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Rudolf Steiner in Sicilia. Dal Ritorno del Cristo all’Enigma svelato

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di Piero Cammerinesi 

Riprendendo in mano recentemente uno dei più straordinari cicli di conferenze di Rudolf Steiner che ho avuto il piacere e l’onore di tradurre nel corso della mia vita – ed esattamente  Sulla Via di Damasco del 1910 – mi sono soffermato su una conferenza del tutto speciale.

Una conferenza che Steiner tenne a Palermo il 18 Aprile 1910 che ha come titolo Il Ritorno del Cristo, che rappresentò una delle primissime volte in cui egli parlò della futura Ricomparsa del Cristo sul piano eterico.

Esiste la possibilità di vedere l’eterico, grazie alle facoltà che si stanno risvegliando. Così l’anima vedrà quel che vide allora Paolo: contemplerà il Cristo nel corpo eterico. Questo grande evento, la ricomparsa del Cristo, è giunto, indipendentemente da libri e documenti, per coloro che vi si preparano degnamente. E compito dell’Antroposofia è annunciarlo. Vi sono uomini che intuiscono di aver superato l’èra oscura e di andare incontro ad un’epoca più luminosa. Gli antroposofi debbono imboccare questa via coscientemente. L’Antroposofia deve offrire i suoi frutti all’umanità per rendere le anime capaci di congiungersi col Cristo. Non v’è differenza se esse siano ancora incarnate in un corpo fisico o se lo abbiano deposto, poiché Egli è disceso per i morti così come per i vivi. In questo modo il grande, poderoso evento della comparsa del Cristo in eterico, avrà importanza per tutti i mondi (Rudolf Steiner, Sulla Via di Damasco, Ed.Tilopa, O.O.118)

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Ora, ciò che ha richiamato il mio interesse è il fatto che Steiner, delle oltre seimila conferenze che ha tenuto in tutta Europa ne abbia tenute solo due in Sicilia e, mentre nella prima abbia fatto per la prima volta una rivelazione straordinariamente importante, della seconda non esista alcun stenogramma in quanto Steiner stesso chiese di non prendere appunti.

A Palermo c’era un gruppo non vasto, ma particolarissimo, di cui faceva parte la allora giovane fidanzata del Dottor Strakosch, che io conobbi a Milano, il quale mi narrò come furono le giornate del Dottore a Palermo. Come accenna il Dottore, sarebbe seguita una seconda conferenza, delicatissima, ma che non è stato possibile avere, perché fu vietato ai due stenografi che accompagnavano il Dottore di tracciarne il testo, appunto perché l’argomento sarebbe stato talmente delicato che non fu concesso di trascriverlo. Quindi, purtroppo, abbiamo solamente la prima di queste conferenze (Bianca Maria Scabelloni, Conferenza di S.Michele 1985).

Dunque un vero e proprio enigma.

Perché Palermo e perché proprio in Sicilia Steiner volle fare una rivelazione così importante che lui stesso affermò costituire il vero e proprio motivo della nascita dell’Antroposofia sulla Terra?

Cerchiamo di capirne di più.

Rudolf Steiner amava l’Italia e vi veniva spesso in vacanza, in particolare per via di problemi di salute di Marie von Sievers e in tali occasioni teneva anche conferenza presso i circoli – dapprima teosofici  e successivamente antroposofici -Italiani a partire da Roma nel marzo 1909 e aprile 1910, Palermo nell’aprile 1910, Bologna nel 1911 e Trieste nel maggio 1911, Milano a settembre dello stesso anno e ancora in ottobre del 1912. Aveva inoltre visitato Venezia, Torino, Genova, Pisa, Napoli, Pozzuoli e Paestum, Orvieto, Cassino, Monreale e Segesta, Ancona e Merano.

Steiner arrivò infatti in Sicilia nell’aprile 1910, dopo un ciclo di conferenze in Italia. Prima di Palermo era stato a Roma dall’11 al 13 aprile, dove aveva tenuto tre conferenze nel palazzo della Principessa d’Antuni raccolte nello stesso ciclo di quella del 18 aprile a Palermo, pubblicato nell’Opera Omnia 118 dal titolo tedesco Das Ereignis der Christus-Erscheinung in der ätherischen Welt, [L’evento della comparsa del Cristo nel mondo eterico NdT] che, come accennato sopra, tradussi in italiano per i tipi della Tilopa nel 1990 con il titolo Sulla Via di Damasco. Poi proseguì attraverso Montecassino e Napoli, dirigendosi verso Palermo.

