di Andrea Zhok

Al bombardamento dell’area del sito nucleare di Natanz, l’Iran ha risposto bombardando l’area del sito nucleare di Dimona in Israele; all’attacco ai depositi di gas dell’isola di Kharg, l’Iran ha risposto attaccando i più grandi depositi strategici e le raffinerie del Golfo; le minacce si succedono alle minacce con prospettive di distruzione che coinvolgono gli impianti di desalinizzazione, la cablatura intercontinentale su cui viaggia gran parte del traffico internet mondiale, e all’orizzonte la possibilità di un attacco decisivo diretto alle rispettive centrali nucleari, con la prospettiva di una creazione di due Chernobyl in una zona da cui proviene la metà delle risorse energetiche del pianeta.

La dinamica che le classi dirigenti occidentali sono abituate ad abitare è tale per cui, se riesci a supportare una menzogna in forme persuasive, queste menzogne ti permettono di modellare la realtà. È, ad esempio, il meccanismo delle bolle finanziarie e dell’insider trading: se si sparge una voce in maniera persuasiva, questa diventerà prospettiva di profitto, dunque valore azionario, dunque denaro, dunque potere d’acquisto di beni reali: una menzogna ben supportata e ti compri un’isola. Stessa cosa sul piano della democrazia rappresentativa: se riesci a costruire un sistema di propaganda efficace, convinci almeno pro tempore l’elettorato, e la trasformazione delle coscienze attraverso la menzogna si trasforma nelle urne in potere reale.

Similmente, qualche giorno dopo la trasformazione delle proteste pubbliche in Iran in un tentativo di “rivoluzione colorata” infiltrata dal Mossad (infiltrazione rivendicata poi dagli israeliani) una ONG canadese mise in giro il numero di “32.000 giovani manifestanti” giustiziati dal regime. La voce rinviava a “fonti interne” all’Iran. Il numero cominciò a girare vorticosamente, sorretto da quel poderoso investimento propagandistico che è la Hasbara sionista. La cifra era apparsa immediatamente implausibile anche sul piano schiettamente pratico (ad Auschwitz al picco della soluzione finale, in quella che era una macchina pensata per lo sterminio sistematico e l’incenerimento di soggetti già catturati ed inermi, si arrivava a un migliaio di internati uccisi al giorno: quello che ad Auschwitz al massimo dell’efficienza avrebbe richiesto un mese, la polizia iraniana lo avrebbe fatto in tre giorni).
22 Marzo 2026
Fonte: Andrea Zhok
Nell’immagine: Goya, “Stregoneria”
Andrea Zhok, nato a Trieste nel 1967, ha studiato presso le Università di Trieste, Milano, Vienna ed Essex.
È dottore di ricerca dell’Università di Milano e Master of Philosophy dell’Università di Essex.
È autore di numerose pubblicazioni, scientifiche e divulgative; tra le pubblicazioni monografiche: “Lo spirito del denaro e la liquidazione del mondo” (Jaca Book 2006); “Emergentismo” (Ets 2011); “Critica della ragione liberale” (Meltemi 2020).











