{"id":73271,"date":"2023-08-23T09:53:25","date_gmt":"2023-08-23T07:53:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liberopensare.com\/?p=73271"},"modified":"2023-09-08T16:57:53","modified_gmt":"2023-09-08T14:57:53","slug":"economia-di-sottrazione-o-economia-del-bene-comune-una-visione-sulla-megamacchina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/economia-di-sottrazione-o-economia-del-bene-comune-una-visione-sulla-megamacchina\/","title":{"rendered":"Economia di Sottrazione o Economia del Bene Comune: una Visione sulla \u201cMegamacchina\u201d"},"content":{"rendered":"<div class=\"td_block_wrap tdb_title tdi_176 tdb-single-title td-pb-border-top td_block_template_1\" data-td-block-uid=\"tdi_176\">\n<h2 class=\"tdb-block-inner td-fix-index\"><strong>La scienza triste, la decrescita felice e la <em>Megamacchina<\/em><\/strong><\/h2>\n<p>Secondo una celebre affermazione di <strong>Thomas Carlyle<\/strong>, filosofo e saggista scozzese dell\u2019800, l\u2019economia \u00e8 una scienza triste. Che il motivo fosse all\u2019epoca la sua contrariet\u00e0 all\u2019abolizione della schiavit\u00f9 o le posizioni di <strong>Thomas Malthus<\/strong>, pessimista per antonomasia che prevedeva una condizione di crescenti ristrettezze dei popoli della Terra per l\u2019aumento demografico, resta il fatto che la necessit\u00e0 di fare i conti con la limitatezza delle risorse quando ci si confronta con i budget per finanziare progetti o per gestire entrate e uscite della famiglia, \u00e8 semplicemente ineludibile.<\/p>\n<p>Il rapporto tra quanto desiderato e le effettive disponibilit\u00e0 di mezzi \u00e8 un problema che Stati, imprese e cittadini affrontano quotidianamente, con gradi di tristezza pi\u00f9 o meno elevati.<\/p>\n<p>La teoria dello sviluppo si scontra con il dissidio, apparentemente insanabile, tra i limiti contenuti nel primo rapporto del Club di Roma (opinabile ma segnaletico) e le evidenze di bisogni crescenti della popolazione mondiale, il cui soddisfacimento sta incidendo da oltre mezzo secolo sulla capacit\u00e0 di rigenerazione delle risorse naturali. \u00c8 infatti del 1971 l\u2019esordio dell\u2019<em>Earth overshoot day<\/em>, posizionato al 25 dicembre di dell\u2019anno, che misur\u00f2 l\u2019eccesso di consumi dell\u2019umanit\u00e0 rispetto alla capacit\u00e0 del Pianeta di rigenerarne; da quel giorno fino alla fine dell\u2019anno i consumi corrispondono ad una sottrazione di risorse alle future generazioni. Nel 2022 la data fu il 1\u00b0 agosto, vale a dire, in termini di sostenibilit\u00e0, utilizzo di risorse pari alla disponibilit\u00e0 di 1,7 Pianeti. Che si tratti di una misura approssimativa \u00e8 indubitabile; in costanza di metodologie di calcolo e di rilevazione delle grandezze, sembra tuttavia interessante valutare la tendenza del quadro che ne deriva.<\/p>\n<p>L\u2019obiezione di mancata inoppugnabile dimostrazione scientifica nulla toglie all\u2019opportunit\u00e0 di esercitare il \u2018principio di precauzione\u2019 o di un approccio euristico al tema. Data la posta in gioco, si tratterebbe, semmai, di invertire l\u2019onere della prova. Non sar\u00e0 poi un caso che pi\u00f9 confessioni religiose, interpreti di una coscienza diffusa, convergono sulla necessit\u00e0 di avere cura del Creato, come accoratamente esortato in <em>Laudato si\u2019.<\/em><\/p>\n<p>Dinanzi ai dilaganti effetti perniciosi di funzionalismo, neoliberismo, globalismo e turbocapitalismo, sono emerse (talora con un certo seguito) correnti di pensiero alternative o in opposizione a quelle di\u00a0<em>mainstream<\/em>, tra cui l\u2019economia civile, la bioeconomia, l\u2019economia dei beni relazionali, la sociobiologia, l\u2019economia dei beni comuni e la teoria della decrescita.<\/p>\n<p>L\u2019intento dell\u2019articolo \u00e8 di avviare con le Lettrici e i Lettori di questa testata giornalistica, libera e indipendente, una dialettica utile ad introdurre nello scenario sociale, economico e politico elementi che solitamente sono fuori dall\u2019ambito delle riflessioni pi\u00f9 frequentate.