Nel 1910 Palermo possedeva già una storia teosofica di diversi anni; infatti Palermo e Genova furono tra i primi gruppi italiani, formatisi grazie anche all’interessamento del console britannico Reginald Macbean Gambier. 

C’erano a Palermo addirittura due logge, la Palermo Lodge, fondata nel 1904; con presidente il Ten. Adelchi Borzi e segretario l’Avv. Giovanni Sottile e la Pitagora Lodge costituita il 21 novembre 1909.

Inoltre, parallelamente alle logge ufficiali della Società Teosofica, esisteva a Palermo da due anni un gruppo collegato più direttamente alla corrente esoterica di Steiner, che aveva avuto origine grazie a Ludwig Lindemann membro della loggia teosofica di Colonia, che aveva fondato il gruppo di Karlsruhe e nel 1908 aveva contribuito alla fondazione a Palermo del primo gruppo italiano denominato Gruppo Rosenkreuz.

La conferma viene dal discorso commemorativo del 10 dicembre 1911, nel quale, dopo la morte di Lindemann, Steiner disse che questi, trasferitosi in Italia per motivi di salute, aveva lavorato alla diffusione della Teosofia e aveva fondato i centri di Milano e Palermo, nei quali era riuscito a creare una vita teosofica particolarmente intensa.

L’ENIGMA

Iniziamo con il notare che Steiner, durante la navigazione verso Palermo, confidò di aver avuto l’impressione che un enigma che lo accompagnava da tempo potesse essere risolto soltanto attraverso l’impressione diretta del luogo dove si stava recando.

L’avvicinamento a Palermo con la neve fa emergere in Rudolf Steiner una esperienza di cui parla in una conferenza: “quando viaggiavo sulla nave verso Palermo, di colpo mi divenne chiara una cosa: un certo enigma ti si scioglierà, enigma che si può sciogliere soltanto dalla diretta impressione del luogo” (Stefano Pederiva, Steiner e l’Italia, Rivista Antroposofia))

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Ecco che cominciamo a comprendere che Palermo non sembra essere stata semplicemente una tappa geografica casuale, in quanto nelle parole e nell’aspettativa di Steiner, la Sicilia possedeva una particolare rilevanza storico-spirituale.

Interessante notare che una testimonianza definisce la conferenza del 18 Aprile “quasi pubblica”.

In effetti il numero dei partecipanti era piuttosto esiguo rispetto al quelli cui era abituato Steiner in altre città europee in quanto i circoli teosofici italiani stavano appena formandosi in quegli anni.

C’erano tuttavia, come si è detto, dei gruppi teosofici siciliani; ricordiamo inoltre che nel 1910 le Edizioni Reber di Palermo pubblicarono la traduzione italiana di Teosofia di Steiner. Questo fa comprendere come egli arrivasse a Palermo in un ambiente che conosceva già la sua opera.

Sappiamo da Günther Wachsmuth che a Palermo Steiner potè visitare varie località.

Una visita a Palermo fu l’occasione per un viaggio verso altri interessanti centri storici e artistici: il Duomo con i magnifici dipinti di Ruggero e Monreale con i suoi affascinanti mosaici che raffigurano la storia della Creazione. Le esperienze e le impressioni del dottor Steiner confluirono in seguito nelle sue conferenze sull’arte accompagnate da immagini fotografiche. Questo incontro del ricercatore spirituale con i monumenti della storia e dell’arte fu un atto di rinascita e conferì senso alla continuità della storia (Günther Wachsmuth, La vita e l’opera di Rudolf Steiner)

Wachsmuth interpreta questa visita in chiave spirituale: secondo lui, davanti al tempio di Segesta Steiner avrebbe avuto una percezione particolarmente viva dell’antica cultura misterica greca. E osserva che negli anni successivi avrebbe trattato nelle sue conferenze proprio il significato spirituale e storico della cultura greca, dei suoi luoghi misterici e dei suoi templi.

