Il Male, il Dolore e il “Silenzio di Dio”

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di Piero Cammerinesi

Ho pubblicato – ed ho scritto io stesso – svariati articoli sulla drammatica situazione in cui versa il mondo attuale, assediato e incalzato dal Male e dal dolore, sia quello vissuto in prima persona da milioni di uomini che quello condiviso indirettamente dalle persone più sensibili che non possono restare indifferenti di fronte a menzogne, sopraffazioni, violenze, guerre e genocidi.

Il video di un mio intervento sull’argomento si intitola proprio Perché non possiamo girarci dall’altra parte  in quanto ben sappiamo di essere tutti spiritualmente interconnessi e per questo il dolore dell’altro non dovrebbe lasciarci indifferenti anche se, allo stato attuale dell’evoluzione, lungi da essere motivo di compassione è fonte di godimento.

Ama il tuo prossimo come te stesso (Matteo 22,39)

Una esortazione apparentemente semplice e “buonista” ma che contiene significati esoterici profondissimi che presuppongono il riconoscimento dello stesso nostro “Io” nell’altro.

Vedi nell’altro uomo un Io come lo vedi in te stesso (Rudolf Steiner, Risposte a enigmi della vita, O.O.108)

Magari il bravo cristiano si sforzerà anche di praticare questa massima per un po’ appena uscito dalla messa domenicale e – va da sé – nella ristretta cerchia di amici e familiari, ma che succede quando si trova di fronte a chi fa del male a lui o ai suoi cari?
O a chi fa del male a creature innocenti come i bambini, oggi più che mai le vittime sacrificali di un mondo in pieno delirio?
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Sicuramente mi si potrà rispondere:

Ma il male c’è sempre stato. La storia dell’umanità tracima di guerre, genocidi, odio e menzogne, sacrifici rituali ed efferatezze innominabili, perché ti stupisci?

Vero, ma se – per converso – contempliamo il percorso dell’evoluzione umana ci rendiamo conto che alcuni principi morali che prima non erano condivisi oggi vengono vissuti da gran parte dell’umanità.

Ad esempio la schiavitù, che ancora poco più di due secoli fa era considerata normale – ed era stata praticata da sempre – è diventata qualcosa di impensabile come pure in buona parte del mondo l’interesse ed il rispetto per la natura e la vita o per i diritti delle donne.

Nel corso degli ultimi secoli è innegabile che ci siano stati, dunque, dei profondi cambiamenti nella percezione della morale in ampie fasce dell’umanità, eppure assistiamo oggi al riaffacciarsi – dopo alcuni decenni in cui il ricordo delle devastazioni di due guerre mondiali in rapida successione aveva equilibrato le anime degli uomini – di un nuovo picco della manifestazione del Male.

Scrivevo in un mio recente articolo:

Quello che sta avvenendo da alcuni anni a questa parte con la finestra di Overton della normalizzazione delle perversioni sessuali, di fenomeni che vanno dalle predazioni di organi infantili alla schiavitù sessuale di minorenni, dai cecchini del weekend di Sarajevo alle stragi genocide di bambini in Palestina, per concludere con l’orgia di violenza ed orrore degli Epstein files, conferma esattamente quanto Rudolf Steiner affermò oltre un secolo fa.
Se l’uomo – affermava Steiner – divenisse
…preda di una medicina dannosa, di una orribile perversione degli istinti sessuali, e dei terribili congegni di un mondo puramente meccanico nel quale forze spirituali abusive si impadronissero delle forze della natura allora (…) l’uomo continuerebbe a compiacersi per la propria ampliata, istintiva conoscenza delle forze curative di determinati processi e di determinate sostanze; e sentirebbe un benessere tale, nel seguire certe deviazioni degli istinti sessuali, che magnificherebbe questa deviazione come una particolare forma di super-umanità, di spregiudicatezza e disinvoltura. Il brutto diventerebbe bello, e il bello brutto, in un certo senso; né lo si potrebbe riconoscere, in quanto si prenderebbe tutto come una necessità di natura. Questa sarebbe però una terribile deviazione da quella via che nell’umanità è prescritta all’entità propria dell’uomo (Rudolf Steiner, Che cosa fa l’angelo nel nostro corpo astrale? O.O 182).
E ci sono pochi dubbi che le cose stiano oggi esattamente così, o no?

