sera, se ci fosse un mattino e una sera. Che non c\u2019\u00e8. E non saprei neppure da dove mi \u00e8 venuta fuori questa idea: di una qualche variazione ciclica. Qualcosa di veramente orribile. Forse mi \u00e8 stata ispirata dal fatto che il cibo arriva, attraverso questi tubicini, a singhiozzo. \u00c8 per\u00f2 una intermittenza certa, che non viene mai smentita. Non \u00e8, per cos\u00ec dire, un evento ciclico (ma dove mi vengono queste parole?). Comunque questa benedetta intermittenza non \u00e8 stata mai smentita fino ad ora, salvo un caso cos\u00ec eccezionale da produrre in me un panico irrefrenabile. In quel caso il panico fu generale, come \u00e8 generale tutto ci\u00f2 che accade in questo mondo. Anche il panico, dunque, fu generale, ma si spense quasi subito. Ecco, si potrebbe dire che qui tutto \u00e8 davvero generale, valido per tutti. \u00c8 davvero piacevole sentire che siamo tutti sulla stessa barca. Cosa sia una barca non saprei, ma mi \u00e8 venuta questa espressione di solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>Strano anche perch\u00e9 non so cosa significhi solidariet\u00e0. E tutti quelli che mi stanno attorno non hanno nessuna ideaa di solidariet\u00e0. Infatti mangiano subito tutto quello che arriva dal tubicino che sta nel loro minuscolo territorio. Anzi mangiano e bevono, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 anche un altro condotto dal quale non esce cibo solido, ma liquido. Lo chiamer\u00f2 acqua. Direi che sia il cibo che l\u2019acqua non sono male. Mi piacciono, anche se l\u2019idea del piacere \u00e8 strana. Uno potrebbe dire che una cosa gli piace se avesse una possibilit\u00e0 di scegliere un\u2019altra cosa, che poi gli piace meno, o di pi\u00f9. Ma questa cosa qui, in questo mondo in cui mi trovo, non esiste proprio. Dai tubicini viene fuori la stessa cosa. Sempre, a intermittenza fissa. Appunto la Provvidenza. Da quello che vedo sta bene cos\u00ec a tutti. \u00c8 la natura di questo mondo che \u00e8 fatta cos\u00ec. Tutto \u00e8 in regola. L\u2019unica cosa che davvero mi colpisce \u00e8 che, a quanto pare, anch\u2019io sto diventando pi\u00f9 grosso. Ma siccome non posso misurarmi, non mi resta che guardare gli altri e concludere che cos\u00ec vanno le cose del mondo. Si cresce di dimensione, ma restando uguali. Ecco, non ho mai avuto fame. Nessuno sa cosa vuol dire fame. Nessuno qui, ha mai avuto fame, presumo, salvo quella eccezione di cui vi parler\u00f2. Quello che arriva dai tubicini \u00e8 esattamente ci\u00f2 che serve. Starei per dire che i due tubicini che ci nutrono fanno parte integrante della natura. Non appena il tubicino segnala un frusc\u00eco, scopri che hai fame. E mangi e bevi. Quando smette il frusc\u00eco non hai pi\u00f9 fame. Qualcosa, o qualcuno, ha deciso le quantit\u00e0. Sembra che la Provvidenza abbia calcolato perfettamente gli stimoli di ognuno. L\u2019unica differenza, molto visibile per la verit\u00e0, \u00e8 quando dal buco che abbiamo in mezzo alle due gambe, escono delle cose che non saprei ben definire. Escono per conto loro. \u00c8 una specie di liberazione, fa piacere. Non \u00e8 come mangiare e bere, dove il tuo libero arbitrio, si fa per dire, si esercita pienamente. Insomma devi aprire un orifizio, introdurre della roba. Implica una scelta. Elementare quanto si vuole, ma sempre una scelta. Teoricamente, solo, perch\u00e9 tutti mangiano sempre, e bevono quello che arriva. Ma