{"id":67720,"date":"2022-11-25T14:26:14","date_gmt":"2022-11-25T13:26:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liberopensare.com\/?p=67720"},"modified":"2022-12-07T12:21:32","modified_gmt":"2022-12-07T11:21:32","slug":"la-mente-alveare-borges-e-la-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/la-mente-alveare-borges-e-la-memoria\/","title":{"rendered":"La mente alveare, Borges e la memoria"},"content":{"rendered":"<div class=\"article first\">\n<div class=\"thumbnail\">\n<div class=\"hover\">L\u2019esperienza ha dimostrato la capacit\u00e0 dei computer di interagire nonch\u00e9 di estendere le loro capacit\u00e0 se collegati insieme. Internet ha fornito la capacit\u00e0, ed ora nei gabinetti dei tanti dottor Caligari si lavora a collegare i cervelli. Sono gi\u00e0 stati condotti con successo esperimenti sugli animali. La frontiera dell\u2019interfaccia neurale umana \u00e8 vicina ad essere varcata. La tecnologia relativa si chiama <em>Brainet<\/em>, rete di cervelli. Si stanno studiando tecnologie i cui esiti saranno super computer biologici frutto della<em> \u201cmente collettiva\u201d<\/em>. Condivideranno ricordi, forse percezioni ed emozioni. Il taglio con cui arrivano al pubblico le informazioni su\u00a0<em>Brainet\u00a0<\/em>enfatizzano soprattutto l\u2019aiuto alla salute, ma la verit\u00e0 \u00e8 che <strong>\u00e8 stata spalancata la porta a qualcosa di mostruoso, ancorch\u00e9 dotato di un fascino abbagliante, la creazione di una mente-alveare transumana.<\/strong><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"single_left_entries_post left_entries\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019alveare, peraltro, non conosce l\u2019individualit\u00e0 dei suoi componenti, tutto \u00e8 in funzione dell\u2019ape regina, ovvero <em>Tecnopolis<\/em>, l\u2019\u00e9lite che possiede e controlla mezzi tecnologici potentissimi trasformati in fine. Vi \u00e8 una sorprendente analogia con la finzione cinematografica di <em>Metropolis<\/em> (1927): la mega macchina che ingoia le persone.\u00a0<strong><em>Brainet<\/em>\u00a0\u00e8 lo strumento perfetto per l\u2019abolizione dell\u2019individualit\u00e0, ossia della persona umana, obiettivo non pi\u00f9 celato dalle avanguardie transumaniste. Un\u2019immensa, mostruosa, antiumana coscienza impersonale, coerente traguardo della post modernit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Un gigantesco database sar\u00e0 gestito in vari\u00a0<em>\u201ccloud<\/em>\u201d, (la nuvola informatica, il grande magazzino dati\u00a0<em>on demand<\/em>) governati dalla tecnostruttura agli ordini di <strong>una cupola che potr\u00e0 affermare non di aver abolito la libert\u00e0, il libero arbitrio o le procedure chiamate democratiche, ma l\u2019<em>homo sapiens<\/em>.<\/strong> La coscienza personale sar\u00e0 una minuscola cellula del Moloch. Le forme relazionali della neo-umanit\u00e0 verranno gestite attraverso l\u2019interazione delle <em>NBIC<\/em> (nanotecnologia, biotecnologia, informatica e scienze cognitive) con esiti imprevedibili.<\/p>\n<p>Saremo quello che vorr\u00e0 il comando della macchina impersonale, padrona dell\u2019alveare formato da milioni di interfacce neurali costituite da <em>nanobot<\/em>, minuscoli robot di dimensioni molecolari o addirittura atomiche, impiantati nel corpo. E\u2019 l\u2019ultima fase in ordine di tempo dell\u2019evoluzionismo pi\u00f9 radicale, l\u2019espressione di un materialismo assoluto, la mistica della mente alveare, una sorta di memoria collettiva, di nastro magnetico che cristallizza e riavvolge la vita. Per alcune correnti transumaniste, \u201cio\u201d sono esclusivamente il mio cervello e l\u2019eternit\u00e0 che promettono \u00e8 la persistenza della memoria informatizzata della mia vita. Raggelante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"google-auto-placed ap_container\">\n<p><iframe src=\"https:\/\/cs.ilgiardinodeilibri.it\/data\/partner\/4507\/wg_manu_5014.html?