{"id":77831,"date":"2024-05-12T18:53:13","date_gmt":"2024-05-12T16:53:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liberopensare.com\/?p=77831"},"modified":"2024-05-14T10:18:32","modified_gmt":"2024-05-14T08:18:32","slug":"tutto-cio-che-so-e-quello-che-ce-su-internet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/tutto-cio-che-so-e-quello-che-ce-su-internet\/","title":{"rendered":"Tutto ci\u00f2 che so \u00e8 quello che c&#8217;\u00e8 su Internet"},"content":{"rendered":"<pre><em>di Jack Fox-Williams<\/em><\/pre>\n<p>Va detto che la filosofia postmoderna non ha ricevuto le migliori pubbliche relazioni. Non appena si sentono i nomi di <strong>Foucault, Deleuze, Derrida <\/strong>e<strong> Debord<\/strong>, si alzano gli occhi al cielo, aspettandosi un discorso pretenzioso sulla natura relativa della verit\u00e0, della conoscenza e della morale.<\/p>\n<p>Tuttavia, il discorso postmoderno offre una visione preziosa dell'&#8221;alta stranezza&#8221; della cultura contemporanea, dove nulla sembra veramente reale e i sistemi tradizionali di ordine sociale hanno iniziato a sgretolarsi.<\/p>\n<p>Mentre i media tradizionali distorcono e occludono ideologicamente la realt\u00e0 e le grandi aziende tecnologiche censurano rigorosamente le informazioni alternative (mentre video &#8220;esilaranti&#8221; di gatti che cadono accumulano milioni di visualizzazioni), sembra che non esista una realt\u00e0 al di l\u00e0 di quella che vediamo attraverso i nostri schermi televisivi, i nostri cellulari e i nostri tablet &#8211; un mondo di simulazione e dissimulazione artificiale.<\/p>\n<p>Persino i politici, in cui riponiamo ciecamente la nostra fede e fiducia, non hanno alcun riguardo per la verit\u00e0, poich\u00e9 il concetto stesso di &#8220;verit\u00e0&#8221; \u00e8 diventato superfluo in un&#8217;epoca di fake news, marketing virale e algoritmi social. In un&#8217;intervista eloquente, quando il candidato alla presidenza degli Stati Uniti <strong>Donald Trump<\/strong> \u00e8 stato messo di fronte a un errore nelle statistiche da lui presentate sui crimini violenti a sfondo razziale, ha semplicemente risposto:<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;Tutto ci\u00f2 che so \u00e8 quello che c&#8217;\u00e8 su Internet&#8221;.1<\/p><\/blockquote>\n<p>Come osserva il dottor <strong>Kane X. Faucher<\/strong>,<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;questo tipo di camera o effetto eco dell&#8217;esposizione selettiva \u00e8 altamente problematico per una serie di motivi, non ultimo il fatto che i pregiudizi di conferma hanno un impatto sul processo decisionale e sulla visione del mondo, eventualmente ristretta o distorta, che si pu\u00f2 abbracciare. Quando si tratta di ci\u00f2 che le persone scelgono di credere, ci\u00f2 pu\u00f2 essere dovuto anche al ristretto processo selettivo degli algoritmi nascosti. La natura tautologica della &#8220;verit\u00e0&#8221; dello spettacolo preclude la possibilit\u00e0 di cercare al di l\u00e0 di essa una sfida significativa o risonante &#8220;2 .<\/p><\/blockquote>\n<p>Man mano che i siti dei social media manipolano sottilmente le nostre opinioni politiche, i nostri pregiudizi e le nostre ipotesi, raccomandando determinati contenuti basati su previsioni e selezioni algoritmiche, diventa sempre pi\u00f9 difficile distinguere i fatti dalla finzione, la verit\u00e0 dall&#8217;illusione, soprattutto quando l&#8217;informazione \u00e8 diventata la merce pi\u00f9 preziosa &#8211; un sostituto del reale stesso.