teoricamente io potrei non mangiare tutto, o non bere, tutto ci\u00f2 che la Provvidenza mi manda. Invece qui la cacca \u2014 la chiamo cos\u00ec, per capirci meglio \u2014 che io faccio, e che fanno tutti quelli che mi stanno attorno, esce a prescindere dalla mia decisione. Esce quando decide l\u2019orifizio di sotto. E ho notato che non tutti fanno la cacca nello stesso momento e con la stessa intensit\u00e0. Qui, in effetti, c\u2019\u00e8 qualche discontinuit\u00e0, qualche casualit\u00e0. Per fortuna la cacca sparisce da sola penentrando in certi orifizi che stanno sotto i nostri piedi. Si vanifica in silenzio. La Provvidenza provvede, appunto, a che non si accumuli sotto i nostri piedi. Peccato perch\u00e9 salendovi sopra potrei vedere pi\u00f9 in l\u00e0. Ma non importa perch\u00e8 sono certo che tutti farebbero la stessa cosa e non avrei nessuna informazione aggiuntiva circa il mio orizzonte.<\/p>\n<p>Non ho dubbi che questo mondo sia il migliore dei mondi possibili. e credo che sia anche infinito. Infatti non se ne vede la fine. Anche qui il termine migliore implica un confronto. Ma poich\u00e8 non c\u2019\u00e8 confronto possibile, non resta che la presa d\u2019atto. Siccome non c\u2019\u00e8 alternativa perch\u00e9 porsi dei problemi? Se si creassero le condizioni per poter trasmettere a qualcuno queste mie modestissime riflessioni, mi piacerebbe scrivere un racconto (ma che significhino la parola scrivere e la parola racconto non saprei precisare). Posso solo pensare che qualche entit\u00e0 superiore me lo abbia in qualche modo insufflato, il che vorrebbe anche significare che io ho un qualche contatto con essa, del tutto inspiegabile. Idea che solo un inguaribile ottimista pu\u00f2 coltivare. Essere in contatto con una entit\u00e0 superiore fa sentire l\u2019importanza di esistere. Ma come si possa essere ottimisti nel migliore dei mondi possibili \u00e8 cosa impossibile.<\/p>\n<p>Mentre ci penso mi viene in mente che un ottimista sarebbe un personaggio ridicolo. Uno scemo. Simile a quello che sto guardando sulla mia sinistra. Un vero cretino, senza finestre, direi. Chiamiamolo una \u201cmonade\u201d, per capirci. Per quanto concerne l\u2019idea di \u201cinfinito\u201d, anch\u2019essa \u00e8 strana. Anch\u2019essa presuppone l\u2019esistenza dell\u2019idea di \u201cfinito\u201d. Per venirne a capo ho provato un\u2019altra volta ad alzarmi sulla punta delle mie estremit\u00e0 (confesso di averlo fatto molte volte), per vedere oltre la cerchia dei miei vicini. Quello che ho visto \u00e8 stato un mare di teste, tutte uguali, tutte ondeggianti allo stesso modo, a perdita d\u2019occhio. In silenzio. Qualcuno, per\u00f2, se non ho visto male, faceva lo stesso mio gesto. Ma, essendo lontano, non si poteva leggere nei suoi occhi un barlume di intelligenza. Poteva essere una qualche esuberanza casuale, come la mia.<\/p>\n<p>Vedo perch\u00e9 il mondo \u00e8 illuminato: da una luce tenue e anch\u2019essa costante, n\u00e9 forte, n\u00e9 debole. Quieta. Il rumore, l\u2019unico che si sente, \u00e8 quello delle mandibole, che lavorano in continuazione, senza soste, accompagnato dal fruscio del liquido che scende dai tubicini e dal leggerissimo rumore dei sorsi e delle quasi silenziose evacuazioni. Nessuno, qui attorno, esagera nel fare rumori. Anche quando evacuiamo non si sente quasi nulla. L\u2019odore dell\u2019ambiente non \u00e8 esaltante. Cos\u00ec l\u2019ho sentito la prima volta e cos\u00ec lo avverto adesso.