<\/p>\n<p>Partiamo da una prima considerazione sulla decrescita, che qui in Italia ha avuto l\u2019aggiunta di \u201cfelice\u201d per mano di <strong>Maurizio Pallante<\/strong>, in verit\u00e0 assente dalla proposta iniziale di <strong>Serge Latouche<\/strong>, il quale peraltro oggi si definisce obiettore della crescita sregolata, e vedremo pi\u00f9 avanti cosa quest\u2019ultimo aggettivo identifica.<\/p>\n<p>L\u2019idea originale muove dalla critica all\u2019ideologia del produttivismo e del consumismo, pressoch\u00e9 un pensiero unico a livello globale che, in concreto, si pone essenzialmente l\u2019obiettivo di evidenziare le fallacie dell\u2019imperante sistema di mercato capitalistico, fondato sul paradigma estrattivo. Cerca\u00a0 e\u00a0 prospetta visioni di\u00a0 progresso (\u2018sviluppo\u2019 \u00e8 termine rigettato per il sotteso fuorviante contenuto ideologico) che puntano in direzioni meno problematiche sia per la biosfera (non per il Pianeta, come spesso si afferma erroneamente) sia per la condizione umana, in media, tutt\u2019altro che felice.<\/p>\n<p>Per <strong>Latouche<\/strong>, poich\u00e9 l\u2019economia capitalista detta le regole, opera il controllo della tecnologia e sospinge alla globalizzazione, rende governabile la razionalizzazione di quasi ogni dimensione del vivere umano, scomponendolo in unit\u00e0 calcolabili; difatti,<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"td_block_wrap tdb_single_content tdi_183 td-pb-border-top td_block_template_1 td-post-content tagdiv-type\" data-td-block-uid=\"tdi_183\">\n<div class=\"tdb-block-inner td-fix-index\">\n<blockquote><p>\u00ab\u2026 poich\u00e9\u0301 la tecnica \u00e8 diventata l\u2019ambiente dell\u2019uomo moderno, \u00e8 quest\u2019ultimo che deve adattarsi a lei (e non lei a lui); essa costituisce il suo quadro di vita\u00bb (La Megamacchina. Ragione tecno-scientifica, ragione economica e mito del progresso. Saggi in memoria di\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Jacques_Ellul\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Jacques Ellul<\/a><\/strong>, 1995, p. 124).<\/p><\/blockquote>\n<p>Non si tratta di affermazioni del tutto nuove, sebbene risultino oggi rafforzate nella loro sistematizzazione scientifica in quanto arricchite dalle analisi e dalle evidenze statistiche degli ultimi cinquant\u2019anni. Basta rileggere \u201c<em>L\u2019Uomo a una dimensione\u201d<\/em> (<strong>Herbert Marcuse<\/strong>, 1964) o quelle di altri autori che partendo da vari ambiti delle scienze umane \u2013 e non solo, visti almeno un paio di lavori di <strong>Orwell<\/strong>, per non parlare degli innumerevoli romanzi di fantascienza \u2013 hanno preconizzato scenari distopici, che oggi alcuni storici, leggendo i processi in atto, definiscono come Capitalesimo o Neofeudalesimo. Forse l\u2019opera cinematografica che meglio riesce a trasmettere il senso del mondo in cui viviamo \u00e8 <em>Matrix<\/em> (1999); se in quella raffigurazione metaforica traducessimo l\u2019energia\u00a0 proveniente dai corpi incapsulati in moneta, avremmo capito con buona approssimazione al vero come avviene l\u2019estrazione di valore dall\u2019esistenza delle persone e dall\u2019ambiente; ancor pi\u00f9 ora che si cominciano ad intravedere le implicazioni dell\u2019intelligenza artificiale e della prossima altrettanto pregnante Rete quantistica.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La struttura dei poteri forti e la disaffezione dell\u2019elettorato al voto<\/strong><\/h2>\n<p>Ma, a mio sommesso avviso, i cittadini cominciano ad avvertire la distanza sempre pi\u00f9 marcata tra cura del bene comune \u2013 la quale sola giustifica la delega in una democrazia rappresentativa aderente al dettato costituzionale e volta all\u2019effettivit\u00e0 nella gestione della\u00a0<em>res pubblica<\/em>\u00a0\u2013 rispetto alla struttura dei poteri.<\/p>\n<p>In estrema sintesi, l\u2019assetto odierno \u00e8 cos\u00ec schematizzabile:<\/p>\n<p><strong>1. la moneta e il connesso credito, nativamente beni comuni, sono totalmente asserviti a logiche bancarie, fuori da qualsiasi controllo degli elettori.