<\/p>\n<p>Come ci siamo trovati in questo mondo allucinato e post-verit\u00e0 in cui la rappresentazione ha sostituito la realt\u00e0? La nozione stessa di verit\u00e0 pu\u00f2 mai essere resuscitata in una societ\u00e0 tecnocratica in cui il confine tra reale e immaginario si \u00e8 dissolto nel nulla?<\/p>\n<p>Rivolgendoci ai pensatori postmoderni del XXI secolo, possiamo capire meglio perch\u00e9 ci troviamo oggi in un mondo inquietante di simulazione e simulacri &#8211; un mondo in cui la mappa precede il territorio 3.<\/p>\n<h3><strong>Baudrillard, Debord<\/strong> e la societ\u00e0 dello spettacolo<\/h3>\n<p>Dalla fine del XIX secolo, con l&#8217;avvento della produzione di massa e dell&#8217;industrialismo, il valore simbolico delle merci ha sostituito la loro funzionalit\u00e0, in quanto i consumatori investono in una particolare identit\u00e0 o stile di vita. Ad esempio, quando acquisto un&#8217;auto Mercedes, non investo solo in un oggetto funzionale che mi trasporta da un luogo all&#8217;altro, ma in uno status symbol associato a idee di lusso, comfort e innovazione.<\/p>\n<p>Come ha osservato il sociologo, filosofo e poeta francese <strong>Jean Baudrillard<\/strong>, la societ\u00e0 moderna \u00e8 caratterizzata dall&#8217;emergere di un&#8217;economia dei segni, in cui le merci sono sempre pi\u00f9 scollegate dal mondo fisico:<\/p>\n<p>il valore d&#8217;uso \u00e8 esso stesso prodotto come segno (e non \u00e8 una verit\u00e0 fondamentale) per aiutare a mantenere il consumo e la societ\u00e0 dei consumi in attivit\u00e0. Nel regno feticizzato del consumo, gli oggetti sono ovunque misconosciuti come dotati di forze come <em>&#8220;felicit\u00e0, salute, sicurezza, ecc.&#8221;<\/em>. Lo vediamo cos\u00ec tanto da dimenticare che<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;si tratta innanzitutto di segni: un codice generalizzato di segni, un codice totalmente arbitrario di differenze, ed \u00e8 su questa base, e non per i loro valori d&#8217;uso o le loro &#8220;virt\u00f9&#8221; innate, che gli oggetti esercitano il loro fascino &#8220;4 .<\/p><\/blockquote>\n<p>In altre parole, una merce acquisisce valore solo attraverso la sua relazione differenziale con altri segni, piuttosto che per la sua utilit\u00e0 intrinseca. L&#8217;auto Mercedes non \u00e8 pi\u00f9 lussuosa di altri veicoli presenti sul mercato, ma l&#8217;azienda si \u00e8 distinta creando un&#8217;immagine di marca di lusso, comfort e innovazione &#8211; concetti sociali che non hanno esistenza al di l\u00e0 della loro differenziazione simbolica. In questo senso, l&#8217;economia dei segni funziona come un sistema interamente autoreferenziale (o tautologico) (simile alla struttura del linguaggio, dove le parole sono definite da altre parole, in una prigione del referenziale) in cui i consumatori scambiano il capitale (che di per s\u00e9 non ha alcun valore intrinseco) con un particolare segno o simbolo, che non ha alcuna funzione strumentale al di l\u00e0 del sistema simbolico che lo produce.<\/p>\n<p>Come ha spiegato <strong>Baudrillard<\/strong> in <em>Simulazione e simulacro<\/em> (1981), dall&#8217;avvento della fotografia, della radio, del cinema, della televisione e di altre tecnologie replicative, la realt\u00e0 \u00e8 stata progressivamente sostituita dalla rappresentazione, al punto che non riusciamo pi\u00f9 a distinguere tra originale e copia.