<\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/cs.ilgiardinodeilibri.it\/data\/partner\/4507\/wg_manu_4626.html?_=1669027648\" width=\"600\" height=\"646\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>Ogni tanto mi piacerebbe sgranchirmi le gambe, come si suol dire (anche se non saprei spiegare cosa voglia dire questa espressione). Per esempio andare un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0, farmi largo tra la calca, andare a verificare se ogni quadratino, come quello in cui mi trovo, \u00e8 uguale all\u2019altro. Nulla, infatti, mi dice che troverei chiss\u00e0 quale novit\u00e0. Ma vorrei sapere cosa c\u2019\u00e8 in quella zona un pochino pi\u00f9 scura, che si vede all\u2019orizzonte, con fatica. Come se la sorgente di luce che inonda il mondo, laggi\u00f9, proprio laggi\u00f9, si attenuasse un tantino. Ma forse \u00e8 un\u2019impressione momentanea. Alzarmi sulla punta dei piedi \u00e8 molto faticoso e dura solo qualche secondo. Solo salendo sulle spalle del mio vicino potrei davvero guardare. Ma non oso pensare a come reagirebbe. Intuisco che sia una specie di peccato mortale (che diavolo sia un peccato mortale, non saprei, anche perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 segno di morte, come non c\u2019\u00e8 segno di vita). In ogni caso sarebbe uno sgarbo grave, una rottura della sua personalit\u00e0. Io non posso sapere se ha una personalit\u00e0, cos\u2019abbia in testa, se sappia che io esisto. Ma lo scoprirebbe suo malgrado come un mostruoso atto di violenza su di lui, su di lei, su di esso. Anche questa riflessione mi mette a disagio.<\/p>\n<p>Da dove vengo? C\u2019\u00e8 un dove? E c\u2019\u00e8 un quando che definisce perch\u00e9 e come sono arrivato qui, in questo mondo? Tenderei a escludere l\u2019una cosa e l\u2019altra. Molto pi\u00f9 semplice immaginare che siamo eterni e siamo qui da sempre. Certo resta il problema dei tubicini. Chi li ha messi qui? Ma la domanda potrebbe anche essere questa: chi mi ha messo qui? E perch\u00e9 funzionano sempre nello stesso modo? Ci dev\u2019essere una sorgente, qualcuno che ci ha pensato.\u00a0 O forse no.<\/p>\n<p>Ma, diciamocelo francamente, tutto questo ordine suggerisce l\u2019idea che una mente deve averlo prodotto. Ma farsi venire un\u2019 idea \u00e8 un conto, trasformarla in realt\u00e0 \u00e8 altra faccenda. Supponiamo, per assurdo \u2014 di nuovo torno a fare il filosofo senza avere mai studiato filosofia, anzi senza nemmeno sapere cos\u2019\u00e8 la filosofia, o cos\u2019\u00e8 il sapere \u2014 che qualcuno abbia pensato a me. Ma farmi dev\u2019essere stato difficile. Con i tubicini e tutto il resto. Io, per esempio, potrei pensare di costruire un me stesso che vola. Ma come si faccia a volare non avrei idea. Cosa ci vuole per volare sopra le teste di questi idioti? Magari un vento cos\u00ec forte da sollevarmi in aria. La questione \u00e8 restarci, visto che di vento non ce n\u2019\u00e8, e neppure saprei descriverlo.