Paradossi, Lampeggiamenti tra Opinione, Δοξα, e Verità, ἀλήθεια

Aurelio

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…o della Ontologica Impossibilità della Verità? 

di Aurelio Bruno 

 

Introduzione: La frattura della Δοξα e l’orizzonte della Verità 

Paradosso, in greco παράδοξα, oltre l’opinione. Il cammino della conoscenza umana si è costantemente scontrato con il limite intrinseco delle proprie strutture logiche e linguistiche. Se nel pensiero filosofico antico la scissione tra la δοξα (l’opinione mutevole, l’apparenza fenomenica) e l’ λήθεια (la verità svelata, l’essere assoluto) configurava due vie nettamente distinte, l’irruzione del paradosso agisce come un cortocircuito in grado di scardinare tale dualismo. Il paradosso non rappresenta una mera anomalia formale o un errore di calcolo; al contrario, esso si manifesta una crepa strutturale nel tessuto della logica classica che ne svela l’incapacità di afferrare la totalità del reale. Esso rivela l’impossibilità ontologica della verità.  

 

  1. I Paradossi Probabilistici ed Epistemici

1.1 Il Paradosso del Compleanno e l’Assurdità Logica  

La discrepanza tra l’intuizione psicologica della realtà (la δοξα) e l’oggettività matematica costituisce la prima forma di paradosso. L’esempio più celebre in ambito statistico è rappresentato dal cosiddetto paradosso del compleanno. In un gruppo di sole 23 persone, la probabilità che almeno due di esse festeggino il compleanno nello stesso giorno supera la soglia critica del 50%. Dal punto di vista puramente intuitivo, la mente umana è indotta a ritenere necessario un campione di gran lunga più esteso, approssimabile ai 365 giorni dell’anno solare. 

Tuttavia, il calcolo combinatorio smentisce drasticamente tale percezione: all’aumentare delle unità del gruppo, le percentuali subiscono un incremento esponenziale che sfida la logica comune.1 

 

1.2 Il Paradosso di Moore e l’Antinomia della Prima Persona  

Spostando l’indagine dal piano quantitativo a quello prettamente linguistico ed enunciativo, si incontra il paradosso di Moore. Esso si esprime nella formulazione tipica: 

«Piove, ma io non ci credo». 

La peculiarità di questa asserzione risiede nella sua asimmetria pragmatica. Se declinata alla terza persona — ad esempio, “Piove, ma egli non ci crede” — la frase perde qualsiasi connotazione paradossale, configurandosi come una semplice descrizione empirica di uno stato di ignoranza o di errore cognitivo di un soggetto terzo. 

Il carattere paradossale emerge esclusivamente nel momento in che l’affermazione viene pronunciata in prima persona. In questo specifico contesto, l’atto linguistico si pone in aperta violazione con il principio di non contraddizione, non sul piano semantico bensì sul piano dell’atto performativo: l’oratore si trova ad affermare e a negare simultaneamente la medesima proposizione, minando l’autorità epistemica del proprio “Io”. 2 

 

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  1. Le Antinomie Logiche e la Soluzione Impossibile

2.1 I Paradossi di Buridano e Jourdain: Il Circolo Vizioso  

Il nucleo più problematico della logica formale è rappresentato dalle antinomie generate dall’autoreferenzialità o dalla referenza incrociata (full circle). Nel paradosso attribuito a Giovanni Buridano, la struttura dialettica coinvolge due figure cardine della filosofia greca in un loop infinito: 

  • Socrate afferma: «Platone dice il falso»; 
  • Platone ribatte: «Socrate dice il vero».3 

Se l’affermazione di Socrate fosse vera, allora Platone starebbe dicendo il falso; ma se Platone dice il falso, la sua affermazione («Socrate dice il vero») deve essere falsa, il che implica che Socrate stia dicendo il falso, generando una contraddizione insanabile. 

