di Fabrizio Perfumo
Come abbiamo smesso di vivere il reale di Byung Chul Hann.
Un commento.
Byung Chul Han è uno dei pensatori più acuti dei nostri tempi, completamente immerso nell’osservazione del reale ma con il distacco di un esercizio di concentrazione ben fatto.
In questa breve sintesi cerco di restituire qualche contenuto, convinto che questo libricino prezioso possa essere fonte di ispirazione per ogni discepolo della scienza dello spirito.
* * *
Nel romanzo della scrittrice giapponese, Yoko Ogawa, – L’isola senza memoria – si racconta di un’isola senza nome nella quale le cose spariscono.
Insieme alle cose spariscono i ricordi.
Chi si mette alla ricerca dei ricordi, viene arrestato.
Anche chi conserva segretamente gli oggetti, viene rintracciato e ucciso.
Gli esseri umani vivono nell’inverno infinito dell’oblio e della perdita.
Nel nostro reale, la distopia è differente: non c’è una Polizia che ci sottrae oggetti e ricordi. E’ piuttosto l’ebbrezza di informazioni a farli sparire.

Le informazioni, le non cose, si piazzano al posto delle cose e le fanno sbiadire.
La digitalizzazione derealizza, disincarna il mondo.
E mette al bando i ricordi.
Noi, invece di ricercarli, salviamo una quantità immane di dati.
Le informazioni simulano eventi e lo fanno fondandosi sul brivido della sorpresa.
E noi ci siamo abituati a percepire la realtà in termini di stimoli e sorprese.
Perdiamo le cose che ci ancorano all’essere.
Dalle cose alle non cose.
Ogni epoca definisce la realtà in maniera diversa.
Nell’ antichità, libertà significava non essere schiavi.
Oggi la libertà viene interiorizzata come autonomia del soggetto. E’ libertà di azione.
L’uomo si dedica ad una libertà in punta di dita.
I tasti disponibili sono così numerosi da non poter essere toccati tutti: si ha l’impressione di una piena libertà.
In un regime di controllo totale, gli esseri umani si limitano a giocare.
Col motto “panem et circenses”, Giovenale descrive una società romana in cui non era più possibile alcun agire politico.
Reddito minimo universale e videogiochi sono la versione moderna del motto di Giovenale.
Il passaggio che è stato compiuto è questo : oggi vogliamo più esperire che possedere, più essere che avere ma non nel senso auspicato da Erich Fromm partendo da una visone della realtà ormai completamente trasformata dalla tecnologia. Più esperisco, più sono.
Ci sono trasmissioni televisive come “ Bares fur Rares” – contanti in cambio di merce rara – che attestano questo cambio di paradigma.
Senza alcun dolore, senza pietà, ci separiamo dalle cose che a suo tempo ci stavano a cuore.
I ricordi conservati nelle cose non hanno più valore.
Devono cedere il passo a nuove esperienze.
Oggi non vogliamo più legarci alle cose, né alle persone.
I legami sono inattuali.
Sminuiscono la possibilità di fare esperienza.
I prodotti vengono caricati di emozioni mediante lo storytelling.
Il legami a cose e luoghi vengono sostituiti dagli accessi temporanei a reti e piattaforme.
Noi, sui social media, ci produciamo.
“Se produire”, mettersi in scena. Ci insceniamo.
Performiamo la nostra identità.

Rifkin dice: – L’accesso – access – è il nuovo concetto chiave. Un mondo fondato su rapporti di accesso genererà un uomo del tutto diverso da quello attuale –
L’uomo preferisce il gioco al lavoro, l’esperienza e il divertimento al possesso.
I beni di consumo sono indiscreti, invadenti e ciarlieri.
Sono zeppi di informazioni, idee, emozioni precotte che assalgono il consumatore.
Non vi penetra quasi nulla della nostra vita.
Walter Benjamin diceva che il possesso è il rapporto più profondo che in assoluto si possa avere con le cose. Questo è perduto, oggi.
Il collezionista, novello Sisifo, si dedica a togliere alle cose, mediante il possesso, il loro carattere di merce.
L’epoca, la località, il lavoro manuale e il proprietario da cui provengono si cristallizzano nelle mani del collezionista, diventando una magica enciclopedia che nella sua sostanza è il destino dell’oggetto.
Sui libri, per esempio, lo stesso Benjamin cita il proverbio latino – habent sua fata- i libri hanno il proprio destino.
Il libro ha una sorte in quanto cosa, proprietà di qualcuno.
Un e-book non è una cosa bensì un’informazione.
Dispone di uno stato ontologico ben diverso.
Utilizzarlo non equivale a un possesso ma a un accesso.
Gli e-book sono privi di volto e di storia.
Vengono letti senza mani.
Nello sfogliare è insito quell’elemento tattile costitutivo di qualsiasi relazione.
Senza contatto fisico non emergono legami.
Il capitalismo delle informazioni rappresenta una forma acuita di capitalismo.
Al contrario del capitalismo industriale, esso trasforma in merce l’immateriale.
Anche la vita assume i contorni di una merce.
Tutte le relazioni umane vengono commercializzate.
I social media sfruttano interamente la comunicazione.
Piattaforme come AIRBNB commercializzano l’ospitalità.
Le inclinazioni umane vengono sostituite da giudizi e like.
La differenza tra cultura e commercio va scomparendo.
La cultura ha la propria origine nella comunità.
Più la cultura diventa merce, più si allontana dalla propria origine che è quella di trasmettere i valori simbolici alla base della comunità.
La “community “ evocata dalle piattaforme digitali è una forma merceologica di comunità.
Una volta divenuta merce, la comunità cessa di esistere ed ecco perché oggi assistiamo impotenti, chi ancora in grado di vedere con occhi limpidi, alla morte di ogni comunità, senza possibilità di rinascita se non attraverso un recupero di cultura e identità che però non ci sono più comunità umane in grado di fare.
Perché ci vorrebbero comunità sapienti e manca la sapienza o non si aggrega, dispersa in una mercificazione automatizzata che non ha risparmiato nessuno, nemmeno coloro che si accorgono che muore Fantasia mentre Fantasia muore.
Per aspera ad astra.
13 Giugno 2026

Fabrizio Perfumo svolge la professione di avvocato con studio proprio in Roma.
Si occupa di Diritto Penale, procedure monitorie di recupero del credito, Diritto di Famiglia.
Membro della Commissione Monitoraggio Legislativo e Giurisprudenziale del Consiglio dell’Ordine del Foro di Roma.
Socio fondatore dell’Associazione Forense Orgoglio di Toga per la quale cura la video rassegna stampa settimanale.
Socio dell’associazione Avvocati Liberi per la quale si è occupato e si occupa dei diritti violati di lavoratori, medici, insegnanti, cittadini in fase di cd emergenza pandemica.
Collabora con la rivista Vaglio Magazine pubblicando racconti satirici di vita vissuta dall’avvocato nell’esercizio della professione. Ha pubblicato, in qualità di coautore, il libro “il Controsistema Palamara, la parola agli avvocati” Herald editore. Appassionato cultore di conoscenza, Libertà e sampdoria











