{"id":82866,"date":"2025-04-09T10:12:29","date_gmt":"2025-04-09T08:12:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liberopensare.com\/?p=82866"},"modified":"2025-04-10T09:38:26","modified_gmt":"2025-04-10T07:38:26","slug":"perche-prima-o-poi-il-capitalismo-ha-bisogno-della-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/perche-prima-o-poi-il-capitalismo-ha-bisogno-della-guerra\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9, prima o poi, il Capitalismo ha bisogno della Guerra"},"content":{"rendered":"<div class=\"the-post-header s-head-modern s-head-large\">\n<div class=\"post-meta post-meta-a post-meta-left post-meta-single has-below\">\n<pre class=\"is-title post-title\"><em>di Andrea Zhok<\/em><\/pre>\n<h2 class=\"sub-title\">Il professor Zhok espone la sua tesi: per sopravvivere, il libero mercato deve crescere. E, quando si ferma, l\u2019ultima risorsa \u00e8 il conflitto.<\/h2>\n<p>Il docente di Filosofia morale alla Statale di Milano si inserisce nel dibattito su guerra e riarmo con una lettura molto critica del capitalismo. Secondo l\u2019analisi di<strong> Andrea Zhok,<\/strong> il libero mercato, per sopravvivere, richiede una continua crescita. Quando la crescita si arresta, il sistema entra in crisi. E le soluzioni tradizionali \u2013 innovazione tecnologica, sfruttamento della forza lavoro, espansione dei mercati \u2013 non bastano pi\u00f9. In questa prospettiva, sostiene <strong>Zhok<\/strong>, la guerra diventa l\u2019<em>extrema ratio<\/em>, offrendo al sistema economico un meccanismo di distruzione, ricostruzione e controllo sociale.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"ts-row\">\n<div class=\"col-8 main-content s-post-contain\">\n<div class=\"the-post s-post-large\">\n<article id=\"post-8160\" class=\"post-8160 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail category-guerra-e-pace category-nichilismo tag-analisi tag-featured author-andrea-zhok\">\n<div class=\"post-content-wrap has-share-float\">\n<div class=\"post-content cf entry-content content-spacious\">\n<h2 class=\"wp-block-heading\">1. L\u2019essenza del capitalismo<\/h2>\n<p>Il nesso tra capitalismo e guerra \u00e8 non accidentale, ma strutturale, stringente. Nonostante la letteratura autopromozionale del liberalismo abbia sempre cercato di spiegare che il capitalismo, tradotto come \u00abdolce commercio\u00bb, era una via preferenziale verso la pacificazione internazionale, in realt\u00e0 questo \u00e8 sempre stata una conclamata falsit\u00e0. E questo non perch\u00e9 il commercio non possa essere viatico di pace \u2013 pu\u00f2 esserlo \u2013 ma perch\u00e9 l\u2019essenza del capitalismo NON \u00e8 il commercio, che ne \u00e8 solo uno dei possibili aspetti.<\/p>\n<figure id=\"attachment_82815\" aria-describedby=\"caption-attachment-82815\" style=\"width: 348px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-82815\" src=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Screenshot-2025-04-01-alle-17.55.11-187x300.png\" alt=\"\" width=\"348\" height=\"558\" srcset=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Screenshot-2025-04-01-alle-17.55.11-187x300.png 187w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Screenshot-2025-04-01-alle-17.55.11-7x12.png 7w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Screenshot-2025-04-01-alle-17.55.11.png 572w\" sizes=\"(max-width: 348px) 100vw, 348px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-82815\" class=\"wp-caption-text\"><strong>ACQUISTALO QUI<\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>L\u2019essenza del capitalismo consiste in uno e un solo punto. Si tratta di un sistema sociale idealmente acefalo, cio\u00e8 idealmente privo di guida politica, ma guidato da un unico imperativo categorico: l\u2019incremento del capitale a ogni ciclo produttivo.<\/strong><\/p>\n<p>Il cuore ideale del capitalismo \u00e8 la necessit\u00e0 che i capitali rendano, cio\u00e8 incrementino il capitale stesso. La guida di questo processo \u00e8 affidata non alla politica \u2013 tantomeno alla politica democratica \u2013 ma ai detentori di capitale, ai soggetti che incarnano le esigenze della finanza.<\/p>\n<p>\u00c8 importante capire che il punto cruciale per il sistema non \u00e8 che \u00abvi sia sempre pi\u00f9 capitale\u00bb in senso oggettivo, cio\u00e8 che il monte di denari aumenti sempre pi\u00f9; momentaneamente esso pu\u00f2 anche contrarsi. Il punto \u00e8 che <strong>deve esistere sempre la prospettiva generale di un accrescimento del capitale a disposizione.