Questo meccanismo di annullamento reciproco è stato rielaborato in epoca moderna da Philip Jourdain attraverso la formulazione cartesiana della doppia scheda: 

«La frase seguente è vera. La frase precedente è falsa». 

 

2.2 Il Paradosso del Barbiere e la Reductio ad Absurdum  

Formulato originariamente da Bertrand Russell per illustrare l’antinomia della teoria degli insiemi, il paradosso del barbiere si struttura come una reductio ad absurdum applicata alle regole di una comunità chiusa. L’enunciato prevede che il barbiere di un villaggio sia autorizzato a sbarbare esclusivamente quegli uomini che non si sbarbano da soli. 

Il quesito fondamentale — «Chi sbarba il barbiere?» — genera un’impossibilità logica bidirezionale: 

  1. Se il barbiere si sbarba da solo, egli appartiene alla categoria degli individui che si radono autonomamente; di conseguenza, in virtù della regola cardine, non può essere sbarbato dal barbiere (cioè da se stesso). 
  1. Se il barbiere non si sbarba da solo, egli rientra nella categoria di coloro che necessitano dell’intervento del barbiere; pertanto, deve essere sbarbato dal barbiere (cioè da se stesso).4 

 

2.3 Il Paradosso di Protagora e le Regole Autocontraddittorie 

Se il paradosso di Russell si applica alla teoria degli insiemi, il paradosso di Protagora trasferisce la medesima struttura conflittuale all’interno del diritto e delle regole contrattuali. Il sofista Protagora accettò di istruire nelle discipline legali il giovane Euatlo, pattuendo che il pagamento del compenso sarebbe avvenuto non appena l’allievo avesse vinto la sua prima causa in tribunale. Tuttavia, una volta conclusi gli studi, Euatlo scelse di abbandonare l’avvocatura. Protagora decise quindi di citarlo in giudizio, dando vita a un dilemma insolubile per la corte: 

  • La tesi di Protagora: Se Euatlo vince la causa, deve pagarlo in base all’accordo privato (ha vinto la sua prima causa); se Euatlo perde, deve pagarlo in base alla sentenza del tribunale. 
  • La replica di Euatlo: Se egli vince la causa, non deve pagare Protagora per sentenza del tribunale; se perde la causa, non ha vinto la sua prima causa e, per l’accordo privato, non è tenuto al pagamento.5 

 

  1. La Falsa Libertà e i Paradossi del Mentitore

3.1 Comma 22 e l’illimitata Trappola Burocratico-Esistenziale  

Il termine “Comma 22” (derivato dal celebre romanzo di Joseph Heller) definisce una specifica tipologia di paradosso in cui la possibilità di scelta di un individuo è determinata da regole stringenti che, di fatto, annullano l’esistenza di qualsiasi alternativa reale. Il paradosso si fonda sulla combinazione di due norme interne all’aviazione militare: 

Comma 21: «Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo». 

Comma 22: «Chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo». 

L’individuo è intrappolato in un sistema chiuso. 6 

 

 

 

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3.2 Il Limbo dell’Ambiguità: La Sibilla, Epimenide e Pinocchio  

La manipolazione semantica della verità trova espressione storica nel responso oracolare noto come paradosso della Sibilla: 

«IBI REDIBIS NON MORIERIS IN BELLO». 

La totale assenza di punteggiatura all’interno della frase latina genera due significati diametralmente opposti a seconda della collocazione ideale della virgola: 

«Ibi redibis, non morieris in bello» (Andrai, ritornerai, non morrai in guerra); 

«Ibi redibis non, morieris in bello» (Andrai, non ritornerai, morrai in guerra). 

La formulazione si mantiene vera indipendentemente dall’esito dell’evento, rifugiandosi nell’ambiguità strutturale del linguaggio.7 

Al contrario, il paradosso di Epimenide e la sua moderna variante, il paradosso di Pinocchio, colpiscono direttamente la stabilità della verità assertiva.  

