L’attacco alla biodinamica e il ritorno dell’Inquisizione

Biodinamica

L’ecologista El-Hage Scialabba: «La Cattaneo attacca l’agricoltura biodinamica? Ripiombiamo nell’Inquisizione»
L’ecologista, già membro della Fao, Nadia El-Hage Scialabba replica duramente alla senatrice Elena Cattaneo che nell’aula parlamentare ha attaccato per l’ennesima volta l’agricoltura biodinamica proprio mentre si stava votando la legge sull’agricoltura biologica. «Un attacco che sgomenta – dice Scialabba – che ricorda l’Inquisizione contro Giordano Bruno».

L'ecologista El-Hage Scialabba: «La Cattaneo attacca l'agricoltura biodinamica? Ripiombiamo nell'Inquisizione» - Terra Nuova

L’ecologista, già membro della Fao, Nadia El-Hage Scialabba replica duramente alla senatrice Elena Cattaneo che il 20 maggio al Senato ha rinnovato «il suo feroce attacco all’agricoltura biodinamica, che mi sgomenta» dice l’attivista.

«In un’Italia che si fa vanto dell’eredità di Galileo, lei ricorda piuttosto quella dell’inquisizione contro Giordano Bruno, colui che apri la strada alla rivoluzione scientifica. ‘L’interesse nazionale’ è forse non accettare che la scienza evolva? E’ forse ‘antiscientifica’ la fisica quantistica, perché non ne capiamo ancora fino in fondo processi? Lei ritiene ‘esoterico’ il concetto di materia che è al contempo onda? Appartengono forse al ‘ridicolo scientifico’ fenomeni come il principio radionico di Giambattista Callegari solo perché intangibili? Definisce come invenzione l’armonia cosmica alla base dei circuiti oscillanti utilizzati in radiobiologia? Ritiene marginale il processo della medicina che si basa sullo studio degli effetti della luce sulla salute? O lo studio della fotosintesi, processo grazie al quale luce e calore del sole e della luna (ovvero delle fonti cosmiche di energia) agiscono chimicamente sulla materia? Tutti questi fattori, rilevanti in biodinamica, costituiscono forse un pericolo per il suo ‘principio di realtà’?»

sono le domande che pone Scialabba.

«E lei a delineare, signora Cattaneo, una prospettiva anacronistica di ridicolo scientifico, in un’era di olismo e non più di riduzionismo, nell’anno in cui l’Unione Europea si è posta come obiettivo l’aumento del 25 per cento dell’estensione di terreni coltivati con biologico nell’Unione – prosegue l’ecologista – Ci troviamo in un’ epoca di insicurezza sanitaria, in cui la domanda per i prodotti biodinamici da parte dei cittadini supera di gran lunga l’offerta. Ci vuole coraggio a paragonare il biologico/biodinamico all’agricoltura convenzionale, quando l’uso dei pesticidi di sintesi è radicalmente diverso. Negli Stati Uniti, dove si è svolto di recente un studio accurato, in agricoltura biologica sono ammessi fino a 25 pesticidi, mentre il convenzionale ne utilizza regolarmente 900; la produzione animale biologica usa 22 prodotti, il convenzionale 550; gli additivi permessi nel biologico sono 100, a fronte dei 3.000 per i prodotti confezionati convenzionali. Stati Uniti e Europa hanno regolamenti in larga parte simili. Possiamo perciò dedurre che i residui chimici nei prodotti biologici, e ancora più nei prodotti biodinamici che hanno disciplinari più restrittivi, sono decisamente minori, con innegabili effetti positivi sulla salute pubblica. Negare o ignorare la quantità enorme di studi scientifici esistenti sull’effetto nefasto dei residui chimici del cibo, dai pesticidi agli antibiotici, è semplicemente un offesa all’intelligenza comune. L’uso del corno letame e dell’achillea in agricoltura biodinamica, che tanto intrigano e spesso vengono accostati a riti magici, hanno stimolato studi scientifici, tutt’ora in corso, sui loro effetti benefici per la qualità del suolo. L’agricoltura biodinamica è un apripista per l’agricoltura sana per il nostro presente ed per il futuro dei nostri figli».

«Mi auguro che lei abbia profondamente a cuore la scienza deterministica, che il suo accanimento contro un metodo produttivo innocuo, anzi proficuo, sia frutto di una visione scientifica ormai obsoleta, e non da altri tipi di interessi. In nome della scienza che lei osanna, per favore, non faccia vergognare gli italiani con i suoi propositi oscurantisti»

conclude Scialabba.


Nadia El-Hage Scialabba è un ecologista. Ha introdotto il concetto di sostenibilità nel settore agricolo inserendo l’agricoltura sostenibile e lo sviluppo rurale nell’ Agenda 21 (1992) e facendo successivamente approvare all’unanimità (1999) il programma di agricoltura biologica ai paesi membri della FAO (organizzazione delle Nazioni Unite per l’agricoltura e l’alimentazione).
Durante la sua carriera di 33 anni alla FAO, Nadia ha diretto progetti bio in tutti i continenti, formulato strategie governative per lo sviluppo e l’esportazione del biologico, concepito tavoli di contrattazione normativa che hanno tra le altre cose portato al riconoscimento dell’equivalenza fra i disciplinari bio fra USA e UE (2012), organizzato eventi internazionali e pubblicato vari studi scientifici sull’agricoltura biologica e biodinamica. Da agosto 2020, Nadia lavora per Swette Center for Sustainable Food Systems, istituto di ricerca scientifica dell’Arizona State University, una delle più prestigiose università del mondo e prima per l’innovazione negli Stati Uniti. Nata a Parigi e cittadina italiana da quasi 40 anni, Nadia è laureata in scienze ambientali all’università di Charleston, USA.

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