<\/strong> In assenza di questa prospettiva \u2013 ad esempio in una perdurante condizione di \u00abstato stazionario\u00bb dell\u2019economia \u2013 il capitalismo cessa di esistere come sistema sociale, perch\u00e9 viene meno il \u00abpilota automatico\u00bb rappresentato dalla ricerca di sbocchi agli investimenti.<\/p>\n<p><strong>Il punto va inteso squisitamente in termini di POTERE.<\/strong> Nel capitalismo, un determinato ceto detiene il potere e lo detiene in quanto affidatario della conduzione del capitale all\u2019accrescimento. Se viene meno la prospettiva di accrescimento, l\u2019esito \u00e8 tecnicamente RIVOLUZIONARIO, nel senso specifico in cui il ceto che detiene il potere deve cederlo ad altri \u2013 ad esempio a una guida politica mossa da principi o idee guida, come \u00e8 stato pi\u00f9 o meno sempre nella storia (prospettive religiose, prospettive nazionali, visioni storiche). Il capitalismo \u00e8 il primo e unico sistema di vita nella storia umana che non cerca di incarnare alcun ideale e che non tende ad andare in nessuna direzione specifica. Si aprirebbe qui un\u2019interessante discussione sul nesso tra capitalismo e nichilismo, ma vogliamo concentrarci su di un altro punto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-8161 lazyloaded\" title=\"\u00abPerch\u00e9, prima o poi, il capitalismo ha bisogno della guerra\u00bb 1\" src=\"https:\/\/krisis.info\/wp-content\/uploads\/jill-kapitalism-krieg.jpg\" alt=\"La scritta &quot;Capitalismo = guerra&quot; su un muro di Bergen, in Norvegia. Foto di Jill. Licenza CC BY-NC 2.0.\" data-src=\"https:\/\/krisis.info\/wp-content\/uploads\/jill-kapitalism-krieg.jpg\" data-cmp-ab=\"2\" data-cmp-info=\"10\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La scritta \u201cCapitalismo = guerra\u201d su un muro di Bergen, in Norvegia. Foto di Jill. Licenza CC BY-NC 2.0.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">2. La \u00abcaduta tendenziale del saggio di profitto\u00bb<\/h2>\n<p>Nella natura del sistema \u00e8 implicita una tendenza esaminata per la prima volta da <strong>Karl Marx<\/strong> sotto il nome di \u00abcaduta tendenziale del saggio di profitto\u00bb. Si tratta di un processo intuitivo. Da un lato, come abbiamo visto, il sistema esige di ricercare costantemente la crescita, trasformando il capitale in investimento generatore di altro capitale. Dall\u2019altro, la competizione interna al sistema tende a saturare tutte le opzioni per accrescere il capitale, realizzandole. Tanto pi\u00f9 la competizione \u00e8 efficiente, tanto pi\u00f9 veloce \u00e8 la saturazione dei luoghi dove fare margine. Questo significa che con l\u2019andare del tempo il sistema capitalistico genera strutturalmente un problema di sopravvivenza per il sistema medesimo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_81292\" aria-describedby=\"caption-attachment-81292\" style=\"width: 408px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-81292\" src=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/negri_isbn-e1733414236988-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"408\" height=\"577\" srcset=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/negri_isbn-e1733414236988-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/negri_isbn-e1733414236988-8x12.jpg 8w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/negri_isbn-e1733414236988.jpg 723w\" sizes=\"(max-width: 408px) 100vw, 408px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-81292\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"https:\/\/edizioniartemis.it\/product\/tempo-da-lupi\/ref\/3\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>ACQUISTALO QUI<\/strong><\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p>Il capitale disponibile si accresce costantemente e cerca impieghi \u00abproduttivi\u00bb, cio\u00e8 capaci di generare interessi. La crescita del capitale \u00e8 legata alla crescita delle prospettive di crescita futura del capitale, in un meccanismo che si autoalimenta. \u00c8 sulla base di questo meccanismo che ci si ritrova in situazioni come quella prima della crisi <em>subprime<\/em>, quando la capitalizzazione sui mercati finanziari globali era di 14 volte il <em>PIL<\/em> mondiale. Questo meccanismo produce la costante tendenza alle \u00abbolle speculative\u00bb. E questo stesso meccanismo produce la tendenza alle cosiddette \u00abcrisi di sovrapproduzione\u00bb, espressione comune ma impropria, in quanto d\u00e0 l\u2019impressione che ci sia un eccesso di prodotto a disposizione, mentre il problema \u00e8 che c\u2019\u00e8 troppo prodotto solo rispetto alla capacit\u00e0 media di acquistarlo.