_=1669377847\" width=\"600\" height=\"646\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sar\u00e0 l\u2019et\u00e0 che avanza e fa capire il significato dell\u2019espressione <em>\u201cvivere di ricordi\u201d,<\/em> ma <strong>la memoria \u00e8 la parte di noi di cui siamo pi\u00f9 gelosi.<\/strong> Fa paura immaginarla avvolta in un nastro virtuale, esposta a chi manovra immensi apparati artificiali, privata dell\u2019intimit\u00e0, perfino del sapore e dell\u2019odore del ricordo. Chiss\u00e0 che ne penserebbe <strong>Marcel Proust<\/strong>, che alla memoria ha dedicato una delle opere pi\u00f9 significative della modernit\u00e0, la monumentale\u00a0<em>Recherche<\/em>, <em>Alla ricerca del tempo perduto.<\/em> E\u2019 celebre il passo in cui il protagonista, l\u2019Io narrante \u2013 Marcel come l\u2019autore \u2013 ha un trasalimento mentre riceve la colazione, a base di t\u00e8 e di pasticcini.<\/p>\n<blockquote><p>\u201cAll\u2019improvviso il ricordo \u00e8 davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di\u00a0<em>madeleine<\/em> che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di t\u00e8 o di tiglio.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>Ognuno di noi ha la sua\u00a0<em>madeleine<\/em>\u00a0personale, intima e solo sua; per chi scrive \u00e8 il profumo, il fumo e il lieve, particolarissimo fruscio delle lasagne al sugo appena sfornate mentre vengono tagliate. Non voglio far parte della mente alveare, n\u00e9 intendo penetrare nel foro interiore degli altri. Intima \u00e8 la memoria, personalissima e selettiva. Si dimentica e si rammenta, e ogni volta qualcosa muta nel ricordo; nuovi significati, sensazioni e risvolti \u2013 spesso tristi o drammatici, talvolta gioiosi \u2013 entrano a far parte del patrimonio immateriale della memoria, cuore, anima e corpo, non solo cervello.<\/p>\n<p>La memoria \u00e8 anche la sede della cultura, nel senso di conoscenze, saperi, giudizi, pregiudizi e convincimenti che fanno di un\u2019esistenza la \u201cmia\u201d vita, la \u201ctua\u201d vita. Sono i frammenti che \u2013 uniti \u2013 formano la visione del mondo di ciascuno, la cornucopia da cui estraiamo sentimenti, idee, emozioni, timori. La vita, insomma. Perfino il materialista <strong>Voltaire<\/strong> \u2013 autore di decine di voci dell\u2019Enciclopedia di Diderot e D\u2019Alembert \u2013 nel <em>Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni<\/em>, parla della cultura non come accumulo di conoscenza, ma come capacit\u00e0 di formarsi un autonomo quadro del mondo, dipinto da noi, con i colori, i chiaroscuri e la cornice scolpita da noi: studio ed esperienza. Non un ammasso di dati e metadati, il modello artificioso e transumano dominato dalla tecnologia.<\/p>\n<p>E\u2019 inutile sovraccaricare il\u00a0<em>file<\/em>\u00a0della memoria, ma resta l\u2019aspirazione inesausta e irrealizzata dell\u2019essere umano, l\u2019ansia di conoscenza e di pienezza di un essere che sa di essere incompleto e caduco senza potersi rassegnare alla sua condizione.<\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/cs.ilgiardinodeilibri.it\/data\/partner\/4507\/wg_manu_5014.html?_=1669381825\" width=\"600\" height=\"646\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>Leo Strauss in Che cos\u2019\u00e8\u00a0<em>la filosofia politica?<\/em>\u00a0(1957) afferma che il filosofo (l\u2019amico della conoscenza) \u00e8 colui che, sapendosi limitato, impotente, cerca di discernere, distinguere, dare giudizi. L\u2019uomo \u2013 animale culturale (<strong>A. Gehlen<\/strong>) \u2013 \u00e8 l\u2019essere che prende posizione, formula giudizi. Impedirglielo, tagliare la memoria con il linguaggio politicamente corretto e l\u2019incultura della cancellazione, significa impedire quella ricerca tra passato e futuro, memoria e zavorra, che ciascun uomo compie a suo modo.<\/p>\n<p>Come comprese <strong>Socrate<\/strong>, sapiente \u00e8 chi sa di non sapere: la memoria \u00e8 ricerca sempre inconclusa. Nessun alveare, nessuna <em>\u201cmente collettiva\u201d<\/em> se non nella forma scoperta da <strong>Jung<\/strong>, l\u2019immaginario che \u00e8 sostrato, memoria condivisa entro una comunit\u00e0. Se fossimo esseri completi, se perdessimo la curiosit\u00e0 genuina, l\u2019ansia di scoperta, sciolte in un mostruoso artefatto come la mente alveare, saremmo esseri conclusi a cui verrebbe meno la voglia di vivere. Da uomini, quanto meno.