<\/strong> Poich\u00e9 la produzione e la circolazione della moneta e la disponibilit\u00e0 e allocazione del credito si basano esclusivamente sull\u2019incorporazione di fede pubblica, fiducia e speranza, e non esiste nessuna Carta costituzionale dei Paesi OCSE che ne preveda la sovranit\u00e0 in capo alle nazioni, coloro che guidano le scelte in questo settore controllano\u00a0<em>pro domo proprio<\/em>\u00a0una parte preponderante della vita di cittadini e aziende;<\/p>\n<p><strong>2. le regole e i disciplinari per la produzione, distribuzione e somministrazione dei beni e di buona parte dei servizi<\/strong> (a partire dagli alimenti per arrivare all\u2019energia e ai servizi idrici, passando per\u00a0 quasi tutto il resto), <strong>sono codificate da organismi che rispondono di fatto alle multinazionali<\/strong>, le quali governano in modo gentile, ma fermo gli enti di normazione tecnica;<\/p>\n<p><strong>3. i protocolli clinici e farmacologici sono oramai indirizzati per strani quadri giuridici ad essere appannaggio del\u2019OMS<\/strong>, altro organismo di matrice prevalentemente privata per l\u2019asservimento di un altro bene comune, la salute, che non prevede nessun istituto democratico di guida, sorveglianza o supervisione.<\/p>\n<p>Ma come, non ci sono la Costituzione, le leggi, il Parlamento, il Governo e le authority? dir\u00e0 qualcuno, sottovalutando l\u2019operare intrusivo di schemi, variamente articolati, basati sull\u2019azione delle lobby che puntano programmaticamente alla \u2018Cattura del regolatore\u2019.<\/p>\n<p>A mio giudizio, \u00e8 partendo da questi elementi che diviene chiara e ragionevole la disaffezione dell\u2019elettorato verso le urne: in verit\u00e0, <strong>rimane ben poca cosa su cui esercitare realmente il libero arbitrio<\/strong>, salvo esprimersi per lo pi\u00f9 in termini di bandiere, casacche e connesse tifoserie su quel che resta. Il che, ovviamente, significa ottundere le intelligenze, che d\u2019altronde non \u00e8 in quest\u2019ambito che sono pi\u00f9 di tanto richieste. A ben vedere, le qualit\u00e0 personali pi\u00f9 ricercate sono altre. Non a caso, i plutocrati definiscono coloro che partecipano oggi al censo politico con un appellativo assai eloquente:\u00a0<em>clown<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/cs.ilgiardinodeilibri.it\/data\/partner\/4507\/wg_manu_5014.html?_=1692776890\" width=\"600\" height=\"646\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La \u201cTragedia dei beni comuni\u201d, le coscienze alterate e la megamacchina<\/strong><\/h2>\n<p>Ma veniamo al tema della \u2018sregolatezza\u2019 accennato con riferimento a quanto sostenuto da <strong>Latouche<\/strong>, e non solo da lui.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, come si desume facilmente dal quadro qui appena tratteggiato, a quanto pare, \u00e8 proprio attraverso le regole che vengono attuati i programmi di controllo della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 per\u00f2 che sottraendo alla collettivit\u00e0 il potere di orientare alla cura del bene comune la politica \u2013 assoggettata ad obiettivi di PIL, spread e al vincolo di bilancio, funzionali alla \u2018<strong>Megamacchina<\/strong>\u2019, ma palesemente incoerenti con il benessere dei cittadini \u2013, si svolge per intero quella che si definisce in dottrina <em>\u2018Tragedia dei beni comuni\u2019,<\/em> che <strong>consente a pochi, anzi: a pochissimi, di sottrarre illegittimamente ai pi\u00f9 risorse per natura collettive<\/strong>, e che per effetto di tale\u00a0 metodica spoliazione assumono il carattere di \u2018private\u2019, cio\u00e8 tolte (<em>nomen omen<\/em>).<\/p>\n<p>\u00c8 nella sfera biopolitica, dunque, che mancano norme adeguate a salvaguardare il benessere dei cittadini e della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Che si sarebbe potuto giungere a questo esito fu illustrato con estrema lucidit\u00e0 da <strong>Michael Heart <\/strong>e <strong>Antonio Negri<\/strong> in <em>\u201cImpero. Il nuovo ordine della globalizzazione\u201d<\/em> (2000); pi\u00f9 di recente, <strong>Franco Fracassi<\/strong> descrive con una serie di inchieste e saggi la genesi delle dinamiche in corso di avvaloramento, che giunge a condensare in <em>\u201cIV Reich\u201d<\/em> (2023). In verit\u00e0, nell\u2019ultimo