<\/p>\n<p>Costantemente, fatalmente, il sistema capitalistico si trova ad affrontare crisi generate da questa tendenza: masse crescenti di capitale premono per essere messe a frutto, in un processo esponenziale, mentre le capacit\u00e0 di crescita sono sempre limitate. Perch\u00e9 una crisi si faccia sentire non \u00e8 necessario che la crescita si arresti, basta che non sia all\u2019altezza della montante richiesta di margini. Quando ci\u00f2 accade, il capitale \u2013 cio\u00e8 i detentori del capitale o i loro gestori \u2013 iniziano ad agitarsi in maniera crescente, perch\u00e9 la propria stessa sopravvivenza come detentori di potere \u00e8 messa a repentaglio.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">3. La ricerca frenetica di soluzioni<\/h2>\n<p>Quando la compressione dei margini si approssima si apre la frenetica ricerca di soluzioni. Nella versione autopromozionale del capitalismo, la soluzione principe sarebbe la \u00abrivoluzione tecnologica\u00bb, cio\u00e8 la creazione di una nuova prospettiva promettente di generazione di profitto attraverso un\u2019innovazione tecnologica. La tecnologia \u00e8 realmente un fattore che accresce la produzione e la produttivit\u00e0. Se accresca anche i margini di profitto \u00e8 questione pi\u00f9 complessa, perch\u00e9 non basta che vi sia pi\u00f9 prodotto affinch\u00e9 il capitale si accresca, ma deve esservi pi\u00f9 prodotto ACQUISTATO.<\/p>\n<p>Questo significa che i margini possono crescere davvero in presenza di una rivoluzione tecnologica solo se l\u2019aumento di produttivit\u00e0 si ripercuote anche in aumento generale del potere d\u2019acquisto (salari), il che non \u00e8 cos\u00ec scontato. Ma anche laddove ci\u00f2 accada, le \u00abrivoluzioni tecnologiche\u00bb capaci di aumentare produttivit\u00e0 e margini non sono cos\u00ec comuni. Spesso ci\u00f2 che si presenta come una \u00abrivoluzione tecnologica\u00bb \u00e8 ampiamente sopravvalutato nella sua capacit\u00e0 di produrre ricchezza e finisce per essere solo un riorientamento degli investimenti che genera una bolla speculativa.<\/p>\n<p>In attesa di eventuali rivoluzioni tecnologiche che riaprano la sfera dei margini, la seconda direzione in cui viene ricercata una soluzione per riguadagnare margini di profitto \u00e8 la pressione sulla forza lavoro. Questa pressione si pu\u00f2 manifestare in compressione salariale e in molte altre modalit\u00e0 che incrementano l\u2019area di sfruttamento del lavoro. Il diretto abbassamento dei salari nominali \u00e8 una forma percorsa solo in casi eccezionali; pi\u00f9 frequenti e facili da gestire sono i mancati recuperi dell\u2019inflazione, la \u00abflessibilizzazione\u00bb del lavoro in maniera da ridurre i \u00abtempi morti\u00bb, la \u00abrigorizzazione\u00bb delle condizioni di lavoro, la dismissione di forza lavoro, eccetera.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-8162 lazyloaded\" title=\"\u00abPerch\u00e9, prima o poi, il capitalismo ha bisogno della guerra\u00bb 3\" src=\"https:\/\/krisis.info\/wp-content\/uploads\/lewis-Hine-mechanic-and-steam-pump.jpg\" alt=\"\u201cIl meccanico e la pompa a vapore\u201d, fotografia di Lewis Hine. Foto Public Domain.\" data-src=\"https:\/\/krisis.info\/wp-content\/uploads\/lewis-Hine-mechanic-and-steam-pump.jpg\" data-cmp-ab=\"2\" data-cmp-info=\"10\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">\u201cIl meccanico e la pompa a vapore\u201d, fotografia di Lewis Hine. Foto Public Domain.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p>Questo orizzonte di pressione presenta due problemi. Da un lato diffonde il malcontento, con la possibilit\u00e0 che questo sfoci in proteste, rivolte, eccetera. Dall\u2019altro lato, la pressione sulla forza lavoro, in particolare nella dimensione salariale, riduce il potere d\u2019acquisto medio, e corre cos\u00ec il pericolo di avviare una spirale recessiva (minori vendite, minori profitti, maggiore pressione sul monte salari per recuperare margini, conseguente riduzione delle vendite di prodotti, e cos\u00ec avanti).