<\/p>\n<p>La questione \u00e8 irrisolvibile. Direi che mi manca il concetto di tecnologia. Ma, comunque, stabilendo come ipotesi che una mente abbia pensato e poi realizzato quello che io vedo attorno a me, resta il fatto che non mi sembra granch\u00e9. A ben pensarci tutto sembra molto monotono. Questo qualcuno potrebbe essere stato un monomanicaco, uno psicopatico amante dell\u2019ordine e della quiete. E chi potrebbe essere stato? Io qui attorno vedo solo teste spelacchiate. Sar\u00e0 uno di loro? Perch\u00e9 no? Potrebbe benissimo essrsi mimetizzato, assumendo le sembianze di tutti. Perch\u00e9 lo avrebbe fatto? Magari \u2014 azzardo \u2014 per verificare se tutto funzione a dovere, come aveva previsto. Io, sicuramente, non sono responsabile, ma immagino che una tale mente, se c\u2019\u00e8, debba avere le sembianze di uno di noi. Una testa spelacchiata piena di idee e di fantasie, ma che ha deciso di disegnare un mondo ordinato. Mi pare una contraddizione in termini, ma non lo si pu\u00f2 escludere.<\/p>\n<p>Mi giro un pochino e guardo il mio vicino a sud-ovest. Cosa sia il sud-ovest non ho la pi\u00f9 pallida idea. Mi serve per identificare la sua posizione, un po\u2019 a destra del mio piede sinistro. Cos\u00ec almeno sono riuscito a definire me stesso. Che, lo confermo, \u00e8 un essere con due piedi e due occhi, esattamente come gli altri. Gli altri che vedo, ma non potrei affermare che non ci siano individui che hanno, per esempio tre occhi e due piedi, o tre piedi e due occhi, o \u2014 perch\u00e9 no? \u2014 quattro piedi e tre occhi. Comunque questo individuo a sud-ovest non reagisce a nessun mio ammiccamento. Idiota come tutti quelli che riesco a vedere. Forse ha paura, forse finge. Glielo chiederei se avessi un organo per trasformare i miei pensieri in parole. Se mi concentro viene fuori un gorgogl\u00eco che sento soltanto io. Se i vicini lo sentano non so. Forse fanno finta di non sentire. Dovrei gridare per misurare la loro reazione, ma non so gridare.<\/p>\n<p>Interrompo un attimo perch\u00e9 sento il fruscio del cibo in arrivo e il fluire dell\u2019acqua. E, quando ho fame e sete, non riesco proprio a ragionare. Mi prende come un vortice si sensualit\u00e0. Di beatitudine. La Provvidenza innanzitutto. Poi l\u2019evacuazione quasi collettiva. Adesso, una volta saziato, nel breve periodo di tempo che mi separa dalla prossima mangiata e bevuta, posso riprendere a ragionare, a soddisfare le mie curiosit\u00e0 solitarie. A stomaco vuoto \u00e8 pi\u00f9 difficile filosofare.<\/p>\n<p>Se non posso guardare ai confini del mondo, sempre che esistano, posso sempre guardare in alto. Lo faccio con fatica, perch\u00e9 il mio collo sembra non essere stato pensato per guardare verso l\u2019alto da quella mente di cui pensavo poco fa. Anzi l\u2019unica direzione verso cui punta la testa \u00e8 verso il basso, cio\u00e8 verso i tubicini. Questo \u00e8 dunque l\u2019ordine della Provvidenza: guardare verso il basso. Forse \u00e8 un peccato guardare verso l\u2019alto e ci\u00f2 spiega perch\u00e9 siamo fatti in questo modo. Ma la curiosit\u00e0 \u00e8 anch\u2019essa figlia della Provvidenza, mi dico forzando un po\u2019 la mano. Che sarebbe un bel movimento se sapessi cos\u2019\u00e8 una mano.<\/p>\n<p>E, forzando anche il mio collo, guardo quello che mi viene spontaneo chiamare cielo. Affascinante e incomprensibile come tutto il resto. Sembra un lenzuolo di luce uniforme. Ma, se uno cerca di fissare lo sguardo \u2014 che male al collo! \u2014 per qualche attimo, ecco la sorpresa: sono tantissime palline quasi rotonde, tutte ugulmente luminose. Ecco, questo mondo \u00e8 sormontato da un cielo tutto ugualmente luminoso, ma \u00e8 un soffitto di palline, tutte uguali. Una monotonia affascinante ma anche un po\u2019 noiosa. Sembra piatto. E, naturalmente infinito. Anche la sua assoluta uniformit\u00e0 