Il Giovedì Santo e il Vilipendio dell’Ultima Cena

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di Adriana Koulias

Quasi come se leggesse da un copione scritto dalle Confraternite Nere, miei cari amici, Trump, l’imbroglione, pronuncia il suo sconcertante discorso al suo popolo il Giovedì Santo.

Il Giovedì Santo commemora l’Ultima Cena di Gesù Cristo, in cui Gesù parla del vino e del pane come del sangue e del corpo di Cristo, e la nascita dell’atto alchemico della transustanziazione non solo dell’anima ma della terra stessa attraverso il sangue e il corpo di Cristo. È il momento in cui Giuda viene riconosciuto per quello che è e gli viene detto di andare e fare ciò che deve fare, rendendo nuovamente puro il “cerchio” zodiacale dei discepoli in modo che Lazzaro Giovanni possa entrarvi. In questo senso vediamo come lo Scorpione sia sostituito dall’Aquila e come ciò si rifletta nell’immaginario dei discepoli nel lavaggio dei loro piedi, che indica la purificazione del corpo eterico del gruppo.

“Maundy” [Italiano: lavanda dei piedi” NdT] deriva dal latino mandatum (comandamento), in riferimento al comando di Cristo Gesù di “amarvi gli uni gli altri”.

È quindi oggi nell’emisfero meridionale (che, miei cari amici, è ora il nuovo “centro”) che Trump annuncia il suo piano per riportare l’Iran all’età della pietra, dove appartiene.

Prendiamoci un momento per riflettere su questo.

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Oggi Giuda viene mostrato per quello che è… ovvero, il materialismo viene smascherato, attraverso l’apertura del vaso di Pandora. Il patto è stato stretto, il denaro pagato, e ora inizierà la distruzione – o almeno questo è ciò che le potenze dietro Trump vogliono imprimere nei nostri corpi eterici.

Ma riflettiamo bene su ciò che Trump vuole farci pensare, tenendo conto che la sesta epoca culturale, l’epoca russa, sarà una ricapitolazione dell’epoca persiana, proprio come la nostra epoca è una ricapitolazione dell’epoca egizio-caldea.

L’epoca persiana fu l’epoca che diede origine al manicheismo. Fu l’epoca di Zarathustra che divenne il Gesù Salomonico, l’epoca di Ea – l’essere Soph-Ea che è la saggezza dei Kyriotetes, guida sia della Maria salomonica che della Maria natanica. La Maria natanica era l’Iside degli Egizi, l’anima gemella dell’Anima di Nathan portata al sole prima della Tentazione. Era anche l’epoca di Marduk che combatté il drago Ahriman. Ma soprattutto, era l’epoca in cui Zarathustra vide Ahura Mazda o il Cristo nell’aura del Sole, mentre entrava nel Sole come un pianeta. Ahura Mazda, da cui prende il nome lo stretto di Hormuz!

È interessante notare che fu Ciro il Grande (imperatore persiano) a liberare gli ebrei dalla cattività babilonese intorno al 539 a.C., permettendo loro di tornare in Giudea e ricostruire il Tempio. La Persia agì come protettrice, finanziando il Secondo Tempio perché Ciro sapeva che gli ebrei avevano il compito di costruire il Tempio corporeo perfetto (i due figli di Gesù) per l’incarnazione di Cristo.

Quindi, oggi assistiamo a una svolta nel loro rapporto perché l’anima popolare rinnegata di Israele ha oltrepassato i propri limiti e sta cercando di rimanere rilevante ben oltre la sua data di scadenza attraverso la creazione e il mantenimento dello Stato di Israele.

L’anima popolare persiana è diventata, paradossalmente, la più grande nemica dell’anima popolare ebraica.

L’anima popolare persiana ha ancora un ruolo da svolgere nella storia umana. Israele no.

Questa è la pura e semplice verità occulta che le confraternite inglesi non vogliono che le anime conoscano, perché vogliono estendere la propria data di scadenza nell’epoca in cui la Russia e la sua ricapitolazione della Persia devono entrare.