<\/p>\n<p>I consumatori moderni, alimentati a forza da immagini di violenza, sesso e celebrit\u00e0, si distaccano a tal punto dal mondo fisico da entrare in una realt\u00e0 virtuale, che <strong>Baudrillard<\/strong> definisce iperreale:<\/p>\n<p>Oggi, la storia che ci viene &#8220;restituita&#8221; (proprio perch\u00e9 ci \u00e8 stata sottratta) non ha pi\u00f9 relazione con un &#8220;reale storico&#8221; di quanto la neofigurazione in pittura abbia con la figurazione classica del reale. La neofigurazione \u00e8 un&#8217;invocazione della somiglianza, ma allo stesso tempo la prova lampante della scomparsa degli oggetti nella loro stessa rappresentazione: iperreale5.<br \/>\nIl filosofo tedesco <strong>Walter Benjamin<\/strong>, in <em>L&#8217;opera d&#8217;arte nell&#8217;epoca della riproduzione meccanica<\/em>, suggerisce analogamente che la produzione di massa non solo replica il fisico ma lo sostituisce, trasformando la realt\u00e0 in simulacri ipermimetici:<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che si riduce in un&#8217;epoca in cui l&#8217;opera d&#8217;arte pu\u00f2 essere riprodotta con mezzi tecnologici \u00e8 la sua aura. Il processo \u00e8 sintomatico; il suo significato va oltre il regno dell&#8217;arte. La tecnologia riproduttiva&#8230; rimuove la cosa riprodotta dal regno della tradizione. Facendo molte copie della riproduzione, sostituisce alla sua incidenza unica una molteplicit\u00e0 di incidenze6.<br \/>\nLa copia viene duplicata cos\u00ec tante volte che non si pu\u00f2 nemmeno parlare di un originale, poich\u00e9 la realt\u00e0 stessa \u00e8 diventata la ricostruzione di una ricostruzione, senza inizio n\u00e9 fine, esistente in un presente senza tempo.<\/p>\n<p>Prendiamo la famigerata stampa di <strong>Marilyn Monroe<\/strong> di <strong>Andy Warhol<\/strong>. Il pubblico ha una certa percezione dell&#8217;attrice basata sull&#8217;iconografia del cinema e della televisione, ed \u00e8 stata fotografata in modo da mantenere questo stereotipo bidimensionale. Questa fotografia viene poi trasformata in un&#8217;immagine artistica (o estetica) e venduta per milioni di dollari, senza mai uscire dal regno della rappresentazione simbolica. In un certo senso, non esiste <strong>Marilyn Monroe<\/strong>, ma solo le immagini replicate che vediamo affisse su poster, portachiavi, tazze da caff\u00e8 e altri cimeli feticisti, dove diventa la copia di una copia, la replica di una replica, completamente disincarnata dal reale.<\/p>\n<figure id=\"attachment_77846\" aria-describedby=\"caption-attachment-77846\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-77846 size-medium\" src=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/9502D746-4408-447B-A62A-94DF0C114814-300x120.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"120\" srcset=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/9502D746-4408-447B-A62A-94DF0C114814-300x120.jpeg 300w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/9502D746-4408-447B-A62A-94DF0C114814-18x7.jpeg 18w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/9502D746-4408-447B-A62A-94DF0C114814.jpeg 500w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-77846\" class=\"wp-caption-text\">Andy Warhol, Marilyn Monroe (Marilyn) 1967 FS II.22-31<\/figcaption><\/figure>\n<p>Tuttavia, nell&#8217;era della post-modernit\u00e0, dove l&#8217;informazione \u00e8 la merce pi\u00f9 preziosa, l&#8217;economia dei segni diventa incredibilmente spettrale (e persino fantasmagorica) nel suo non-essere &#8211; un vuoto in cui testi, immagini e video circolano all&#8217;infinito come se fossero oggetti fisici, anche se non hanno alcuna fenomenicit\u00e0 esterna o dasein.