LA CONFERENZA DEL 18 APRILE

Nella prima delle due conferenze palermitane, Steiner inizia osservando che avrebbe parlato di questioni profonde della scienza dello spirito. Prende le mosse dall’evoluzione dell’individualità umana attraverso le epoche osservando come le facoltà dell’uomo contemporaneo siano diverse da quelle delle epoche precedenti.

Sottolinea come rispetto al passato ci si trovi di fronte ad una trasformazione della chiaroveggenza antica, di carattere quasi onirico, in una nuova forma di percezione spirituale cosciente a partire dall’anno 1899, dunque appena 11 anni prima.

Ed è a questo punto che introduce il tema centrale della conferenza, vale a dire la ricomparsa del Cristo nel mondo eterico.

Per Steiner il 1899 segna la conclusione dell’epoca oscura, il Kali Yuga, e l’inizio di una nuova fase nella quale l’uomo dovrebbe sviluppare una percezione spirituale diversa da quella antica.

Un interessante aneddoto ricorda come la conferenza a Palermo avrebbe dovuto essere tradotta da un “professore di tedesco” italiano, ma già all’inizio della prova di traduzione si capì che questi non era in grado di comprendere le parole di Steiner, tanto che all’ultimo momento Marie von Sivers, che conosceva bene l’italiano, dovette venire in soccorso come interprete. Fu, come raccontò lei stessa, un compito difficile perché si trovò costantemente alle prese con la differenza essenziale tra l’italiano ed il tedesco, con il verbo alla fine della frase. Per questo capitò più volte che, durante la traduzione, sussurrasse più volte a Rudolf Steiner: “Per favore, il verbo, il verbo!”. Infatti solo quando lo conosceva, poteva iniziare con la traduzione in italiano.

Passiamo ora alla seconda conferenza, quella del 24 Aprile, di cui, come si è detto, non esiste documentazione.

Tuttavia, anche se non abbiamo uno stenogramma dell’incontro è possibile risalire al contenuto grazie alle comunicazioni che lo stesso Steiner ha fatto in successive conferenze su quanto trattato in quella occasione.

 

Abbiamo accennato a come durante il viaggio verso Palermo Steiner racconti di aver avuto l’impressione che un certo problema spirituale potesse essere chiarito attraverso l’esperienza diretta della Sicilia.

QUAL ERA QUESTO ENIGMA?

Ebbene, l’enigma riguardava la ricerca su una personalità vissuta a cavallo tra il mondo antico e quello moderno.

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Ed ecco che, appena giunto in Sicilia, Steiner collegò questa personalità alla figura di Empedocle. Disse che la personalità di Empedocle gli si era presentata come qualcosa di ancora “vivente” nell’atmosfera spirituale della Sicilia.

Otto giorni dopo la conferenza di Palermo, il 2 maggio 1910 quando era già rientrato a Berlino, Steiner disse del filosofo Empedocle:

È stato per me un momento importante – possiamo ben dirlo tra di noi – quando alcune settimane fa, nelle immediate vicinanze del luogo dell’evento di cui stiamo parlando, ho potuto dire ai nostri amici palermitani: “Chi coscientemente e spiritualmente metta piede in questo luogo, spiritualmente respira ancora oggi ciò che è penetrato nell’aria di Sicilia attraverso il sacrificio supremo di Empedocle!” (Rudolf Steiner, L’Impulso-Cristo e la coscienza dell’Io, O.O.116).

E qui affronta il tema della morte di Empedocle nell’Etna e del suo significato spirituale. Dice che il corpo di Empedocle fu consegnato agli elementi e che il suo sacrificio continua ad agire nella “atmosfera spirituale della Sicilia”.

Empedocle compì il sacrificio dell’involucro esteriore allorché offrì le sue spoglie all’Etna. Dietro a ciò si cela una profonda verità occulta. Chi va in Sicilia, ancora oggi sperimenta questo evento spirituale: respirando spiritualmente l’aria di Sicilia, egli troverà in essa ancora oggi i postumi dell’atto di Empedocle. L’anima di Empedocle si è ulteriormente incarnata. Il suo corpo, essendo stato coscientemente offerto agli elementi, ha acquisito un significato particolare, tanto che lo si ritrova oggi nell’atmosfera spirituale della Sicilia: il corpo di Empedocle costituisce parte integrante dell’atmosfera spirituale della Sicilia (Ibid.).