indica la perfezione di chi lo ha concepito. Uniformit\u00e0? Se devo essere sincero \u00e8 una uniformit\u00e0 con qualche eccezione. Qua e l\u00e0 nel lenzuolo luminoso si vede qualche puntino nero. Qualche pallina sembra spenta. Ma \u00e8 l\u2019eccezione che conferma la regola. Tutto \u00e8 regola. Se avessi tempo mi piacerebbe studiare se esiste qualche regolarit\u00e0 nell\u2019apparizione di questi puntini neri. Potrei vedere se diventano chiari e altri puntini neri sostituiscono quelli che diventano chiari. Ma mi viene male al collo e quindi non lo faccio.<\/p>\n<p>Ci fu un solo momento in cui questa continuit\u00e0 venne interrotta da un evento discontinuo. Il cielo si spense d\u2019un tratto. Tutto, all\u2019improvviso. Qualcosa accadde, un segno di disordine che produsse il buio pi\u00f9 nero. E anche I tubicini smisero di funzionare. La cosa, per quanto straordinaria, non suscit\u00f2 alcuna reazione. Per lo meno io non avvertii fremiti di terrore nei miei vicini. Per essere sincero fino in fondo io ebbi paura, mentre gli altri, attorno, non mossero un pelo. Impassibili. Un <em>a-plomb<\/em> inglese praticamente universale.<\/p>\n<p>La parola \u201cinglese\u201d mi \u00e8 venuta cos\u00ec spontanea che ho pensato di averla vista, o sentita da qualche parte. Ma siccome non sono mai stato da nessuna parte, mi \u00e8 venuta l\u2019idea che io ho gi\u00e0 vissuto da qualche altra parte. O che vivo simultaneamente da due parti diverse, o da <em>enne<\/em> parti diverse. Cos\u00ec si spiegherebbe anche il fatto che penso in una lingua che non conosco affatto. Questa \u00e8 un\u2019ipotesi davvero audace. Ipotizzarla mi fa venire un brivido di entusiasmo.<\/p>\n<p>In ogni caso il buio fu totale e io avvertii, insieme alla mia personale paura, la grandezza incommensurabile di quanto stava accadendo. Capivo che si stava verificando un evento storico, che gl\u2019idioti attorno a me non erano in condizione di percepire. Ecco perch\u00e8 se ne stavano fermi. Ma li scusai. Se ciascuno restava fermo al suo posto era perch\u00e8 non avrebbe saputo dove andare.<\/p>\n<p>Neanche io sapevo dove andare. Io come gli altri. Li sentivo muoversi appena leggermente, urtarmi , oscillare da tutte le parti. O ero io che urtavo i miei vicini. Ma in quegli attimi \u2014 quanto durarono non saprei dire, non ho mica un orologio! (termine che uso per indicare il tempo che passa) \u2014 furono come una parentesi paurosa, misteriosa.<\/p>\n<p>Non avevo mai visto il buio. Che \u00e8 una cosa che non si vede, ma si sente. Ecco, fu un momento in cui percepii, acuta, una sensazione comunitaria. Ma come si fa a sentirsi fratelli di qualcuno se non c\u2019\u00e8 nessuna comunit\u00e0? Fu, strano a dirsi, una bella sensazione. Proprio il suo carattere comunitario mi diede la speranza di poter comunicare.<\/p>\n<p>Ma poi il cielo torn\u00f2 a brillare fiocamente, come prima. Anche i tubicini, che si erano azzittiti mentre la luce si spegneva nel buio, ripresero a frusciare e, con loro, la certezza che la Provvidenza continuava a funzionare. Pensate, non era mai accaduto. Ci sarebbe stato da parlarne per chiss\u00e0 quanto tempo. Si era realizzata la storia. L\u2019unico evento della nostra vita. Ma, al ritorno della luce, che era anche una specie di resurrezione, di epifania, gli occhi dei vicini restarono spenti, proprio come lo erano prima. Si erano gi\u00e0 dimenticati, o fingevano, dell\u2019eccezionalit\u00e0 dell\u2019evento. Non era colpa loro. Quando sei abituato alla continuit\u00e0 anche la discontinuit\u00e0 affoga nel mare della <em>routine<\/em>.