<\/p>\n<p>Mentre la macchina dei social media invade costantemente la nostra vita quotidiana e i cosiddetti &#8220;influencer&#8221; dominano lo Zeitgeist culturale, diventiamo spettatori passivi, imbambolati dall&#8217;ultima immagine di Instagram con 100.000 like. Mentre la tecnologia fornisce l&#8217;illusione di una partecipazione attiva e di una collaborazione sociale, in realt\u00e0 ci trasforma in consumatori di informazioni, completamente scollegati dal mondo fisico.<\/p>\n<p>Come osserva <strong>Faucher<\/strong>,<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;la rappresentazione digitale diventa il processo attivo e il prodotto di questo milieu, un ambiente iperreale che subordina il valore ormai impoverito del non digitale alla produzione di immagini destinate alla riproduzione digitale di immagini destinate alla ri-produzione digitale. Lo spettacolo della rete viene presentato come inattaccabilmente buono, perfetto, e fonte primaria dei valori positivamente rappresentati decantati dal neoliberismo come efficienza, velocit\u00e0 e connettivit\u00e0. Tuttavia, sono proprio questi valori che non solo parlano direttamente alle questioni del valore di scambio e del feticismo della merce, ma impoveriscono anche fisicamente coloro che lavorano per sostenere lo spettacolo &#8220;7.<\/p><\/blockquote>\n<p>Mentre guardiamo docilmente le immagini di Instagram di modelle photoshoppate accanto a sontuose auto sportive con citazioni pseudo-filosofiche sul &#8220;vivere i propri sogni&#8221;, dimentichiamo che per alimentare la nostra insaziabile dipendenza tecnologica \u00e8 stata creata un&#8217;infrastruttura multinazionale basata sullo sfruttamento dei Paesi pi\u00f9 poveri. Quando fissiamo lo specchio nero dei nostri iPhone, raramente pensiamo alle materie prime, alla produzione nelle fabbriche di manodopera e al lavoro precario necessari per mantenere in moto questo sistema. Lo sfruttamento rimane saldamente nascosto alla vista, tenendoci all&#8217;oscuro dei suoi reali effetti economici e ambientali. Lo spettacolo diventa l&#8217;unica &#8220;realt\u00e0&#8221; conoscibile.<\/p>\n<p>Il filosofo, cineasta e situazionista francese <strong>Guy Debord<\/strong> ha previsto l&#8217;emergere di una societ\u00e0 spettacolare in cui il pubblico consuma passivamente testi e immagini con un fascino distaccato, anzich\u00e9 partecipare attivamente a una cultura vibrante. Come osserva, nella <em>Societ\u00e0 dello spettacolo<\/em> (1967), tutto ci\u00f2 che<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;era vissuto direttamente si \u00e8 trasferito nella rappresentazione &#8220;8 .<\/p><\/blockquote>\n<figure id=\"attachment_77849\" aria-describedby=\"caption-attachment-77849\" style=\"width: 225px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-77849 size-medium\" src=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/B2A1F94B-70C6-4D57-8006-D01FA059170C-225x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/B2A1F94B-70C6-4D57-8006-D01FA059170C-225x300.jpeg 225w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/B2A1F94B-70C6-4D57-8006-D01FA059170C-9x12.jpeg 9w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/B2A1F94B-70C6-4D57-8006-D01FA059170C.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-77849\" class=\"wp-caption-text\">Guy Debord: &#8220;Quando la poesia dominava le strade&#8221;.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Per quanto riguarda la storia politica, il passato ci \u00e8 precluso poich\u00e9 il tempo stesso \u00e8 entrato nel regno della rappresentazione e queste rappresentazioni sono prodotte, progettate e assemblate dallo spettacolo stesso. I media mainstream non funzionano altro che come un sistema tautologico di input e output informativo, che fa continuamente riferimento alle proprie mitologie, narrazioni e costruzioni auto-fabbricate.