Steiner lo descrive come una personalità straordinariamente evoluta: filosofo, uomo politico, architetto, guida spirituale e iniziato ai misteri. Ma contemporaneamente ne evidenzia un aspetto particolare: pur essendo Empedocle molto avanti rispetto alla propria epoca, non riesce ancora a superare completamente il rapporto con la materia.

Qualche mese dopo, il 13 Novembre dello stesso anno, in una conferenza tenuta a Norimberga, aggiunge:

Ho disegnato, per così dire, sulla base di considerazioni teoriche, l’immagine di un personaggio del V o VI secolo a.C. che sarebbe stato abbastanza maturo da riconoscere Gesù Cristo a posteriori. Poiché però Cristo non era ancora presente sulla terra, non poteva apparire a questo personaggio come una realtà terrena. Per me questa teoria è diventata di recente molto reale. È successo quando quest’anno ho potuto visitare la nostra sede di Palermo. Durante il viaggio in nave verso Palermo, improvvisamente mi è apparso chiaro: un mistero si svelerà per voi – un mistero che può essere facilmente compreso solo attraverso l’impressione diretta che si prova qui, in questo luogo. – E in effetti si è svelato molto presto. La personalità di cui vi ho appena parlato in termini teorici mi è apparsa direttamente nell’atmosfera della Sicilia – direi, nell’intero corpo astrale della Sicilia. Era lì, viva e presente. Questa personalità, che spesso appare enigmatica, continua a vivere, per così dire, nell’atmosfera della Sicilia. È quella di Empedocle (Rudolf Steiner, Vie e mete dell’uomo spirituale, Domande vitali alla luce della scienza dello spirito O.O.125. Ns traduzione)

EMPEDOCLE E L’ATMOSFERA SPIRITUALE DELLA SICILIA

E ancora:

Empedocle possedeva uno spirito profondamente moderno, un carisma moderno. Era talmente avanzato da indagare sull’origine del mondo. E sarebbe stato davvero così avanzato che, nella ricerca del senso della vita, avrebbe dovuto trovare Cristo, col senno di poi. Ma Cristo non era ancora venuto; a quel tempo non era ancora sulla terra – non era ancora della terra. Nel mezzo di queste esperienze, Empedocle vacillò, e proprio questo risvegliò in lui un singolare desiderio. Questo desiderio si trasformò in lui – in modo del tutto diverso da quanto accade alle persone superficiali del nostro tempo – in una passione per una visione materialistica del mondo. Lucifero si avvicinò a lui. Basta solo farsi un’immagine vivida di come ciò avvenne. Era un uomo moderno, ma iniziato ai misteri più vari e dotato di una chiaroveggenza di alto livello. A causa del suo modo di pensare moderno, tendeva a considerare il mondo in chiave materialistica, e in effetti in lui esiste un tale sistema materialistico, in cui rappresenta il mondo in modo simile a come lo fa oggi il chimico materialista – mescolando e separando gli elementi. L’unica differenza sta nel fatto che egli distingue solo i quattro elementi. A seconda di come si mescolano, credeva, nascono le forme più disparate. Questa visione accese in lui una forte passione per sondare il mistero che si cela dietro questi elementi materiali: cosa c’è nell’aria, cosa c’è nell’acqua.
Se oggi si consultano le Cronache Akashiche e si osservano l’aria, l’acqua, il fuoco e la terra, vi si trova Cristo presente in forma eterea. Empedocle non riuscì a trovarlo. Sentiva un impeto irrefrenabile di sondare qualcosa nell’aria, nell’acqua, nel fuoco e nella terra, di arrivare al fondo della loro essenza. Si vede questa personalità, presa da questo potente impulso, penetrare nell’essenza degli elementi materiali. E questo lo conduce infine a una sorta di sacrificio. Perché non è solo una leggenda: si gettò nell’Etna per unirsi agli elementi. La forza luciferica – l’impulso a dominare gli elementi – lo spinse a questa unione fisica con essi. La morte di Empedocle continua a vivere nell’atmosfera spirituale della Sicilia. Questo è un grande mistero di questa terra straordinaria (Ibid.).

