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La Commissione d’Inchiesta Onu: i Bambini di Gaza presi di Mira, “è Genocidio”

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di Pier Giuseppe Accornero

Rapporto – La Commissione indipendente d’inchiesta dell’Onu, il 24 giugno, ha emesso il suo verdetto su Israele e sui Territori palestinesi occupati: le autorità e le forze di sicurezza israeliane «hanno deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi, compiendo atti di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra nella Striscia di Gaza e crimini di guerra anche in Cisgiordania».

La Commissione indipendente d’inchiesta dell’Onu, il 24 giugno 2026, ha emesso il suo verdetto su Israele e sui Territori palestinesi occupati: le autorità e le forze di sicurezza israeliane «hanno deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi, compiendo atti di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra nella Striscia di Gaza e crimini di guerra anche in Cisgiordania». È quanto emerge da un nuovo rapporto della Commissione indipendente d’inchiesta dell’Onu su Israele e sui Territori palestinesi occupati.

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Srinivasan Muralidhar, presidente della Commissione, dichiara: «Le prove dimostrano che i bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane.

Anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, i bambini continuano a essere uccisi e a essere gravemente feriti, con il perdurare del disprezzo di Israele nei confronti del cessate il fuoco e della protezione dovuta ai bambini palestinesi in base al diritto internazionale». A questo punto, su una verità chiarissima fin dal primo momento, cosa rispondono il primo ministro Benjamin Netanyahu e il suo turpe ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir, colpevole di aver picchiato con calci e pugni, spintoni e sputi, davanti a testimoni e alle televisioni di tutto il mondo, i pacifisti della Flottila? Israele respinge le accuse bollando il rapporto dell’Onu come «una farsa calunniosa, Hamas utilizza brutali tattiche usando i bimbi come scudo».

Il presidente della Commissione, che già nel 2025 aveva concluso che Israele aveva commesso un «genocidio» a Gaza, sottolinea che

«prendendo di mira i bambini, Israele mina la capacità del popolo palestinese di esistere e di determinare il proprio futuro».

I ripetuti bombardamenti, gli sfollamenti e il blocco degli aiuti e dei medicinali, che hanno provocato un’ecatombe e la carestia, hanno gravemente compromesso la salute e lo sviluppo dei minori, causando morti e traumi e contribuendo a «cancellare la loro infanzia». Gli attacchi contro le strutture sanitarie incidono sulla sopravvivenza dei neonati, provocando un aumento degli aborti spontanei.

Quasi tutti i bambini della Striscia avrebbero bisogno di un supporto psicologico.

«Anche se le bombe e le armi dovessero tacere a Gaza e in Cisgiordania, i bambini palestinesi non si riprenderanno dall’oggi al domani»

afferma ancora Muralidhar:

«La distruzione della loro salute, istruzione e sviluppo è irreversibile. La protezione, la cura e la sopravvivenza dei bambini palestinesi sono inseparabili dal diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione».

La situazione è tragica anche secondo due altri testimoni oculari. Il patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa e quello greco ortodosso Teofilo III: per la seconda volta si recano insieme tra le macerie di Gaza. Li accompagnano Josef Blotz, gran maestro ospedaliero del sovrano militare Ordine di Malta e alcuni rappresentanti della «Malteser international», organizzazione umanitaria che opera in numerose zone del mondo.

Gli esponenti delle due Chiese constatano le gravi sofferenze della popolazione e la necessità di mantenere viva la consapevolezza internazionale sul conflitto e le sue conseguenze.

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Tra l’altro, toccano con mano perché molti cristiani decidono di lasciare la Terra Santa, in particolare Gerusalemme e Betlemme, e di rifugiarsi all’estero.

«La visita sottolinea la solidarietà delle Chiese verso le  comunità locali e l’intera popolazione di Gaza, dove le famiglie continuano a subire gravi sofferenze, paura e incertezza che tolgono forza a qualsiasi speranza».

La prima tappa della visita è al complesso della Sacra famiglia, guidato dal parroco, il padre verbita di origini argentine Gabriel Romanelli: qui, fin dallo scoppio della guerra tantissime famiglie cristiane e musulmane hanno trovato un tetto per ripararsi e cibo e acqua potabile per sopravvivere.

«La situazione è difficile» sottolinea Pizzaballa e dice che «ha potuto guardare negli occhi non solo i parrocchiani e le persone che vivono intorno alla struttura religiosa, ma tutti gli abitanti di questa città sofferente».

Già il 19 dicembre del 2025 il cardinale aveva fatto visita alla popolazione e il 21 aveva celebrato anticipatamente, nella parrocchia della Sacra Famiglia, la Messa di Natale con l’accompagnamento dei bombardamenti. All’indomani del colpo israeliano, che aveva provocato tre morti e diversi feriti della Sacra Famiglia, il card. Pizzaballa e patriarca Teofilo III si erano recati, per la prima volta insieme, a Gaza per portare solidarietà.

Questa volta i due capi religiosi hanno anche benedetto una clinica in una situazione dove esiste una grande emergenza sanitaria.

A Gaza – dice padre Ibrahim Faltas, responsabile delle scuole della Custodia di Terra Santa – la situazione è sempre difficile. La tregua non ha dato i frutti sperati e si continua a morire ogni giorno. Manca ancora tutto, non entrano aiuti e la popolazione è allo stremo con l’aggravante del caldo eccezionale di questi giorni:

«Mi raccontano che vivono in condizioni disumane. Il vero rischio è che si veda il Medio Oriente come una regione continuamente in conflitto, è quindi il rischio dell’assuefazione e dell’indifferenza».

Padre Faltas conferma che molti cristiani stanno lasciano la Terra Santa,

«con dolore ma per necessità per la situazione di continuo pericolo e costante insicurezza, soprattutto in Cisgiordania, e per la mancanza di lavoro. Una situazione più volte denunciata anche dal Papa».

Fonte

 

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