Quando il cretese Epimenide afferma «Tutti i cretesi sono bugiardi», l’autoreferenzialità del soggetto (essendo egli stesso cretese) innesca il cortocircuito del mentitore.  

Tale dinamica trova una perfetta rappresentazione visiva e fisica nel personaggio di Collodi nel momento in cui dichiara: 

«Il mio naso sta crescendo adesso!». 

Se l’enunciato corrispondesse al vero, il naso non dovrebbe subire alcuna alterazione, ma, se il naso non cresce, l’affermazione si rivela una menzogna, il che dovrebbe causare l’immediato allungamento dell’appendice.

Se, viceversa, il naso cresce, l’atto fisico convalida l’enunciato, rendendolo vero, ma la crescita del naso è esclusa nel caso che Pinocchio dica il vero. Il corpo stesso del burattino diventa il luogo fisico dell’impossibilità logica. 8 

 

3.3 I Paradossi del Limbo: Il Coccodrillo e Sancho Panza  

I paradossi del “limbo” descrivono scenari in cui un’autorità si impegna a eseguire un’azione condizionandola a una previsione sul futuro, la quale finisce per bloccare l’azione stessa. Nel paradosso del coccodrillo, il rettile che ha rapito un bambino promette alla madre la restituzione del figlio a patto che ella indovini le sue reali intenzioni: 

«Se mi dici quello che farò del bambino te lo restituirò, altrimenti me lo mangerò».

La risposta strategica della madre 

«Tu te lo mangerai» 

paralizza il coccodrillo. Se il coccodrillo decidesse di divorare il piccolo, la madre avrebbe indovinato, e l’animale sarebbe obbligato a restituirlo; se decidesse di restituirlo, la madre avrebbe fallito la previsione, e il coccodrillo avrebbe il diritto di mangiarlo.  

Una dinamica analoga si riscontra nel paradosso di Sancho Panza, nominato Governatore dell’isola di Barataria all’interno del Don Chisciotte di Cervantes. Un editto stabilisce che chiunque attraversi un determinato ponte debba dichiarare sotto giuramento la propria destinazione e lo scopo del viaggio: chi giura il vero ha libero passaggio, chi mente viene condannato all’impiccagione. 

Nel momento in cui un viandante giura solennemente di essere diretto «a morire sulla forca», i giudici del ponte si trovano di fronte a un dilemma irrisolvibile: se lo impiccano, il suo giuramento era vero, e avrebbe dovuto avere il permesso di passare; se lo lasciano andare, ha mentito, e deve essere giustiziato. Sancho Panza risolverà il dilemma prima dicendo di lasciare passare la metà dell’uomo che ha detto il vero, e impiccando la metà che ha detto il falso. Poi, appellandosi alla preminenza della misericordia sulla severità della legge, decide di lasciare andare il viandante. 

 

  1. Cosmologia, Dualismo e la Trascendenza Teosofica

4.1 La Dialettica del Cosmo: Tra Mescolanza (Gummēzišn) e Sfero  

L’impossibilità ontologica della Verità a livello logico si riflette, sul piano macrocosmico, nelle antiche cosmologie dualiste. La realtà sensibile si presenta come il regno della molteplicità, della contraddizione e del falso, identificabile con la δοξα greca di Parmenide9 o con il concetto zoroastriano di Druj (la menzogna, l’illusione).  

L’attacco di Ahriman (Tenebre) a Ohrmazd (Luce) genera, oltre ai colori, la mescolanza tra luce e tenebre, ovvero l’attuale cosmo diviso in cerchi concentrici. Essi catturano al loro interno i pianeti, alleati di Ahriman, sorvegliati dai guardiani di Ohrmazd, le stelle fisse.10 

Nello zoroastrismo, lo stato attuale del cosmo è definito Gummēzišn (la Mescolanza), un’epoca intermedia di Druj (menzogna, molteplicità, illusione) in cui la Luce primordiale (Asa, la Verità e l’Ordine) è indissolubilmente corrotta e mescolata dalle Tenebre di Ahriman. 