<\/p>\n<p>Bella parola! Se questa massa informe di individui si organizzasse in qualche modo, ci potrebbero 0 essere perfino delle comunit\u00e0 che parlano (no, parlare non potrebbero, perch\u00e8 non hanno l\u2019organo per farlo) anzi pensano in lingue diverse. Ecco, supponiamo che in una lingua qualunque, diversa da quella con cui ragiono io, la parola abitudine si possa tradurre con <em>routine<\/em>. E sarebbe necessario, quando due idioti di diverse comunit\u00e0 s\u2019incontrano per caso, dotarli di un interprete, capace di spiegare a entrambi che abitudine e <em>routine<\/em> sono la stessa cosa. Sarebbe divertente.<\/p>\n<p>Dimenticavo di menzionare un fatto che mi colp\u00ec moltissimo. Lass\u00f9, in cielo, c\u2019erano anche strani individui. Immobili del tutto, come il cielo in cui abitavano. Ma con un occhio solo. Un occhio fisso, scuro, scurissimo. Erano molto radi, molto pi\u00f9 radi delle palline luminose del cielo. E anche loro guardavano sempre e soltanto verso il basso. Non solo, ma non si guardavano mai reciprocamente. Del tutto asociali, mi parve. Capire, da lontano, a cosa pensassero era per\u00f2 del tutto impossibile. Troppo remoti per poter cogliere in quell\u2019unico occhio qualche elemento di solidariet\u00e0. Mi venne in mente che sarebbe stato bello conoscerli. E sospettai che qualche volta scendessero anche loro. Se non altro per venire a prendere la loro razione di cibo e di acqua dai nostri tubicini, visto che accanto a loro non si vedevano tubicini. E, dopo averli osservati a lungo, ne conclusi che non defecavano neppure. Strani tipi.<\/p>\n<p>Ma fui finalmente appagato dal miracolo che, a un certo punto, ebbi l\u2019occasione di osservare. Dico miracolo per spiegare la sua assoluta unicit\u00e0. Non ne vidi altri, ma quello fu davvero un miracolo, grande immenso, poetico. Arrivarono gli angeli. Non so perch\u00e9 li chiamo cos\u00ec. Forse perch\u00e9 la parola mi ricorda qualche cosa di etereo, di puro, di immacolato. Comunque, chiamiamoli come ci viene bene, angeli o diavoli, o carote: tutte parole per me nuove, da riempire del significato che troviamo pi\u00f9 conveniente per le nostre esigenze. Non so come esprimere meglio questa idea.<\/p>\n<p>Diciamo che procedo per associazioni mentali. Se fossi un grande medico, mi diletterei a studiare il cervello della gente mediante le associazioni mentali. Chiss\u00e0 cose ne verrebbe fuori. Grandi scoperte, grandi intuizioni. Ma io sono un abitante del migliore dei mondi possibili, dove le scoperte, e i dubbi, non possono nemmeno essere concepiti. Dunque scelgo le parole per l\u2019associazione spontanea, che io non controllo. Che ci posso fare se quelle figure bianche mi fanno venire in mente la parola angeli?<\/p>\n<p>Insomma la finisco qui per non tediare me stesso, unico soggetto in grado di concepire quello che penso. Arrivarono, anzi apparvero, si materializzarono ai miei occhi. Se uno mi chiedesse da dove vennero non saprei dirglielo. Avrei voluto chiederlo all\u2019idiota alla mia destra, ma, per essere gentili nei suoi confronti, sembrava che non si fosse accorto di niente, come al solito. Descriverli non \u00e8 difficile, tanto mi rimasero impressi negli occhi. Erano lunghissimi, nel senso che direi verticale, cio\u00e8 verso il