{"id":75654,"date":"2024-01-05T10:22:12","date_gmt":"2024-01-05T09:22:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liberopensare.com\/?p=75654"},"modified":"2024-01-06T11:12:25","modified_gmt":"2024-01-06T10:12:25","slug":"la-visione-della-vera-terra-esperienze-extracorporee-da-platone-a-jung","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/la-visione-della-vera-terra-esperienze-extracorporee-da-platone-a-jung\/","title":{"rendered":"La Visione della \u201cVera Terra\u201d: Esperienze extracorporee da Platone a Jung"},"content":{"rendered":"<pre class=\"entry-title fusion-post-title fusion-responsive-typography-calculated\" data-fontsize=\"30\" data-lineheight=\"32.1px\"><em>di Alessandro Coscia<\/em><\/pre>\n<p class=\"entry-title fusion-post-title fusion-responsive-typography-calculated\" data-fontsize=\"30\" data-lineheight=\"32.1px\"><em>Gli autori greci e romani ci hanno lasciato racconti di visioni, viaggi, incontri in dimensioni sconosciute, avvenuti sulla soglia della morte. Alcune di queste narrazioni assomigliano straordinariamente ai moderni resoconti di esperienze post mortem. Cosa si nasconde dietro questa tradizione?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* * *<\/p>\n<div class=\"post-content\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel dialogo platonico Fedone, <strong>Socrate<\/strong> racconta a <strong>Simmia<\/strong>, il filosofo pitagoreo discepolo di <strong>Filolao<\/strong>, <em>\u201ccome si trovino d\u2019essere le cose sopra la terra, al di sotto del cielo\u201d<\/em>. Comincia cos\u00ec la descrizione della sfera terrestre, come appare a chi contempli dallo spazio la \u201cvera terra\u201d; in altri termini, la superficie del globo avvolta dall\u2019etere e invisibile per gli umani che risiedono nell\u2019<em>oikum\u00e9ne<\/em>, sul suolo dove abitano i mortali <em>\u201cintorno al mare (Mediterraneo), come, intorno a uno stagno, delle formiche o dei ranocchi\u201d.<\/em><\/p>\n<p>La vera terra, <em>\u201cper chi guardi dall\u2019alto\u201d<\/em>, somiglia a una palla di cuoio, di quelle a dodici spicchi, distinta a colori, di cui anche i colori di quaggi\u00f9, quelli usati dai pittori, sono pallide imitazioni. Lass\u00f9 invece, <em>\u201ca quanto dicono\u201d<\/em>, tutta la terra \u00e8 colorata di colori brillanti e puri. In alcuni punti appare purpurea, in altri ha il fulgore dell\u2019oro, e dove \u00e8 bianca, \u00e8 pi\u00f9 bianca del gesso e della neve. Le parole immaginifiche di <strong>Socrate<\/strong> esaltano la policromia e la straordinaria visione negata agli umani.<\/p>\n<figure id=\"attachment_75656\" aria-describedby=\"caption-attachment-75656\" style=\"width: 440px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/edizioniartemis.it\/product\/linterno-della-terra\/ref\/3\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-75656\" src=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/arenson-214x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"440\" height=\"617\" srcset=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/arenson-214x300.jpeg 214w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/arenson-9x12.jpeg 9w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/arenson.jpeg 731w\" sizes=\"(max-width: 440px) 100vw, 440px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-75656\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"https:\/\/edizioniartemis.it\/product\/linterno-della-terra\/ref\/3\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>CLICCA QUI PER ACQUISTARLO<\/strong><\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p>Il grande filologo <strong>Giovanni Pugliese Carratelli<\/strong>, in alcune delle sue pagine pi\u00f9 belle, ha paragonato questa immagine alle descrizioni del nostro pianeta fatte dai primi cosmonauti o documentate dalle foto dei satelliti.