La mescolanza fa nascere l’attuale cosmo (mondo) nato per intrappolare nei suoi cerchi concentrici i pianeti alleati di Ahriman.11  

Questa prospettiva trova un parallelo nella filosofia presocratica di Empedocle 

Nella cosmologia di Empedocle lo Sfero è l’ente universale perfetto e omogeneo. In questa fase del ciclo cosmico, nello Sfero, Filia (Φιλία, la concordia) esclude totalmente Neikos (κος, la discordia, la separazione causata dall’Odio). Quando Nεκος attacca lo Sfero si genera il cosmo diviso in cerchi concentrici o vortici (per Empedocle) o corone (per Parmenide).  

Questi cerchi cosmici sono disposti attorno alla Terra e sono fatti di Luce pura, di Notte (Tenebra) pura, e di zone intermedie dove Luce e Tenebra si mescolano. La mescolanza è la Δοξα, la via dell’errore, della molteplicità, dell’opinione ove anche i pianeti sono sfuggenti causa la loro retrogradazione. 

Il filosofo di Agrigento individua due forze cosmiche contrapposte che governano la materia: lo Sfero e il Nεκος. Il mondo dell’esperienza umana esiste ora esclusivamente nello stadio intermedio di transizione e mescolanza; la Verità assoluta dello Sfero (l’aletheia) rimane preclusa alla conoscenza ordinaria, la quale può cogliere unicamente frammenti deformati dall’azione disgregatrice del Neikos.12 

 

4.2. Impossibilità ontologica della verità? 

In questo cosmo della mescolanza tra Tenebre e luce è impossibile la pura Aletheia (Verità), comunque soggetta ad antinomie, falsificazioni e assurdità. Nel nostro cosmo predomina la Δοξα, l’errore, la molteplicità, l’opinione e la menzogna. 

Il nostro Mundus è dominato dal diavolo (dal greco διαβάλλω, lancio, separo) «padre della menzogna» (Vangelo secondo Giovanni, VIII, 44) e

«Chi dice la verità, prima o poi viene scoperto» (Oscar Wilde).

 

 

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4.3 La Via Teosofica: Il Paradosso come Condizione Spirituale  

Se la logica formale fallisce e la realtà materiale è costitutivamente imperfetta, l’unica via d’accesso all’aletheia sembra risiedere nel superamento del pensiero razionale attraverso l’accettazione del paradosso. L’essere umano deve rassegnarsi a riconoscere i limiti del proprio linguaggio, accogliendo i paradossi come espressioni mistiche della trascendenza. 

Nel percorso evolutivo dell’anima attraverso i mondi ultrasensibili, l’individuo sperimenta una progressiva dislocazione dei propri corpi sottili. Durante lo stato di sonno profondo, l’esperienza del corpo astrale (in particolare nel sesto livello, il penultimo prima del dissolvimento mistico nel Nirvana) si distacca completamente dalle coordinate del pensiero umano lineare. In questa dimensione superiore non esistono più i concetti logici ordinari, ma albergano esclusivamente i paradossi. L’attraversamento cosciente di tali contraddizioni ontologiche è l’unico mezzo che permette lo scompaginamento dell’Io inferiore e il conseguente ritorno alla Luce spirituale. 

Occorre ovvero accettare le idee opposte a quelle proprie e ugualmente farle proprie e considerarle nelle proprie riflessioni, senza preconcetti, in modo “spregiudicato”.  

Come Steiner ha mirabilmente sintetizzato nella sua conferenza di Dornach del 28 dicembre 1918: 

«Se oggi qualcuno aspira seriamente a penetrare nella vita spirituale, deve essere disposto a un’esperienza nella quale si dice: “per quanto belli possano essere i concetti che mi offre questa o quella credenza, io non perverrò mai alla realtà, se non sarò capace di mettermi dinanzi anche il concetto opposto”.