cielo. Tutti bianchi. Svolazzavano su di noi chinandosi talvolta, quando proiettavano fuori di s\u00e9 alcune protuberanze, bianche anch\u2019esse salvo sulle punte, dove c\u2019era un colore pi\u00f9 scuro, simile alle nostre evacuazioni, ma, a differenza di quelle, erano solide. Quelle protuberanze avevano delle singolari terminazioni multiple e mobili. Graziose da vedere. Non saprei dire quante fossero quelle terminazioni degli angeli. Non ho dimestichezza con l\u2019aritmetica. Ma sono arrivato al numero tre, che \u00e8 quello che supera di uno i due occhi. Dunque le punte erano sicuramente pi\u00f9 di tre. Ma concentrandomi vidi che erano anche meno del doppio di tre. Chiamiamo cinque quel numero, o magari quattro. Erano, alcune di quelle protuberanze e terminali, mobili, in grado di afferrare le cose. Potevano perfino spostare delicatamente i tubicini senza romperli. Ma non era quella la loro occupazione principale. Direi che ne avevano una molto pi\u00f9 importante, spirituale direi, se avessi un\u2019idea di cosa sia lo spirito: erano venuti, pensai, per prelevare gli eletti.<\/p>\n<p>Chiamo cos\u00ec quelli, tra di noi, che, per qualche ragione a me sconosciuta, erano caduti a terra e non\u00a0 bevevano pi\u00f9 n\u00e9 mangiavano. Uno di questi l\u2019avevo intravvisto anch\u2019io, appena fuori dalla cerchia dei miei pi\u00f9 stretti vicini. Si intravvedeva, tra le loro estremit\u00e0, che qualcuno era caduto sui tubicini del mio vicino, il quale era costretto a spostarlo ogni volta che voleva soddisfare i dettati della Provvidenza. Sdraiato a terra, immobile, ieratico. Forse aveva avuto una rivelazione. Una delle protuberanze si chin\u00f2 fino a lui, lo sollev\u00f2 verso il cielo e lo fece sparire nella pieghe di quella grande tunica bianca. Non prima di avere portato l\u2019eletto nei pressi della sommit\u00e0 dell\u2019angelo, dove si poteva vedere, sullo sfondo del cielo luminoso, una unica e grande protuberanza che, da lontano mostrava di avere parecchi buchi, o cavit\u00e0. Una delle quali, molto pi\u00f9 grande delle altre, emetteva a tratti dei suoni musicali, o qualcosa del genere. Erano pi\u00f9 di uno e si muovevano veloci, fluttuanti, silenziosi, austeri.<\/p>\n<p>Ciascuno raccolse degli eletti, che erano parecchi e, quando ebbero terminato il loro servizio, sparirono com\u2019erano arrivati. Cercai di indovinare perch\u00e9 gli eletti cadevano al suolo in modo cos\u00ec disordinato. Ma pensai che l\u2019estasi pu\u00f2 produrre eventi sorprendenti, specie nell\u2019imminenza dell\u2019arrivo degli angeli. Che forse gli eletti avevano presentito in anticipo e, cadendo, intendevano segnalare la loro presenza, appunto per essere raccolti. Avevo pensato di chiederglielo, ma poi rinunciai. In primo luogo perch\u00e9 non avrei saputo formulare la domanda. In secondo luogo perch\u00e9 sembravano fortemente intontiti.<\/p>\n<p>Pensandoci bene, negli ultimi tempi anch\u2019io sentivo una certa pesantezza, una qualche voglia di riposare. Forse ero vicino anch\u2019io all\u2019estasi, ma gli angeli erano arrivati prima. E poi, nessuno mi aveva avvisato. Certo \u00e8 che provai invidia per loro, intendo dire per gli eletti. Desiderai fortemente di essere uno dei fortunati che erano stati prelevati. Chiss\u00e0 a quali meraviglie erano destinati, a quali straordinarie sorprese! Salivano in alto, sollevati e leggeri, e io rimanevo inchiodato a terra. Cos\u00ec non fui degnato della minima attenzione. Nessuna delle protuberanze e dei tentacoli multipli si avvicin\u00f2 a me, sebbene avessi impiegato tutte le mie energie per farmi notare. Purtroppo il fruscio del cibo arriv\u00f2 proprio in quel momento e pensai che la Provvidenza era pi\u00f9 importante anche dei miracoli.