<\/p>\n<p>Una forma collaterale di conquista di margini si ha con le \u00abrazionalizzazioni\u00bb del sistema produttivo, che sta concettualmente a met\u00e0 strada tra innovazione tecnologica e sfruttamento della forza lavoro. Le \u00abrazionalizzazioni\u00bb sono riorganizzazioni che, per cos\u00ec dire, limano le relative \u00abinefficienze\u00bb del sistema. Questa dimensione riorganizzativa di fatto si ripercuote quasi sempre in un peggioramento delle condizioni di lavoro, che diviene in sempre maggior misura dipendente dalle esigenze impersonali dei meccanismi di capitale.<\/p>\n<p>Un ultimo orizzonte di soluzioni si presenta quando nell\u2019equazione entra la sfera del commercio estero. Per quanto di principio i punti precedenti esauriscano i luoghi dove i margini di profitto possono crescere, di fatto prendendo in considerazione la sfera estera, le medesime occasioni di profitto si moltiplicano per le diversit\u00e0 tra Paesi. Invece di un incremento tecnologico interno si pu\u00f2 avere accesso a un incremento tecnologico estero attraverso il commercio. Invece di una compressione della forza lavoro interna si pu\u00f2 ottenere accesso a manodopera estera a buon mercato, eccetera.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">4. Il declino del profitto<\/h2>\n<p>La fase attuale nella breve e cruenta storia del capitalismo che stiamo vivendo \u00e8 caratterizzata dal venir meno progressivo di tutte le prospettive di profitto maggiori. Ci sar\u00e0 sempre spazio per \u00abrivoluzioni tecnologiche\u00bb, ma non con una frequenza che possa star dietro a masse infinitamente crescenti di capitale che premono per essere messe a profitto. Ci sar\u00e0 sempre spazio per ulteriori compressioni della forza lavoro, ma il rischio di creare condizioni di rivolta o di ridurre il potere d\u2019acquisto diffuso pone limiti evidenti. Quanto al processo di globalizzazione, esso ha raggiunto i suoi limiti e ha iniziato un processo di relativo arretramento; la possibilit\u00e0 di trovare occasioni estere<em> toto coelo<\/em> differenti e migliorative rispetto a quelle interne si \u00e8 drasticamente ridotta (bisogna pensare che quanto pi\u00f9 le catene di produzione si estendono, tanto pi\u00f9 sono fragili e tanto pi\u00f9 possono comparire addizionali costi di transazione).<\/p>\n<p>La crisi <em>subprime<\/em> (2007-2008) ha segnato un primo momento di svolta, portando l\u2019intero sistema finanziario mondiale a un passo dal collasso. Per uscire da quella crisi si \u00e8 ricorso a due leve. Da un lato a una pressione elevata sulla sfera del lavoro, con perdita di potere d\u2019acquisto e peggioramento delle condizioni di lavoro a livello mondiale. Dall\u2019altro lato a un incremento dei debiti pubblici \u2013 che a sua volta sono un vincolo indiretto imposto alle cittadinanze e alla forza lavoro, e vengono presentati come un onere da compensare.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-8165 lazyloaded\" title=\"\u00abPerch\u00e9, prima o poi, il capitalismo ha bisogno della guerra\u00bb 5\" src=\"https:\/\/krisis.info\/wp-content\/uploads\/David-Shankbone-occupy-wall-street-2011.jpg\" alt=\"La manifestazione Occupy Wall Street l\u20198 ottobre 2011 a Washington Square Park, a New York. Foto di David Shankbone. Licenza CC BY 3.0.\" data-src=\"https:\/\/krisis.info\/wp-content\/uploads\/David-Shankbone-occupy-wall-street-2011.jpg\" data-cmp-ab=\"2\" data-cmp-info=\"10\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La manifestazione Occupy Wall Street l\u20198 ottobre 2011 a Washington Square Park, a New York. Foto di David Shankbone. Licenza CC BY 3.0.<\/figcaption><\/figure>\n<p>La crisi Covid (2020-2021) ha segnato un secondo momento di svolta, con caratteristiche non dissimili dalla crisi subprime. Anche qui gli esiti della crisi sono stati una perdita media di potere economico dei ceti lavoratori e un incremento dei debiti pubblici.