<\/p>\n<p><strong>Debord<\/strong> ha affermato che:<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;Lo spettacolo dimostra le sue argomentazioni semplicemente girando in tondo: tornando all&#8217;inizio, con la ripetizione, con la costante riaffermazione nell&#8217;unico spazio rimasto in cui qualsiasi cosa pu\u00f2 essere pubblicamente affermata e creduta, proprio perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;unica cosa di cui tutti sono testimoni &#8220;9.<\/p><\/blockquote>\n<p>La nostra comprensione del passato non esiste al di fuori della lente dei media, che distorce, fabbrica e occlude la realt\u00e0 come la conosciamo. Prendiamo un film come <em>Apocalypse Now<\/em>. Qui vediamo la rappresentazione cinematografica (da non confondere con la mera replica) di un evento storico, prodotto per il consumo di massa, che di per s\u00e9 \u00e8 la ricostruzione di una ricostruzione &#8211; una guerra che \u00e8 stata teletrasmessa, filmata e narrativizzata per presentare una certa versione (o modello) della storia. Con questo non voglio dire che la guerra del Vietnam non sia mai avvenuta. Al contrario, \u00e8 stato un conflitto sanguinoso e detestabile in cui migliaia e migliaia di persone innocenti sono state uccise in nome dell&#8217;economia capitalista. Ma poich\u00e9 la percezione della guerra da parte del pubblico \u00e8 sempre stata interfacciata attraverso l&#8217;occhio della telecamera, essa non aveva alcun significato al di l\u00e0 dello schermo e quindi poteva essere replicata come replica senza che il reale facesse mai capolino.<\/p>\n<p>Petizioni online, virtue signalling e politica dello spettacolo<\/p>\n<p>Nelle nostre societ\u00e0 dello spettacolo, l&#8217;impegno politico diventa sempre pi\u00f9 simbolico, un modo per fornire al pubblico un falso senso di autonomia, anche se la macchina tecno-industriale mette sottilmente a tacere le voci di dissidenza, sovversione e resistenza.<\/p>\n<p>La politica non \u00e8 altro che un dramma teatrale in cui attori pubblici e privati salgono sul palcoscenico, &#8220;facendo bella figura&#8221; davanti alle telecamere, facendo riferimento a ideali astratti come l'&#8221;interesse nazionale&#8221;, la &#8220;cooperazione internazionale&#8221; e la &#8220;crescita economica&#8221; per conquistare i cuori e le menti degli elettori.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che molti politici &#8211; tra cui il pi\u00f9 famoso \u00e8 il 40\u00b0 presidente degli Stati Uniti, <strong>Ronald Reagan<\/strong> &#8211; abbiano stretti legami con Hollywood. Come osserva <strong>Paul Virilio<\/strong> in <em>Guerra e cinema<\/em>,<\/p>\n<blockquote><p>la politica \u00e8 ormai una forma di spettacolo e viceversa: un numero da circo progettato per mantenere le masse in uno stato di docile compiacimento, senza alcuna possibilit\u00e0 reale di cambiare il sistema.10<\/p><\/blockquote>\n<p>I social media hanno &#8220;spettacolarizzato&#8221; l&#8217;impegno politico in modi nuovi e ancora pi\u00f9 pericolosi, in quanto, pur dando potere digitale agli utenti online, li allontanano dal mondo fisico, diventando nient&#8217;altro che la simulazione di una simulazione.