<\/p>\n<p>Questa visione \u00e8, dagli antichi, associata ad un\u2019esperienza paradigmatica, liminare: il viaggio nell\u2019Ade. <strong>Proclo<\/strong>, nel suo commento alla <em>Repubblica<\/em> di <strong>Platone<\/strong>, cita<em> \u201cnumerosi autori antichi\u201d<\/em> e in particolare lo scritto di <strong>Democrito<\/strong> Sull\u2019Ade: in questi testi si troverebbero notizie di persone <em>\u201cche erano state credute morte e poi erano tornate in vita\u201d<\/em>. In questo contesto, <strong>Proclo<\/strong> menziona un passaggio del <em>Peri upnou (Sul sogno)<\/em> di <strong>Clearco di Soloi<\/strong>, un discepolo di <strong>Aristotele<\/strong>. <strong>Clearco<\/strong> narra di un <strong>Cleonimo Ateniese<\/strong>, amante della filosofia, che, preso da cos\u00ec profondo dolore per la morte di un suo amico, perse totalmente i sensi e, ritenuto morto, venne esposto per tre giorni (come prescrivevano le norme funebri). La madre, venuta a dargli un ultimo bacio, avvert\u00ec un lieve soffio nella sua bocca, e blocc\u00f2 subito le procedure di tumulazione. Dopo avere gradualmente ripreso i sensi, <strong>Cleonimo<\/strong> narr\u00f2 quanto aveva visto e udito dal momento in cui <em>\u201csi era distaccato dal corpo\u201d<\/em>. A <strong>Cleonimo<\/strong> era parso<\/p>\n<blockquote><p>\u201cche la sua anima nel momento della morte abbandonasse il corpo come liberata da vincoli; e cos\u00ec s\u2019era sollevata in aria, e alta sulla terra aveva in questa veduto luoghi assai vari per forme e colori, e corsi di fiumi non visibili agli uomini\u2026\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>L\u2019esperienza di questa visione \u00e8 quindi legata ad episodi di catalessi e di <em>ekstasis<\/em>, di distacco dell\u2019anima dal corpo, in seguito a casi di morte apparente. Varie tradizioni greche narrano di episodi di catalessi procurata o involontaria; ma, come ha notato gi\u00e0 <strong>Pugliese Carratelli<\/strong>, tra i diversi racconti relativi alle anime staccate dal corpo non si incontrano altri esempi di visione della sfera terrestre dall\u2019alto dello spazio.<\/p>\n<p>Le visioni del catalettico <strong>Er<\/strong> nella Repubblica di <strong>Platone<\/strong>, o quelle di <strong>Tespesio di Soloi<\/strong> nell\u2019opera di <strong>Plutarco<\/strong> <em>De sera numinis vindicta<\/em> (Sulla tempestivit\u00e0 della punizione divina), tanto per citare alcuni esempi, riguardano l\u2019oltretomba e i viaggi nel regno dei morti con le relative pene.<\/p>\n<p>L\u2019unica esperienza accostabile a quella narrata nel <em>Fedone<\/em> \u00e8 in un\u2019altra opera di <strong>Plutarco<\/strong>, <em>Sul demone di Socrate<\/em>, in cui si narra di <strong>Timarco di Cheronea<\/strong>, che, recatosi a consultare il famoso oracolo di Trofonio:<\/p>\n<blockquote><p>\u201clevando lo sguardo in alto non vide affatto terra, ma isole risplendenti di mite fuoco, che si scambiavano l\u2019una con l\u2019altra, come una tintura, il colore di volta in volta diverso, mentre la luce variava in armonia con le mutazioni di colore, (\u2026) e in mezzo ad esse si stendeva un mare o un lago risplendente di colori commisti sul fondo azzurro\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>La consultazione dell\u2019oracolo di Lebadea (situato non lontano da Cheronea, sulla strada di Delfi), consacrato al mitico personaggio di Trofonio, consisteva in una catabasi rituale che comportava un\u2019incubazione: ce ne parla, oltre a <strong>Plutarco<\/strong>, <strong>Pausania<\/strong>, che fornisce un certo numero di particolari sulle pratiche divinatorie. Chi voleva consultare l\u2019oracolo, scrive <strong>Pausania<\/strong>, doveva sottostare a una purificazione che comportava l\u2019astensione per vari giorni dalle \u201ccose illecite\u201d (probabilmente si trattava di tab\u00f9 alimentari, come ipotizza lo storico delle religioni <strong>Ioan Coulianu<\/strong> sulla scorta di un passo del poeta comico <strong>Cratino<\/strong>). Dopo un bagno rituale, e dopo l\u2019esame delle