<\/p>\n<figure id=\"attachment_80266\" aria-describedby=\"caption-attachment-80266\" style=\"width: 378px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-80266\" src=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/pedrotti-stifini-203x300.jpg\" alt=\"\" width=\"378\" height=\"558\" srcset=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/pedrotti-stifini-203x300.jpg 203w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/pedrotti-stifini-8x12.jpg 8w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/pedrotti-stifini.jpg 693w\" sizes=\"(max-width: 378px) 100vw, 378px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-80266\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"https:\/\/edizioniartemis.it\/product\/liberazione-ermetica\/ref\/3\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>ACQUISTALO QUI<\/strong><\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p>Tanto nella crisi <em>subprime<\/em> che nella crisi Covid, il sistema ha accettato una momentanea riduzione generale delle capitalizzazioni complessive, pur di riaprire nuove aree di profitto. Nell\u2019insieme il sistema finanziario \u00e8 uscito da entrambe le crisi con una posizione comparativamente pi\u00f9 forte rispetto alla popolazione che vive del proprio lavoro. L\u2019incremento dei debiti pubblici \u00e8 di fatto un trasferimento di denaro dalla disponibilit\u00e0 della cittadinanza media alle cedole dei detentori di capitale.<\/p>\n<p>Va notato che, per disinnescare gli spazi di contestazione e contrapposizione tra lavoro e capitale, il capitalismo contemporaneo ha spinto con tutte le sue forze per creare una cointeressenza in alcuni strati di popolazione, benestanti ma ben lontani dal contare qualcosa sul piano del potere capitalistico. Forzando le persone ad acquisire pensioni private, polizze assicurative fruttifere, spingendole a utilizzare i risparmi in qualche forma di titolo di Stato, si tenta (e riesce) a creare uno strato di popolazione che si sente \u00abparte in causa\u00bb nelle sorti del grande capitale. Questi strati di popolazione fungono da \u00abbuffer zone\u00bb, riducendo la disponibilit\u00e0 media a rivoltarsi contro i meccanismi di capitale.<\/p>\n<p><strong>La situazione attuale, in particolare nel mondo occidentale, \u00e8 dunque la presente. Il grande capitale ha bisogno, per sopravvivere, di accedere a ulteriori continuative aree di profitto. Le popolazioni dei Paesi occidentali hanno visto erodersi le proprie condizioni di vita, sia strettamente in termini di potere d\u2019acquisto, sia in termini di capacit\u00e0 di autodeterminazione, trovandosi sempre pi\u00f9 vincolate a una molteplicit\u00e0 di vincoli finanziari, lavorativi, legislativi, tutti motivati dalle esigenze di \u00abrazionalizzazione\u00bb del sistema.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le possibilit\u00e0 di trovare nuove aree di profitto all\u2019estero si sono drasticamente ridotte, con il raggiungimento dei suoi limiti da parte del processo di globalizzazione. Questa \u00e8 la situazione di fronte a cui i grandi detentori di capitale si trovano oggi. Nella loro ottica urge trovare una soluzione. Ma quale?<\/strong><\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">5. \u00abUna parola paurosa e fascinatrice:\u00a0guerra!\u00bb<\/h2>\n<p>Quando, nel canone occidentale, si presentano le guerre mondiali, cio\u00e8 i due massimi eventi di distruzione bellica della storia umana, si presentano di solito all\u2019insegna di alcuni colpevoli ben definiti: il \u00abnazionalismo\u00bb (in particolare tedesco) per la Prima Guerra Mondiale, le \u00abdittature\u00bb per la Seconda guerra mondiale. Raramente si riflette sul fatto che questi eventi hanno come epicentro il punto di sviluppo pi\u00f9 avanzato del capitalismo mondiale e che la Prima guerra mondiale avviene al picco del primo processo di \u00abglobalizzazione capitalistica\u00bb della storia.<\/p>\n<p>Senza entrare qui in un\u2019esegesi delle origini della Prima guerra mondiale, \u00e8 comunque utile ricordare come la fase che la precede e prepara \u00e8 perfettamente inquadrabile in una cornice che siamo in grado di riconoscere. Dal 1872 circa inizia una fase di stagnazione dell\u2019economia europea. Questa fase d\u00e0 una spinta decisiva alla ricerca di risorse e forza lavoro all\u2019estero, principalmente nelle forme dell\u2019imperialismo e colonialismo.