Ora capiamo perché la Russia è alleata con l’Iran.

Dobbiamo, miei cari amici, ricorrere alla storia occulta per considerare queste grandi connessioni che sono in realtà spirituali; allora tutto acquista senso!

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Tra l’Iran e Israele si gioca il destino futuro dei manichei di Gaza, i quali, credo, avranno un ruolo importante da svolgere nella prossima epoca russa insieme a coloro che oggi si trovano ai margini degli eventi mondiali.

Ciò che ne sarà della ricapitolazione della Persia dipende dal fatto che la Sesta Epoca di Cultura venga o meno conquistata da Ahriman attraverso le confraternite inglesi che utilizzano Israele; in tal caso, la dualità di luce contro tenebra, bene contro male, che appartiene al mondo spirituale e nella testa pensante, scenderà nel metabolismo umano come vediamo che sta accadendo, causando la distruzione della vita umana e delle anime umane attraverso regimi come quelli odierni di Israele e dell’Iran. In futuro questa morte e distruzione proverrà nuovamente dal metabolismo durante la sesta grande epoca dell’evoluzione terrestre, ma a quel punto il metabolismo sarà diventato ciò che vediamo nella testa umana e si impadronirà del pensiero.

Naturalmente Michele combatterà il drago come sta facendo ora nel mondo eterico, a sud, e Vidar combatterà il lupo come sta facendo nel corpo eterico degli esseri umani e Cristo stesso, che vive sia nei nostri corpi eterici che nel mondo eterico, si manifesterà a coloro che si amano l’un l’altro e a coloro che amano il mondo. E queste persone porteranno avanti ciò che è necessario per la vita spirituale dopo la Guerra di Tutti contro Tutti, quando inizierà la grande sesta epoca.

Abbiamo visto un’inversione di questo Giovedì Santo prefigurata dalla rappresentazione dell’Ultima Cena durante i Giochi Olimpici, che raffigura la “Prostituta di Babilonia” come Cristo in una festa orgiastica di Dioniso dove si celebra una sessualità edonistica, ovvero la vita istintiva del metabolismo, come precursore dell’apertura degli Epstein Files.

Basta solo contemplare questo profondamente per vedere come le confraternite abbiano deposto le loro orribili uova, i loro suggerimenti ipnotici nelle anime degli esseri umani, uova che sperano si schiudano quando sarà il momento giusto. Perché vogliono che in noi si insinui il suggerimento che la Russia e l’Iran siano i nemici ultimi dell’umanità, che tutti i popoli (non i regimi) siano corrotti e vili e debbano essere sradicati, lasciando che Israele e gli Stati Uniti (con i loro alleati impotenti e appassiti a prendersi le briciole dello stretto di Hormuz e persino a cercare di governare attraverso un governo fantoccio, l’Iran stesso) prevalgano nella sesta epoca culturale!

Ahriman entrerà sulla scena mondiale espressamente allo scopo di condurre le cose in questa direzione e agendo nei metabolismi di molti che già possiede.

In questa notte Giuda va a cercare i soldati e ad appostarsi in attesa del momento in cui potrà baciare Cristo Gesù sulla guancia e tradirlo. Dobbiamo stare attenti a questo.

In questa notte i discepoli si addormentano e Cristo affronta l’annientamento da parte dei demoni di Sorat nel Giardino del Getsemani, da solo, perché lo Spirito Santo deve fuggire dove non c’è Coscienza Cristica!

Tuttavia, Vidar è l’essere angelico in grado di ringiovanire il corpo eterico di Gesù abbastanza a lungo da permettere a Cristo di procedere verso la croce e il Suo sacrificio.
I suoi unici testimoni sono Lazzaro Giovanni, unito a Giovanni Battista in modo che insieme potessero formare la coscienza dell’Io necessaria per la connessione dello Spirito Santo con Cristo, e le donne ai piedi della croce, prima fra tutte Maria di Matteo che, per intercessione della defunta Maria di Luca, era gli occhi dell’anima affinché la Divina Sophia potesse connettersi con Cristo attraverso lo Spirito Santo.

