di Andrea Zhok
Ci fu un tempo in cui l’Europa Unita venne presentata come

A) Il modello ideologico

L’Europa (UE) ha iniziato a spalleggiare sistematicamente tutte le iniziative di riassetto geopolitico americano, dall’Afghanistan, all’Iraq, alla Jugoslavia, alla Libia. La cornice ideologica – la leggenda progressista del sistema internazionale basato sulle regole e sul rispetto dei diritti umani – ha consentito alle politiche USA di essere fatte passare senza resistenze presso l’opinione pubblica europea.
La cittadinanza europea ha trangugiato come oche all’ingrasso per due decenni tutte le fiabe americane di “emancipazione dei popoli oppressi”, “interventi umanitari”, “polizia internazionale”. Intanto, mentre i nostri giornali si scambiavano vicendevolmente medaglie intorno a quanto eravamo civili e illuminati, gli Stati Uniti hanno rescisso tutte le catene di approvvigionamento vitali per l’Europa. Hanno destabilizzato tutti quei produttori di petrolio dell’area medioorientale che non fossero già vassalli degli USA (Arabia Saudita, EAU, ecc.). Così Iraq e Libia sono stati trasformati da fornitori indipendenti a cumuli di rovine dove solo la forza militare conta.
Con la favola per gonzi dei diritti umani, l’Iran è stato messo sotto sanzioni e isolato anch’esso dalla possibilità di commerciare le proprie risorse con l’Europa. Infine le provocazioni reiterate sul confine ucraino sono riuscite a produrre la guerra ancora in corso, che ha rescisso il principale polmone di approvvigionamento energetico per l’industria europea, la Russia.
Tolti di mezzo Medio Oriente e Russia, i geni della politica europea si sono appoggiati mani e piedi al GNL americano, facendo drammaticamente perdere di competitività all’industria europea.
E arrivati a questo punto, ovviamente, il potere contrattuale europeo nei confronti degli USA è esattamente zero.

Se Trump vuole la Groenlandia gli daremo la Groenlandia, se vuole lo ius primae noctis gli daremo lo ius primae noctis (gli basta staccare la spina del GNL per mettere in ginocchio il continente).
E) Che fare?
Una situazione così compromessa è davvero difficile da recuperare. Di fatto l’Unione Europea neoliberale e le sue istituzioni hanno sancito il più grave collasso storico che l’Europa abbia subito nella sua storia, peggiore persino della seconda guerra mondiale, dal punto di vista del potere comparativo.
La soluzione teorica da percorrere è semplice in teoria (molto meno in pratica). L’UE deve chiudere i battenti, mettere fuori il cartello di chiuso per fallimento, rimanere una pagina oscura nei libri di storia. (Resta il problema tecnico di cosa fare dell’euro.)
Al posto dell’UE devono nascere immediatamente alleanze strategiche tra stati europei con interessi affini. Immediatamente devono essere riaperti tutti i canali diplomatici ed economici con tutti i paesi che il soft power americano ci ha presentato come mostri inguardabili: Russia, Cina, Iran.
Solo per questa via l’assedio americano all’Europa (e al resto del mondo) può essere rotto. Solo in questo modo l’Europa può riaprire un futuro per le prossime generazioni. Ovviamente, nella temperie culturale coltivata da decenni, una prospettiva del genere non può che trovare una resistenza strenua. E se così sarà, una volta di più l’Europa si sarà immolata per delle idee (stupide).
Ma diversamente dalla canzone di Georges Brassens, questa volta moriremo per delle idee, ma non di morte lenta.
22 Gennaio 2026
Fonte: Andrea Zhok
Andrea Zhok, nato a Trieste nel 1967, ha studiato presso le Università di Trieste, Milano, Vienna ed Essex.
È dottore di ricerca dell’Università di Milano e Master of Philosophy dell’Università di Essex.
È autore di numerose pubblicazioni, scientifiche e divulgative; tra le pubblicazioni monografiche: “Lo spirito del denaro e la liquidazione del mondo” (Jaca Book 2006); “Emergentismo” (Ets 2011); “Critica della ragione liberale” (Meltemi 2020).