<\/p>\n<p>Ma, adesso, ripensandoci, sento che fu un\u2019occasione perduta. Questo ricordo del miracolo mi \u00e8 venuto in mente proprio in questo momento. Come fosse ieri. Altra sciocchezza che non saprei spiegare, visto che un ieri non \u00e8 mai esistito, come non esiste un oggi e un domani in un mondo perfetto dove il cambiamento \u00e8 miracolo. Comunque c\u2019\u00e8 stata come una bufera improvvisa. Senza angeli e molto rumorosa. Anche un vento \u00e8 arrivato a turbare la quiete lattiginosa della nostra vita. E suoni stridenti mai percepiti. Ora mi trovo quasi sepolto dai miei vicini idioti e da una massa di individui che mi sta schiacciando in modo che direi doloroso. Il dolore \u00e8 una cosa del tutto nuova. Una cosa spiacevole.<\/p>\n<p>Mi verrebbe da gridare, appunto per il dolore. Quello che ho visto \u00e8 una cosa molto dura, luccicante, dentata. L\u2019ho vista avvicinarsi e raccogliere tutti, proprio tutti quelli come me che stavano a terra. Sono finito in un grande sacco. Lo chiamo cos\u00ec perch\u00e8 ci contiene tutti, molto stretti, a caso. Non siamo pi\u00f9 tutti ritti, paralleli, attaccati ai nostri tubicini. Siamo uno sopra all\u2019altro. La mia testa \u00e8 sotto le estremit\u00e0 di un altro individuo. Che scalcia freneticamente, lo stolto, e mi colpisce negli occhi. Anch\u2019io sto scalciando, senza alcun senso. E tutti intorno, sottosopra, scalciano e si colpiscono reciprocamente. Ci sono rumori attorno che non ho mai sentito, stridii, che si mescolano con i suoni degli individui come me, che mi schiacciano e provano dolore.<\/p>\n<p>E, ecco l\u2019altra cosa nuova: lo esprimono con dei suoni strani che anch\u2019essi non avevo mai sentito. Non vedo niente, solo carne e peli e ansimare indistinto. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuna luce costante. Non c\u2019\u00e8 nessuna luce. Una cosa che avevo provato solo con l\u2019arrivo degli angeli. Ma ora non si vede niente e la luce non torna. Solo a tratti filtrano dal mucchio lampi fortissimi, lancinanti, che costringono a chiudere gli occhi. Gli odori sono completamente diversi e ho una grande nostalgia dei miei tubicini. Tutti evacuano disordinatamente. Io come loro. Provo un sentimento di grande inquietudine. Dolore e \u2014 come chiamarla? \u2014 paura. Forse. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuna continuit\u00e0 in tutto questo. Sono in una discontinuit\u00e0.<\/p>\n<p>Ho continuato a ragionarci sopra ed ecco che \u00e8 arrivata, ma non sono sicuro che mi piaccia. Adesso mi sento proiettato con grande forza fuori da quel sacco e precipi\u2026\u2026\u2026..<\/p>\n<p><em>Giulietto Chiesa<\/em><\/p>\n<p><em>Agosto 2018<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cNon chiederai a una mosca com\u2019\u00e8 fatta la notte, poich\u00e9 essa vive meno d\u2019un giorno\u201d (Stendhal) &nbsp; Sono qui e non ho idea del perch\u00e9 ci sono. Del perch\u00e9 sono. Se cerco di ricordare non trovo niente. Tutto \u00e8 cos\u00ec come lo vedo. Se c\u2019era un prima non saprei dire, proprio non me lo ricordo. 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