Il Male secondo Rudolf Steiner e Peter Deunov

Ora, affrontare il problema del Male nella Storia è compito enorme che esula da un ambito come questo, tuttavia trovo interessante azzardare qualche considerazione sul come due maestri spirituali ed esoteristi del Novecento – lo hanno affrontato: Rudolf Steiner e Peter Deunov.
Cominciamo con il dire che per entrambi il male non è qualcosa di assoluto o qualcosa nato per distruggere, ma una forza dinamica e temporanea strettamente legata all’evoluzione della coscienza umana e alla conquista della libertà.
Se per Steiner il Male è fondamentalmente un bene fuori tempo o fuori posto per via del fatto che nell’evoluzione cosmica, determinate forze spirituali sono rimaste indietro per consentire all’essere umano di sviluppare l’autocoscienza e il libero arbitrio, per Deunov il Male è un’ombra temporanea, una mancanza di luce e di armonia, poiché nella sua visione l’universo è retto da un unico disegno divino di Amore, Saggezza e Verità.
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Quanto alla funzione del Male:, per Steiner il Male è lo strumento necessario affinché l’uomo, cadendo e sbilanciandosi ora verso Lucifero ora verso Arimane, possa risvegliare la propria forza interiore, la propria resilienza e scegliere coscientemente il Bene. Senza la possibilità del Male, l’essere umano sarebbe solo un automa spirituale incapace di autentico amore e libertà.

Secondo Deunov il Male agisce come una forza d’attrito o una “scuola di apprendimento”. Attraverso la sofferenza causata dal Male e dagli errori commessi sul piano materiale, l’uomo viene spinto a cercare la propria guarigione spirituale, riallineandosi con le leggi cosmiche.
Per entrambi questi Autori non si deve reagire al Male con la violenza o l’avversione; esso va compreso, redento e trasformato, trattandosi di un elemento fondamentale del percorso spirituale dell’umanità.
Fin qui la teoria.
Comprensibile, coerente e decisamente convincente se se ne condividono le premesse esoteriche.
Ma da qui a dire che la cosa sia di facile realizzazione, ce ne corre.
In particolare in un momento storico in cui gli incitamenti alla guerra ed all’odio tra i popoli, gli echi degli eccidi in Terra Santa, delle efferatezze di criminali pedofili alla Epstein riempiono i giornali e provocano nei nostri animi un subbuglio interiore difficilmente placabile con delle massime per quanto elevate.
La domanda che sorge nell’anima di chi non vuole girare la testa dall’altra parte – perché oscuramente sente che siamo tutti coinvolti in questo Male che si infiltra in ogni pensiero, emozione o riflessione e che ci fa minimamente sentire il dolore del mondo come nostro – è:
Perché Dio – o gli Dei o il mondo spirituale, come preferiamo –  permette tutto questo? Lo scempio degli innocenti, le stragi di bambini, il dolore senza sollievo di intere popolazioni, l’insensibile, disumana crudeltà dei carnefici senza volto che uccidono a distanza?
Perché, nonostante un Dio d’Amore si sia immolato per una umanità immersa nell’oscurità degli istinti e delle passioni e con la Resurrezione abbia vinto la Morte, sembra che nulla sia cambiato da duemila anni a questa parte?
Chi non ha mai sentito dentro di sé prepotentemente una ribellione verso il mondo spirituale che permette questo inenarrabile fiume di lacrime e di sangue?
E non siamo solo noi – persone qualunque – a collidere con il mistero della teodicea, con il problema del Male.

Perché esiste la sofferenza se il mondo è governato da leggi superiori o divine?

Basti pensare a Fëdor Dostoevskij, il quale, ne I fratelli Karamazov fa pronunciare a Ivan Karamazov una delle critiche più strazianti contro l’ordine del mondo, giungendo a rifiutare l’armonia divina se il prezzo da pagare è il dolore dei bambini innocenti:
Se tutti devono soffrire per comprare con la sofferenza l’armonia eterna, che c’entrano qui i bambini? […] E se le sofferenze dei bambini sono servite a completare la somma delle sofferenze necessaria a comprare la verità, allora io affermo in anticipo che tutta la verità non vale un prezzo simile
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O a Albert Camus – il quale ne La Peste fa pronunciare al protagonista del romanzo, che rifiuta di accettare le giustificazioni religiose o provvidenziali di fronte alla dolorosa agonia di un bambino malato di peste:

No, padre. Io ho un’altra idea dell’amore; e rifiuterò fino alla morte di amare questa creazione dove i bambini sono torturati.

Anche Josè Saramago in Le intermittenze della morte ci offre una straziante riflessione su come il dolore e la fine della vita siano l’unica costante umana, che porta tutti a interrogarsi sui meccanismi spietati dell’universo:

Se non morissimo, non sapremmo mai cosa significa soffrire veramente, perché il dolore ha bisogno di una fine per essere compreso, ma l’universo sembra aver creato il dolore senza darci nessuna spiegazione sul perché esista.
Sono tutte parole che non facciamo fatica a sentire nostre, non è vero?
Quante volte le abbiamo sentite montare dentro di noi sia quando siamo stati colpiti direttamente da sventure o da colpi del destino che quando abbiamo aperto i nostri occhi ed il nostro cuore agli eventi del nostro tempo.
Perché Dio permette questo?