viscere di un montone nero sacrificato di notte in una fossa, il postulante veniva nuovamente lavato nell\u2019acqua del fiume Hercyna, sacro ad Asclepio\u2013Trofonio e ad Igea-Hercyna, rispettivamente divinit\u00e0 tutelari della medicina e della salute. Due bambini chiamati Hermai ungevano d\u2019olio il suo corpo. Il sacerdote lo conduceva poi presso le due sorgenti chiamate Lete e Mnemosyne. Bevendo alla fonte Lete, il consultante dimenticava tutto il suo passato, mentre l\u2019acqua di Mnemosyne gli consentiva di ricordare l\u2019esito dell\u2019oracolo. Quindi, vestito di una tunica di lino bianco, il postulante iniziava la vera e propria catabasi: condotto davanti a una grotta, grazie a una scala portatile scendeva per un percorso che lo portava all\u2019imboccatura di un orifizio stretto, dove doveva penetrare, coi piedi in avanti, tenendo in mano alcune focacce fatte col miele. Infine, un soffio potente lo aspirava nell\u2019<em>adyton<\/em>, fino al fondo.<\/p>\n<p>La permanenza nell\u2019antro durava a lungo e la rivelazione poteva avvenire sia attraverso una visione, sia mediante una \u201cvoce\u201d (<strong>Pausania<\/strong>, <em>Descrizione della Grecia<\/em>, IX, 39, 12).<\/p>\n<p>Al termine della consultazione, si emergeva dall\u2019antro nello stesso modo in cui si era entrati, cio\u00e8 coi piedi in avanti.<\/p>\n<p>Tutto il sistema di simboli e di rituali connessi a questo oracolo ruotano intorno a un paradigma di morte\/iniziazione: l\u2019unzione del consultante, pratica che veniva adottata per i defunti, le focacce funebri fatte col miele (altro elemento legato al concetto di immortalizzazione), la presenza delle fonti d\u2019acqua \u201cescatologiche\u201d, la \u201cresurrezione\u201d finale. Tutto lo scenario ha un sapore arcaico e mostra analogie con riti sciamanici di altre civilt\u00e0, senza per questo volerne dedurre una filiazione o un legame pi\u00f9 o meno diretto: la grotta e i riti di penetrazione in una cavit\u00e0 sotterranea hanno sempre un fine estatico e sono caratteristiche delle iniziazioni sciamaniche. Questo vale anche per il contenuto della visione di <strong>Timarco<\/strong>, quando, appena disceso nell\u2019oscurit\u00e0 dell\u2019antro, \u201cgli sembr\u00f2\u2026 di avere ricevuto un colpo sulla testa, accompagnato da un rumore assordante, e che le suture del suo cranio si fossero disgiunte per lasciare libero passaggio all\u2019anima\u201d (<strong>Plutarco<\/strong>, <em>Sul demone di Socrate<\/em>, 590b). Il ritorno dell\u2019anima nel corpo avviene allo stesso modo:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cSent\u00ec di nuovo un violento dolore alla testa, come se questa avesse subito una forte pressione\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Jean Hani<\/strong> e <strong>Joan Coulianu<\/strong> hanno evidenziato<\/p>\n<blockquote><p>\u201cla somiglianza fra il disgiungersi delle suture craniche in Timarco e il raggiungimento della libera circolazione dell\u2019anima fuori dal corpo attraverso la sutura frontalis presso le popolazioni indo-tibetane\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Il <em>brahm\u0101randhra<\/em> o \u201cbecco di Brahma\u201d \u00e8 in effetti l\u2019apertura del cranio che permette, secondo queste tradizioni, l\u2019uscita dell\u2019anima. Varie testimonianze di riti sciamanici confermano tale simbologia della testa: oltre alla fuoriuscita dell\u2019anima dal cranio (presso i Nuba dell\u2019Africa lo sciamano iniziando racconta di avere l\u2019impressione che <em>\u201clo spirito lo abbia abbandonato uscendo dalla testa\u201d<\/em>), abbiamo casi in cui l\u2019anima di un malato viene reinserita nel corpo attraverso il cranio durante operazioni taumaturgiche; \u00e8 il caso degli sciamani del Dayak (Borneo), che catturano l\u2019anima dei malati durante una discesa agli inferi e la ricollocano nel corpo tramite il capo. E ancora, l\u2019anima di uno sciamano penetra nel corpo della futura madre attraverso la testa.