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Questa notte, l’antica commemorazione della festa della Pasqua ebraica, in cui coloro che rimasero nelle loro case, le cui porte erano state dipinte con il sangue dell’agnello, furono salvati, è ora la notte in cui il Cristo, l’Agnello di Dio, fu condotto al macello da Giuda per salvare tutta l’umanità, e la maggior parte degli ebrei ne era inconsapevole e ne è ancora inconsapevole.

Non dobbiamo restare nelle nostre case, miei cari amici, un discorso del genere di Trump in questa notte è significativo, non dobbiamo addormentarci, dobbiamo rimanere consapevoli, cari amici, di ciò che si sta tentando, poiché stiamo vedendo svolgersi davanti a noi una parodia di eventi che diventeranno sempre più evidenti, lampanti e terribili man mano che ci avviciniamo al 2030.

Ahriman vuole spingerci con le sue provocazioni in un abbandono sonnolento, come ha fatto oggi con tante menzogne che, come un grande fiume di rospi, sono uscite dalla bocca di un rinato Clemente V. Per spaventarci con le sue minacce di guerra e ancora guerra e distruzione, spingendoci a chiudere le nostre porte nella speranza che l’angelo della morte ci passi accanto, ma oggi quell’angelo minaccia di uccidere non ogni primogenito, ma la nostra anima cosciente, il nostro figlio spirituale, il Cristo in noi; se distogliamo lo sguardo da ciò che sta accadendo agli altri, se non usciamo dalle nostre case, se non diventiamo testimoni consapevoli, lo spirito non può vivere in noi per collegarci a Cristo!

Ecco perché in questa notte terribile, la notte in cui vagano gli spiriti maligni, Cristo ci ha esortato ad amarci gli uni gli altri e a seguirlo nel mondo, come i discepoli.

Rimanere dentro, al sicuro nelle nostre “case”, oggi significa morte dello spirito nell’anima, e morte dello spirito significa morte dell’anima.

Vi offro queste immagini tratte dal mio “Il Quinto Vangelo – Un Romanzo”.

* * *

Sul versante sud del Monte Sion sorgeva una proprietà di Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea, che essi avevano ceduto agli Esseni di Gerusalemme per le loro celebrazioni. Qui, in una sala al piano superiore chiamata cenacolo, una stanza raggiungibile dall’esterno solo tramite una scala, Gesù si riunì con i suoi discepoli per la celebrazione della festa della Pasqua.

La stanza era illuminata dal calore del fuoco, e dalle finestre entrava solo la fioca luce della luna argentata che stava sorgendo nell’oceano di nero sopra di loro. I tavoli, disposti a ferro di cavallo, seguivano la forma della stanza ed erano circondati da divani sui quali i discepoli erano distesi. Sul divano centrale sedeva il loro maestro, Giovanni era seduto alla sua sinistra e alla destra sedeva Giuda, mentre gli altri erano sparsi qua e là, secondo la loro affinità.

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Gli eventi tumultuosi della settimana passata avevano lasciato il posto a uno stato d’animo contemplativo, e un rinnovato senso di malinconia e di presagio cominciò a calare sui presenti, reso più reale dalla notte che incombeva. Potevano udire il sussurro di un vento ultraterreno che fischiava attorno alle pareti delle case e faceva tremare gli alberi – faceva tremare Giovanni. Quel vento gli ricordava le storie di quella prima Pasqua ebraica e la distruzione totale che l’angelo della morte aveva inflitto al popolo d’Egitto. Quella distruzione aveva risparmiato le case le cui porte erano state segnate con il sangue dell’agnello. Un pensiero venne ora al «piccolo» Giovanni:

Un sacrificio di sangue aveva salvato il popolo una volta.

Rifletteva su questo mentre gli altri mangiavano e parlavano tranquillamente tra loro; mentre le donne venivano a riempire le coppe di vino e i cestini di pane azzimo.