Bisogna abituarsi ai paradossi se si vuol giungere a comprendere veramente il mondo spirituale: altrimenti non vi si può penetrare». 13 

 

Conclusioni 

L’esame dei paradossi — muovendo dalle scienze esatte della probabilità fino alle vette speculative della teosofia — dimostra che la verità non può essere intesa come un possesso statico o come il risultato di un’equazione logica priva di contraddizioni.

La Verità si dà solo nell’istante del suo nascondimento e della sua smentita; essa risiede nel “lampeggiamento” che scaturisce dall’impatto violento tra tesi opposte.

Il paradosso, lungi dall’essere un vicolo cieco del pensiero, si rivela lo strumento filosofico e spirituale più elevato: un dispositivo in grado di liberare l’uomo dalle catene della δοξα ordinaria per proiettarlo verso l’orizzonte infinito dell’λήθεια. 

Note

1 Cfr. R. von Mises, Probability, Statistics and Truth, Dover Publications, New York 1981, pp. 68-72. Il testo analizza le dinamiche matematiche della frequenza e i limiti dell’intuizione comune applicata al calcolo combinatorio.

2 Cfr. G. E. Moore, Selected Writings, a cura di T. Baldwin, Routledge, London 1993, p. 207 e G. E. Moore, “A Reply to My Critics”, in P. A. Schilpp (a cura di), The Philosophy of G. E. Moore, Northwestern University Press, Evanston, 1942, pp. 543-544.. Per un’analisi della rielaborazione wittgensteiniana del paradosso mooreano, si veda anche L. Wittgenstein, Ricerche Filosofiche, Einaudi, Torino 1999, Parte II, sez. x.

3 Cfr. G. Buridan, Sophismata, a cura di T. K. Scott, Appleton-Century-Crofts, New York 1966, pp. 85-89; si veda inoltre P. E. B. Jourdain, The Philosophy of Mr.Bertrand Russell*, Allen & Unwin, London 1918, p. 42.

4 Cfr. B. Russell, The Principles of Mathematics, Cambridge University Press, Cambridge 1903, pp. 101-107. In queste pagine viene formalizzata l’antinomia delle classi che non appartengono a se stesse attraverso la metafora divulgativa del barbiere.

5 Cfr. Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, Libro IX, 56. Per una disamina logico-giuridica del conflitto contrattuale tra Protagora ed Euatlo, si veda S. Sperantia, Istituzioni di logica del diritto, Cedam, Padova 1934, pp. 112-115 e Aulo Gellio, Noctes Atticae, V, 10.

6 Cfr. J. Heller, Catch-22, Simon & Schuster, New York 1961, p. 47 [ed. it. Comma 22, Bompiani, Milano 2016, p.53].

7 La frase latina ibis redibis non morieris in bello (Alberico delle Tre Fontane, Chronicon) è, tradizionalmente, il responso dato dalla Sibilla a un soldato andato a consultare l’oracolo sull’esito della propria missione. https://it.wikipedia.org/wiki/Alberico_delle_Tre_Fontane

8 Cfr. C. Collodi, Le avventure di Pinocchio, Paggi, Firenze 1883, cap. XVII; per l’estensione formale del paradosso del mentitore applicata alla figura biologico-meccanica del burattino, si veda P. Odifreddi, C’era una volta un paradosso, Mondadori, Milano 2006, pp. 134-136 3 ed ancora A. Margalit e B. Bar-Hillel, “The Paradox of Pinocchio”, in Analysis, vol. 43, n. 1, 1983, pp. 14-15.. Sul paradosso del mentitore si veda anche J. L. Mackie, Truth, Probability and Paradox, Oxford University Press, Oxford, 1973, pp. 261-286.