<\/p>\n<figure id=\"attachment_75392\" aria-describedby=\"caption-attachment-75392\" style=\"width: 426px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/edizioniartemis.it\/product\/i-profondi-misteri-del-divenire-umano-alla-luce-dei-vangeli\/ref\/3\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-75392\" src=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/steiner3_isbn-1-214x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"426\" height=\"597\" srcset=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/steiner3_isbn-1-214x300.jpeg 214w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/steiner3_isbn-1-732x1024.jpeg 732w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/steiner3_isbn-1-768x1075.jpeg 768w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/steiner3_isbn-1-1097x1536.jpeg 1097w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/steiner3_isbn-1-9x12.jpeg 9w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/steiner3_isbn-1-1320x1848.jpeg 1320w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/steiner3_isbn-1.jpeg 1428w\" sizes=\"(max-width: 426px) 100vw, 426px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-75392\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"https:\/\/edizioniartemis.it\/product\/i-profondi-misteri-del-divenire-umano-alla-luce-dei-vangeli\/ref\/3\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">CLICCA QUI PER ACQUISTARLO<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Timarco<\/strong> dunque ascolta l\u2019armonia delle sfere e contempla gli astri sotto forma di isole che volteggiano nell\u2019etere. In mezzo alle isole si trova un lago, che corrisponde probabilmente alla sfera celeste. Una corrente pi\u00f9 rapida rappresenta l\u2019equatore celeste, mentre lo zodiaco \u00e8 situato sulla cintura dei tropici. <strong>Plutarco<\/strong>, in sintesi, utilizzando metafore poetiche, introduce nella visione di <strong>Timarco<\/strong> nozioni astronomiche (tra cui anche quella dell\u2019inclinazione dell\u2019ellittica). <strong>Plutarco<\/strong> ha sicuramente adottato il modello del <em>Fedone<\/em> platonico, trasferendo per\u00f2 nel cielo il paesaggio escatologico di <strong>Platone<\/strong>, come ad esempio i due fiumi di fuoco che si gettano nel mare, probabile allusione al passo in <em>Fedone 111<\/em>, ma che qui corrispondono alle due braccia della Via Lattea. Guardando verso il basso, <strong>Timarco<\/strong> vede<\/p>\n<blockquote><p>\u201cun vasto abisso arrotondato, simile a una sfera tagliata, orribilmente spaventoso e profondo, pieno di dense tenebre, non ferme, ma spesso agitate come delle onde\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Da queste tenebre provengono gemiti di animali, pianti di uomini e di donne, accompagnati da un rumore confuso. Lo scrittore e sacerdote greco usa il termine <em>ektaratomenou<\/em> per indicare l\u2019agitarsi delle tenebre: il riferimento voluto, e potente dal punto di vista icastico, \u00e8 quello al Tartaro, luogo di punizioni oltremondane. Non possiamo qui entrare nel dettaglio delle interpretazioni sulla collocazione del Tartaro nell\u2019escatologia greca. Ma ci\u00f2 che <strong>Timarco<\/strong> vede, molto probabilmente, \u00e8 la nostra terra; nel passo di un altro dialogo plutarcheo si dice che<\/p>\n<blockquote><p>\u201cun abitante della Luna che contemplasse dall\u2019alto la terra avrebbe l\u2019impressione di scorgervi l\u2019Ade e il Tartaro\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ma torniamo alla domanda fondamentale: all\u2019origine di queste rielaborazioni letterarie, pu\u00f2 esserci stata l\u2019esperienza di fenomeni di reale <em>ektasis<\/em>, in punto di morte, fosse essa apparente o rituale?