Quando i suoi occhi si posarono su Cristo Gesù, fu colpito dalla sua presenza radiosa e un altro pensiero gli venne in mente, come un pesce che luccica sotto la superficie di un ruscello:

Egli è quell’immagine tramandata di generazione in generazione. Gesù è il vero agnello pasquale! Deve morire per salvare Israele!

Pieno di questa consapevolezza, si guardò intorno, ma si rese conto che nessuno dei suoi compagni l’aveva colto; erano tutti assorti nelle parole del suo maestro.

«Ho desiderato mangiare questa Pasqua con voi», disse loro, «prima di subire il mio sacrificio… perché vi dico che non mangerò più finché il Regno di Dio non avrà compiuto la sua opera nel mio corpo». Prese un cesto pieno di pane azzimo, rese grazie, lo spezzò in piccoli pezzi e lo distribuì ai presenti. «Questo pane è come il mio corpo, che io sacrificherò per voi. Verrà un tempo in cui non mi vedrete, anche se sarò nei vostri cuori. Quando mangerete il pane, fatto di grano, ricordate ciò che vi sto dicendo: mangerete il mio corpo, che sarà diventato un tutt’uno con la terra».

Poi prese la brocca di vino, rese grazie, riempì una coppa di diaspro e disse:

«Bevete da questa tutti insieme».

Alzò la coppa in alto.

«Quando berrete vino fatto d’uva, ricordate che berrete il mio sangue, che avrò versato per voi. Guardate questa coppa. Nei tempi a venire, quando non mi vedrete, consolatevi, perché sarò con voi nella vostra anima proprio come il vino è in questa coppa.»

Il suo sguardo si posò sul gruppo.

«Sarò nei cuori di tutti, anche di coloro che non mi amano.»

 

«Ti amiamo tutti!»

disse Filippo.

«Puoi dirlo, Filippo, ma anche adesso uno di voi a questa tavola mi tradirà.»

Giovanni di Zebedeo vide l’ansia diffondersi tra i suoi compagni, come una luce che spaventa i topi in una stanza buia. Si scambiarono sussurri, sguardi e occhiate furtive e tutti caddero nell’incredulità, agitando le mani in qua e in là.

«Chi è, Signore? Sono io?»

chiesero uno dopo l’altro.

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A quel punto Giovanni si sentì come se stesse entrando in un sogno. Silenziosamente, Lazzaro-Giovanni, l’amato del suo Signore, entrò nella stanza. Nella mente di Giovanni, Lazzaro-Giovanni portava una bacinella e una brocca e, vedendolo, gli altri cominciarono a mormorare e a discutere tra loro, non riguardo al traditore, ma su chi fosse il più vicino al loro maestro. Nel suo cuore Giovanni, figlio di Zebedeo, non provava alcun desiderio di essere più grande di colui che era risorto dai morti. Anzi, aveva provato una certa affinità con l’amato del suo maestro. La sua resurrezione aveva significato che a Lazzaro era stato attribuito uno strano mistero, che Giovanni non comprendeva appieno, ma che sapeva nel profondo della sua anima essere di profondo significato.

In questo sogno, vide il suo maestro deporre le vesti e cingersi di un asciugamano. Lo vide versare acqua in una bacinella, che portò al tavolo. Nessuno sapeva cosa stesse per fare finché non si inginocchiò e iniziò a togliere i sandali dai piedi di Andrea.

Andrea sembrò stupito quando il suo maestro glieli lavò. Tutti rimasero sbalorditi mentre il maestro passava al discepolo successivo, e poi a quello dopo. Continuò a lavare loro i piedi, uno per uno, e mentre lo faceva disse loro:

«Chi è più grande, colui che siede a tavola o colui che lo serve? Non è forse colui che siede a tavola? Ma io mi siedo a tavola eppure servo anche coloro che amo.