<\/p>\n<p>Tutti i principali momenti di crisi internazionale che preparano la Prima Guerra Mondiale, come l\u2019incidente di Fashoda (1898), sono tensioni nel confronto internazionale per l\u2019accaparramento di aree di sfruttamento. La prima grande spinta al riarmo nella Germania guglielmina avviene per creare una flotta capace di contestare il dominio dei mari (che \u00e8 dominio commerciale) dell\u2019Inghilterra.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-8163 lazyloaded\" title=\"\u00abPerch\u00e9, prima o poi, il capitalismo ha bisogno della guerra\u00bb 7\" src=\"https:\/\/krisis.info\/wp-content\/uploads\/otto-dix-Neue-Vorstadt.jpg\" alt=\"&quot;Strada di Praga&quot;, dipinto di Otto Dix del 1920 che descrive i soldati rimasti mutilati durante la Prima guerra mondiale. Foto di Fred Romero. Licenza CC BY 2.0.\" data-src=\"https:\/\/krisis.info\/wp-content\/uploads\/otto-dix-Neue-Vorstadt.jpg\" data-cmp-ab=\"2\" data-cmp-info=\"10\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">\u201cStrada di Praga\u201d, dipinto di Otto Dix del 1920 che descrive i soldati rimasti mutilati durante la Prima guerra mondiale. Foto di Fred Romero. Licenza CC BY 2.0.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Ma perch\u00e9 mai la guerra dovrebbe rappresentare un orizzonte di soluzione delle crisi generate dal capitale? La risposta \u00e8, a questo punto, abbastanza semplice. <strong>La guerra rappresenta una soluzione ideale per le crisi da \u00abcaduta del tasso di profitto\u00bb sotto quattro profili principali.<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_81777\" aria-describedby=\"caption-attachment-81777\" style=\"width: 380px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-81777\" src=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/franco-206x300.jpg\" alt=\"\" width=\"380\" height=\"553\" srcset=\"https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/franco-206x300.jpg 206w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/franco-703x1024.jpg 703w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/franco-768x1118.jpg 768w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/franco-8x12.jpg 8w, https:\/\/www.liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/franco.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 380px) 100vw, 380px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-81777\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"https:\/\/edizioniartemis.it\/product\/anatomia-del-tradizionalismo-integrale\/ref\/3\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>ACQUISTALO QUI<\/strong><\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>In primo luogo<\/strong>, la guerra si presenta come una spinta non negoziabile a investimenti massivi, che possono rilanciare un\u2019industria esangue. Grandi commesse pubbliche nel nome del \u00absacro dovere della difesa\u00bb possono riuscire a estrarre le ultime risorse pubblicamente disponibili per riversarle in commesse private.<\/p>\n<p><strong>In secondo luogo<\/strong>, la guerra rappresenta una grande distruzione di risorse materiali, di infrastrutture, di esseri umani. Tutto ci\u00f2, che dal punto di vista del comune intelletto umano \u00e8 una disgrazia, dal punto di vista dell\u2019orizzonte di investimenti \u00e8 una magnifica prospettiva. Infatti si tratta di un evento che \u00abricarica l\u2019orologio della storia economica\u00bb, eliminando quella saturazione delle prospettive di investimento che minaccia l\u2019esistenza stessa del capitalismo. Dopo una grande distruzione si riaprono praterie per investimenti facili, che non hanno bisogno di alcuna innovazione tecnologica: strade, ferrovie, acquedotti, case, e tutto l\u2019indotto di servizi. Non \u00e8 un caso che da tempo oramai, mentre una guerra \u00e8 in corso, dall\u2019Iraq all\u2019Ucraina, si assiste a una corsa preliminare all\u2019accaparramento delle commesse per la futura ricostruzione. La pi\u00f9 grande distruzione di risorse di tutti i tempi \u2013 la Seconda guerra mondiale \u2013 fu seguita dal pi\u00f9 grande boom economico dalla Rivoluzione industriale.<\/p>\n<p><strong>In terzo luogo<\/strong>, i grandi detentori di capitale, che \u00e8 capitale finanziario, consolidano comparativamente il loro potere sul resto della societ\u00e0. Il denaro, avendo natura virtuale, rimane intoccato da qualunque grande distruzione materiale (purch\u00e9 non sia un annichilimento planetario).