Ho addirittura sentito editorialisti spiegare che Trump sta aiutando le partite IVA italiane perché colpisce la “concorrenza sleale” cinese.

Ok, giusto per intenderci.

La Cina è sicuramente disturbata dalla guerra nel Golfo Persico, lo è per l’approvvigionamento di idrocarburi a basso costo e lo è perché è un grande spazio commerciale che momentaneamente si chiude.

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Tuttavia la Cina ha diretto accesso alle eccedenze di petrolio e gas naturale russo (quelle eccedenze che l’Europa genialmente ha liberato, perché noi quando ci sono violazioni del diritto internazionale, signora mia…).

Dunque tanto la guerra nel Golfo Persico che l’attuale secondo blocco di Hormuz da parte americana alla Cina producono poco più di un prurito.

Al contempo, chi parla di “concorrenza sleale” della Cina è rimasto all’epoca in cui la Cina produceva grandi quantità di prodotti a basso valore aggiunto e a prezzi competitivi per i bassi salari. Solo che negli ultimi 20 anni i salari industriali cinesi sono diventati i più alti dell’intera Asia e i prodotti industriali cinesi sono tra quelli a maggior valore aggiunto.

Dunque, per capirci, la Cina sta scalzando l’Occidente (e l’Europa in particolare) come “officina del mondo”, sta occupando fette di mercato industriale e tecnologico sempre più grande, sta al contempo aumentando il proprio potere d’acquisto interno, diventando essa stessa un grande mercato, e sta ottenendo petrolio a costi competitivi dai suoi vicini, Russia in testa.

Lo sta facendo serenamente, anche perché l’unica vittima sacrificale della guerra di aggressione israelo-americana all’Iran è – chi se lo sarebbe mai aspettato? – proprio l’Europa.

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Quell’Europa che, dopo essersi ripetutamente sparata su entrambi i piedi e nelle mutande, sanzionando l’Iran, lasciandosi distruggere il North Stream 2, rinunciando al petrolio russo, litigando con la Cina per la via della seta, sanzionando il mercato russo e delocalizzando le industrie in Asia (per poter abbassare i salari al proprio interno), ora, di fronte alla doppia chiusura ermetica del Golfo Persico si ritrova:

  • senza approvvigionamenti energetici,
  • con mercati di sbocco ristretti per le proprie merci,
  • con costi di produzione fuori mercato,
  • con un mercato interno impoverito dalla perdita di potere d’acquisto dei propri lavoratori,
  • e con Lady Ursula che ti spiega, con il suo sorrisetto da garrota, che:

1) “l’energia meno costosa è quella non usata” (ricordate “Take that Putin!” rinunciando alla doccia calda? quella roba là) e che

2) il nostro errore è stato di non essere stati ancora più veloci nell’elettrificazione del sistema (mentre il 90% della produzione di impianti fotovoltaici è oramai cinese).

In un’immagine.

Ci siamo confezionati un nodo scorsoio facendo terra bruciata verso tutti i partner utili, ci siamo messi un cappio al collo indebolendo il nostro tessuto industriale e il mercato interno, abbiamo insaponato il cappio inventandoci un green deal per fare qualche favore a zii e cugini dei commissari europei, e infine, quando gli americani hanno dato un calcio alla sedia, abbiamo cercato con voce strozzata di ringraziarli per il GPL a prezzi esorbitanti.

Orgoglio europeo.

15 Aprile 2026

Fonte: Andrea Zhok


Andrea Zhok, nato a Trieste nel 1967, ha studiato presso le Università di Trieste, Milano, Vienna ed Essex.
È dottore di ricerca dell’Università di Milano e Master of Philosophy dell’Università di Essex.
È autore di numerose pubblicazioni, scientifiche e divulgative; tra le pubblicazioni monografiche: “Lo spirito del denaro e la liquidazione del mondo” (Jaca Book 2006); “Emergentismo” (Ets 2011); “Critica della ragione liberale” (Meltemi 2020).