«Voi siete come i miei piedi, le mie mani e le mie braccia»,

disse loro,

«cosa farei senza di voi? Proprio come la testa deve chinarsi in servizio amorevole e umile verso tutto ciò che vive al di sotto di essa, così io devo chinarmi davanti a voi che siete parte di me…»

Giunse a Pietro, e questi, sbalordito, cominciò a scuotere la testa.

«No! No! Non ti permetterò mai di lavarmi i piedi!»

Gesù alzò lo sguardo con occhi allegri:

«Ma Pietro, fratello mio, se non ti lavo i piedi non puoi essere parte di me!»

Pietro cambiò idea:

«Signore! Allora non solo i miei piedi…»

disse, e mise entrambi i piedi nella bacinella,

«… ma anche le mie mani e la mia testa! Tutto il mio corpo!»

Tra loro si levò un sommesso mormorio di risate.

«I tuoi piedi sono la parte più bassa del tuo corpo, ti aiutano a stare in piedi sulla terra»,

spiegò, asciugandoli con l’asciugamano,

«Quando sono puliti il tuo corpo gioisce. Ma la tua anima contamina il tuo corpo quando è schiava delle passioni».

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Giovanni di Zebedeo si svegliò in quel momento e vide che Gesù era seduto a tavola come prima e stava dicendo:

«Per questo motivo la tua anima non deve essere la tua padrona, ma devi piuttosto essere tu il padrone della tua anima, altrimenti contaminerai il tuo corpo. «Tutti voi che siete seduti con me rappresentate vari gradi di perfezione. Voi posso condurvi al Padre, poiché siete puri e immacolati, tutti tranne colui la cui anima ha il dominio su di lui – le cui passioni hanno preso il controllo di lui».

I discepoli si guardarono di nuovo intorno, non sapendo a chi si riferisse.

«È colui che mi tradirà».

 

«Di chi parli, Signore?»,

chiese Pietro con ansia.

Lazzaro Giovanni si era seduto accanto a Gesù e stava inclinando la sua anima alle parole del maestro, ascoltando con il cuore. A Giovanni sembrò che il maestro avesse risposto alla domanda di Pietro, poiché udì queste parole:

È colui al quale darò un boccone dopo averlo intinto.

Il suo maestro intinse allora una porzione di pane nel vino e la porse a Giuda; questo gesto, essendo tra i più intimi e onorifici, fece esitare Giuda.

Giuda scosse la testa.

«Hai ricevuto la tua ricompensa, fallo in fretta»,

lo incoraggiò Gesù.

Con gli occhi sgranati e uno sguardo strano, Giuda prese il boccone e se lo portò alla bocca; in un lampo Giovanni vide la visione mortale di Satana riflessa nei suoi occhi.

Giuda prese allora la sua borsa e scomparve nella notte.

Gli altri pensarono che, poiché Giuda aveva una borsa piena di denaro, Gesù gli avesse chiesto di comprare qualcosa per la festa o lo avesse mandato a dare qualcosa ai poveri. Ma Giovanni conosceva la verità, tuttavia. Nel suo cuore lo sapeva, anche se non sapeva come. Giuda era già stato pagato per il suo tradimento!

Quando Giuda lasciò la sala superiore, Gesù disse:

«Ora il cerchio è purificato, poiché tutto ciò che è egoista e pieno di passione lo ha abbandonato».

Ora sapevano chi fosse.

In seguito, mangiarono il pane e bevvero il vino senza appetito e resero grazie cantando un inno pasquale tratto dalla seconda parte dell’Hallel.

Il cuore di Giovanni era affranto. Non voleva pensare a come sarebbe avvenuto il tradimento, né a quando.

Dopo l’Hallel, Gesù si alzò, e dopo aver trovato sua madre, le disse alcune parole e la baciò sulla guancia. Giovanni vide come la madre del suo Signore per poco non perdesse l’equilibrio per quel gesto.

Quando lei fu consolata, tornò dai suoi discepoli e disse:

«Andiamo».

Prese alcune torce e uscirono nell’oscurità della notte.