quarto di secolo sono stati pubblicati innumerevoli altri importanti lavori di autori che, fuori dal coro, hanno affrontato questi temi, da <strong>Tony Judt, <\/strong>a<strong> David Graeber, Maurizio Pallante, Ugo Mattei<\/strong> e a tanti altri, mossi dall\u2019intento di valutare \u2013 da pensatori liberi \u2013 le implicazioni di tendenze sostenute dagli apparati tecnoburocratici che riguardano l\u2019odierna esistenza dei popoli e il futuro dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Ovviamente, la narrazione veicolata dai\u00a0<em>mass media<\/em>\u00a0e dall\u2019accademia \u00e8 ben altra, giacch\u00e9 un sufficiente grado di omologazione \u00e8 indispensabile per sopravvivere senza troppi problemi. Nell\u2019ambito del governo dell\u2019immaginario collettivo, la regola prevalentemente cui conformarsi ricade nell\u2019alveo del\u00a0<em>Tittytainement<\/em>, che ha sostituito e aggiornato il vetusto\u00a0<em>panem et circenses<\/em>.<\/p>\n<p>Conoscenza e informazione inanellano oramai con crescente velocit\u00e0 machiavellici esempi di torsione di questi beni comuni, indispensabili per una democrazia realizzata, ma non si tratterebbe in assoluto di una novit\u00e0: <strong>da sempre sono i vincitori a scrivere la storia<\/strong>. Senonch\u00e9, si \u00e8 passati dalla dimensione fisiologica relativa a specifici eventi a quella patologica, che riguarda oramai l\u2019esistenza quotidiana delle persone, intrisa di\u00a0<em>reality<\/em>, serie televisive,\u00a0<em>social<\/em>, Rete,\u00a0<em>fake news,<\/em>\u00a0e connesse categorie disfunzionali rispetto ad una vita autentica. \u00c8 l\u2019artificio\u00a0<em>\u00e0 la carte,\u00a0<\/em>che imbambola e confonde le categorie del vero.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, non gli \u00e8 forse che il popolo scelse Barabba e che <strong>Giordano Bruno<\/strong> fu arso vivo, diversamente da <strong>Galileo Galilei<\/strong> che abiur\u00f2? Siamo d\u2019accordo: spesso il tempo \u00e8 galantuomo e, specie\u00a0 dopo la loro scomparsa, rende giustizia ai divergenti, ma s<em>toria magistra vitae,\u00a0<\/em>e persone disposte a diventare santi, martiri o rivoluzionari, mettendo in gioco tutto o quasi per un credo o un ideale, sono sempre state una sparuta minoranza. Non solo: talvolta possono anche servire per spettacolarizzare pantomime funzionali all\u2019idea di una libert\u00e0 in apparenza non denegata, ma, per l\u2019appunto, solo in apparenza \u2026<\/p>\n<p>Non a caso, una delle figure pi\u00f9 ricercate dagli apparati di potere \u00e8 quella dello\u00a0<em>spin doctor<\/em>, comunicatore di massa che sa come argomentare e \u2018girare\u2019 utilmente le questioni pi\u00f9 convenientemente per definire in modo utile il percorso di modificazione della percezione di idee politiche e morali. Si tratta del procedimento noto come <em>Finestra di Overton<\/em>.\u00a0 Grazie all\u2019applicazione di questa metodologia, si riescono a manipolare \u2013 con esito pressoch\u00e9 certo se sorretta da un\u2019informazione addomesticata \u2013 le coscienze della maggioranza, tanto pi\u00f9 facilmente se rese deboli da assopite capacit\u00e0 critiche, oramai poco o per nulla sviluppate da un\u2019istruzione scolastica (altro bene comune asservito e traviato) coerente con gli obiettivi del sistema e, soprattutto, da una sempre pi\u00f9 pervasiva capacit\u00e0 di indurre alterazioni profonde negli\u00a0<em>storytelling<\/em>\u00a0interiori per incidere sul basilare principio di realt\u00e0.<\/p>\n<p>Siamo alla frutta e, come di norma accade, da qui a poco qualcuno ci presenter\u00e0 il conto.<\/p>\n<p><em>Vito Umberto Vavalli<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/centrosud24.com\/economia-di-sottrazione-o-economia-del-bene-comune-una-visione-sulla-megamacchina\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fonte<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scienza triste, la decrescita felice e la Megamacchina Secondo una celebre affermazione di Thomas Carlyle, filosofo e saggista scozzese dell\u2019800, l\u2019economia \u00e8 una scienza triste. 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