Il punto fondamentale è che Empedocle cerca lo spirito penetrando nella natura, ma vive prima del Cristo.

Possiamo vedere nel filosofo Empedocle di Agrigento un rappresentante dell’umanità, un rappresentante di tutti gli uomini che come lui erano per così dire affamati, in quanto le loro anime non trovavano più l’antica rivelazione, e si dovevano accontentare delle astrazioni dell’io. Si può in realtà parlare della “fame” di Empedocle, della fame di spirito che provavano tutti gli uomini di quei secoli (Rudolf Steiner, Il Vangelo di Marco, O.O.139).

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Empedocle avrebbe voluto penetrare nella realtà degli elementi per trovare ciò che vi era spiritualmente contenuto ma non può ancora incontrare il Cristo nella forma nella quale questo diventerà possibile dopo il Mistero del Golgotha.

E proprio questa aspirazione lo conduce alla morte nell’Etna.

Sempre nella conferenza del 13 Novembre Steiner accenna alla successiva incarnazione di Empedocle che ritrova grazie al suo viaggio in Sicilia ma afferma che non gli è ancora consentito rivelarla. Tuttavia usa queste parole:

Immaginiamo ora l’anima di Empedocle, che ha abbandonato il proprio corpo attraverso la sua cremazione. Essa rinascerà in seguito, dopo che Cristo sarà già apparso. Lì si troverà di fronte a una situazione completamente diversa. In precedenza si era, per così dire, sacrificata agli elementi; ora risorge e, guardando indietro, scorge Cristo. E tutta la conoscenza elementare si risveglia di nuovo. Ciò che questa anima sapeva appare in una forma completamente nuova. La personalità di Empedocle si reincarnò effettivamente in seguito. A questo punto non mi è permesso dire con quale nome. Se però si confronta la successiva reincarnazione di Empedocle – avvenuta più a nord –, se si confronta questa figura, così come visse in seguito a cavallo tra il Medioevo e l’Età Moderna, con quella di Empedocle che si immerse nell’Etna allora si può immaginare vividamente l’impeto formidabile innescato dall’evento intermedio di Cristo sulla Terra (Rudolf Steiner, Vie e mete dell’uomo spirituale, Domande vitali alla luce della scienza dello spirito O.O.125 Ns traduzione).

FAUST

Nel novembre 1910 Steiner dunque parla della successiva incarnazione di Empedocle, ma non ne fa ancora il nome.

Ne parlerà solo un anno e mezzo dopo in una conferenza tenuta a Basilea che fa parte del ciclo Il Vangelo di Marco indicandola nel personaggio di Faust:

Anche Faust è una figura che fa la sua apparizione nella letteratura, e da ultimo, quasi in una grandiosa conclusione, in Goethe, ma che è realmente esistita. Visse nel sedicesimo secolo, e non era quale Goethe lo descrive nella sua tragedia. Ma perché Goethe lo descrive a quel modo? Egli stesso non lo sapeva. Ma quando guardava alla figura del Faust della tradizione (che gli era noto sin dall’infanzia nel teatro dei burattini) in lui agivano forze provenienti da ciò che stava per così dire dietro a Faust, cioè da una precedente incarnazione del personaggio: e si tratta di Empedocle, dell’antico filosofo greco (Rudolf Steiner, Il Vangelo di Marco, O.O.139).

Ecco che l’enigma gli si rivela grazie alle esperienze che fa in terra di Sicilia.

Va rilevato che ancor prima del viaggio in Sicilia, Steiner aveva già dedicato attenzione alla personalità. di Faust; infatti, il 23 gennaio 1910, a Strasburgo, tenne una conferenza su Il Faust di Goethe dal punto di vista della Scienza dello Spirito.

Ma è la Sicilia che gli permette di entrare in rapporto con la corrente spirituale di Empedocle, che egli poi riconnetterà al Faust storico.