<\/p>\n<p>Fin dai tempi classici, \u00e8 esistita l\u2019aspirazione a una conoscenza universale. Un esempio \u00e8 la biblioteca di Alessandria,\u00a0<em>summa\u00a0<\/em>del sapere antico, prima incendiata, poi distrutta dalla conquista araba. Nel romanzo distopico I<em>l Dio Thoth<\/em>, <strong>Massimo Fini<\/strong> immagina un\u2019immensa biblioteca digitale, fatta per\u00f2 di riduzione della conoscenza, di riassunti, assurdi Bignami che non risparmiano l\u2019<em>Amleto<\/em>, sepolto da migliaia di rimandi e citazioni parziali. In <em>Fahrenheit 451<\/em> la cultura e la memoria sono proibiti e il compito dei pompieri \u00e8 di bruciare i libri. Metafore di un rapporto con la memoria, la conoscenza e la cultura che \u00e8 l\u2019essenza della presenza umana sulla scena del mondo.<\/p>\n<p>Memoria, ma anche oblio, dimenticanza, scelta: ecco un\u2019altra cosa di cui ci deruba il futuro che viene, il \u201c<em>datismo<\/em>\u201d e la mente alveare, registro unificato di milioni, miliardi di irripetibili esistenze. La memoria \u00e8 un labirinto, il mio labirinto. Nessuno meglio di <strong>Jorge Luis Borges<\/strong> poteva raccontarla, analizzarla, sezionarla minuziosamente. Lo fece in un racconto all\u2019interno di <em>Finzioni<\/em>, un titolo che evoca le corse, i viaggi, i tortuosi andirivieni del pensiero. <em>Funes o della memoria<\/em>, nell\u2019originale il pi\u00f9 suggestivo\u00a0<em>Funes el memorioso<\/em>, \u00e8, secondo <strong>Borges<\/strong>, una lunga metafora dell\u2019insonnia.<\/p>\n<p>Il protagonista \u00e8 un ragazzo uruguaiano di origini indie, Ireneo Funes, il quale, dopo un incidente all\u2019et\u00e0 di diciannove anni, viene colto da \u201c<em>ipermnesia<\/em>\u201d, ossia \u00e8 in grado di ricordare tutto, ma proprio tutto, di ci\u00f2 che vede, legge e vive.<\/p>\n<blockquote><p>\u201cCadendo, perse conoscenza; quando la recuper\u00f2, il presente era quasi intollerabile per quanto era nitido e ricco, anche le memorie pi\u00f9 antiche e pi\u00f9 triviali\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Funes mostra una memoria prodigiosa, e terribili difficolt\u00e0 a prendere sonno. <strong>Borges<\/strong> presenta Funes come un ragazzo enigmatico, misterioso.<\/p>\n<blockquote><p>\u201cLo ricordo, il volto taciturno dall\u2019aspetto indio, singolarmente distante, remoto dietro la sigaretta. Funes era un precursore dei superuomini, uno Zarathustra meticcio e vernacolo\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Soffriva per non poter dimenticare sino a non riuscire a sciogliere l\u2019ansia nel sonno liberatore.<\/p>\n<p>Menomato, privato della speranza,<\/p>\n<blockquote><p>\u201cportava la sua superbia sino al punto di fingere che fosse stato benefico il colpo che lo aveva fulminato. Lo vidi due volte dietro le sbarre che simboleggiavano grossolanamente la sua condizione di eterno prigioniero.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Borges<\/strong> vede la portentosa memoria di Ireneo come un\u2019eterna prigione e l\u2019oblio \u2013 il diritto di dimenticare \u2013 come libert\u00e0. Eppure siamo soliti mettere in relazione la memoria con l\u2019intelligenza, anche se ne \u00e8 solo un requisito, una precondizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/cs.ilgiardinodeilibri.it\/data\/partner\/4507\/wg_manu_5014.html?_=1669382324\" width=\"600\" height=\"646\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma che accadrebbe se una memoria prodigiosa quanto malsana e morbosa ci permettesse di ricordare assolutamente tutto, sino al pi\u00f9 insignificante dettaglio? Innanzitutto, diventeremmo pazzi, ma non solo. <strong>Borges<\/strong> ci mostra come l\u2019oblio selettivo \u00e8 altrettanto importante della memoria. Il sonno depura e scioglie i ricordi meno importanti per fare posto agli eventi veramente rilevanti. Trascende la curva della memoria, la rende pi\u00f9 sopportabile e, al contrario, pu\u00f2 gonfiarla di dolore e rancore, ma \u00e8 ancora umanit\u00e0, scelta, padronanza. Una memoria assoluta \u00e8 il sintomo di una condizione di prigionia interiore. <strong>La tecno dittatura del dato senza narrativa ci porta al non pensiero, all\u2019assenza di correlazione, di astrazione e di generalizzazione: la vera cultura.