In alto, la luna nascosta gettava una luce scarsa e loro avevano paura. Era una rigida osservanza della Pasqua rimanere al sicuro in casa, poiché all’aperto nessun uomo era protetto dall’angelo vendicatore della morte. Ma Giovanni amava il suo maestro e si fidava di lui, e nonostante la paura si unì agli altri e lo seguì nell’aria fredda.

Quando passarono per la porta a nord del Tempio e scesero in una parte desolata della valle del Cedron, Giovanni si rese conto di quanto fosse stanco. La lunga settimana aveva messo a dura prova il suo corpo, e la stanchezza ora gli toglieva il fiato. Ciononostante, seguì gli altri mentre proseguivano, finché non attraversarono il torrente gonfio e imboccarono la strada che portava verso il Monte degli Ulivi, al giardino del Getsemani.

Il suo maestro disse loro:

«Presto non mi vedrete più… Sarò consegnato ai leviti e loro mi porteranno dai gentili, e sarò crocifisso».

Il vento gli fischiava nelle orecchie e Giovanni si sentì sopraffatto dal terrore per quelle parole.

«Ti seguirò!»

disse Pietro, inciampando nell’oscurità,

«combatterò fianco a fianco con i tuoi nemici. Vedi che ho portato il mio coltello da filetto? È affilato, non c’è dubbio! Sono pronto ad andare in prigione e a marciare verso la morte con te!»

Gesù lo osservò nella misteriosa luce blu di quella luna primaverile.

«Metti via il coltello, fratello… dici che darai la vita per me eppure io ti dico che mi abbandonerete tutti».

Ci furono sussulti.

«Tutti»,

disse, in modo significativo.

«Io no!»

rispose Pietro.

«Questi altri forse sì, ma io no!»

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Si fermò per fissare Pietro con lo sguardo.

«Prima che il gallo canti, mi avrai rinnegato tre volte.»

Pietro allora urlò, come un lupo ferito.

«Io no! Dimmi che non è vero!»

Gesù era cupo e severo:

«Satana desidera averti e prendere il meglio di te per sé, come ha fatto con Giuda, ma io so che nel tuo cuore sei pieno di fede e per questo ho pregato che la tua fede non venga meno… Ho pregato che tu rimanga con me, per aiutarmi a portare la mia croce!»

«La porterò io!»

disse Andrea.

Guardando Andrea disse:

«La tua sarà una croce diversa, Andrea, e per questo motivo sarà ricordata da tutti gli uomini… Dico a tutti voi: questa notte nessuno di voi rimarrà con me, vi disperderete, ognuno per conto proprio, e mi lascerete solo per paura. Ma io non sarò solo, perché Cristo è con me, e attraverso Lui vincerò il mondo!»

Gesù proseguì, respirando affannosamente, come se ogni cosa gli costasse ormai uno sforzo.

Pietro, che sarebbe caduto in ginocchio dopo quelle parole del suo maestro se non fosse stato per Filippo e Andrea al suo fianco, lo seguiva a distanza, afflitto:

«Perché hai detto che avresti portato la croce, Andrea? Devi sempre superarmi…? La porterò io, per Dio! Non ti deluderò, maestro! Non ti deluderò!»

Alcuni dei discepoli cominciarono a piangere. Gli occhi di Giovanni si riempirono di lacrime.

Gesù disse, dalla sua posizione davanti a loro:

«Ora siete tristi, lo so, e vi dico che più tardi sarete ancora più tristi, ma la vostra angoscia si trasformerà in esultanza. Abbiate coraggio! Non lasciatevi prendere dalla paura, perché la paura vi farà addormentare e io ho bisogno che siate svegli! Non è forse vero che quando una donna è in travaglio è piena di dolore perché è giunta la sua ora, e poi, non appena il bambino è nato, è piena di gioia? Io morirò, questo è certo, ma cos’è la morte se non una nascita spirituale? La morte, fratelli miei, è solo apparenza. Vi dico che sono nato dallo spirito e di nuovo lascerò il mondo, attraverso la morte, e tornerò allo spirito e vivrò di nuovo!»