<\/p>\n<p><strong>Pugliese Carratelli<\/strong> per primo ha colto la stupefacente analogia tra il passo di <strong>Platone<\/strong> da cui siamo partiti e una testimonianza del noto psicologo, medico e intellettuale <strong>Carl Gustav Jung<\/strong>. Nel suo libro autobiografico <em>Ricordi, sogni, riflessioni<\/em>, nel capitolo X (Visioni), <strong>Jung<\/strong> descrive una sua esperienza liminale, in seguito un infarto del miocardio subito nel 1944:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cNello stato di inconscienza ebbi deliri e visioni, che han dovuto avere inizio quando versavo in imminente pericolo di morte (\u2026). Mi pareva di trovarmi in alto nello spazio celeste. Sotto di me vedevo il globo terrestre avvolto in una splendida luce azzurra. Scorgevo il mare, intensamente azzurro, e i continenti (\u2026). Il mio campo visivo non includeva tutta la terra, ma la forma sferica di questa era chiaramente riconoscibile, e i suoi contorni brillavano come argento in quella meravigliosa luce azzurra.\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Jung<\/strong> descrive nei particolari le varie tonalit\u00e0 di colore presenti nei punti del globo che ammira dall\u2019alto, dal verde scuro all\u2019argento ossidato, al giallo-rosso del deserto arabo.<\/p>\n<p>Inutile sottolineare la strepitosa somiglianza di questa visione con quella platonica. Un dettaglio che non mi pare sia stato sottolineato neanche da <strong>Pugliese Carratelli<\/strong> \u00e8 il passaggio in cui <strong>Jung<\/strong>, dopo avere descritto nei dettagli la visione della terra, aggiunge:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cNon guardai verso destra. Sapevo che ero in procinto di abbandonare la terra\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Forse un particolare casuale, ma \u00e8 interessante ricordare che la destra \u00e8 proprio la direzione verso cui le anime dei defunti iniziati procedono per raggiungere la dimensione di beatitudine a loro riservata, i <em>\u201cprati di Persefone\u201d<\/em> citati espressamente in una famosa laminetta aurea trovata in una sepoltura di Thurii (vedi Fenix n. 35 ).<\/p>\n<p><strong>Jung<\/strong> pare non essersi mai accorto in prima persona del parallelismo tra la sua esperienza e quella narrata nel <em>Fedone<\/em>; nonostante ci\u00f2 nella sua <em>ekstasis<\/em> comparve un diretto legame con il mondo greco. Infatti, nella visione ad un certo punto<\/p>\n<blockquote><p>\u201c\u2026 accadde qualcosa che richiam\u00f2 la mia attenzione. Dal basso, dall\u2019Europa, una figura veniva verso l\u2019alto. Era il mio medico, o meglio la sua immagine, cinta di una catena d\u2019oro o di un\u2019aurea corona d\u2019alloro. Lo riconobbi subito: \u201cAh, \u00e8 il mio medico, quello che mi ha curato. Ma adesso viene nella sua forma originale di un basil\u00e9us di Cos. Nella vita egli era un avatara di questo basil\u00e9us, la temporanea incarnazione della forma originale, che esiste da tempo immemorabile. Ora viene nella sua forma originale\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Il medico, in forma telepatica, annuncia a <strong>Jung<\/strong> di essere stato mandato dalla terra a portargli un messaggio: non poteva lasciare il nostro pianeta, e doveva ritornarvi. Cos\u00ec si conclude la visione narrata da <strong>Jung<\/strong>.<\/p>\n<p>Che nell\u2019inconscio del medico <strong>Jung<\/strong> sia emerso un legame con Cos, la patria di <strong>Ippocrate<\/strong>, il pi\u00f9 famoso medico dell\u2019antichit\u00e0, non appare strano. Molto interessante, invece, \u00e8 che <strong>Jung<\/strong> designi questo medico con il titolo di basil\u00e9us. Infatti solo gli antichisti sono a conoscenza del dibattito sul significato dei cosiddetti basileis di Cos, un collegio di sacerdoti\/guaritori, citato nei racconti mitologici ma attestato una sola volta in un\u2019iscrizione del IV secolo a.C. Sarebbe interessante scoprire come questo dettaglio sia venuto a conoscenza di <strong>Jung<\/strong>, che pure aveva grandi frequentazioni con specialisti delle religioni antiche e con la classicit\u00e0.