Dobbiamo anzitutto distinguere il Faust storico dalla figura letteraria di Goethe ed anche dalla lettura esoterica che ne fornisce Steiner.

Il personaggio storico Johann Georg Faust (spesso chiamato Georgius Faustus) fu mago, astrologo, alchimista, guaritore e praticante di arti divinatorie, personaggio itinerante della Germania del primo Cinquecento, vissuto probabilmente tra il 1480 e 1540/41, che compare in numerosi documenti e testimonianze tra il 1506 e gli anni Trenta del Cinquecento.

Tra gli episodi documentati su di lui sappiamo che a Gelnhausen nel 1506 eseguiva pratiche magiche e oroscopi. Nel 1520 a Bamberg fece un oroscopo per il vescovo e la città, ricevendo dieci fiorini.

Nel 1528 a Ingolstadt fu espulso dalla città e nel 1532 a Norimberga le autorità ne ostacolarono l’ingresso, definendolo in termini fortemente dispregiativi.

Negli anni 1536–1539 si registrano invece giudizi più favorevoli che lo presentano come astrologo o medico competente. L’ultima testimonianza diretta generalmente citata risale al 1535, a Münster. La sua morte viene collocata intorno al 1540/41, probabilmente a Staufen im Breisgau.

La tradizione racconta che sarebbe morto durante un esperimento alchemico e che il suo corpo sarebbe stato trovato orrendamente mutilato; questo contribuì evidentemente alla leggenda del “Patto con il Diavolo”.

In ogni caso la famosa narrazione del Patto con il Diavolo, Mefistofele, i 24 anni, Elena, Margherita, dell’opera di Goethe si riferisce ad una costruzione letteraria successiva.

Il primo celebre testo a fissare la leggenda fu la Historia von D.Johann Fausten, pubblicata nel 1587, più di quarant’anni dopo la morte del personaggio storico. Da lì la figura passa attraverso Marlowe e arriva infine al Faust di Goethe.

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Ed è proprio il rapporto Empedocle–Sicilia–Faust–Cristo che rende il soggiorno palermitano particolarmente interessante.

Tra la vita di Empedocle e quella dell’individualità che successivamente apparirà come Faust si trova il Mistero del Golgotha. Dunque la stessa individualità ritorna in un mondo radicalmente trasformato dall’evento del Cristo.

Tra l’altro nella conferenza del 1912 Steiner aveva paragonato Empedocle/Faust a Ettore/Amleto: le antiche individualità rappresentano una conclusione, mentre la loro successiva manifestazione trova nuove vie nell’epoca postcristiana.

Steiner aggiunge poi qualcosa di assai interessante, vale a dire che lo stesso Goethe non conosceva consapevolmente questa precedente incarnazione di Faust, anche se quando scrisse il suo Faust, la figura di Empedocle sarebbe penetrata inconsciamente nella sua anima.

Da una parte abbiamo Empedocle che si getta nell’Etna. Il fuoco è quello dell’elemento terrestre. La sua aspirazione è unirsi alla natura, penetrarne il mistero.

Dall’altra c’è il Faust di Goethe. Alla fine del Secondo Faust, l’anima di Faust viene innalzata verso il mondo spirituale.

Steiner interpreta questo finale come una spiritualizzazione dell’antico gesto di Empedocle.

L’antica mistica della natura rappresentata da Empedocle trova nel finale del Faust una elevazione spirituale.

Empedocle cerca il divino nella natura; Faust deve trasformare quella stessa ricerca in una esperienza dello spirito.

A proposito del grande autore del Faust, e dell’importanza della Sicilia da un punto di vista spirituale, non possiamo non ricordare che proprio a Palermo Goethe ebbe l’esperienza della Urpflanze, la pianta originaria.
Mi sia consentito ricordare, in conclusione, i nomi di altri grandi figli della Sicilia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino oltre alll’indimenticabile abitante delle pendici dell’Etna, Franco Battiato; esseri che ben rappresentano appieno quanto affermato da Steiner oltre un secolo fa:
Empedocle continua a vivere nell’atmosfera spirituale della Sicilia. Questo è un grande mistero di questa terra straordinaria.

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