Giovanni lo aveva saputo fin dall’inizio, ma solo ora gli altri capirono che il loro maestro stava davvero andando incontro alla morte. A ciò si aggiunse la consapevolezza che la sua morte avrebbe portato nuova vita.

«Cosa desideri che facciamo?»

chiese Bartolomeo, tra le lacrime.

«Diccelo, e lo faremo perché ti amiamo!»

 

«Come vi ho detto, sono come un uomo che intraprende un lungo viaggio. Lascio la mia casa e ordino al portiere di sorvegliare i cancelli fino al mio ritorno.» Si fermò un attimo per dire loro: «Voi siete i miei portieri… se mi amate, vegliate! Non lasciate che vi trovi addormentati… non cedete alla tentazione di dormire!»

La sua voce sembrava piena di sfinimento.

Giuseppe d’Arimatea aveva dato loro la chiave del suo giardino, pieno di ulivi, rose e alberi da frutto, e spesso vi erano venuti per la contemplazione, il riposo e la preghiera durante l’ultima settimana. Il loro maestro usò ora la chiave per aprire il lucchetto ed entrarono nel giardino dove tutto sembrava stranamente malvagio.

Pietro disse:

«Richiudilo, Signore, ci farà guadagnare tempo».

 

«Perché dovrei guadagnare tempo? La Ruota del destino è stata messa in moto e tutto sarà come deve essere, non puoi cambiarlo…»

Prese delicatamente il viso di Pietro tra le mani e lo guardò profondamente negli occhi.

«Quando capirai, mia piccola roccia, perché sono venuto su questa terra? Quando vedrai che non sono venuto per insegnare, o per guarire, o per compiere miracoli? Sono venuto per morire!»

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Quest’ultima parola gli tolse il fiato, e lasciò andare il viso di Pietro e continuò a camminare.

«L’ora delle tenebre è vicina, il popolo, le guardie, i sacerdoti, tutti hanno la loro parte.»

 

«Nessuno ha una scelta?»

gli disse Filippo, raggiungendolo.

«E la libertà di cui ci hai parlato… è tutto predeterminato, così che nulla possa essere cambiato? E coloro che ti perseguiteranno, non hanno alcuna possibilità, o saranno condannati per sempre a pagare per questo?»

Egli disse:

«Fino ad ora siete stati tutti vincolati alla necessità e non siete stati liberi. Non siete stati liberi, ma avete creduto di esserlo perché siete intrappolati nell’illusione. Ciò che mi accadrà presto è ancora necessario, Filippo, ma dopo la mia morte avrete la libertà e la possibilità di salvezza.»

 

«Libertà da cosa?»

chiese Filippo.

«Libertà dall’illusione della morte»,

rispose Gesù.

«Morirò e vincerò la morte per salvare il mondo dall’illusione, per mostrare a tutta l’umanità che dopo la morte c’è la vita. Allora la salvezza potrà arrivare per tutti, non solo per coloro che mi amano, ma anche per coloro che sono contro di me, per coloro che alzano le mani per colpirmi e per coloro che questa notte verranno a condurmi alla morte. Stai tranquillo, anche se questi uomini non mi conoscono, anche se mi sputeranno addosso, mi insulteranno e mi feriranno, si ricorderanno di me anche dopo la morte, e questo preparerà loro la via per venire a me liberamente nelle loro vite future.»

 

«Che cosa ha detto?»

chiese Andrea.

Pietro, sbalordito dalle parole del suo maestro, perse completamente la calma.

«Perché non ascolti, Andrea! Devo sempre fare da orecchie per te? Dice che tutto ciò che gli accade è predestinato, ma che dopo la sua morte la sua morte porterà la libertà, così che anche coloro che ora non lo amano possano scegliere di amarlo in futuro!»