<\/p>\n<p>Chiunque pu\u00f2 andare su Twitter e postare un tweet di 140 caratteri sul &#8220;suicidio&#8221; di <strong>Jeffrey Epstein<\/strong> o sullo scandalo del <strong>Principe Andrea<\/strong>, ma qual \u00e8 il risultato di tanta rabbia e frustrazione? Esiste semplicemente all&#8217;interno di un vuoto &#8211; una realt\u00e0 artificiale &#8211; in cui l&#8217;informazione circola all&#8217;infinito, generando sempre pi\u00f9 contenuti, mentre il paradigma culturale dominante rimane intatto, illeso e non scalfito.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, oggi assistiamo all&#8217;ascesa della cultura del &#8220;<em>virtue-signalling<\/em>&#8220;, in cui gli individui criticano apertamente lo sfruttamento delle imprese, le mistificazioni dei media e la corruzione dei governi, pur sostenendo gli stessi sistemi istituzionali che verbalmente denigrano. La proliferazione del virtue signalling &#8211; in cui le persone cercano di ottenere il plauso per aver mostrato sostegno a una causa sociale senza in realt\u00e0 fare nulla di significativo per promuoverla &#8211; \u00e8 un risultato prevedibile dello spettacolo.<\/p>\n<p>Naturalmente, sarebbe inesatto suggerire che il discorso online non ha alcun impatto sul mondo reale. Quando il movimento Black Lives Matter ha esortato le minoranze diseredate a scendere in strada e a protestare contro la brutalit\u00e0 della polizia, Internet \u00e8 stato fondamentale per organizzare dimostrazioni, raduni e marce locali. Tuttavia, anche in quel caso, il movimento \u00e8 diventato un mero spettacolo &#8211; una forma di intrattenimento televisivo &#8211; di cui i media tradizionali si sono riappropriati per massimizzare la propria produzione informativa.<\/p>\n<p>Come ha osservato astutamente <strong>Baudrillard<\/strong>, ci\u00f2 che inizia nel mondo dei simulacri finisce inevitabilmente nel mondo dei simulacri, poich\u00e9 non esiste una realt\u00e0 esterna a cui fare riferimento.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 oggi assistiamo all&#8217;emergere di una &#8220;cultura della petizione&#8221;, in cui un pubblico disilluso cerca di ottenere un cambiamento significativo firmando petizioni online, molte delle quali non arrivano mai alle orecchie dell&#8217;establishment politico.<\/p>\n<p>Nel Regno Unito, il Parlamento \u00e8 obbligato a discutere una petizione se riceve un numero sufficiente di firme, ma questi processi politici sono interamente teatrali &#8211; un rituale psicodrammatico &#8211; progettato per dare l&#8217;illusione di un impegno democratico (mentre i burattinai che tirano i fili rimangono occultati nell&#8217;ombra). Migliaia di persone potrebbero firmare una petizione per chiedere un&#8217;inchiesta pubblica sui molti documenti scomparsi che coinvolgono politici britannici di spicco in casi di abusi su minori e traffico sessuale, ma non farebbe alcuna differenza: il gioco \u00e8 finito prima ancora di cominciare.<\/p>\n<p>Inoltre, molte delle questioni politiche che vengono portate in Parlamento, come la &#8220;crisi energetica&#8221; e il &#8220;costo della vita&#8221;, sono accuratamente architettate dai media mainstream per creare problemi a cui lo Stato ha una soluzione, creando un pretesto per ulteriori interventi e controlli governativi.<\/p>\n<p>Prendiamo la &#8220;crisi degli alloggi\u201d. Molti chiedono ai governi nazionali di agire immediatamente e di implementare un reddito di base universale, che sostenga i pi\u00f9 poveri della nostra societ\u00e0. Tuttavia, mentre \u00e8 innegabile che l&#8217;economia globale sia in grave difficolt\u00e0, l&#8217;economia stessa (che non esce mai dal regno ermetico del segno, del simbolo e della simulazione) non viene mai messa sotto esame &#8211; rimane una costante a priori. Inoltre, non si discute su come verrebbe implementato un reddito universale, su chi lo controllerebbe o se porterebbe a nuove forme di regolamentazione economica (come un sistema di punteggio sociale).