<\/p>\n<p>Un sottile legame sembra correre tra queste visioni straordinarie che affiorano in alcune narrazioni. E dunque, quel <em>\u201ca quanto dicono\u201d<\/em> (in greco <em>Os leghetai<\/em>), con cui <strong>Socrate<\/strong> introduce il racconto sulla visione della Terra dallo spazio, sembra alludere a un complesso di tradizioni che possono avere avuto alla fonte la relazione di un\u2019<em>ekstasis<\/em> autentica, e la testimonianza di <strong>Jung<\/strong> sembra dimostrarcelo. Al racconto di <strong>Jung<\/strong> si pu\u00f2 anche aggiungere, come nota <strong>Carratelli<\/strong>, l\u2019esperienza provata da <strong>Auckland Geddee<\/strong>, un altro medico e parapsicologo, che in punto di morte speriment\u00f2<\/p>\n<blockquote><p>\u201cil trovarsi libero in una dimensione temporale dello spazio\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<figure id=\"attachment_74926\" aria-describedby=\"caption-attachment-74926\" style=\"width: 406px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/edizioniartemis.it\/product\/ritorno-dallaldila\/ref\/3\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-74926\" src=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/ritchie_isbn-214x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"406\" height=\"569\" srcset=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/ritchie_isbn-214x300.jpeg 214w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/ritchie_isbn-730x1024.jpeg 730w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/ritchie_isbn-768x1078.jpeg 768w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/ritchie_isbn-1095x1536.jpeg 1095w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/ritchie_isbn-9x12.jpeg 9w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/ritchie_isbn.jpeg 1414w\" sizes=\"(max-width: 406px) 100vw, 406px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-74926\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"https:\/\/edizioniartemis.it\/product\/ritorno-dallaldila\/ref\/3\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>CLICCA QUI PER ACQUISTARLO<\/strong><\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p>Ma, al di l\u00e0 dell\u2019esperienza fenomenica, \u00e8 possibile ipotizzare un modello rituale originario e, in caso affermativo, dove pu\u00f2 essere cercato? Nella Grecia antica devono essere esistite tecniche \u201cmagiche\u201d per produrre stati di <em>ekstasis<\/em>, accompagnati alle dinamiche tipiche della catalessi: ce lo suggeriscono tutte le tradizioni che attribuiscono a maestri di vita e iatromanti semimitici come <strong>Epimenide, Aristea di Proconneso<\/strong>, e a sapienti come <strong>Empedocle <\/strong>e<strong> Pitagora<\/strong>, la capacit\u00e0 di penetrare in dimensioni extratemporali e extracorpore. Questo complesso di tradizioni, spesso aggrovigliato, stratificato e travisato gi\u00e0 in antico, non va confuso con la magia di bassa lega, o l\u2019esoterismo a buon mercato che lo stesso <strong>Platone<\/strong> condanna nella <em>Repubblica<\/em>, quando parla dei profeti itineranti e della loro catasta di libri attribuiti ad <strong>Orfeo<\/strong>.<\/p>\n<p>Il <em>Fedone<\/em> \u00e8 un\u2019opera immersa in un\u2019atmosfera \u201cpitagorica\u201d, a partire dagli interlocutori di <strong>Socrate<\/strong>, <em>\u201c i due Pitagorei di Beozia\u201d.<\/em> Sembra probabile che lo stesso <strong>Pitagora<\/strong> praticasse la catabasi rituale, come strumento per un\u2019elevazione della conoscenza e fondamento della sua dottrina originaria. Alcune fonti, tra cui una di taglio parodistico (<strong>Ermippo<\/strong>) affermano che il filosofo samio si fece costruire una camera sotterranea nella quale si rinchiuse, ricevendo comunicazioni dal nostro mondo tramite \u201cla madre\u201d (allusione al culto di una divinit\u00e0 femminile, forse Demetra?). Ma le attestazioni, come dicevamo, riguardano anche altri personaggi: <strong>Epimenide di Creta<\/strong> dormiva per alcune decine di anni nella stessa caverna dove Minosse visitava il padre Zeus (Senofonte, 21B20 D.