Quando raggiunsero una radura circondata da alberi, il loro maestro disse loro:

«Giovanni, Pietro, Giacomo, venite con me, gli altri possono restare qui… pregate di non addormentarvi, di non essere tentati di smarrirvi. Attraverso di voi il mondo saprà come ho lottato per strappare le anime degli uomini dalle grinfie della morte».

Giovanni lo seguì, pieno di malinconia, mentre Cristo Gesù li conduceva in un altro luogo, più all’interno del giardino.

Qui li lasciò mentre si recava in un boschetto non lontano.

Giovanni guardò intorno agli angoli in ombra, al cielo sopra di loro e alla luna che andava e veniva dietro le nuvole. Un vento umido e gelido spazzava gli alberi e avvolgeva il gruppo tremante.

Cosa avrebbero fatto senza di lui? Dove sarebbero andati? Si strinsero l’uno all’altro, coloro che avevano camminato con lui, spezzato il pane con lui e sofferto con lui tutte le privazioni degli ultimi tre anni. Si guardarono l’un l’altro con volti pieni di terrore, poiché capivano chiaramente che l’ora era giunta. Non ne erano stati avvertiti più e più volte? Eppure i loro occhi erano concordi nella loro impreparazione ad affrontarla.

La paura suscitava il desiderio dell’oblio del sonno, il desiderio del conforto del nulla. In alto, ombre alate minacciavano la luna e il vento era pieno di voci.

L’esaurimento di Giovanni era profondo. Ricordava che una sensazione simile lo aveva sopraffatto in precedenza, sulla montagna dello spirito, quando non aveva sopportato la visione della gloria del suo maestro. Non avrebbe dormito di nuovo. No. Ma i suoi occhi erano pesanti. Sentiva un torpore salire per cancellare i suoi pensieri, come un terribile guardiano che impedisce l’accesso ai misteri a chi non ne è degno. Forse la sua volontà non era all’altezza della forza inarrestabile del sonno? Guardò gli altri. Stavano già dormendo. Si pizzicò la pelle e si strofinò gli occhi, ma il suono del loro respiro regolare lo cullava.

Pregò nel suo cuore per avere la forza di resistere, poiché non voleva deludere di nuovo il suo maestro. Si disse che doveva «vegliare» eppure, quanto gli sembravano beati gli altri nella loro pace torpida! Forse poteva chiudere gli occhi per un momento… sicuramente un momento non avrebbe fatto alcuna differenza? Quanto sarebbe stato consolante riposare, dimenticare gli eventi spiacevoli e terribili che sapeva sarebbero presto arrivati. Ci sarebbe stato tempo per preoccuparsi di tutto l’indomani.

Sbatté le palpebre.

Fu solo un battito di ciglia, e poi giunse il suono di suo fratello che lo chiamava attraverso l’oscurità del giardino:

«Alzati! Stanno arrivando!»

Ora, in piedi tra i suoi compagni, con la mente annebbiata e la bocca secca, si strofinò gli occhi e vide un gran numero di torce che si facevano strada attraverso il giardino. Si rese conto che in un batter d’occhio la paura gli aveva steso una mano gelida sugli occhi e lui aveva deluso il suo Signore.

* * *

Con amore che è consapevolezza e sostegno per le vostre anime, miei cari fratelli e sorelle in Cristo,

Namaste!

Traduzione dall’inglese di Piero Cammerinesi per LiberoPensare

2 Aprile 2026


Adriana Koulias è nata nel 1960 a Rio de Janeiro, in Brasile. All’età di nove anni la sua famiglia è emigrata in Australia.
Nel 1989 Adriana ha iniziato a studiare Antroposofia, Filosofia e Storia e ha intrapreso una carriera artistica, vendendo opere a varie gallerie d’arte e partecipando a diverse mostre miste. Autrice di diversi romanzi tra cui tradotti in italiano: Il segreto della sesta chiave, Il tempio del Graal, I custodi del Graal.
Oggi Adriana tiene regolarmente conferenze su storia, filosofia e scienze esoteriche. Ha due figli e vive a Sydney.

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