 

Persino C.S. Lewis, nonostante la sua incrollabile fede cristiana, in Diario di un dolore, scritto dopo la morte della moglie, si chiede, schiantato dal dolore, che ruolo abbia Dio quando l’essere umano soffre disperatamente:

Ma dov’è Dio? […] Quando sei felice e ti rivolgi a Lui con gratitudine, lo trovi a braccia aperte. Ma prova a rivolgerti a Lui nel momento del bisogno disperato, quando ogni altro aiuto è vano, e cosa trovi? Una porta sbattuta in faccia, e il rumore di chiavi che girano all’interno.
Sono domande che l’uomo si fa dalla notte dei tempi e che oggi risuonano ancora drammaticamente nelle nostre anime.
Domande che sembrano non poter avere risposta.

Il famoso silenzio di Dio.

Mio Dio, perché taci?
Questo tuo silenzio è come un masso
sopra la mia bocca.
Gridano gli uomini e tu non rispondi,
muoiono i giusti e tu rimani nel tuo splendore,
immobile, impenetrabile come il nulla.
(David Maria Turoldo)
Ma è proprio così?
Si tratta di domande, o invocazioni – o bestemmie – destinate a restare senza risposta?
Forse no.
Forse una risposta c’è e ci viene dalla scienza dello spirito.

Il compito del Male e del dolore

Certamente …- afferma Rudolf Steiner approfondendo in una conferenza la terribile vicenda della distruzione dei Templari, accusati falsamente di crimini inesistenti, imprigionati, torturati per settimane e bruciati vivi su pubblica piazza –

…considerando questi fenomeni, ci si può porre la semplice, comoda domanda umana: perché le potenze divino spirituali permettono che succedano queste cose? Perché non guidano l’umanità evitandole di passare attraverso prove tanto dolorose lungo le vie della storia? (Rudolf Steiner, Impulsi evolutivi interiori dell’umanità, O.O.171)

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Ma aggiunge:

Un simile pensiero è appunto umano, troppo umano; …esso deriva dal modo di pensare di chi può credere che il mondo sarebbe stato migliore se non fosse stato fatto da dèi, ma da uomini. Qualcuno può credere di poter criticare con il suo intelletto la saggezza che opera nel mondo (Ibid.).

Quante volte abbiamo pensato che se avessimo progettato noi il mondo lo avremmo fatto più bello e più giusto? O no?

Tuttavia le cose non stanno così. Prosegue Steiner:

Ma un simile pensare induce anche a un’estrema arroganza, a un’estrema presunzione per quanto concerne la conoscenza. Noi uomini abbiamo il compito di penetrare nei misteri dell’esistenza, ma non quello di criticare la saggia guida dei mondi. Dobbiamo quindi anche cercar di penetrare nella posizione e nell’importanza del male, di quella corrente maligna cui viene concesso di agire da parte della saggia direzione dei mondi (Ibid.).

E qui arriva la risposta che cercavamo:

Se fosse infatti permesso soltanto il bene, se soltanto buoni impulsi potessero agire nel divenire storico, l’umanità non potrebbe mai sviluppare la libertà. Se le entità divine distogliessero lo sguardo delle anime umane dal male, gli uomini rimarrebbero eternamente degli automi, non diventerebbero mai liberi. Nel divenire dell’umanità è previsto che anche quanto causa profondo dolore, immensa sofferenza, venga infine volto al bene. Il dolore è solamente temporaneo, ma non per questo meno grande e profondo; non bisogna farsi illusioni sul dolore, abbandonandosi a una mistica comoda e nebulosa che non vuole scorgere il dolore. Bisogna accettare il dolore, bisogna volersi immergere nel dolore, accoglierlo nell’anima; ma bisogna anche imparare a comprendere, senza criticare la volontà di esistenza spirituale, come nel divenire dell’umanità vengano inseriti impulsi positivi e negativi, in modo che l’uomo nei propri impulsi divenga non soltanto buono, ma anche libero (Ibid.).

Non è facilmente digeribile, lo so.

In particolare quando riguarda degli innocenti per cui possiamo chiederci

Ma loro che c’entrano? Come possono rivolgere il Male in Bene?

Lo possiamo comprendere solo nel quadro delle ripetute vite e dell’orditura del destino individuale. Altrimenti restano solo belle parole.

Capiamo, inoltre, che non possiamo accusare Dio di restare in silenzio perché questo dolore e queso Male fanno parte del disegno generale del percorso dell’uomo verso la libertà e la moralità come esemplarmente illustrato in Filosofia della Libertà, che potremmo definire il Vangelo della Conoscenza della nostra  epoca.

Il male, il dolore, l’oscurità della sofferenza fisica, l’impotenza della natura vincolata alla colpa, sono la richiesta della nascita dell’Io. Il male può essere vinto e trasformato in veicolo della identità ritrovata dell’Io con il Logos. Il rapporto assolutamente personale con il proprio Principio realizza la natura dell’Io. Prima di un tale rapporto l’Io non può conoscere nulla di sé, della propria origine, della propria essenza immortale: può solo conoscere ciò che appare fuori di lui e da fuori lo condiziona, togliendogli scorgere l’irrealtà di questo “fuori” (Massimo Scaligero, Guarire con il Pensiero)

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