<\/p>\n<p><strong>In quarto e ultimo luogo<\/strong>, la guerra congela e arresta tutti i processi di potenziale rivolta, tutte le manifestazioni di scontento dal basso. La guerra \u00e8 il meccanismo definitivo, il pi\u00f9 potente di tutti, per \u00abdisciplinare le masse\u00bb, ponendole in una condizione di subordinazione da cui non possono uscire, pena l\u2019essere identificati come complici del \u00abnemico\u00bb.<\/p>\n<p>Per tutte queste ragioni l\u2019orizzonte bellico, per quanto al momento lontano dagli umori predominanti nelle popolazioni europee, \u00e8 una prospettiva da prendere estremamente sul serio. Quando oggi alcuni dicono \u2013 ragionevolmente \u2013 che non ci sono le premesse culturali e antropologiche perch\u00e9 la societ\u00e0 europea si disponga seriamente alla guerra, mi piace ricordare quando \u2013 annusando gli umori della massa \u2013 <strong>Benito Mussolini<\/strong> pass\u00f2 in pochi anni dal pacifismo socialista alla celebre chiusa del suo articolo sul\u00a0<em>Popolo d\u2019Italia<\/em>, il 15 novembre del 1914:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIl grido \u00e8 una parola che io non avrei mai pronunciato in tempi normali e che innalzo invece forte, a voce spiegata, senza infingimenti, con sicura fede, oggi: una parola paurosa e fascinatrice:\u00a0<em>guerra<\/em>!\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"https:\/\/krisis.info\/it\/2025\/04\/temi\/guerra-e-pace\/perche-prima-o-poi-il-capitalismo-ha-bisogno-della-guerra\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Fonte<\/em><\/a><\/p>\n<p><em>Immagine di copertina: \u201cCarica di lancieri\u201d, opera di Umberto Boccioni dipinta nel 1915 per celebrare un&#8217;azione della Prima guerra mondiale. Foto Public Domain.<\/em><\/p>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\">\n<hr \/>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-71156 alignleft\" src=\"https:\/\/liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/andrea_zhok-300x300.jpg\" sizes=\"(max-width: 127px) 100vw, 127px\" srcset=\"https:\/\/liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/andrea_zhok-300x300.jpg 300w, https:\/\/liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/andrea_zhok-150x150.jpg 150w, https:\/\/liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/andrea_zhok-12x12.jpg 12w, https:\/\/liberopensare.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/andrea_zhok.jpg 461w\" alt=\"\" width=\"127\" height=\"127\" \/>Andrea Zhok, nato a Trieste nel 1967, ha studiato presso le Universit\u00e0 di Trieste, Milano, Vienna ed Essex.<br \/>\n\u00c8 dottore di ricerca dell\u2019Universit\u00e0 di Milano e Master of Philosophy dell\u2019Universit\u00e0 di Essex.<br \/>\n\u00c8 autore di numerose pubblicazioni, scientifiche e divulgative; tra le pubblicazioni monografiche: \u201cLo spirito del denaro e la liquidazione del mondo\u201d (Jaca Book 2006); \u201cEmergentismo\u201d (Ets 2011); \u201cCritica della ragione liberale\u201d (Meltemi 2020).<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Zhok Il professor Zhok espone la sua tesi: per sopravvivere, il libero mercato deve crescere. E, quando si ferma, l\u2019ultima risorsa \u00e8 il conflitto. Il docente di Filosofia morale alla Statale di Milano si inserisce nel dibattito su guerra e riarmo con una lettura molto critica del capitalismo. Secondo l\u2019analisi di Andrea Zhok, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":82885,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5229,903],"tags":[1526,1584,851,1585],"class_list":["post-82866","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-geopolitica","category-rassegna","tag-andrea-zhok","tag-benito-mussolini","tag-evidenza","tag-karl-marx"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/82866","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=82866"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/82866\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":82884,"href":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/82866\/revisions\/82884"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/82885"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=82866"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=82866"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liberopensare.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=82866"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}