<\/p>\n<p>Questo \u00e8 esattamente il modo in cui funziona il simulacro: fornisce &#8220;false&#8221; soluzioni a &#8220;falsi&#8221; problemi all&#8217;interno di un &#8220;falso&#8221; sistema basato su una &#8220;falsa&#8221; moneta, confondendo il confine tra il reale e il rappresentativo nella misura in cui il secondo sostituisce il primo. Lo spettacolo moderno \u00e8 cos\u00ec travolgente nel suo potere iper-mimetico che non si pu\u00f2 nemmeno parlare di una realt\u00e0 esterna in cui si possa attuare un cambiamento politico significativo: il mezzo \u00e8 diventato il messaggio.<\/p>\n<p>Il profondo senso di alienazione, disillusione e irrealt\u00e0 che molti di noi sperimentano nell&#8217;odierna cultura della &#8220;post-verit\u00e0&#8221; non pu\u00f2 essere inteso come un fenomeno storicamente isolato, ma come un culmine escatologico &#8211; una singolarit\u00e0 tecnologica &#8211; in cui la simulazione ha finalmente sostituito il reale.<\/p>\n<p>Anche un film come <em>Matrix<\/em> non racchiude l&#8217;incubo allucinatorio della civilt\u00e0 moderna, perch\u00e9 almeno c&#8217;era la possibilit\u00e0 di sfuggire alla caverna di Platone, una divisione tra realt\u00e0 e illusione; nell&#8217;era digitale di oggi, ci svegliamo dai simulacri solo per ritrovarci in un&#8217;altra simulazione, incapaci di liberarci dalla prigione del referenziale.<\/p>\n<p>La nostra cultura diventer\u00e0 pi\u00f9 strana solo quando le tecnologie della realt\u00e0 virtuale diventeranno sempre pi\u00f9 avanzate nel loro potere di ingannare e sostituire un mondo che non \u00e8 mai esistito. Quando tutto ci\u00f2 che \u00e8 solido si dissolve nel nulla, tutto ci\u00f2 che rimane \u00e8 un sogno all&#8217;interno di un sogno &#8211; un universo olografico in cui la realt\u00e0 stessa non \u00e8 che uno spettrale fantasma del passato.<\/p>\n<h3>Note<\/h3>\n<p>1. K. Faucher, (2018), Capitale sociale online, University of Westminster Press, 115.<\/p>\n<p>2. Ibidem.<\/p>\n<p>3. J. Baudrillard, (1994), Simulacri e simulazione, Michigan University Press.<\/p>\n<p>4. J. Baudrillard, (2019), Per una critica dell&#8217;economia politica del segno, Verso, 90.<\/p>\n<p>5. J. Baudrillard, (1994), 45<\/p>\n<p>6. Castelli contraffatti: The Age of Mechanical Reproduction in Bram Stoker&#8217;s &#8220;Dracula&#8221; and Jules Verne&#8217;s &#8220;Le Chateau des Carpathes&#8221;, Texas Studies in Literature and Language, Winter 2014, Volume 46, Issue 4, 428-471<\/p>\n<p>7. K. Faucher, (2018), 110<\/p>\n<p>8. G. Debord, (1970), La societ\u00e0 dello spettacolo, Black &amp; Red<\/p>\n<p>9. Ibidem.<\/p>\n<p>10. P. Virilio, (1989), Guerra e Cinema: \u00a0Verso la logistica della percezione.<\/p>\n<p><em>Tradotto dall\u2019inglese da Piero Cammerinesi per LiberoPensare<\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.newdawnmagazine.com\/articles\/all-i-know-is-what-is-on-the-internet-the-emergence-of-the-post-truth-age\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fonte<\/a><\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Jack Fox-Williams Va detto che la filosofia postmoderna non ha ricevuto le migliori pubbliche relazioni. Non appena si sentono i nomi di Foucault, Deleuze, Derrida e Debord, si alzano gli occhi al cielo, aspettandosi un discorso pretenzioso sulla natura relativa della verit\u00e0, della conoscenza e della morale. 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