9 Parmenide, Sulla natura, fr. B1-B8 Diels-Kranz.

10 Sulla forte similitudine tra la cosmologia zoroastriana e quella parmenidea ed empedoclea si consenta rinviare al testo A.Bruno, Empedocle, ISBN 979-8189923654, AVI, 2026

11 Per la cosmologia mazdea e il concetto di Gummēzišn, si veda Avesta, Yasna 30.3-5; Yasna 43.5-6.G. Gnoli, Zoroastrian Problems in the Ninth-Century Books, Oxford University Press, Oxford 1973, pp. 88-94. Agostini, Domenico; Thrope, Samuel (a cura di), The Bundahišn: The Zoroastrian Book of Creation, Oxford University Press, Oxford 2020 e West, Edward William (trad.), Pahlavi Texts, Part I: The Bundahis, Bahman Yast, and Shayast La-Shayast, in F. Max Müller (a cura di), Sacred Books of the East, vol. 5, Oxford University Press, Oxford 1880.

12 Cfr. Empedocle, Frammenti, DK 31 B27-B30, B35. Più in generale vedi Empedocle, Testimonianze e Frammenti, a cura di G. Reale, Bompiani, Milano 2001, fr. B 17, pp. 145-149. Su Parmenide si consenta rinviare a A.Bruno, Il viaggio astrale di Parmenide, ISBN 979-8320284514, AVI, 2024. Per la cosmologia mazdea e il concetto di Gummēzišn, si veda Avesta, Yasna 30.3-5; Yasna 43.5-6.G. Gnoli, Zoroastrian Problems in the Ninth- Century Books, Oxford University Press, Oxford 1973, pp. 88-94. Agostini, Domenico; Thrope, Samuel (a cura di), The Bundahišn: The Zoroastrian Book of Creation, Oxford University Press, Oxford 2020 e West, Edward William (trad.), Pahlavi Texts, Part I: The Bundahis, Bahman Yast, and Shayast La-Shayast, in F. Max Müller (a cura di), Sacred Books of the East, vol. 5, Oxford University Press, Oxford 1880.

13 R 13. R. Steiner, Die Umwandlung der menschlichen Seelenverfassung von der christlichen Zeit bis zur Gegenwart, conferenza tenuta a Dornach il 28 dicembre 1918, in GA 187, Wie finde ich den Christus?, Rudolf Steiner Verlag, Dornach. Per la trattazione dei corpi sottili e del corpo astrale in rapporto alla dimensione del sonno, si veda anche R. Steiner, L’iniziazione, Antroposofica, Milano 2012, pp. 95-101. In quel ciclo di 8 conferenze tenute tra il 22 dicembre 1918 e il 1° gennaio 1919, Steiner analizzò i paradossi esistenziali, storici e gnoseologici che l’essere umano moderno si trova a vivere nel suo rapporto con il mondo spirituale e materiale. Nella settima, tenuta a San Silvestro, Steiner ricorse alla celebre metafora del viaggiatore sul treno. Chi viaggia in treno e guarda fuori dal finestrino sperimenta l’illusione che sia il paesaggio a muoversi e correre via, anziché il treno stesso. Allo stesso modo, l’uomo moderno osserva la realtà materiale convinto che essa sia solida e oggettiva, mentre in realtà sta percependo un’illusione ottica dello spirito (una “vita d’ombra”). Più l’intelletto umano si fa acuto e scientifico, più si allontana dalla verità della struttura spirituale del cosmo. Altro paradosso cui ricorse fu quello del senso dell’uguaglianza del bambino. Ogni bambino entra nella vita terrena portando in sé un’innata coscienza di uguaglianza umana. Tuttavia, man mano che cresce e si sviluppa come uomo, in lui emergono forze e talenti profondamente disuguali, che derivano dal suo bagaglio spirituale precedente. Sebbene gli uomini di oggi possiedano tutte le facoltà per comprendere il divino, essi le usano per produrre un oscuramento spirituale a mezzo di: 1) paradosso del pensiero: esso diventa astratto e incapace di afferrare la vita reale; 2) paradosso del sentire: esso scivola nell’egoismo pur cercando la socialità; 3) paradosso del volere, che diventa distruttivo perché cerca il progresso materiale.

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