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019eccesso di dettagli, suggeriscono Borges e in fondo <strong>Voltaire<\/strong>, impedisce il giudizio. Ossia espropria il carattere essenziale della nostra umanit\u00e0. Ireneo Funes, chiuso nell\u2019oscurit\u00e0 della sua camera, handicappato\u00a0<em>\u201cmemorioso<\/em>\u201d, era schiavo dei suoi ricordi che rammemorava continuamente in un circolo vizioso sino a morirne.<\/p>\n<p>In poche ore impar\u00f2 il latino e recitava passaggi della Storia naturale di <strong>Plinio il Vecchio<\/strong>, opera che gli aveva prestato un amico.<\/p>\n<blockquote><p>\u201cLa materia di quel capitolo era la memoria; le ultime parole furono\u00a0<em>ut nihil non iisdem verbis redderetur auditum [<\/em>affinch\u00e9 nulla di ci\u00f2 a cui si \u00e8 prestato attenzione venga narrato con le stesse parole] Prima dell\u2019incidente era un cieco, uno smemorato, ora la sua percezione e la sua memoria erano infallibili\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Tuttavia quell\u2019infallibilit\u00e0 contraria alla fallibilit\u00e0 umana reca con s\u00e9 un enorme fardello.<em> \u201cIl vertiginoso mondo di Funes\u201d<\/em> era la memoria indelebile dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<blockquote><p>\u201cHo pi\u00f9 ricordi io da solo di tutti quelli che avranno avuto tutti gli uomini dacch\u00e9 il mondo \u00e8 il mondo. I miei sogni sono come per voi la veglia\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Immaginiamo per un attimo la terribile condanna di essersi caricati sulle spalle le miserie del mondo. Immaginiamo di ricordare ogni immagine, ogni parola, ogni suono, senza posa, senza riposo. Immaginiamo per un solo minuto di essere onniscienti anzich\u00e9 creature, esseri limitati, finiti. L\u2019oblio \u2013 e il sonno suo fratello \u2013 rinnovano la vita e ci riscattano della condanna eterna della memoria.<\/p>\n<p>Funes non riusciva a sottrarsi al ricordo, quindi <em>\u201cgli era molto difficile dormire. Dormire \u00e8 distrarsi dal mondo\u201d.<\/em> La disgrazia di conservare nella memoria anche il pi\u00f9 piccolo ricordo ci spingerebbe a un tremendo rancore, a un\u2019angoscia esistenziale irredimibile, poich\u00e9 nessuno \u00e8 preparato a farsi carico di ogni ingiustizia, dolore, ogni storia e nemmeno di ogni conoscenza.\u00a0Meglio il consiglio di <strong>Voltaire<\/strong>: scegliamo ci\u00f2 che \u00e8 migliore. Che tale \u00e8 per noi, nel giudizio parziale, fallibile certo, ma umanissimo e soprattutto nostro, giacch\u00e9 pensare \u00e8 giudicare, scoprire o dimenticare le differenze, generalizzare, astrarre.<\/p>\n<blockquote><p>\u201cNell\u2019 affollato mondo di Funes non c\u2019erano che dettagli. \u201c<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Contro l\u2019impero dell\u2019eccesso di dati e informazioni, un mondo di\u00a0<em>bit<\/em>\u00a0e puntini, contro la disumana mente-alveare, evviva l\u2019uomo imperfetto, con i suoi racconti e le sue dimenticanze, il discernimento e il criterio personale.<\/strong> Astrarre e generalizzare: dipingere da soli il quadro del mondo.<\/p>\n<blockquote><p>\u201cE stringere le mani per fermare\u00a0<em>q<\/em><em>ualcosa che \u00e8 dentro me, ma nella mente tua non c\u2019\u00e8<\/em><em>.<\/em>\u00a0Capire tu\u00a0<em>non<\/em>\u00a0puoi; tu chiamale, se vuoi, emozioni.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p><em>Roberto Pecchioli<\/em><\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019esperienza ha dimostrato la capacit\u00e0 dei computer di interagire nonch\u00e9 di estendere le loro capacit\u00e0 se collegati insieme. 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