-K.). Esperto in catalessi, <strong>Epimenide<\/strong> avrebbe accompagnato <strong>Pitagora<\/strong> nella caverna dell\u2019Ida (<strong>Diogene Laerzio<\/strong> XVIII 3),e, secondo <strong>Plutarco<\/strong>, la sua incubazione sarebbe durata 57 anni (altre riflessioni andrebbero fatte sui numeri che vengono riportati dalle fonti, ma la discussione ci porterebbe lontano). All\u2019uso, come alimento, di una pianta chiamata <em>alimos<\/em> le fonti antiche attribuiscono anche la longevit\u00e0 di <strong>Epimenide<\/strong>. Importante ribadire che durante le catalessi l\u2019anima del mistico greco visitava gli dei, ascoltava i loro discorsi e si trovava ad essere in presenza della Verit\u00e0 e della Giustizia (<strong>Massimo di Tiro<\/strong>, X, 1). Si afferma, dunque, in maniera chiara, il legame tra le esperienze estatiche di morte apparente e un aumento di conoscenza da parte di chi le prova, oltre che il fondamento gnoseologico del suo messaggio.<\/p>\n<p>L\u2019anima di <strong>Ermotimo di Clazomene<\/strong> lasciava spesso il corpo <em>\u201cin uno stato intermedio tra morte e vita\u201d<\/em> per recarsi in luoghi lontani, dove registrava i fatti locali (<strong>Plinio<\/strong>, <em>Naturalis Historia<\/em> VII 104). Un altro viaggiatore estatico, <strong>Aristea di Proconneso<\/strong> fu protagonista di un famoso episodio di morte apparente narrato da <strong>Erodoto<\/strong>, con successiva sparizione del corpo e ubiquit\u00e0. Sei anni dopo la sparizione, <strong>Aristea<\/strong> ritorn\u00f2 a Proconneso, compose il suo poema <em>Arimaspeia<\/em>, e scomparve per 240 anni. La testimonianza, pi\u00f9 tarda, di <strong>Massimo di Tiro<\/strong>, precisa che l\u2019anima di <strong>Aristea<\/strong> avrebbe avuto la facolt\u00e0 di abbandonare il corpo sotto forma di uccello (un corvo, secondo <strong>Plinio<\/strong> N. H. VII 174) e che nei suoi viaggi estatici avrebbe percorso enormi distanze, spingendosi fino alle popolazioni Iperboree.<\/p>\n<p>Tutte queste fonti andrebbero discusse nel dettaglio. In ogni caso, sia che si tratti di recuperi di resoconti genuini, sia di rielaborazioni successive (ma comunque gi\u00e0 a partire dal V secolo a.C., come attesta <strong>Erodoto<\/strong>), si pu\u00f2 ipotizzare che proprio nell\u2019ambiente legato a <strong>Pitagora<\/strong> possa essersi formata una tradizione di riti e conoscenze fondate su esperienze di <em>ektasis<\/em>. Tali esperienze sarebbero state poi sistematizzate in una dottrina coerente e organica come quella della metempsicosi o metensomatosi, la trasmigrazione delle anime. Una dottrina nella quale era fondamentale la componente della mneme, della capacit\u00e0 memoratrice, in grado di rievocare le esistenze passate tramite una rigorosa pratica di vita che implicava la padronanza dell\u2019ascesi. L\u2019interesse della scuola pitagorica per la scienza astronomica potrebbe poi avere giocato un ruolo nella elaborazione del contenuto cosmologico di alcune di queste visioni, come quella, appunto, della<em> \u201cvera terra\u201d<\/em>. Tutti questi indizi lasciano pensare che il rapporto tra la visione narrata da <strong>Socrate<\/strong> nel <em>Fedone<\/em> e la scuola di <strong>Pitagora<\/strong> fosse tutt\u2019altro che marginale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.poliphylia.com\/la-visione-della-vera-terra-esperienze-extracorporee-da-platone-a-jung\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fonte<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessandro Coscia Gli autori greci e romani ci hanno lasciato racconti di visioni, viaggi, incontri in dimensioni sconosciute, avvenuti sulla soglia della morte. Alcune di queste narrazioni assomigliano straordinariamente ai moderni resoconti di esperienze post mortem. 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